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I SUCCESSORI DI CARLO MAGNO

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I SUCCESSORI DI CARLO MAGNO


L'Italia ne fu coinvolta sia pure marginalmente: il vincolo tra l'Impero e il papato fu tra i fattori determinanti della storia del tempo. Regnando Ludovico il Pio (814-840), Bernardo fu spossessato del regno, che Ludovico assegnò al primogenito Lotario I (820), associato a lui nella dignità imperiale, e avendo opposto resistenza fu ferocemente sacrificato (818). Lotario I prepose tuttavia le cure dell'Impero a quelle dell'Italia; e in funzione della politica imperiale prima che italiana va considerata la sua energica presa di posizione nei confronti del papa, a cui impose l'obbligo del giuramento di fedeltà. Dopo il trattato di Verdun, primo abbozzo di un'Europa delle nazioni (843), che gli conferiva, con l'Impero, l'Italia, mentre ai suoi fratelli Carlo e Ludovico toccavano rispettivamente la Francia e la Germania, affidò la penisola al lio Ludovico II, che gli succedette poi anche nell'Impero (855- 875). E dell'Italia questi s'interessò vivamente, sia come riordinatore dei domini feudali, che credette vantaggioso raccogliere in poche grandi marche, sia come assertore, tenace ma in complesso sfortunato, dei diritti dell'Impero sul papato, di fronte a papa Niccolò I (858-867), sia infine come promotore della conquista e dell'annessione dell'Italia meridionale. Qui, tra i resti dei Longobardi (principato di Benevento) e dei Bizantini (Puglia, Calabria, Sicilia), era incominciata e si sviluppava vigorosamente la conquista degli Arabi, i Fatimidi di Tunisi, che accomnarono l'occupazione della Sicilia (Mazzara, 827; Palermo, 831; Enna, 858; ecc., sino al compimento dell'impresa ai primi del   xsec.) con quella di alcuni grandi centri del continente (Taranto e Bari, 842) e con scorrerie devastatrici; famosa tra le altre un'aggressione a Roma (849, regnante il papa Leone IV), disastrosa tanto per gli attaccati (che ebbero profanate e depredate le basiliche di San Paolo e di San Pietro) quanto per gli attaccanti (che furono decimati con le loro navi nelle acque di Ostia).



Le imprese di Ludovico II nel Mezzogiorno fallirono meno per la sua debolezza che per la condotta subdola dei Longobardi e dei Bizantini, che, avendo tutto da perdere tanto da una vittoria imperiale che da una vittoria musulmana, fecero costantemente doppio gioco. Così che, alla ritirata e alla morte di Ludovico II, la situazione del Mezzogiorno era più confusa di prima: sempre più forti gli Arabi, il principato di Benevento diviso in tre staterelli minori (Benevento, Salerno e Capua), i Bizantini abbarbicati ai loro residui domini e disposti a qualunque compromesso per conservarli o riaccrescerli, i possessi benedettini di Montecassino, costituenti un vero e proprio Stato, intaccati dagli Arabi, Amalfi e qualche altro porto commerciale in balia di se stesso e della fortuna. La situazione peggiorò sotto il successore di Ludovico II, suo zio Carlo II il Calvo (875-877), il cui breve regno registra una serie di scacchi: la logorante guerra coi fratellastri (i li di Ludovico il Pio, Lotario e Ludovico il Germanico prima, i loro discendenti poi); la concessione ai grandi feudatari dell'ereditarietà dei loro feudi (modulare di Kiersy, 877); l'abdicazione a ogni diritto nei confronti del papa Giovanni VIII; l'inerzia nella lotta contro i musulmani, che si stanziarono lungo il Garigliano e di là tennero sotto minaccia tutta l'Italia centromeridionale. Carlo II il Calvo, del ramo carolingio di Francia, crollò all'urto dei suoi congiunti e rivali di Germania, i li di Ludovico il Germanico: Carlomanno, che gli tolse la corona d'Italia (877, anno in cui Carlo il Calvo morì), poi Carlo III il Grosso, succeduto poco dopo al fratello (879), il quale più per un gioco della sorte che per virtù proprie ebbe la ventura di riunire sul suo capo, l'una dopo l'altra, le corone di Germania e d'Italia, quella imperiale (concessagli con grande riluttanza da Giovanni VIII, 881) e quella di Francia: di ricomporre, cioè, l'unità della grande repubblica cristiana fondata da Carlo Magno. Alcuni potenti signori italiani, come il marchese Adalberto di Toscana, il duca Lamberto di Spoleto, l'arcivescovo Ansperto di Milano, favorirono l'avvento al regno di questi discendenti germanici di Carlo Magno, sgraditi al papa, che propendeva per il ramo francese; ma non si scomposero quando Carlo III fu deposto (887) e la dinastia carolingia perdette per sempre l'Impero.









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