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Le civiltà precolombiane

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Le civiltà precolombiane



Caratteristiche comuni


Le popolazioni d'America erano molto arretrate rispetto ai popoli e asiatici e vivevano perlopiù raccolti in unità tribali dedite alla caccia, alla pesca e forme rudimentali di agricoltura.

Non conoscevano l'uso della ruota, non usavano monete ma ricorrevano al baratto.

Non praticavano la pastorizia per la carenza di animali adatti all'allevamento, fatta eccezione per L'Alpaca. Allevavano animali ignoti agli europei come tacchini e porcellini d'India.

L'agricoltura era perlopiù itinerante, diveniva  stanziale sono in pochi popoli più evoluti.

Abili nella navigazione sui fiumi limitavano la navigazione marittima al Golfo del Messico.

Gli europei furono convinti che nessun popolo di quel luogo conoscesse la scrittura ma in realtà tali osservatori si sbagliarono aspettandosi di trovare nel nuovo continente metodi di scrittura simile ai nostri mentre le popolazioni dell'America più evolute usavano metodi diversi: gli Inca, per esempio, mostravano una cordicella che variamente annodata permetteva di annotare quantità di merci e i numeri. I Maia usavano una scrittura ideografica simile ai geroglifici dell'antico Egitto.




La civiltà azteca


Delle origini abbiamo poche notizie. E' invece certo che attorno al 1000 d.C. essi conducevano vita nomade nelle regioni meridionali del Messico, procurandosi i mezzi di sostentamento con la caccia raccogliendo il cibo, ignorando del tutto l'agricoltura.

Solo verso la metà del quattordicesimo secolo gli aztechi si stanziarono nell'inospitale regione del lago di texcoco dove riuscirono nel corso di circa di un secolo a fondare la loro capitale, in cui iniziarono a praticare l'agricoltura e, dopo una serie di guerre, nella prima metà del 400, diventarono il popolo egemone dell'intera regione.

La struttura economico sociale azteca era molto rigida: un'ampia base di contadini che vivevano in condizioni simili a quelle dei servi della gleba del nostro medioevo lavorava la terra assieme agli schiavi.

La classe dei contadini era sottomessa alla casta dei guerrieri sacerdoti che avevano il privilegio esclusivo di possedere la terra.

Accanto all'agricoltura erano praticate altre attività commerciali ed artigianali come la lavorazione delle piume e la tessitura. Credevano in molti Dei perché unirono alle proprie originarie divinità anche le divinità dei popoli conquistati o subalterni.

Gli Aztechi credevano nella precarietà del mondo. Ritenevano che già quattro volte l'umanità fosse stata travolta da grandi sventure e che la quinta fosse in procinto di arrivare. Per questo motivo sentivano il dovere di salvare il mondo, nutrendo di sangue umano e il Dio Sole.

Questo li portava a fare autentiche stragi di prigionieri durante le cerimonie religiose.

I prigionieri venivano trascinati in cima alla scala del tempio, venivano squartati, veniva strappato il cuore e offerto al Dio. I cadaveri venivano fatti rotolare per la scala dove alla base venivano decapitati le loro teste erano esposte nel 'Muro dei crani'. La loro religiosità era tale che non furono rari i casi in cui gli Aztechi decidevano di fare guerre semplicemente per procurarsi prigionieri da offrire al Dio.


La civiltà dei Maia


Fra il primo millennio a.C. e il primo millennio d.C. i Maia crearono nella penisola centroamericana dello Yucatan e nell'entroterra la più evoluta delle civiltà precolombiane.

I Maia erano organizzati in 300 centri urbani che erano vere proprie città stato autonome o legate da vincoli confederali. Le città erano complessi monumentali che comprendevano templi e palazzi d'abitazione dei sacerdoti che con i nobili costituivano la casta dominante.

Il popolo viveva in capanne che sorgevano vicino e andava nelle città solo in occasione di mercati, feste e cerimonie religiose. Si presume giocassero un gioco col pallone che aveva un significato religioso. Nobili e sacerdoti avevano il privilegio della proprietà privata della terra.

Le terre non appartenenti ai nobili erano di proprietà comune ma venivano amministrate dai sacerdoti che le assegnavano alle famiglie.

La religione Maia era simile a quella Azteca. Anche essi credevano nella precarietà del mondo, in un devastante diluvio, e sacrificavano vittime umane in onore del Dio Sole.


La civiltà Inca


Al momento dell'occupazione snola, gli altipiani del Perù e le cose del Pacifico erano abitate dalla civiltà Inca. L'organizzazione era una sorta di impero multietnico. E il sovrano di questo impero aveva una propria sede nella città di Cusco e,  grazie a un'organizzazione efficiente, poteva tenere sotto controllo l'intero stato.

