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LA DISSOLUZIONE DELL’IMPERO CAROLINGIO


Le invasioni da nord, est, sud

Fra il IX e il X secolo d.C., l’Europa fu interessata da ondate di invasioni: da nord giunsero i vichinghi, da est gli ungari o magiari, da sud i saraceni.


▪ I vichinghi, provenienti dalle coste scandinave, giunsero in Europa nel IX secolo. Inizialmente, erano spinti solo dal desiderio di bottino; utilizzando leggere imbarcazioni adatte alla navigazione (drakkar) depredarono le coste dell’Inghilterra, dell’Irlanda, della Francia, dell’Italia, delle Asturie, del Portogallo. In un secondo momento, i vichinghi iniziarono ad insediarsi stabilmente nei territori invasi: occuparono l’Islanda, la Groenlandia, le coste americane (pure se temporaneamente), diedero origine al primo nucleo della Normandia e si spostarono, successivamente, in Inghilterra e nell’Italia meridionale.




▪ Gli ungari o magiari, provenienti dal bacino del Volga, nel IX secolo giunsero in Pannonia (attuale Ungheria). Per alcuni anni, compirono razzie annuali nelle camne tedesche, in Sassonia, in Baviera., nella pianura padana, in Provenza, in Borgogna.

In seguito alla sconfitta subita per mano di Ottone I (955 d.C.), questo popolo iniziò a stanziarsi stabilmente lungo il corso del Danubio. Alla fine del X secolo, inoltre, con papa Stefano, l’Ungheria si cristianizzò: fu un primo passo verso l’occidentalizzazione dello stato.


▪ I saraceni, provenienti dall’Africa settentrionale, dalla Siria e dall’Egitto, erano pirati musulmani che colpirono soprattutto le coste tirreniche e le isole. Si ricorda la conquista araba della Sicilia e l’insediamento musulmano in Puglia.



L’Europa reagisce alle invasioni

Le tre regioni in cui era stato diviso il regno di Carlo Magno reagirono alle invasioni del IX-X secolo in maniera differente.

In Francia, furono i conti, effettivi amministratori dello stato (da un punto di vista politico, economico e militare), ad affrontare gli invasori. La società si organizzò sempre più in senso feudale. Il ruolo del re divenne via via più marginale.

In Germania, la monarchia mantenne saldamente il potere. Alla morte (911 d.C.) dell’ultimo sovrano di stirpe carolingia, anzi, fu l’aristocrazia stessa a scegliere ed eleggere un sovrano –Corrado di Franconia- che garantisse la continuità dell’impero. Il suo successore, Enrico I di Sassonia, ebbe modo di ribadire la forza del re sui nobili a conclusione di una lotta contro i duchi.

La fascia centrale dell’impero di Carlo Magno si indebolì in seguito ad ulteriori divisioni effettuate tra i li di Lotario: a Carlo andò la Provenza, a Lotario II la Lorena, a Ludovico II l’Italia. Era questa la regione più debole: la presenza non effettiva del sovrano permise l’emergere di casate aristocratiche locali (Friuli, Toscana, Ivrea, Spoleto) in lotta tra loro per il potere e la presa del potere da parte del clero.



L’impero degli Ottoni

Ottone I

Nel 936 d.C., Ottone I venne incoronato re di Germania; suo obiettivo principale era la ricostruzione dell’impero di Carlo Magno attraverso un programma di espansione in Borgogna e in Italia.

In Italia, il progetto di Ottone I incontrava gli interessi del papa, preoccupato da una possibile presa di potere da parte delle aristocrazie locali. Inizialmente, fu dunque anche su richiesta del papa che Ottone I intervenne nello scontro tra le grandi casate in lotta. In particolare, si frappose fra Ugo di Provenza e Berengario di Ivrea: alla morte del primo, il secondo, appoggiato dall’aristocrazia, si fece eleggere re di Italia; Ottone I scese quindi in Italia, depose Berengario e acquistò il titolo; Berengario però, riuscito a farsi eleggere vassallo del re, una volta partito Ottone I prese nuovamente il potere; Ottone I tornò allora in Italia, eliminò dalla scena politica Berengario e, nel 962 d.C., si fece eleggere re del Sacro Romano Impero.

