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LA REPUBBLICA ROMANA: I MECCANISMI DEL POTERE

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LA REPUBBLICA ROMANA: I MECCANISMI DEL POTERE


1. LA SOCIETA’ ROMANA: GERARCHIE, CONFLITTI, ESPANSIONE

III sec = Roma appare sulla scena internazionale



II e I sec = Roma si assicura il dominio assoluto sul mondo allora conosciuto


L’espansione romana è stata giudicata storicamente in modi differenti:

alcuni vi hanno visto una missione unificatrice e civilizzatrice

altri il più universale saccheggio che l’umanità avesse conosciuto

Roma è stata una macchina per dirigere il mondo quasi perfetta


La STORIA SOCIALE E POLITICA di Roma può essere considerata la ripetizione di quella di Atene in dimensioni maggiori. Però ci sono delle differenze:

base agricola e non marittima

radicamento in un territorio nazionale

impossibilità strutturale di darsi un regime democratico

tendenza ad estendere il diritto di cittadinanza



I PROPRIETARI E I PROLETARI

STRUTTURA DELLA SOCIETA’ ROMANA

E’ nettamente spaccata in due:

da una parte ci sono i grandi proprietari terrieri e gli allevatori di bestiame.

A questi spettano tutti i diritti, possono accedere alle cariche politiche, militari, religiose.

Hanno però anche dei doveri:

are le tasse in proporzione alle loro proprietà

prestare il servizio militare, del quale gli altri sono ritenuti indegni

dall’altra i proletarii o capite censi, quelli che al censimento fiscale devono solo dichiarare se hanno o no della prole


Le attività artigianali a Roma si sviluppano tardi, solo nel III sec, quando gli schiavi sono già abbastanza numerosi per svolgerne la maggior parte. Di conseguenza non si riesce a sviluppare un demos urbano di artigiani e professionisti




L’ARISTOCRAZIA DEI “PADRI”

I proprietari sono profondamente differenziati tra loro.

Al vertice sta l’aristocrazia dei PATRES (Patrizi), grandi proprietari terrieri ed allevatori che sono alla testa delle famiglie più illustri e potenti (Gentes)

Il senato romano continuò ad essere controllato da una ventina di famiglie. 5 di esse (gentes Cornelia, Valeria, Claudia, Emilia, Fabia) conservano il diritto di esprimere i principes del Senato (una sorta di collegio di presidenza)



IL POTERE ECONOMICO DEI “CAVALIERI”

Sotto i patrizi stanno i cavalieri (EQUITES)

All’inizio comprendevano tutti i cittadini più ricchi (in grado di mantenere i cavalli). In seguito fecero un gruppo a parte.

I cavalieri si specializzarono nelle attività imprenditoriali, commerciali e bancarie, legate all’accresciuta ricchezza monetaria di Roma.

Dai loro ranghi provenivano gli appaltatori incaricati di eseguire le grandi opere pubbliche.



I PUBBLICANI

All’interno dei cavalieri nacque un nuovo gruppo: i pubblicani:

detenevano l’appalto dello sfruttamento delle miniere, della riscossione dei dazi doganali e delle tasse

erano molto fiscali (perché gli conveniva)

spesso prestavano soldi ai patrizi per far fronte alle spese per il mantenimento del potere



I CONTADINI E LA “PLEBE”

Sotto i pubblicani stanno i medi e piccoli proprietari contadini che costituiscono la “PLEBE”.

I plebei sono:

obbligati all’imposizione fiscale e al servizio militare, in quanto proprietari.

indispensabili per il lavoro agricolo

pesantemente oppressi dall’aristocrazia senatoria:

alla metà del V sec possono essere venduti come schiavi ai loro creditori se non riescono a are i debiti

non si possono sposare con i patrizi



LA GUERRA: ROVINA E SPERANZA DI PROMOZIONE SOCIALE

Sono le continue guerre di espansione a ridurre i contadini alla miseria e all’asservimento


devono abbandonare i campi per andare a combattere

i campi, non più curati, si inaridiscono

sono costretti a vendere i campi, oppure glieli confiscano i patrizi

Vanno così in città, ma non possono diventare artigiani, perché gli schiavi sono più numerosi e più abili



Tuttavia i contadini vedono nella guerra l’unico mezzo per migliorare la propria posizione


PIANO POLITICO: la secessione della plebe (il rifiuto del popolo di partire per il servizio militare) costituisce un potente mezzo di pressione sul Senato. Grazie ad essa la plebe ottenne le sue maggiori conquiste politiche

