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L'ITALIA NELL'ETÀ GIOLITTIANA

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L'ITALIA NELL'ETà GIOLITTIANA


Ministro dell'Interno durante il gabinetto Zanardelli, Giovanni Giolitti divenne presidente del consiglio nel 1903, portando avanti la carica fino al 1914.


Ø    affari interni

continua la crescita demografica;



migliora del 30% il tenore di vita, senza far riferimento agli altri paesi europei, rispetto ai quali l'Italia rimane comunque più in dietro;

spaccatura della società in due fasce:

proprietari terrieri ed imprenditori industriali;

contadini ed operai.

l'atteggiamento dello Stato favorì le manifestazioni operaie: Giolitti, rifiutando una politica di oppressione, affermava che tutte le classi dovevano essere libere di difendere i propri interessi, nei limiti consentiti dalla legge.

Giolitti cerca di creare una politica di 'pesi e contrappesi' in grado di conciliare liberali e socialisti, per riformare dal basso la nuova società italiana, che vedeva la coesistenza di nuove forze (imprenditori, operai, socialisti, movimenti cattolici).

Un segno della strategia giolittiana di trasformare in collaboratori i tradizionali avversari del sistema liberale, ci fu nel 1903. Giolitti offre a Turati, socialista riformatore, di far parte del governo; tuttavia egli rifiuta

I limiti della politica giolittiana furono di non aver attuato una politica di programma, ma di aver utilizzato metodi trasformisti basati sullo scambio dei voti. Per questo, una politica che raccoglieva interessi diversi, non poteva contare su un'organica maggioranza. Questo comportò difficoltà sempre più acute.

prima fase della politica di riforme:

leggi sociali sulla tutela del lavoro delle donne e dei bambini, assicurazione per gli infortuni sul lavoro, tutela del riposo festivo, istituzione di un Consiglio superiore del lavoro.

municipalizzazione dei servizi pubblici (gestione di acqua, gas, elettricità, trasporti urbani).

nazionalizzazione ferrovie e rete telefonica.


seconda fase della politica di riforme:

In seguito alla crisi generale del 1907 e all'accentuazione dell'opposizione, Giolitti attuò un programma che accontentava sia la Sinistra (per le ampie riforme), sia la Destra (per la spedizione in Libia).

rafforzamento scuola elementare;

(1912) nuova legge elettorale che portava ad 8 milioni gli aventi di diritto al voto.

fiducia dei cittadini nei confronti dell'economia dello Stato.

solidità della lira sul mercato internazionale, che contribuì ad aumentare i salari dei lavoratori.

Problemi del Mezzogiorno:

La politica di Giolitti aveva favorito esclusivamente lo sviluppo economico del Nord, a discapito del Sud. I provvedimenti statali destinati al Mezzogiorno erano di scarsa rilevanza, e la permanenza di una situazione negativa costrinse i cittadini meridionali all'emigrazione.

Destra, Sinistra e Cattolici durante l'età giolittiana

partito socialista

corrente rivoluzionaria;

minoranza riformista.

Tali correnti si scontravano ripetutamente nei congressi annuali, nel tentativo di prevalere l'una sull'altra. Ciò provocò profonde lacerazioni:

1912 - Congresso di Reggio Emilia

prevale la corrente rivoluzionaria, guidata dal romagnolo Benito Mussolini

o

espulsione del gruppo dei riformisti (vicini a Giolitti)

o

il Partito socialista assume posizioni sempre più intransigenti e antiparlamentari

Destra

Il programma nazionalistico si manifesta inizialmente in ambito culturale, attraverso le riviste d'avanguardia. I valori nazionalistici vennero poi trasferiti anche in politica.

annessione della Bosnia all'Austria

o

condanna del pacifismo e della politica giolittiana delle 'mani nette', giudicata priva di azione, di coraggio, incapace di trasformare l'Italia da un Paese proletario ad uno capitalista.

o

guerra = 'sola igiene del mondo'

Primo congresso nazionalista (1910 - Firenze): fondazione dell' ANI, Associazione Nazionalista Italiana.


Cattolici

I deputati cattolici ottennero alle lezioni una presenza più ampia in Parlamento. L'intesa fra i cattolici e la classe dirigente, in nome di una comune difesa contro l'avanzata socialista, culminò con il 'Patto Gentiloni'.


Ø    politica estera

La guerra di Libia

Accordi tra l'Italia, la Francia e l'Inghilterra

o

italia: libertà d'azione in Tripolitania e Cirenaica



francia: riconoscimento dei diritti sul Marocco

inghilterra: riconoscimento dei diritti sull'Egitto

o

le truppe italiane sbarcano in Libia e in Turchia:

diplomaticamente la spedizione viene giustificata con la necessità di impedire l'occupazione della Libia di altre potenze; in realtà significò una concessione all'alta finanza di Destra da parte del governo.

approvazione da parte di:

nazionalisti;

cattolici;

opinione pubblica moderata (Libia = ricchezze, mentre in realtà si rivelò 'uno scatolone di sabbia');

i moderati del Partito socialista (Libia = sbocco per l'emigrazione).

disapprovazione da parte di:

la parte turatiana e radicale del Partito socialista.


a causa del bilancio passivo dello Stato, Giolitti si affretta a concludere il conflitto: nel 1912 l'Italia attacca Rodi e lo Stretto dei Dardanelli

o

pace di Losanna

sovranità sulla Libia;

controllo di Rodi e delle Isole del Dodecaneso;

evacuazione turca dei territori libici;

cessazione della resistenza araba.


Ø    economia

Nonostante l'economia italiana si basi ancora principalmente su un'agricoltura pur sempre arretrata, negli anni a cavallo tra il 1800 e il 1900 l'industria si sviluppa enormemente, tanto da contribuire per il 25% al prodotto interno lordo.

La crescita industriale era il risultato di una politica che si basava su:

la creazione di infrastrutture;

l'introduzione di una tariffa protezionistica;

la ristrutturazione del sistema bancario.

I settori industriali più fiorenti furono:

industria idroelettrica;

industria pesante (macchine e strumenti per industrie);

industria leggera (settore automobilistico e meccanico):

industria siderurgica;

industria dello zucchero;

industria cotoniera.

I settori che godettero di un maggiore sviluppo furono quelli più protetti.

Il mondo industriale si divideva in due 'filosofie':

(Genova) interesse per gli appalti, le commesse statali, la politica di spese militari, i progetti di espansione;

(Milano) libero scambio, concorrenza, libero gioco della domanda e dell'offerta.

o

in Italia non si sviluppa un'ideologia industriale statalista,

ma una tendenza liberale e liberista



Crisi del governo Giolitti

Le elezioni del 1913 sono favorevoli per il Governo grazie all'appoggio dei Cattolici.

o

viene meno l'appoggio dei radicali

o

Giolitti, come d'abitudine, lascia il potere a Antonio Salandra (liberale conservatore), pensando di potersene sbarazzare al momento giusto e riprendere il controllo.

o

questo gesto viene giudicato una soluzione di destra

o

'settimana rossa' (giugno 1914)

sciopero generale guidato dai socialisti rivoluzionari



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