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LO SCONTRO FRA ROMA E CARTAGINE

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LO SCONTRO FRA ROMA E CARTAGINE

La potenza di Cartagine

Cartagine era la più importante fra le colonie fenicie. Fondata in un’ottima posizione sul golfo di Tunisi, era diventata presto una potenza economica. La ricchezza si basava soprattutto sul commercio di: materiali preziosi, prodotti e manufatti del Mediterraneo. Alla prosperità contribuiva anche l’agricoltura: le fertili pianure del suo territorio erano coltivate con cura secondo sistemi efficaci. Inoltre le popolazioni dell’interno versavano ogni anno pesanti tributi sui loro raccolti. Quando giunse allo scontro con Roma, controllava le coste di tutto il Mediterraneo e invano aveva tentato di strappare la parte orientale della Sicilia ai greci.


La società e la politica di Cartagine

A capo dello stato cartaginese erano due suféti, che erano eletti ogni anno e avevano poteri supremi. Però non guidavano l’esercito, che era affidato a generali di professione che potevano subire dure punizioni in caso di sconfitta. I suféti erano affiancati dal senato, che sceglieva i rappresentanti dell’aristocrazia cittadina, che promulgava le leggi, stabiliva la politica estera, stringeva le alleanze e decideva della guerra e della pace. L’assemblea dei cittadini era interpellata solo in caso di divergenze tra i suféti e il senato. Si trattava dunque di un governo oligarchico. L’esercito era la maggiore debolezza perché era composto da mercenari che non lottavano con lo spirito di salvaguardare la patria.




La prima guerra punica (264-241 a.C.): le fasi iniziali

La crescente potenza di Roma rese lo scontro con Cartagine inevitabile. La causa delle prima delle tre guerre dette “puniche” fu l’appoggio dato da Roma a dei mercenari campani in lotta contro Siracusa che si alleò con Cartagine. Roma allora dichiarò guerra a Cartagine. I romani riuscirono a trasformare i combattimenti navali in combattimenti terrestri, grazie all’invenzione del “corvo”, una passerella imperniata a prua della nave romana e con un poderoso unico uncino di metallo, questo veniva calato sulla nave nemica. Inoltre le navi di battaglia romane erano ,unite di rostri. A Milazzo nel 260 a.C., il console Caio Duilio riportò la prima vittoria di Roma sul mare e venne onorato nel foro con una “colonna rostrata”.



La fine della guerra e il dominio di Roma sull’Italia

Il tentativo di spostare la guerra sul suolo africano finì male e il console Attilio Regolo fu ucciso insieme a molti dei suoi soldati. Roma compì uno sforzo tremendo: allestì una nuova flotta e al largo delle isole Egadi il console Lutazio Càtulo concluse la prima guerra punica con una grande vittoria navale sull’esercito nemico che era guidato da Amilcare Barca, il padre del grande Annibale. Così la Sicilia divenne la prima provincia romana. Seguì la conquista della Sardegna e della Corsica. Poi i romani combatterono i Galli, conquistando l’Italia settentrionale. Tutta la penisola italiana era ormai sotto il controllo di Roma, che snidò anche i pirati. Intanto Cartagine aveva avviato la conquista della Sna. Roma bloccò le conquiste cartaginesi in Sna all’altezza del fiume Ebro.


La nascita delle province

La provincia fu privata di tutte le libertà. I siciliani si ritrovarono ad essere sudditi di Roma; perciò dovettero versare tributi assai consistenti e cedere molte terre. Dopo la Sicilia fu il turno della Sardegna e della Corsica. Sul suolo delle province era stanziato un contingente militare. Il governo fu affidato a consoli e pretori che avevano terminato il loro mandato. Il loro incarico durava un anno, ma in realtà veniva rinnovato per lunghi periodi. Questi governanti spesso si arricchivano enormemente.


La seconda guerra punica (219-201 a.C.): una prima sconfitta dei romani a Canne



Comandava le truppe cartaginesi Annibale che dedicò tutta la sua vita alla lotta contro Roma. Annibale attaccò la città di Sagunto e l’espugnò. Roma dovette allora dichiarare guerra a Cartagine. Annibale la sciò la Sna e col suo esercito attraversò le Alpi portando con se anche gli elefanti: l’impresa lasciò i romani sbigottiti. Dopo tre sfolgoranti vittorie sui fiumi Trebbia e Ticino e sul lago Trasimeno, con l’aiuto dei Galli, Annibale giunse alle porte di Roma. I romani distrussero i ponti sul Tevere e nominarono un dittatore, Quinto Fabio Massimo, che sarà ricordato come il temporeggiatore. Riuscì infatti ad evitare lo scontro frontale, logorando l’esercito cartaginese. Annibale evitò Roma e si diresse in Puglia. Scaduto il tempo della dittatura i nuovi consoli decisero di dare battaglia a Canne nel 216 a.C. La cavalleria nemica era molto abile e veloce. Annibale finse di far ritirare il centro dello schieramento attirando a se gli inseguitori poi le ali dell’esercito accerchiarono i soldati romani e fu un massacro.


Le difficoltà di Annibale

Annibale e i suoi erano stanchi e provati dallo scontro; risalirono la penisola e si fermarono a Capua. L’impresa di Annibale aveva due punti deboli. Cartagine non mandava con continuità gli indispensabili aiuti e rinforzi. Inoltre la ribellione delle popolazioni italiche non era avvenuta. Annibale si basava sul comportamento di Cartagine che trattava malissimo i popoli conquistati, ma la politica di Roma era contraria e gli alleati le restarono fedeli. Annibale finì per diventare quasi prigioniero. Nel 208 a.C. le nuove truppe portate dal fratello Asdrubale furono vinte dai romani presso il fiume Metauto, nelle Marche; Asdrubale morì in battaglia.


La battaglia di Zama (202 a.C.) e la fine della seconda guerra punica: definitiva vittoria dei romani

Intanto Roma aveva riconquistato Siracusa, mentre un giovane generale, Publio Cornelio Scipione, accumulava nuove vittorie in Sna. Eletto console nel 205 a.C. convinse i romani a riportare la guerra in Africa, in modo da costringere Annibale a lasciare l’Italia. Dopo accese discussioni l’idea venne accettata dal senato. Scipione rimise insieme un grande esercito con l’aiuto degli alleati italici e del re Massinissa. Questo era stato spodestato da Cartagine e Scipione gli promise il nuovo regno. Annibale tornò in africa e a Zama, nel 202 a.C., i romani vinsero in una battaglia decisiva. Cartagine fu costretta a rinunciare a tutti i suoi possedimenti al di fuori dell’Africa, alla sua flotta e a are una pesantissima indennità di guerra. La Sna fu divisa in due province. Scipione non volle che i cartaginesi gli consegnassero prigioniero Annibale. Questo fuggì prima in Siria e poi in Bitinia e alla fine, nel 183 a.C., si uccise temendo di essere consegnato ai romani. A Scipione Roma decretò il “trionfo”, un onore specialissimo.







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