PIANO ECONOMICO: i contadini sperano di riacquistare all’estero le terre che hanno perso in patria


una parte del territorio degli sconfitto viene incorporata da Roma come bottino dello Stato (ager publicus)



DISTRIBUZIONE DELLE TERRE DI CONQUISTA

L’appropriazione dell’ager publicus è diseguale. Tuttavia anche i contadini riescono ad ottenere una parte delle terre conquistate:

IV sec = la confisca delle terre di Veio permette di alleviare l’impoverimento dei contadini

232 = il console Flaminio distribuisce ai contadini-soldati della terra tolta ai Galli

200 = le conquiste permettono di distribuire dei poderi nell’Italia settentrionale e meridionale



SPARTIZIONE DEL BOTTINO DI GUERRA

I frutti della vittoria non consistono solo nelle terra da distribuire.

Il bottino conquistato permette allo Stato romano una politica di lavori pubblici che:

accrescono la potenza e il prestigio della città

offrono occasioni di lavoro retribuito ai plebei e ai proletari



I PLEBEI RICCHI

Si forma lentamente uno strato di plebei ricchi, cioè coloro che:

hanno saputo approfittare della guerre per estendere le loro terre

hanno fatto fortuna in attività commerciali e artigianali

i ricchi abitanti delle città italiane sottomesse a Roma, ai quali viene esteso il diritto di cittadinanza


Questo strato preme per ottenere l’ammissione almeno ai cavalieri.

Sono i plebei ricchi ad avvantaggiarsi maggiormente delle conquiste ottenute dalla plebe:

abolizione del divieto di matrimonio tra patrizi e plebei (440)

accesso dei plebei alla massima magistratura politica e militare (consolato, 336)


si forma una nuova nobiltà minore di origine plebea

Questi plebei sono nobili solo in senso giuridico e non in senso economico, comunque la formazione di una nuova nobiltà contribuisce a sbloccare il carattere chiuso che era tipico della oligarchia dei patres






GLI SCHIAVI AFFRANCATI

Infine c’è il gruppo dei liberti o degli schiavi affrancati.

L’affrancamento è assai più frequente a Roma che in Grecia, per due ragioni:



abbondanza degli schiavi

molti degli schiavi acquistati erano superiori dei Romani stessi per cultura, capacità tecniche, conoscenze commerciali e linguistiche


era più conveniente utilizzarli come impiegati, segretari, precettori ed occorreva liberarli perché dessero il meglio


Il liberto romano non diventava un meteco, ma un cittadino di pieno diritto, ma rimaneva legato alla famiglia che l’aveva affrancato


La composta società romana comportava un tipo di rapporto (clientela) che costituiva:

un cemento della coesione sociale

una garanzia della stabilità del controllo delle grandi famiglie aristocratiche sull’insieme dei cittadini



LA DIPENDENZA CLIENTELARE

La clientela costituiva un vincolo di dipendenza sociale per cui i plebei si legavano ad una potente famiglia patrizia che diventava la loro patrona.

Questo patronato era indispensabile ai plebei, per molte ragioni:

li metteva al riparo dalle violenze e dagli arbitri che i nobili e i magistrati non esitavano a commettere

assicurava loro la difesa davanti ai tribunali

li metteva in condizione di ricevere favori e benefici politici

La giustizia era sempre amministrata dai nobili


I clienti erano tenuti a:

scortare in pubblico il loro patrono dandogli tanto più prestigio quanto maggiore era il loro numero

votare per lui alle elezioni

combattere per lui


All’inizio tutti i plebei erano clienti dei patrizi; il vincolo venne via via allentandosi perché i plebei ricchi vi si sottraevano.

Con l’espansione di Roma il vincolo clienterale divenne internazionale (le famiglie più potenti contavano fra i propri clienti città, province e principi stranieri)



IL VALORE DELLA CITTADINANZA E LA SUA ESTENSIONE

La stabilità della società romana è assicurata da:

la sua forte gerarchizzazione

i tenaci vincoli di dipendenza, corretti da una certa fluidità permessa dall’espansione verso l’esterno             


è garantita dalla stabilità

non è resa possibile soltanto da:

una solida base economica

un’efficiente organizzazione politico - militare

è stata resa possibile anche dalla tendenza a concedere il diritto di cittadinanza ai popoli sottomessi



ROMA: UNO STATO NAZIONALE

Roma riuscì a trasformare l’Italia in uno stato nazionale, grazie a questa politica di ampliamento della cittadinanza.


