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Le origini del capitalismo

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Le origini del capitalismo.


Da Medio Evo a Età Moderna


La scoperta dell'America è considerata lo spartiacque fra il medioevo e l'evo moderna.

Non è ovviamente un singolo fatto a determinare un cambio di era. La scoperta dell'America, però,  assume un valore simbolico perché ha determinato l'avvio di due processi molto importanti destinati a trasformare radicalmente il mondo.

Il primo in campo scientifico perché la scoperta della sfericità della terra cambia il modo dell'uomo di rapportarsi alle scienze, rendendole sempre più autonome dalla religione.



Il secondo aspetto è prevalentemente di carattere economico poiché si avrà all'inizio della trasformazione capitalistica in campo economico.



La scoperta dell'America è profondamente connessa con le origini del capitalismo perché dal nuovo continente arriveranno in Europa immense quantità di oro e argento sufficienti a sconvolgere i tradizionali equilibri.

Il sistema capitalistico non nasce dall'oggi al domani con la scoperta dell'America ma è il compimento della cosiddetta rivoluzione commerciale del basso medioevo.

È già presente un'economia di mercato fondata su scambi di merce sia tra contadini che tra commercianti e mercanti.

Nonostante questo, però, nel medioevo la nobiltà terriera nella classe feudale è riuscita a conservare la propria posizione di egemonia.

Il processo di trasformazione capitalistica della società emerge però alla distanza e stravolge gli equilibri sociali. Progressivamente, infatti, si dissolvono i rapporti di servitù della gleba, si libera manodopera che non trova più nel sistema feudale una collocazione stabile, i lavoratori iniziano a percepire un salario.

Si moltiplica il numero di coloro che, impiegando i propri soldi nell'utilizzo di manodopera e nell'acquisto di macchine o di materie prime producono per lo scambio.

Il capitalismo nasce cioè nel senso moderno del termine quando non si produce per procurare mezzi di sussistenza, di sopravvivenza o semplicemente per accumulare per vivere bensì quando si produce per investire e per accrescere il capitale prodotto

Inizia il meccanismo per cui si accumulano capitali per sviluppare attività che permettano un accumulo di nuovi maggiori capitali.

Sebbene nel 1500 i vecchi metodi di produzione individuale del contadino e dell'artigiano sono ancora effettivamente prevalenti, il fenomeno del capitalismo si sviluppa da un punto di vista qualitativo.

A favorire il decollo di questo sistema è anche l'aumento della popolazione europea.

L'incremento demografico comporta una crescita della domanda di beni che è da stimolo alla produzione.

Nel 1500 i lavoratori salariati non vivono molto meglio dei vecchi servi della gleba anzi, rischiano spesso di restare disoccupati e aumentare la massa di vagabondi e mendicanti che affolla le città.



La differenza tra il salariato e il servo della gleba è che il serbo serbo era legato indissolubilmente alla sua terra e al mestiere, il salariato dispone della propria forza lavoro che vende agli imprenditori a condizioni più o meno favorevoli a seconda delle capacità, della specializzazione, della quantità di manodopera disponibile al momento.

Il 1500 vede quindi anche la nascita del cosiddetto mercante capitalista che promuove e dirige le sue attività.

Egli persegue il fine di reinvestire i capitali in una produzione sempre più ampia.

La differenza con il mercante del passato è che prima ci si procurava un bene da consumare, adesso da reinvestire.

L'esigenza di aumentare la produttività del lavoro stimola in questa  fase storica l'invenzione di nuove macchine e nuove tecniche di misura che non hanno precedenti.

Iniziano a crearsi piccole macchine per lavorare, alcune pompe idrauliche, alcuni strumenti che vengono usati in varie attività, nelle miniere e nelle industrie metallurgiche.


La manifattura


L'innovazione più importante e davvero rivoluzionaria del periodo è la manifattura.

Un tipo di fabbrica che comincia ad apparire nel 1500. In precedenza si forniva materia prima a laboratori familiari per ritirare il prodotto finito. Si produceva secondo il sistema domestico, si sfruttava quindi  un vecchio metodo di produzione artigianaleper trarre un profitto capitalistico.

Il capitalista in quel caso era solo un grande mercante che nel processo di produzione interveniva marginalmente. La manifattura invece fa sì che la manodopera venga concentrata in fabbriche dove lavora sotto la stretta direzione del mercante con gli strumenti che egli fornisce.

Si realizza un risparmio nelle spese generali e nei tempi di produzione e si aggiungono i vantaggi della collaborazione fra gli operai. In queste aziende manifatturiere, inoltre, ha inizio la divisione del lavoro che permette di accelerare la produzione.

Grazie a questo sviluppo la popolazione delle più importanti città europee quali Venezia, Firenze, Napoli Parigi, Lione, Lisbona, Norimberga supera i 100.000 abitanti.

Le città, inoltre, diventano i centri direttivi di produzione e scambi nonché le sedi di fiorenti attività speculative e di banche. Le banche, necessarie per la raccolta e la distribuzione dei capitali iniziano a vivere sugli interessi dei prestiti.

I grandi banchieri avevano rapporti col potere politico e, spesso, in cambio di prestiti concessi a sovrani, ottenevano appalti e privilegi sulla riscossione delle tasse e privilegi di sfruttare alcune miniere appartenenti allo Stato.



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