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La grande crisi: economia e società negli anni ‘30 - Crisi e trasformazioni, Gli anni dell’euforia: gli Stati Uniti prima della crisi

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La grande crisi: economia e società negli anni ‘30


Crisi e trasformazioni

Alla fine degli anni ’20 l’Europa e il mondo sembravano avviati a superare i traumi e le ferite del primo conflitto mondiale. Infatti:

Il problema tedesco sembrava avviato a una soluzione, che garantiva sia le potenze vincitrici che la Germania.

L’economia dell’Occidente capitalistico, aveva ripreso a svilupparsi.

Dopo la “Grande Crisi” del ’29 vennero inoltre in primo piano problemi e tematiche destinati a lasciare un segno nella società del 2°dopoguerra, come:

La fusione fra apparati statali ed economia.




L’affermarsi di forme di capitalismo diretto (programmato dall’alto).

Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa (radio, cinematografo . ).

La crescita delle classi medie (ceti impiegatizi).

La radicalizzazione dei conflitti ideologici.


Gli anni dell’euforia: gli Stati Uniti prima della crisi

Economia: Durante la guerra gli Stati Uniti non solo avevano rinsaldato la loro posizione, ma avevano anche concesso cospicui prestiti ai loro alleati in Europa.

Il dollaro era la nuova moneta forte dell’economia mondiale e il mercato di New York crebbe d’importanza.

Industria: La diffusione della produzione in serie e della razionalizzazione del lavoro in fabbrica (secondo i principi del taylorismo) favorì aumenti di produttività. Tuttavia il numero degli occupati calò sensibilmente, a causa della cosiddette disoccupazione tecnologica. Parallelamente andava crescendo l’occupazione nel settore dei servizi.

Vita quotidiana: l’uso delle automobili o degli elettrodomestici (radio, frigoriferi, aspirapolvere) si era largamente diffuso nelle famiglie, grazie anche ai sistemi di vendita rateale.

Politica: gli anni ’20 furono segnati da un’egemonia del Partito repubblicano. Sostenitori di un rigido liberismo economico e convinti che l’accumulazione della ricchezza privata costituisse la miglior garanzia di prosperità, i repubblicani attuarono una politica fortemente conservatrice:

Ridussero le imposte dirette, aumentando quelle indirette.

Mantennero la spesa pubblica a bassi livelli, rinunciando a operare a favore delle classi più povere.

Lasciarono cadere la legislazione antimonopolistica, favorendo la crescita di grandi corporazioni industriali e finanziarie.




I presidenti repubblicani, quindi, costruirono la loro fortuna alimentando le aspettative sulla prosperità americana, senza preoccuparsi dei gravi problemi sociali.

Conseguenze:

La distribuzione dei redditi era fortemente squilibrata.

Il ritmo di aumenti dei salari era molto inferiore a quello dei profitti.


Pregiudizi razziali: A tutto questo si aggiunge l’ondata di conservatorismo ideologico che investi le minoranze razziali e nazionali. Furono introdotte leggi limitative dell’immigrazione.

Il punto culminante fu il processo ai 2 anarchici italiani Sacco e Vanzetti, accusati di omicidio e mandati a morte nonostante tutte le prove della loro innocenza.

Contemporaneamente si inasprirono le pratiche discriminatorie nei confronti della popolazione di colore e la setta Ku Klux Klan.

Alcuni settori della popolazione si chiuse in una difesa fanatica dei valori della civiltà bianca e protestante.

Lo stesso proibizionismo (divieto di fabbricare e vendere bevande alcoliche) scaturì da questo retroterra culturale, poiché l’ubriachezza era ritenuta un vizio tipico dei neri e proletari in genere.

Ottimismo: questa realtà sociale non intaccava però il sostanziale ottimismo della borghesia americana e la sua fiducia in una continua moltiplicazione della ricchezza.

La conseguenza più vistosa fu la frenetica attività della borsa di Wall Street; un’attività consistente soprattutto in operazioni speculative, incoraggiate dalla prospettiva di facili guadagni.

Precarietà: questa euforia poggiava però su basi fragili. La domanda sostenuta di beni di consumo durevoli aveva fatto si che nel settore industriale si formasse una capacità produttiva sproporzionata alle possibilità di assorbimento del mercato interno.

Ai limiti del mercato interno l’industria statunitense aveva ovviato con l’aumento delle esportazioni, in particolare in Europa.

Legami con mercati europei: fra economia europea e americana si era venuto a creare uno stretto rapporto di indipendenza: l’espansione americana finanziava la ripresa europea e questa a sua volta alimentava con le sue importazioni lo sviluppo degli USA.

Ma questo meccanismo poteva incepparsi, dal momento che i crediti statunitensi all’estero erano erogati da banche private e dunque legati a calcoli di profitto.

Quando molti capitali americani furono dirottati verso le operazioni più redditizie della borsa di Wall Street, le conseguenze sull’economia europea si fecero sentire immediatamente, ripercuotendosi subito dopo sulla produzione industriale americana, il cui indice cominciò a scendere.






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