LA CITTADINANZA ROMANA PER GLI ITALICI SIGNIFICAVA:

Garanzie giuridiche contro gli arbitri e l’oppressione da parte dell’apparato statale verso gli stranieri

esenzione dal tributo che veniva imposto ai popoli vinti

speranza di partecipare alla distribuzione dell’ager publicus e del bottino di guerra

PER I RICCHI SIGNIFICAVA ANCHE:

prospettiva di entrare a far parte del gruppo politico dirigente


I nuovi cittadini dovevano are le tasse allo stato e prestare servizio militare



FEDELTA’ DEGLI ITALICI A ROMA

L’estensione della cittadinanza spiega la fedeltà degli italici a Roma.


giustifica i successi di Roma contro gli imperi ellenistici:

Roma era sempre in grado di:

mobilitare nuovi fedeli contadini - soldati

ricorrere ad imposte straordinarie

contare su un retroterra vasto, omogeneo e ricco di risorse agricole

I re ellenistici non potevano affidarsi che ad un esercito di mercenari sempre pronti ad abbandonarli per un nemico più forte



2. LE BASI ECONOMICHE DELLA POTENZA ROMANA

Le origini della prosperità di Roma stanno nella:

disponibilità di terre fertili e facilmente coltivabili

felice posizione geografica


Roma poteva controllare il commercio di transito tra le due regioni più ricche dell’Italia antica:

Umbria e Toscana etrusche a nord

Campania greca a sud

Nella città si sviluppa un piccolo artigianato

IV sec = con la conquista dei Volsci l’economia romana conosce uno sviluppo importante



FORMAZIONE DEL LATIFONDO MERIDIONALE

L’ager publicus pone le basi per l’agricoltura di latifondo.

III sec = tutto il Mezzogiorno d’Italia è trasformato in un immenso pascolo per il bestiame dei signori romani


CONSEGUENZE:

rapido arricchimento

profonda decadenza dell’agricoltura meridionale

Il latifondo era destinato a conoscere nell’Italia romana sviluppi impressionanti.


Queste immense tenute erano condotte da grandi quantità di schiavi


ricevevano una tunica e una coperta all’anno

non mangiavano mai carne



ROMA ENTRA NELL’ECONOMIA MONETARIA

IV sec = Roma entra nel mercato mediterraneo degli scambi, cessando di essere una potenza meramente agricola

= viene allestito il porto di Ostia e dopo quello di Terracina


Roma entra nell’area dell’economia monetaria

= compaiono nel Foro i primi cambiavalute



I REDDITI DI GUERRA

L’economia romana non si basa sul commercio, ma sull’agricoltura e sulla guerra.

III sec = la guerra rende di più di quel che costa

= fu possibile sospendere il amento delle tasse, che agevolava soprattutto i cittadini ricchi e i medi proprietari

La maggior parte dei proventi dello sfruttamento andavano ai nobili e ai ricchi che servivano lo Stato come generali i governatori di provincia



L’INVESTIMENTO POLITICO



L’ARISTOCRAZIA ROMANA SPENDEVA INGENTI RICCHEZZE PER:

acquisto di terre e schiavi

spese di prestigio, necessarie alla carriera politica, che era la più rapida forma di arricchimento

accrescere la sua autorità ostentando il fasto e il lusso alla casata


Arricchiti grazie al latifondo e alla politica i senatori romani avevano abbandonato ai cavalieri le attività commerciali


era del tutto estranea alla loro mentalità e non avrebbe avuto senso nel sistema sociale romano, l’idea di impiegare le ricchezze in investimenti produttivi

I veri investimenti erano quelli politici



L’INVESTIMENTO MILITARE

Lo Stato destinava i proventi fiscali al rafforzamento dell’apparato politico-militare necessario a garantire questo sfruttamento.

Le spese di Stato erano destinate a:

cementare la coesione sociale

mantenere il consenso

rafforzare il prestigio di Roma



3. I COMIZI, I MAGISTRATI, IL POTERE: EVOLUZIONE DELL’ORGANIZZAZIONE POLITICA ROMANA

Roma non fu mai una democrazia. Perché ad impedirlo c’erano:

l’aristocrazia

l’estensione del territorio

il numero crescente di cittadini


tutte le attività politiche si svolgevano a Roma


era impossibile per i cittadini partecipare alle numerose assemblee, ai comizi, alle elezioni in cui si decideva la politica romana


le assemblee erano controllare dai nobili e dai ricchi di Roma e fuori e dalla plebe che viveva nella città



I COMIZI CENTURATI

I comizi centuriati:

1) eleggevano:

a)    i consoli che:

erano i principali magistrati

duravano in carica un anno

avevano il supremo comando militare

b)   i censori che compilavano le liste dei cittadini romani, sia a fini fiscali sia per l’arruolamento dell’esercito

2) approvavano le leggi proposte dai magistrati.

