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Le istituzioni politiche e sociali dell'età regia

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Le istituzioni politiche e sociali dell'età regia

Lo studio delle condizioni sociali e politiche di Roma in età monarchica ha messo in luce la suddivisione in due classi della popolazione urbana: da un lato vi erano i patrizi, che godevano di diritti politici e costituivano il populus, dotato di diritti civili; dall'altro c'era la plebe, la quale non godeva di alcun diritto politico. Non è facile cogliere la vera origine di queste distinzioni, anche perché le risposte date finora dagli studiosi sono state estremamente diverse; certo è che patrizi e plebei, se ebbero senz'altro profonde differenze di carattere economico, sociale e religioso (professavano infatti culti diversi) dovettero inizialmente distinguersi soprattutto per motivi etnici. C'è chi ha voluto vedere, ad esempio, nei patrizi i latini che si imposero sull'etnia sabina, cioè i plebei; oppure individuare nei patrizi gli etruschi conquistatori che sottomisero la componente etnica latino-sabina, riducendola a plebe; e non mancano teorie innovative, che tendono a ridimensionare di molto il ruolo del patriziato in epoca arcaica.

Venendo più specificamente alla ura del re (rex), egli veniva scelto tra i patrizi dal senato (senatus), il concilio degli anziani (patres), e rimaneva in carica per tutta la vita. A lui spettava la chiamata del popolo alla guerra, così come il comando in battaglia; era cioè depositario dell'imperium, la forza congiunta degli dei e del popolo romano, che per tutta la storia romana si identificherà con il potere militare. Nelle processioni, al sovrano veniva aperta la strada dai dignitari (denominati littori), che portavano i fasci, simboli del potere e della legge. Il re era anche il giudice supremo in tutte le cause, sia civili sia penali.



Il senato poteva dare consigli solo se consultato dal sovrano, sebbene i suoi membri possedessero grande autorità morale. Inizialmente, solo i patrizi potevano imbracciare le armi in difesa dello stato, reclutati dalle trenta curiae in cui erano divise le tribù dei Ramnes, dei Tities e dei Luceres (cento uomini per curia, più cento cavalieri per tribù, per un totale di 3300 soldati, numero che sarà alla base della legione d'età repubblicana); la situazione poi si modificò, in seguito all'introduzione di un'importante riforma militare, nota come 'riforma serviana', in quanto si ritiene che sia stata elaborata da Servio Tullio nel VI secolo a.C.

Da allora anche i plebei poterono acquisire proprietà e, secondo la riforma, tutti coloro che avevano possedimenti erano obbligati a prestare servizio nell'esercito, con un rango corrispondente alla loro ricchezza. Si trattava della cosiddetta 'riforma centuriata', che distingueva il popolo romano in cinque fasce censitarie, a loro volta globalmente suddivise in 193 centuriae, costituite da cento uomini ciascuna; esse erano dunque la base della nuova leva militare, ma l'ordinamento centuriato funse anche da struttura portante della nuova assemblea popolare – i comitia centuriata –, che si identificava quindi con il popolo in armi: popolo che combatte e popolo che vota e decide non avrebbero dovuto avere dunque alcuna differenza strutturale.



La nuova organizzazione, privilegiando il censo sull'elemento strettamente nobiliare, preparò il terreno al conflitto tra patrizi e plebei, che si sarebbe aperto nei primi secoli dell'età repubblicana. Non è forse errato pensare che sia la riforma stessa da far slittare in epoca repubblicana, poiché essa sembrerebbe presupporre una leva militare numericamente assai più numerosa di quanto non potesse essere quella d'epoca serviana; inoltre, tale complessità nel computo del censo, per l'esatta ripartizione nelle classi sociali, parrebbe anacronistica in un periodo tanto arcaico.


Roma antica (età repubblicana) Periodo della storia di Roma antica compreso fra il 510 e il 27 a.C., che seguì la caduta della monarchia.







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