Il papa, in cambio della consacrazione di Ottone, ottenne di poter continuare a esercitare il proprio potere temporale a Roma; si legò inoltre all’imperatore a tal punto che, da allora, chi avesse voluto divenire papa avrebbe dovuto giurare fedeltà al re. Quando Ottone fu ripartito per la Germania, però, l’allora papa Giovanni XII volle allentare i forti legami creatisi con il sovrano, e si alleò perciò con gli ex-nemici in comune (primo fra tutti Berengario).

Saputo ciò, Ottone I tornò in Italia, depose Giovanni XII e lo sostituì con Leone VIII, ponendo l’elezione del papa sotto suo diretto controllo (cesaropapismo).

La politica estera di Ottone I si rivolse anche verso Bisanzio, e riuscì ad ottenere il riconoscimento della legittimità del regno ottoniano dall’imperatore d’Oriente.  Con la translatio imperii, inoltre, l’asse dell’impero, per i secoli a venire, non avrebbe più ruotato tra Roma e Francia ma tra Roma e Germania.



Ottone I mantenne un diverso atteggiamento nei confronti della Chiesa nei territori da lui controllati: in Germania, vi si appoggiò (elezione di abati-conti e vescovi-conti) per limitare il potere dell’aristocrazia; in Italia, tentò di limitarne il potere contrapponendovi alcune famiglie aristocratiche.


Ottone II

A Ottone I, nel 973 d.C. succedette il lio Ottone II; essendo morto giovanissimo (983 d.C.), questi non riuscì ad attuare la propria linea politica.


Ottone III

Quando Ottone II morì, suo lio, Ottone III, aveva solo tre anni; perciò, l’impero fu retto dalla madre (che era bizantina; ciò fu causa di alcune rivolte in Germania) fino a quando l’erede legittimo non compì sedici anni (996 d.C.).

Ottone III era fondamentalmente un uomo di cultura; mirava, con la renovatio imperii, alla ricostruzione dell’impero romano e alla moralizzazione della Chiesa. Incontrò per questo l’opposizione dell’aristocrazia romana, che considerava il soglio pontificio una proprietà personale; Ottone III e il papa da lui fatto eleggere furono costretti a fuggire nel 1001 d.C.. Ottone III morì nel 1003 d.C..


Enrico II di Sassonia

A Ottone III succedette Enrico II di Sassonia, che subito si rivolse ai paesi slavi in fermento attorno all’impero. Ben presto l’Italia rimase dunque priva di un effettivo imperatore, e fu possibile per l’aristocrazia eleggere Arduino re di Italia. Enrico II scese allora in Italia, depose Arduino, acquistò il titolo e, dopo aver domato una rivolta scoppiata contro di lui il giorno successivo all’incoronazione, tornò in Germania. A questo punto, Arduino poté riprendere il potere, ma rinunciò alla lotta quando Enrico II scese nuovamente in Italia, nel 1014 d.C..



L’Europa attorno all’impero

Alla morte di Carlo il Calvo, la Francia carolingia si era divisa in Alta Borgogna e Bassa Borgogna; nell’888 d.C., il suo successore, Carlo il Grosso, era stato deposto e sostituito dal conte di Parigi Oddone I. Per un secolo, i conti di Parigi furono gli effettivi sovrani della Francia. Nel 987 d.C., divenne re Ugo Capeto, capostipite della dinastia capetingia.

Durante la lotta contro gli invasori danesi, in Inghilterra acquistò particolare prestigio Alfredo il Grande, che promosse, tra l’altro, un fitto incastellamento e la costruzione della flotta che risultò essere fondamentale nella guerra. I suoi successori dovettero continuare ad affrontare il problema delle invasioni, fino a quando, nel 1016 d.C., il re danese Canuto conquistò l’Inghilterra e la cristianizzò.

La Sna, in questo periodo, era in gran parte musulmana, e viveva una fase di sviluppo economico e culturale avanzato. Erano comunque presenti focolai di resistenza cristiana.




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