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Il caso Italiano: dallo stato liberale al fascismo

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Il caso Italiano: dallo stato liberale al fascismo.


In Italia il dopoguerra fu segnato dalla crisi economica e sociale, come nel resto dell'Europa, riguardante soprattutto disoccupazione, inflazione e riconversione produttiva.

I partiti popolari cattolico e socialista registrarono un forte successo alle elezioni del1919, contemporaneamente crescevano i movimenti reazionari e nazionalistici che puntavano sul malcontento dei reduci e delle classi medie, travolte dalla crisi del dopoguerra.

Nel marzo 1919 Mussolini, un ex-socialista, fondò il Movimento dei Fasci e delle Corporazioni, che nel 1921 sarebbe diventato il Partito Fascista.

Il fascismo seppe sfruttare il vuoto politico lasciato dalla classe dirigente liberale e le contraddizioni del movimento socialista.

L'impresa di Fiume rappresentò una prova di forza del movimento nazionalista, militarista e antiparlamentare e mise a nudo la debolezza delle istituzioni liberali, non più in grado di convogliare la grave crisi che colpiva il paese.

L'acuirsi della crisi economica portò a un duro scontro di classe che sfociò nell'occupazione delle fabbriche, queste agitazioni provocarono una situazione di stallo politico e il governo Giolitti non fu in grado di offrire un soluzione accettabile.

Dal 1921 la situazione precipitò verso una soluzione autoritaria della crisi politica.

Ci fu uno spostamento della borghesia su posizioni reazionarie, finanziando lo squadrismo fascista. Il movimento socialista andò in crisi e ne scaturirono due scissioni quella comunista 1921 e quella riformista 1922.



Nell'ottobre 1922 Mussolini organizzò la marcia su Roma, convinto che la situazione fosse matura per una prova di forza.

Le strutture dello stato liberale opposero scarsa resistenza e il re Vittorio Emanuele III affidò a Mussolini il compito di formare un nuovo governo.

Il volto autoritario del nuovo regime maturò tra il 1924 e il 1926.

Il parlamento venne svuotato dei suoi poteri, che si concentrarono nelle mani del capo di governo.

Strumenti del fascismo furono il Gran Consiglio e la Milizia Volontaria per la sicurezza nazionale.

Superata la bufera creata dal delitto Matteotti, Mussolini consolidò la dittatura.

I partiti antifascisti furono dichiarati illegali e venne istituito il Tribunale speciale, ci fu lo scioglimento dei sindacati e lo sciopero divenne illegale.

In politica economica la Quota 90 inaugurò un nuovo corso in cui si affermò l'autorità del regime sul mondo economico.



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