Il voto non era individuale, ma per centurie.

Ogni centuria esprimeva un voto, sebbene il numero dei loro membri fosse diseguale

l’assegnazione dei cittadini alle centurie era fatta su base censitaria, cioè in ragione del patrimonio

Per la composizione dei comizi centuriati a 259

La centuria dei proletari era da sola più numerosa di tutte le altre messe insieme. Tuttavia la centurie dei cavalieri e della prima classe raggiungevano insieme i 98 voti, che bastavano a formare la maggioranza (97 voti)



RUOLO FISCALE E MILITARE DELLE CENTURIE

Il sistema della centuria era utilizzato per:

il funzionamento politico

l’imposizione fiscale

il servizio militare


le tasse e gli uomini da arruolare venivano ripartiti per centurie

il peso maggiore ricadeva sulle centurie più elevate

Gli iscritti alle ultime 5 centurie non facevano il servizio militare

il reclutamento dei proletari nell’esercito fu per molti secoli praticato solo in casi eccezionali; ma divenne abituale nel I sec. a.C.



I COMIZI TRIBUTI

494 = secessione della plebe


istituzione dei tributi della plebe e dei relativi comizi (comizi tributi). I 10 tributi:

avevano il compito di proteggere la plebe dagli arbitri dell’aristocrazia senatoria

potevano:

porre il loro veto alle decisioni del Senato

mettere sotto accusa i consoli

erano spesso formati da aristocratici di rango minore o ricchi plebei


I comizi che eleggevano i tributi:

erano composti da 35 unità di voto, dette tribù (4 urbane, le altre rurali

rappresentavano assai meglio di quelli centuriati l’effettiva composizione dell’elettorato

dopo una nuova secessione nel 287 ottenne di poter votare le leggi valide per tutto lo Stato

divennero il maggiore organo legislativo della repubblica

erano destinati a giocare un ruolo di primo piano quando l’aristocrazia senatoria era divisa e ne cercava l’appoggio



LE LEGGI DELLE 12 TAVOLE

451 = stesura di un corpo di leggi scritte delle 12 tavole. SCOPI:

sottrarre ai magistrati la possibilità di far passare la loro volontà per legge

garantire a tutti i cittadini il diritto di conoscere la costituzione fondamentale dello stato


Queste leggi sono state definite primitive e crudeli, perché:

sancivano il potere assoluto del padre sulla famiglia

confermavano il diritto di vendere come schiavi i debitori insolventi

proibivano matrimoni fra patrizi e plebei

il consolato rimaneva riservato ai patrizi


Questa riforma avrà una conseguenza importante nella composizione del Senato, perché i consoli entravano a farne parte solo allo scadere della loro carica.




IL MESTIERE DI ELETTORE

Le successive riforme aumentavano la frequenza e l’importanza delle consultazioni elettorali:

per l’elezione dei consoli e dei tribuni

per le magistrature minori (censori, questori, edili), attraverso le quali deve passare chiunque desideri intraprendere la carriera politica, il cursus honorum


I candidati non risparmiano alcun mezzo per ottenere il favore degli elettori:

mobilitavano amici e clienti

usavano girare per la città accomnati da un folto corteo di sostenitori

distribuivano ingenti somme di denaro agli elettori poveri

ricorrevano alla violenza


139 = i plebei ottengono il diritto di voto segreto

Nessuno poteva intraprendere la carriera politica e aspirare alle magistrature della Repubblica se non disponeva di ingenti ricchezze





4 IL CITTADINO-SOLDATO:

L’ORGANIZZAZIONE MILITARE ROMANA

esercito della repubblica romana = l’insieme del popolo in armi.

Militare nell’esercito è un dovere quasi sacro e un privilegio, perché sancisce:

l’appartenenza al corpo della città

il diritto di godere dei frutti delle vittorie

La guerra deve essere preceduta da una serie di riti, ai quali presiedono appositi collegi sacerdotali


assicurare la protezione divina sulle armi romane

Il servizio militare era obbligatorio e riguardava gli uomini dai 17 anni ai 60.

