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L’IMPERO DEI MACEDONI

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L’IMPERO DEI MACEDONI

La monarchia macèdone

La Grecia, così fiera di avere resistito un tempo alla marea persiana, così consapevole di essere la più alta creatrice di civiltà, tanto da chiamare tutti gli stranieri «barbari», non riuscì a resistere all'ambizione di Filippo II di Macedonia, re di un piccolo regno confinante. I suoi abitanti parlavano un dialetto greco, ma vivendo isolati e con scarse risorse in un territorio prevalentemente montuoso e povero, erano molto arretrati rispetto alla grande e ricca Atene. Tuttavia i re macèdoni avevano intrattenuto da secoli contatti culturali e commerciali con le città greche e proclamavano orgogliosi le proprie origini elleniche. La dinastia regnante degli Argèadi dichiarava di essere originaria della città di Argo e discendente addirittura di Eracle: a questo titolo i suoi mèmbri avevano acquisito il diritto di partecipare ai giochi olimpici in quanto Greci.

Con Atene vi erano saldi contatti commerciali, soprattutto dopo le guerre persiane: la Macedonia, coperta di foreste, forniva ad Atene il legno da costruzione per le navi. Lo stesso Filippo da giovane vi aveva vissuto a lungo come ostaggio e ne era un grande ammiratore. Conosceva però anche la debolezza militare della città, e della Grecia in generale, e questa esperienza gli fu di grande aiuto nel mettere in atto i suoi piani di conquista.




Filippo II e la formazione della potenza macedone

Filippo II era il lio minore di Arminta III e della regina Euricide e quindi non aveva il diritto al trono macédone, ma suo fratello fu ucciso in battaglia, e Filippo ebbe prontezza d’animo ad approfittare della situazione eliminando tutti i pretendenti e diventando re nel 358 a.C.

Filippo rafforzò i confini dello stato contro Iliri ed Epirati e per stabilire buoni rapporti con questi ne sposò la principessa, Olimpiade, che aveva un carattere forte che influì molto sull’educazione di Alessandro. Filippo riorganizzò l’esercito ed ampliò il regno nella regione dell’Esponto. Si impossessò delle miniere d’oro della Tracia ed estese il suo controllo sulle città della Grecia.


La sconfitta delle città greche: la vittoria di Filippo II a Cheronea

Filippo incomincio ad intromettersi nelle questioni greche. Alcune ne accettarono l’interessamento e altre si resero conto della gravità del pericolo. Ad Atene Demostene scrisse le Filippiche per incitare tutte le città ad allearsi in una grande lega, che alla fine si costituì ma in mezzo a diffidenze. Filippo creò la falange macedone, in cui i soldati erano disposti su sedici file che formavano una schiera più compatta e massiccia. Nonostante l’eroismo di greci e tebani i macedoni guidati da Filippo vinsero nel 338 a.C. la libertà della Grecia era finita.


L’improvvisa fine di Filippo II

Filippo agì con tranquillità nei confronti della Grecia, limitandosi a garantire il proprio controllo installando guarnigioni macedoni. Riunì tutti i vinti in una confederazione la “lega di Corinto”. Tutti gli stati membri eleggevano i loro rappresentanti nel “sinedrio”, che aveva il compito di mantenere la pace. Per se Filippo volle il titolo di hegemon, di comandante delle forze alleate, nella spedizione che stava progettando contro la Persia. La guerra fu dichiarata nel 337 a.C. e quando le avanguardie ebbero raggiunto il suolo persiano nel 336 a.C. Filippo venne assassinato, si pensa, dalla moglie.


Il progetto di Alessandro Magno

Con l’ascesa al trono di Alessandro nel 336 a.C. comincia un nuovo periodo della storia del mondo greco: la cosiddetta “età ellenistica”. Questo termine fu scelto per indicare il diffondersi della cultura ellenica in tutto il mondo allora conosciuto.

Alessandro unificò sotto il suo dominio la Grecia, l’Egitto e l’Asia fino all’Indo. Con gli eserciti fuse la cultura ellenica con quelle locali. L’impero rimase unito solo fino alla morte di Alessandro nel 323 a.C. , poi venne smembrato fra i suoi generali. Comunque rimase l’unita culturale: la lingua, koiné, che in greco significa “lingua comune”.


La distruzione di Tebe

La successione al trono di Alessandro non fu facile, perché esso aveva solo 20 anni e non tutti i macedoni erano favorevoli alla sua ascesa al trono. Tuttavia sbaragliò gli avversari e dimostrò grandi doti di generale per questo fu incoronato re nel 336 a.C. e riconosciuto capo della lega di Corinto. Con una serie di spedizioni consolidò i confini del regno. Tebe insorse e cacciò la guarnigione Macedone, ma Alessandro la espugnò, la rase al suolo e vendette i suoi abitanti come schiavi.





La spedizione contro la Persia

Alessandro nel 334 a.C. passò con l’esercito lo stretto dei Dardanelli. Prima di iniziare quella spedizione fece visita alla tomba di Achille, perché amava i poemi omerici e vedeva nella battaglia contro la Persia quella, di Troia. Nelle camne seguenti sconfisse più volte il re di Persia Dario III costringendolo alla fuga. In poco tempo liberò le città greche d’Asia Minore, poi si recò in Egitto che occupò vittoriosamente, tanto da essere chiamato faraone: Alessandro lasciava libertà di cultura e religione e permetteva i matrimoni misti. Al margine occidentale della foce del Nilo fondò Alessandria. Alessandro era avido di gloria e combatte nuovamente contro la Persia e nel 331 a.C. a Guagamela sconfisse definitivamente Dario III che finì assassinato dai suoi.