Un'estesa rete di strade permetteva collegamenti su tutto il territorio. I sudditi maschi adulti sposati avevano l'obbligo di prestare la propria opera per i pubblici lavori: costruzione di strade, di case, dei terrazzamenti per le coltivazioni eccetera.

La civiltà Inca si sviluppò fino al 1532 quando gli snoli, guidati da  Pizarro diedero inizio alla sottomissione di quel popolo e alla distruzione della loro civiltà.

L'ultimo imperatore Inca, Tupac Amaro, fu decapitato nel 1572.


Le stragi dei 'Conquistadores'




Le civiltà precolombiana furono distrutte. Contro di loro vi fu un vero proprio genocidio. Si ravvivò tra gli snoli lo spirito della 'Reconquista'; prese vigore l'idea di una Sna missionaria e impegnata a garantire ovunque il trionfo della croce e del cattolicesimo. Gli snoli, nei rapporti con le popolazioni primitive, si ispirarono a questa ideologia. Vollero quindi cancellare le tradizioni degli amerindi obbligandoli a farli cristiani anche quando non esistevano affatto i presupposti culturali.

In realtà l'ideologia era spesso una copertura per interessi ben più materiali. Un gran numero di indigeni furono costretti al lavoro forzato nelle ricche miniere d'argento.

Protagonisti di questa azione furono i 'Conquistadores', esponenti della nobiltà impoverita o semplici avventurieri spinti solo da un desiderio d'oro e di ricchezza.

Formalmente agivano in nome del re di Sna, in realtà si muovevano arbitrariamente e provvedevano ai propri interessi personali.

I sovrani di Sna li incaricavano di amministrare le terre che avrebbero occupato ma non delegavano loro alcuna sovranità. Tanto che in alcuni casi si scatenarono delle rivolte perché i conquistatori tentavano di conquistare l'autonomia dalla Sna.

Tra i principali vi furono Cortes e  Pizarro. L'impero coloniale snolo, una volta costituito, comprendeva la nuova Sna (il Messico e l'America centrale) e la nuova Castiglia (dal Perù all'Argentina). Il Brasile invece, fu in mano ai portoghesi.


Effetti

Le grandi scoperte geografiche aprirono comunque, per i maggiori paesi d'Europa, prospettive di sviluppo fino allora impensabili.

L'impero coloniale snolo dell'America centromeridionale si rivelò presto ricco di miniere d'oro e d'argento nonché di immense risorse agricole virtuali.

I portoghesi non mirarono tanto a fondare colonie molto estese, quanto a costruire una lunga e ininterrotta catena di basi commerciali e navali lungo le coste africane, indiane e nelle isole dell'estremo oriente come Giava e Sumatra.

Dalle colonie prelevavano schiavi, metalli pregiati, oro, spezie e prodotti esotici di ogni genere esercitando un monopolio che andò soprattutto a scapito di Venezia.

Iniziò in questo periodo un primo processo di mondializzazione dei commerci e della storia.


La rivoluzione geografica


Fino alla fine del 1400, l'Europa, l'Asia e l'Africa erano reciprocamente estranee se non come tappe di commercio.

La rivoluzione geografica del 1500 sconvolge questa situazione. L'Europa inizia il processo che la porterà per secoli a dominare su tutta la terra e, nello stesso tempo, l'asse dell'economia si sposta dal Mediterraneo alla Atlantico.

Si formano e crescono porti come Lisbona, Siviglia, Cadice e Anversa.

Inizialmente l'Italia non va incontro a un'immediata crisi. I banchieri rimangono i più forti e abili d'Europa, la produzione della seta aumenta tanto da diventare quasi monopolio italiano.

Firenze e Venezia producono vetri di altissima qualità. Le produzioni delle armi sono fiorenti a Milano e Brescia e alimentano una ricca esportazione. Non passerà molto tempo, però, che l'Italia inizierà a sentire i primi sintomi della crisi data dallo spostamento dei traffici sull'Atlantico.

La scoperta dell'America porta grossi processi di trasformazione anche nel campo dell'alimentazione. Dal nuovo continente vengono vegetali come mais, la patata, i fagioli, il pomodoro, il cacao che oggi sono parte essenziale della nostra alimentazione. L'afflusso di metalli preziosi contribuisce a provocare un lungo processo di inflazione. L'oro e l'argento, infatti, come qualsiasi altra merce valgono meno quanto più abbondano. Essendo molto vaste le miniere americane arrivano molto oro e argento che quindi perdono progressivamente di valore nello scambio con le altre merci.

Per questo i prezzi ati in monete d'oro e d'argento crescono fino a quattro volte.

Ovviamente questo non incide sulla borghesia, artefice di questi aumenti ma incide da un lato sulla nobiltà che spesso ha ceduto l'uso della terra in cambio di rendite fisse e sulle classi più basse che ovviamente perdono potere d'acquisto.









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