La disciplina militare era severissima Þ accurato sistema di punizioni e ricompense

L’esercito militare è un esercito nazionale:

composto da piccoli e medi proprietari terrieri

comandato da ufficiali provenienti dalle file dell’aristocrazia



IL PESO DELLA GUERRA

In casi di estrema importanza si mobilitavano anche i proletari e pure gli schiavi

Questo sta ad indicare che la guerra era importantissima.



ARRUOLAMENTO DEI PROLETARI

II sec = muta la composizione sociale dell’esercito


inizia l’arruolamento di volontari, perché i militari non volevano lasciare a lungo le proprie terre


soprattutto proletari:

possibilità di ottenere un lavoro retribuito

speranza di una futura promozione

Trasformazione dell’esercito romano in un’armata professionale, a causa:

arruolamento dei proletari

lunghezza delle camne

estensione del territorio straniero da controllare



LA LEGIONE ROMANA

IV sec = definita l’organizzazione militare dell’esercito

L’unità di combattimento principale era la legione (4/5000 uomini)


adattamento dello schema della falange obliqua:

si schierava su 3 file:

quella degli hastati

quella dei principes

quella dei triarii (i più ricchi)

i legionari erano armati di un giavellotto (pilum), una corta spada, uno scudo, una corazza pettorale

Attorno alla legione si spiegavano la cavalleria, gli arcieri e la fanteria leggera (fornita dagli alleati)


La legione era:

più elastica nella manovra sul terreno di combattimento

più rapida nello schieramento e nelle conversioni aggiranti della falange


I romani potevano attingere sempre nuove leve di fanteria



5. CULTURA E RELIGIONE

NEI PRIMI SECOLI DELLA REPUBBLICA

II sec = la cultura entra nella mentalità romana

Roma resta a lungo dipendente dall’egemonia greca, prima filtrata attraverso gli Etruschi e poi direttamente subita.



OSTILITA’ VERSO LA CULTURA GRECA

Per lungo tempo durò un’avversione dell’aristocrazia senatoria nei riguardi dell’importazione e della diffusione della cultura greca.


sentita come pericolosa per il mantenimento degli equilibri gerarchici tipici dell’organizzazione sociale romana


la città rifiutò a lungo le istituzioni educative regolari


II sec = comincia a svilupparsi la cultura romana legata alle esigenze della politica


storiografia, poesia, tecnologia, giurisprudenza



RUOLO SOCIALE DELLA RELIGIONE ROMANA

La religione ha un ruolo decisivo nel:

mantenimento della coesione sociale

rafforzamento del senso si identità nazionale del popolo.

La religione romana è fondata sull’osservanza del rituale religioso tradizionale


insieme di pratiche destinate a guadagnare e a mantenere la protezione divina



LE MAGISTRATURE RELIGIOSE

C’è un gran numero di magistrature incaricate di vegliare sul corretto svolgimento dei riti.

Al vertice c’è il collegio dei Pontefici presieduto dal Pontefex Maximus


custodi dell’ordine delle attività umane sancito dagli dei

legalizzavano dal punto di vista religioso le procedure dello Stato

stabilivano il calendario, le feste, i giorni propizi alle funzioni politiche


potente strumento nelle mani dell’aristocrazia


C’era anche il collegio degli auguri. Il suo compito era quello di decifrare gli auspici inviati dagli dei                 

potevano influire sulla vita politica della repubblica



LA RELIGIONE POLITICA

La religione aveva assunto un carattere spiccatamente politico.

C’erano un sacco di divinità che:

impersonificavano i valori della società romana

erano custodi della stabilità sociale


A Roma c’erano 4 tipi di religione:

quella dei poeti = si esprime nei grandi miti greci

quella politica = ha al centro le divinità legate al potere dello Stato

quella dei filosofi = pensano ad una divinità astratta, unificata, coincidente con l’ordine che regge il mondo

quella privata = il culto degli antenati, degli dei minori protettori del focolare domestico



RELIGIONE PUBBLICA E RELIGIONE PRIVATA

La religione orfica e quella misterica rappresentano un completamento della religione pubblica e ufficiale degli dei olimpici

Per i greci queste diverse forme di religiosità non entrarono in conflitto:

in quanto cittadini essi aderivano alla religione della loro comunità

in quanto individui cercavano sicurezza, consolazione, speranza di salvezza personale nella religiosità privata, aperta anche ai gruppi sociali più deboli ed emarginati








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