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LA NASCITA DEL FASCISMO

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La nascita del fascismo



Il movimento fascista è nato il 23 marzo 1919 quando Benito Mussolini,  un ex leader del partito socialista fondava a Milano i fasci di combattimento.

Il programma di San Sepolcro oltre a prevedere il suffragio universale, l'istituzione della repubblica e la riduzione della giornata lavorativa, comprendeva anche ispirazioni fortemente antisocialite e anticlericali.

Dopo l'insuccesso elettorale del 1919 l'italia vide la nascita di un forte squadrismo e del fascismo agrario. Nelle camne padane, infatti, le Leghe rosse, reduci dalle vittorie del biennio rosso, avevano creato un vero e proprio 'sistema' ma, con la fine delle grandi agitazioni sociali e il riflusso del movimento socialista, gli agrari e i grandi proprietari terrieri organizzarono la controffensiva. Già nel novembre del 1920 a Bologna i fascisti, organizzati in squadre armate, scatenarono la propria violenza contro i socialisti, dopo un tragico incidente alla cerimonia d'insediamento della nuova amministrazione rossa di Bologna, dove i socialisti aprirono il fuoco sui propri sostenitori. I 'fatti di Palazzo d'Accursio', vengono considerati come l'atto di nascita del fascismo agrario. Il fascismo agrario crebbe a vista d'occhio, appoggiato dai proprietari terrieri che scoprirono nello squadrismo uno strumento efficace per contrastare le leghe rosse e l'avanzata socialista. In tutta la Pianura Padana si moltiplicarono le violenze fasciste ai danni di esponenti socialisti o di semplici militanti,  delle Case del popolo, delle leghe, dei giornali socialisti, devastati, incendiati e distrutti dalla furia squadrista. Nel 1921, con le elezioni politiche di Maggio, i liberali scelsero di allearsi con il movimento di Mussolini per riuscire a fronteggiare i due grandi partiti di massa: socialisti e cattolici. Giolitti, a capo del partito liberale, sperava in seguito di poter riassorbire il fascismo e fu proprio in questo modo che si vide legalizzato il Partito fascista. I fascisti si presentavano difronte allo Stato italiano come la soluzione contro il 'pericolo rosso'. Il governo liberale entra, così, in crisi. Nel giugno del 1921, Giolitti si dimette dalla presidenza del consiglio, il nuovo governo guidato da Ivanoe Bonomi cercò subito di rimettere ordine nel paese. Un 'patto di pacificazione' governativo tra i socialisti organizzati negli 'Arditi del popolo' (la prima organizzazione antifascista militante) e i fascisti delle squadre d'azione viene però presto rigettato da Mussolini, che non poteva fare a meno dell'ala dura del fascismo. Nel novembre del '21 naque il Partito Nazionale Fascista.  Per il fascismo era ormai tempo di pensare alla presa del potere; Mussolini progetta così la 'marcia su Roma'. Il 28 ottobre del 1922 le squadre fasciste entrarono effettivamente a Roma. Il giorno prima il governo Facta aveva presentato le proprie dimissioni ed il Re Vittorio Emanuele III, dinnanzi alle camicie nere si rifiutò di firmare la proclamazione dello stato d'assedio e il conseguente passaggio dei poteri ai militari e così i fascisti, senza nessuna resistenza, marciarono verso il potere. Alcuni giorni dopo si formò il governo Mussolini, sostenuto anche dallo schieramento liberale e dai popolari.



Dall'ottobre del 1922, Mussolini iniziò un'opera di rafforzamento del potere fascista. Nel dicembre fu istituito il Gran Consiglio del fascismo, con il compito di elaborare le linee generali della politica fascista.

Nel gennaio fu fondata la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale nel tentativo di legalizzare lo squadrismo.

Molte furono le riforme apportate dal nuovo governo: una nuova politica economica che aboliva il monopolio statale delle polizze vita, una riduzione del carico fiscale sulle imprese e una nuova riforma scolastica del ministro Giovanni Gentile che diede all'istruzione una conurazione coerente con gli ideali del fascismo e che contribuì, prevedendo l'insegnamento della religione nelle scuole elementari, a migliorare i rapporti con la Chiesa cattolica.

Nel 1923 fu introdotta una nuova legge elettorale che avvantaggiava apertamente la lista che avesse ottenuto la maggioranza relativa dei voti assegnandole i due terzi dei seggi disponibili.

L'anno successivo, sulle basi del nuovo sistema elettorale, si tennero le nuove elezioni politiche dove i Fascisti raccolsero una schiacciante maggioranza.

Ma il deputato socialista Giacomo Matteotti, pochi giorni dopo aver denunciato in parlamento i sotterfugi del partito fascista fu ucciso e abbandonato poco lontano da Roma. L'episodio provocò un'ondata di dissenzo nel popolo italiano ma

l'unica forma di protesta da parte dei socialisti fu la cosiddetta secessione dell'Aventino, cioè l'uscita dal parlamento di tutte le opposizioni, ad eccezione dei comunisti.

In un discorso in parlamento pronunciato il 3 gennaio del 1925, Mussolini si assunse la responsabilità di quanto accaduto ma dopo aver assistito al rifluire dell'ondata antifascista, decise di prendere in mano la situazione e minacciò di usare la forza contro le opposizioni.

Da quel momento quest'ultime vennero sistematicamente colpite da ondate di arresti e sequestri e i maggiori giornali italiani vennero 'fascistizzati'.

Il regime fascista prese così la forma di uno stato totalitario.

Da questo momento iniziarono ad essere emanate leggi che miravano a rafforzare i poteri di Mussolini (le così dette leggi fascistissime del 1925), che proibivano lo sciopero, che imponevano lo scioglimento di tutti i partiti ad eccezione di quello fascista, che istituivano un tribunale speciale per la sicurezza dello stato e che reintroducevano la pena di morte.

Muore definitivamente così lo stato liberale.


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