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L’Italia Meridionale intorno all’anno 1000

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L’Italia Meridionale intorno all’anno 1000


Intorno al 1000 l’Italia meridionale era ancora divisa politicamente come pressappoco un secolo prima: la Sicilia era un emirato arabo; dall’antico ducato di Benevento si erano scissi i principati di Benevento, Capua e Salerno; le città di Amalfi, Sorrento, Napoli e Gaeta erano ducati formalmente bizantini ma di fatto autonomi; la Puglia e la Calabria erano province bizantine, ma sull’orlo della rivolta. Nel 1002 Bari, sotto la guida di un nobile cittadino (Melo), si ribellò all’autorità di Bisanzio e con l’aiuto di alcuni mercenari normanni nel 1118 si rese indipendente. In quell’epoca bande di normanni in cerca di fortuna avevano iniziato a giungere alla spicciolata nell’Italia meridionale, subito assoldati da vari potentati locali, come il duca di Napoli, il principe di Sorrento e gli stessi bizantini. Il primo vero successo in Italia arrise al capobanda Rainulfo Drengot che -nel 1027- ottenne la contea di Aversa come compenso per l’aiuto prestato al duca di Napoli contro il principe di Capua. Negli anni successivi le fortune dei normanni si accrebbero con l’arrivo del clan degli Altavilla, composto di ben 11 fratelli che si posero al servizio di Guaimario, signore longobardo di Salerno. Questi intendeva unificare sotto il proprio dominio Capua e Benevento e respingere i bizantini dalla Puglia. Combattendo appunto per Guaimario contro i bizantini, il maggiore degli Altavilla, Guglielmo Braccio di Ferro, ottenne nel 1043 la contea di Melfi.



Guaimario aveva già realizzato gran parte dei suoi progetti e assunto il titolo di duca di Calabria e di Puglia quando fu assassinato nel 1052. Dello sfacelo dei domini che seguirono la sua morte profittò un altro degli Altavilla, Roberto il Guiscardo, per costruirsi un possesso personale. A difendere Benevento scese papa Leone IX che fu sconfitto dal Guiscardo a Civita (1053) e fatto prigioniero. Roberto tuttavia si riconciliò abilmente col papa, ottenendo così una prima legittimazione implicita delle sue conquiste. I rapporti tra i normanni e il papato divennero più stretti: il sopraggiunto scisma della Chiesa d’Oriente rendeva graditi al papa i normanni che contendevano a Bisanzio i domini della Puglia e della Calabria, e inoltre il loro appoggio militare poteva tornargli utile nello scontro che si avviava contro gli imperatori di Franconia per la lotta delle investiture. Nello stesso anno in cui si riunì il sinodo del Laterano, il pontefice Niccolò II stipulò con i normanni l’accordo di Melfi (1059) con il quale riconosceva come vassalli della Chiesa Riccardo Drengot, conte di Aversa, e Roberto d’Altavilla (il Guiscardo) duca di Puglia e di Calabria, invitando inoltre quest’ultimo a occupare la Sicilia musulmana.

Valendosi dei supposti poteri concessigli dalla Donazione di Costantino, con l’accordo di Melfi (1059) Niccolò II investiva Roberto il Guiscardo del titolo di duca di Calabria e Puglia “per grazia di Dio e di san Pietro”, mentre l’altro si obbligava a riconoscersi vassallo della fede pontificia e ad appoggiarla militarmente in caso di necessità. Sorgeva così una nuova situazione politica e giuridica per il Mezzogiorno d’Italia, destinata ad avere decisive conseguenze storiche. L’accordo di Melfi legittimava non solo le conquiste già fatte da Roberto il Guiscardo, ma anche quelle che egli avrebbe fatto in seguito; allo stesso tempo stabiliva il principio dell’alta sovranità dei pontefici sull’Italia meridionale, giustificandone le pretese successive a disporne a proprio piacimento. Così, mentre nel 1061 un altro Altavilla -Ruggero I- sbarcava in Sicilia per contendere l’isola ai musulmani, Roberto il Guiscardo allargava mano a mano il suo dominio sul continente: nel 1071 cadde Bari, capitale del territorio bizantino, quindi gradualmente Capua, Gaeta e Amalfi; nel 1077 fu la volta di Salerno che completò l’assoggettamento dell’Italia meridionale.



Ruggero I (m.1101), fratello minore del Guiscardo, sbarcò a Messina nel 1061, impegnando i musulmani in una guerra che durò circa trent’anni. Palermo cadde nel 1072 con l’aiuto dei pisani, ma la conquista poté considerarsi conclusa solo nel 1091; Ruggero I fu nominato conte di Sicilia. La perdita della Sicilia da parte degli arabi non fu un fatto contingente perché anche i califfati di Cordova e di Baghdad erano in piena decadenza. Poco dopo fu strappata ai musulmani anche Malta e ai bizantini furono contese le coste dell’Epiro e le isole del Mar Ionio. La potenza normanna nel Mediterraneo fu inoltre rafforzata nel 1098 da un lio del Guiscardo, Boemondo di Taranto, che combattendo nella I crociata fondò in Levante il principato di Antiochia. Nel 1130, estintasi la dinastia del Guiscardo, Ruggero II, lio del conquistatore della Sicilia, si fece riconoscere unico sovrano di tutti i normanni col titolo di re di Sicilia, Calabria e Puglia. Nel 1133 stabilì la capitale a Palermo e completò l’unità del regno conquistando nel 1135 Amalfi, che si era ribellata, e Napoli (1139). Alla morte di Ruggero II gli succedette Guglielmo I il Malo (1154-l166), quindi Guglielmo II il Buono (1166-89) che si alleò con Venezia per combattere i bizantini di Manuele I. Dopo di lui la corona passò alla zia paterna, Costanza d’Altavilla, moglie dal 1186 di Enrico di Hoehenstaufen (futuro imperatore Enrico VI) che entrò in possesso del regno.







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