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La rivoluzione russa

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La rivoluzione russa


La situazione in Russia prima della guerra

In Russia solo intorno alla seconda metà dell’ottocento era stato avviato un processo di modernizzazione con l’abolizione del 1861 della servitù della gleba, che aveva portato all’affrancamento di milioni di contadini delle più diverse etnie. Tuttavia ciò non bastò a migliorare le condizioni dei contadini e la spartizione delle terre, che erano per la maggior parte in mano ai contadini agiati, i kulaki, e i grandi proprietari terrieri. L’industrializzazione fu per mano o di capitali stranieri o dello stato e riguardò solo alcune regioni dell’impero. Sul versante politico fino alla fine dell’ottocento non esisteva alcun partito e organo di rappresentanza, tutto il potere era concentrato nelle mani dello zar. Agli inizi del novecento si formarono dei partiti di opposizione:

  • Il partito costituzionale-democratico, detto dei cadetti, formato dalla borghesia liberale che voleva un parlamento elettivo
  • 1901, partito socialrivoluzionario aveva come programma la redistribuzione della terra e una società basata sulla valorizzazione dei valori comunitari del mondo contadino.
  • 1898, partito operaio socialdemocratico, di orientamento marxista prevedeva lo sviluppo dell’industria per aumentare il numero degli operai, l’unica classe secondo loro in grado di compiere una rivoluzione. Non contavano sull’appoggio dei contadini. Nel 1903 vi fu un dissidio frea la frazione moderata, i menscevichi , e quella rivoluzionaria, i bolscevichi, capeggiati da Lenin. Il dissidio era nata per una diversa concezione del partito: per i menscevichi doveva essere aperto a tutti i simpatizzanti e puntavano ad una rivoluzione democratico-borghese con l’appoggio della borghesia; per i bolscevichi doveva essere fortemente centralizzato, in mano ad un ristretto gruppo dirigente e miravano ad una rivoluzione senza l’appoggio della borghesia.



La rivoluzione del 1905

In seguito al conflitto navale con il Giappone, la Russia perse gran parte della sua flotta. In tutto il paese ci furono grandi manifestazioni di piazza contro il governo represse nel sangue dalla polizia.






1905=”domenica di sangue”

A San Pietroburgo ci fu un imponente sciopero, a cui seguì una pacifica manifestazione dei lavoratori. In questa gli operai richiedevano migliori condizioni lavorative e l’assemblea costituente





Repressa brutalmente nel sangue dalla polizia






Unione di tutti i partiti dell’opposizione per richiedere la democratizzazione dello stato.





Si costituì a San Pietroburgo il soviet dei lavoratori, sciolto poco dopo perché furono arrestati i suoi massimi esponenti, tra cui Trockij. Mentre nelle camne i contadini occuparono le terre dei nobili.

Fu costituito un parlamento, la Duma, dotata di poteri legislativi e aperto a tutte le classi sociali.





I liberali avendo raggiunto il loro scopo, abbandonarono la lotta contro il governo. Lo zar decise allora di attuare una nuova stretta repressiva e di sciogliere la Duma, che fu poi rieletta nel 1907 e nel 1912 a suffragio ristretto per garantire gli interessi dei soli grandi proprietari terrieri.





I liberali costretti all’esilio. I bolscevichi capirono di non poter contare sulla borghesia nella lotta contro il governo, ma di dover invece cercare l’alleanza con i contadini. Il governo capì di non poter continuare sulla linea della repressione.


La riforma agraria di Stolypin

L’intento della sua riforma era quello di creare un nuovo ceto agrario medio. Fino ad allora le terrre appartenevano o ai grandi proprietari terrieri o ai kulaki o ai mir, le comunità villaggio in cui le terre venivano spartite fra i membri della comunità. Con la riforma le famiglie potevano appropriarsi dei terreni dei mir. Questa riforma però portò solo ad un peggioramento delle condizioni dei contadini, poiché questi non avevano le disponibilità economiche per fra fruttare le terre. Alla fine erano costretti a rivenderle a prezzi bassi ai kulaki o ai grandi proprietari terrieri.





Milioni di contadini si riversarono nelle città, ma le poche industrie non erano in grado di dare a tutti un’occupazione.





Aumento delle tensioni sociali


La caduta degli zar


Il regime zarista non era in grado di fronteggiare la grande guerra:

In politica estera: subì gravi perdite di uomini ed i generali incapaci non furono in grado ci compiere mosse vincenti.

In politica interna :



-mancava l’appoggio dell’opinione pubblica, dei soldati in gran parte contadini, e dei socialisti.

-la guerra portò ad un aumento dei prezzi di beni di prima necessità ed ad una cresciuta dell’inflazione, per questo ci furono diversi scioperi.

Il governo sarebbe dovuto intervenire per razionalizzare la produzione e contener l’inflazione.

Lo zar invece non fu in grado di rispondere a queste esigenze, mentre intorno alla zarina si raccolsero gruppi reazionari contrari alla Duma, che fu sciolta nel 1916 per non essersi allineata con la corte.

