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L’ Europa dei fascismi



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L’ Europa dei fascismi


In Germania gli effetti della crisi furono particolarmente pesanti e accelerarono il crollo della repubblica di Weimar.

Il partito nazionalsocialista incanalò il malcontento popolare verso una soluzione politica autoritaria, che si avviò quando Hitler divenne cancelliere nel 1932.

La dottrina nazista, fortemente nazionalista e razzista, puntava a rilanciare la Germania come grande potenza continentale e la volontà superiore dello stato si esprimeva attraverso la ura del capo carismatico, il Fuhrer.

Dopo essere stato riconfermato cancelliere nel 1933 Hitler dette subito attuazione al suo programma dittatoriale.


Le ripercussioni della crisi in Italia determinarono modificazioni profonde del sistema economico.



Nel 1930 il partito fascista accentuò l’indirizzo dirigistico.

Nel 1935 Mussolini decise la conquista dell’Etiopia.

Dal 1927 il regime allargò il suo intervento nella società. Il regime decise di inquadrare la gioventù in organismi di massa e a controllare il tempo libero dei lavoratori, anche il controllo della cultura era una necessità legata  all’esercizio del potere, alle esigenze del regime furono asserviti la stampa, la radio, il cinema e qualsiasi forma di proanda.

La soluzione totalitaria della grande crisi risultò vincente in quasi tutto il continente europeo.

Il modello fascista  dilagò affermandosi prima in Portogallo, poi in Sna.








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