Un impero ellenistico – orientale

Dopo la morte dell’ultimo re persiano, gli immensi tesori dell’oriente furono di Alessandro che volle spingersi fino alla favolosa valle dell’Indo. Furono le sue truppe stremate a portare un freno all’indomabile ambizione di Alessandro.

Rientrato nel 324 a.C. a Susa si dedicò alla sistemazione degli sterminati territori che erano sotto il suo controllo. Nel suo progetto anche il popolo persiano doveva fondersi con quello del vincitore: in una cerimonia di grande effetto sposò due principesse persiane. Mentre la civiltà greca si diffondeva dovunque l’occidente accoglieva la cultura orientale; la stessa capitale fu fissata a Babilonia.


Il re – dio

Gia mentre si trovava in Egitto Alessandro si era recato a fare visita al santuario del dio Ammone, dove i sacerdoti gli dissero che il dio lo salutava come un lio. Quando poi giunse a Susa emanò un decreto con il quale chiedeva l’obbligo di inchinarsi di fronte a lui. Il suo amico Callistene non lo fece e Alessandro lo fece uccidere.

Era la prima volta che un monarca greco esigeva per se questi onori di tipo orientale.


Morte di Alessandro e divisione dell’impero

Nel 323 a.C. , a soli 33 anni, Alessandro morì a Babilonia, probabilmente di malaria. Si narra che stesse gia pensando a nuovi piani di conquista dell’occidente.

Il fragile impero ellenistico – orientale non poté consolidarsi. I generali di Alessandro se lo spartirono e finalmente venne diviso in tre regni: il regni di Macedonia, il regno di Siria e il regno d’Egitto. In tutti questi si sviluppò una cultura ellenistica. Incontreremo questi regni nella storia delle conquiste di Roma che realizzò in maniera duratura un impero veramente universale.


La civiltà ellenistica

La vecchia civiltà delle polis lasciava il posto ad un mondo nuovo in cui le grandi decisioni erano nelle mani dei re. La città perse la libertà di governarsi e di decidere della propria vita politica. Tuttavia alcune mantennero il loro primato culturale, le opere d’arte costituivano un prezioso modello da imitare. La cultura greca dominava nelle corti ellenistiche, che diventarono centri di produzione e diffusione del sapere e del gusto ellenico. Le classi dirigenti conservavano gelosamente le sue origini.



Da un punto di vista economico, i confini del mondo si ampliarono e vennero raggiunte nuove vie di scambio. Si assistette ad una nuova colonizzazione.


Nuove forme di stato: le monarchie ellenistiche e gli stati federali

L’elemento che più caratterizzò l’età ellenistica fu la monarchia territoriale. La struttura politica era basata su stati monarchici nati dalla conquista, amministrati da un ceto dirigente e fondati sul potere dell’esercito. I re ellenistici consideravano la terra  e le popolazioni indigene che vi abitavano come possesso personale e giunsero presto ad essere venerati come divinità. In questo quadro le antiche città greche che riuscirono a sopravvivere avevano un’autonomia ed una libertà fortemente limitate.

Sul suolo greco acquistarono una certa importanza i cosiddetti stati federali, confederazioni di città che appartenevano alla stessa stirpe.


Le trasformazioni della vita economica

L’insediamento dei coloni greci in Mesopotamia e fino ai confini dell’Indo attivò nuovi contatti commerciali con regioni rimaste fino ad allora al di fuori dei traffici del Mediterraneo. I mercanti portarono ai sovrani le materie prime di cui avevano bisogno per mantenere i loro eserciti e soddisfare il lusso del loro seguito.

Le grandi vie del commercio si spostarono sempre più verso l’Oriente. Il Pireo perse il suolo ruolo centrale nel mediterraneo. Il nuovo centro commerciale divenne l’isola di Rodi, crocevia delle rotte, dotata di una potente flotta e capace di rimanere neutrale nei confronti di tutti i nuovi sovrani.


La società ellenistica

Nei nuovi regni ellenistici coesistevano due elementi fra loro ben distinti nei ruoli e nei diritti: l’elemento greco-macedone e quello indigeno. Al primo furono sempre riservati i ruoli politici di primo piano e i più importanti incarichi militari o amministrativi. Anche nelle città fondate dai sovrani l’elemento greco rimase sempre chiuso in se stesso, unito dalla sua cultura e dalle tradizioni che aveva portato con se dalla madrepatria. Da questa cultura erano escluse le grandi masse di contadini indigeni.

In Grecia le continue guerre portarono ad un progressivo impoverimento e abbandono delle camne. La ricchezza si concentrava sempre di più nelle mani di pochi proprietari terrieri o commercianti. Furono questi notabili a controllare in maniera sempre crescente la vita della città.


La vita intellettuale

In Atene continuarono a svilupparsi e a prosperare nuove scuole filosofiche, di filosofi, come Epicureo o Zenone, che vennero chiamati Stoici. Queste correnti filosofiche accomunate dal fatto che hanno come centro della loro riflessione l’uomo e i modi in cui può realizzare la propria felicità. In molti casi il rapporto dell’individuo con la comunità passa in secondo piano o viene ignorato. 

Aristotele fondò Perìpato e  insieme con i suoi allievi procedette ad una sistemazione dei vari ambiti scientifici e generi letterari oltre che ad una raccolta e analisi dei vari tipi di costituzione.

In età ellenistica i centri in cui fiorì una vivace produzione culturale si moltiplicarono. Di questo fenomeno furono responsabili i sovrani che volevano dar lustro alle loro corti. Le condizioni di vita costituirono per moltissimi un’attrattiva irresistibile.







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