La rivoluzione di febbraio

8 marzo 1917, a retrogrado ci fu una rivolta degli operai, appoggiata dalle truppe della capitale, e che nonostante le sue limitate dimensioni portò alla abdicazione dello zar. Dopo questa rivolta si crearono due organismi politici distinti:

  • Il governo provvisorio composto dai liberali moderati e dal socialrivoluzionario Kerenskij
  • Il soviet, il consiglio dei rappresentanti degli operai e dei soldati, che comprendeva i socialrivoluzionari, i menscevichi e i bolscevichi.

Il governo provvisorio aveva come programma la prosecuzione della guerra e la formazione entro la fine dell’anno di un’assemblea costituente da eleggere a suffragio universale. Il soviet invece aveva un programma completamente differente: prevedeva la pace immediata e la ridistribuzione delle terrre. Nel frattempo una rete di soviet si stava diffondendo in tutta la Russia. All’interno però del soviet non mancavano i contrasti tra i menscevichi , che ritenevano questa rivoluzione democratico-borghese il massimo traguardo raggiungibile, e i bolscevichi, che volevano uno stato democratico non in mano alla borghesia. Anche i bolscevichi erano divisi al loro interno tra:

  • Una minoranza di sinistra guidata da Molotov, che voleva creare un governo rivoluzionario e attuare radicali riforme.
  • Una maggioranza moderata guidata da Stalin che fece approvare la sua proposta di appoggiare il governo provvisorio per raggiungere i propri obiettivi e decretò quindi l’esilio di Molotov.

In questa situazione di debolezza del soviet arrivò ad aprile Lenin, dopochè era stato esiliato in Svizzera, ma questi era di posizioni molto vicine a Molotov,. Infatti incitava alla rivoluzione socialista mondiale ed alla presa di potere da parte di operai e contadini, (repubblica dei soviet) come scrisse nelle sue tesi di aprile. Dopo alcune iniziali controversie con il partito, Lenin riuscì a far approvare la condanna del governo provvisorio.


Rivoluzione d’ottobre

Il governo provvisorio guidato da Kerenskij, che era un socialrivoluzionario appartenente al soviet di Pietrogrado, mostrò segni di debolezza nel mese di luglio, dopo un’offensiva in Galizia che si era risolta in un disastro.





L’esercito si sciolse ed i contadini occuparono le terre signorili, non avendo ricevuto nulla dal governo provvisorio. I bolscevichi furono esiliati tra cui Lenin






In questa situazione di debolezza politica il comandante dell’esercito Kornilov tentò di prendere in mano il governo, ma fallì grazie all’unione dei soldati e dei socialisti.






Crescita dell’inflazione

Grandi manifestazioni di piazza





Nell’elezioni di settembre per la duma, i bolscevichi ottennero la maggioranza grazie al programma elaborato da Lenin che diceva:

Passaggio del potere ai soviet

Pace immediata senza annessioni né indennità

Terre ai contadini

Liberazione delle nazionalità oppresse



Il 10 ottobre si riunì il comitato centrale bolscevico che approvò la soluzione rivoluzionaria di Lenin di rovesciare il governo provvisorio e fu creato un politbjuro, di cui facevano parte Lenin, Stalin, Trockij, e che dovevano decidere la strategia politica da seguire.

Ormai di fronte alla crescente crisi politica, i soviet apparivano come gli unici centri solidi del potere; perciò i bolscevichi comandati da Trockij decisero di passare all’azione nella notte del 7 novembre con la presa del Palazzo d’Inverno, sede del governo provvisorio.


Fu instaurato il consiglio dei commissari del popolo ed il nuovo governo rivoluzionario era presieduto da Lenin, con Trockij commissario agli Esteri e Stalin alla nazionalità.

A novembre furono varati i primi decreti che prevedevano:

La pace immediata senza annessioni né indennità

La nazionalizzazione della terra con la distribuzione delle grandi proprietà terriere.

Istituzione del controllo su operai ed impiegati

Riconoscimento dell’uguaglianza di tutti i popoli russi e del diritto dell’autodecisione





Fine di novembre= elezioni a suffragio universale per l’Assemblea Costituente






Vittoria del partito socialrivoluzionario, poiché la maggioranza della popolazione erano contadini e questo partito era quello che più guardava ai loro interessi


Nel gennaio 1918 la maggioranza dell’Assemblea si rifiutò di riconoscere il governo bolscevico in carica


L’Assemblea fu sciolta e gli unici mezzi di democrazia popolare diventarono i soviet.






1918: nascita del partito comunista



L’uscita dalla guerra: la pace di Brest-litovsk

L’uscita della Russia dalla guerra si conurava come un grosso problema dato che le nazioni alleate si opponevano a ciò ne aiutarono le forze controrivoluzionarie, dado vita all’armata Bianca.

Il partito bolscevico si trovò a fare una scelta tra:

Continuare la guerra contro l’esercito tedesco e nel frattempo cercare di estendere la rivoluzione in occidente

Richiedere la pace e concentrarsi poi nella difesa dello Stato Sovietico, minacciato dalla guerra civile con l?Armata Bianca.

Alla fine prevalse la seconda possibilità ed il 3 marzo 1918 a Brest-Litovsk venne firmata la pace con gli imperi centrali con condizioni gravissime per la Russia:

  • Indipendenza dell’Ucraina
  • Perdita della Polonia e dei Paesi Baltici
  • Occupazione tedesca della Bielorussia
  • Rinunciare a metà delle industrie





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