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L'età di Filippo II

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L'età di Filippo II


La ura di Filippo II

Filippo II, erede della corona di Sna, dei possedimenti snoli in Italia, in America e nei Paesi Bassi, fu durante il suo regno sovrano più potente d'Europa.

La Sna era al centro dell'economia mondiale grazie all'intensificarsi delle comunicazioni con l'America e con l'oriente.

Egli, avendo ricevuto una rigida educazione religiosa, si battè sempre in difesa del cattolicesimo presentandosi come campione della Controriforma.

Anche il suo matrimonio fu una sorta di crociata. Si sposò con Maria Tudor, di 11 anni più grande di lui, perché voleva l'alleanza con la Regina e perché voleva aiutarla a restaurare il cattolicesimo in Inghilterra.

Nonostante le intenzioni, però, non seppe attuare una politica adeguata.

Egli avrebbe potuto favorire lo sviluppo capitalistico della società snola, eliminando le strutture feudali e concentrando la propria attenzione sul traffico Atlantico e sulle enormi risorse che arrivavano dall'America, ma non era nella sua mentalità e nelle sue tradizioni.



Il sovrano rimase invece bloccato in una serie di guerre dispersive e costose per cui, nonostante il molto oro proveniente dall'America, fu costretto a dichiarare per ben tre volte bancarotta.

Fu un sovrano assoluto che impedì il progresso economico della Sna.


La politica interna


In politica interna Filippo II si propose di eliminare ogni forma di eresia e di opposizione, di perseguitare le minoranze come gli ebrei e i moriscos, cioè gli arabi apparentemente convertiti al cattolicesimo.

La lotta contro l'eresia era nelle sue profonde convinzioni ma aveva anche interessi materiali. L'unità cattolica della Sna era insidiata da minoranze di ebrei e musulmani sulla cui fedeltà non si poteva contare.

Gli snoli religiosi odiarono queste minoranze e Filippo secondo aiutò il processo di sterminio.

Chi si salvava fuggiva  dalla Sna. Questo contribuì a indebolire ulteriormente economicamente la Sna perché gli ebrei e i moriscos rappresentavano prevalentemente la parte più sviluppata della borghesia. Filippo II, però, non se ne curò.

Iniziò poi una guerra volta all'annessione del Portogallo. Facendo così, riunì sotto di sé l'intera penisola iberica e aggiunse il Brasile ai  già immensi domini del Sudamerica. Nel 1580 bastò una passeggiata militare perché Filippo venisse riconosciuto come legittimo Re del Portogallo.


La politica estera


Avendo escluso l'ipotesi di concentrare le proprie mire sull'Atlantico, Filippo II si trovò impegnato in una politica estera dispersiva perché dovette combattere contro i turchi nel Mediterraneo, intervenire negli affari di Francia, scontrarsi con l'Inghilterra dopo la morte di Maria Tudor e nello stesso tempo cercare di imporre le sue pretese cattoliche e controriformistiche nei territori dominati, in particolar modo nei Paesi Bassi.

I turchi

Filippo II, avendo il controllo del sud Italia, non poteva trascurare gli interessi nel Mediterraneo e quindi essere indifferente al pericolo islamico e turco. La lotta contro l'Islam era quindi una crociata contro gli infedeli ma era anche imposta dalla necessità di garantire la sicurezza alle rotte mediterranee. Per questo attaccò in Marocco, si alleò a Venezia contro i turchi.

Famosa fu la santa lega creata da Papa Pio V e condotta da Filippo II che riuscì a scongere, nella straordinaria battaglia di Lepanto nel 1571, arrestando l'avanzata turca sopra i Balcani.

I Paesi bassi:

Gravi problemi ebbe però nei Paesi Bassi. La struttura economico sociale borghese dei Paesi Bassi era irriducibile nei confronti dei metodi di governo di Filippo II. L'imperatore Carlo V, che conosceva bene quelle popolazioni, non aveva mai tentato di opprimerle con obblighi incompatibili con le loro esigenze e con loro mentalità. Filippo II invece, pretese fin dai primi anni di regno di sottoporli a metodi autoritari.

Cercò di riorganizzare da un punto di vista ecclesiastico il regno, costringendo il paese all'obbedienza romana e volle trasformare vescovi e preti in strumenti del suo potere.

Per questo impose l'inquisizione e l'obbligo di attenersi al concilio di Trento.

Pensò così di aver consolidato il proprio potere in realtà aveva posto le premesse perché il popolo si ribellasse.

Nel 1566 gruppi di calvinisti insorsero distruggendo chiese cattoliche. Nobili e borghesi si unirono alla 'rivolta', chiamata 'dei pezzenti' come la definì  un cortigiano di Filippo II.

L'istituzione di un tribunale che in tre mesi condannò a morte oltre 1800 persone, instaurando un clima di terrore, non bastò però a soffocare la rivolta. Sotto la guida di di Guglielmo d'Orange, un cattolico convertito al calvinismo, la lotta continuò immutata.

Le spese erano così alte che il Duca d'alba, mandato da Filippo II a governare quei territori, fu costretto a inasprire il regime fiscale. Questo comportò ovviamente una rivolta ancora più dura tanto che le province del Nord, appoggiate dalla regina Elisabetta e dai calvinisti francesi (detti ugonotti) si sottrassero di fatto al potere della Sna, dando il titolo di capo di Stato a Guglielmo.

Nel 1584 Guglielmo venne ucciso da un sicario di Filippo II ma gli olandesi continuarono a battersi contro la Sna sotto la guida del lio Maurizio d'Orange e fu sempre più evidente che erano disposti a tutto per difendere la propria indipendenza.

La guerra continuò anche dopo la morte di Filippo III.

Fu il lio e successore Filippo III che riuscì a stipulare una tregua di 12 anni.



Filippo II e la Francia


Le guerre della prima metà del 1500 avevano ridotto le finanze francesi in condizioni precarie.

Dopo un lungo periodo con sovrani di poco peso, le forze feudali in Francia ripresero potere.

E iniziarono gli scontri tra cattolici e Ugonotti, i calvinisti francesi.

La monarchia fu presa tra due fuochi nel tentativo di far convivere sudditi i cattolici con gli Ugonotti. Caterina dei medici, che all'epoca reggeva lo Stato francese, fece emanare l'editto di Saint Germain che garantiva libertà di religione agli Ugonotti fuori dalle mura cittadine.

Questo però contribuì a un ulteriore scontro: la famosa la notte di San Bartolomeo del 1572 in cui i cattolici massacrano a Parigi più di 2000 ugonotti giunti in città.

Il rischio, in questa fase storica, fu una vera e propria disgregazione del regno francese diviso tra cattolici e ugonotti in guerra aperta tra loro.

Scoppiò una guerra civile. Alla fine di questa guerra civile finì per salire al trono Enrico IV di Borbone, Ugonotto.

Per evitare questo scandalo, Filippo II cercò una prova di forza. Fece entrare in Francia un esercito con l'obiettivo di restaurare un monarca cattolico.

Questo però fece sì che non si presentasse più come uno scontro fra ugonotti e cattolici ma come una guerra tra Francia e Sna, questo bastò per legittimare Enrico IV come Re, Tanto più che nel 1593 il sovrano si convertì alla fede cattolica. Filippo II si trovò quindi a dover combattere contro un Re che ormai era accettato dai francesi e la sua impresa si rivelò fallimentare.

Nello stesso anno Enrico IV prese un provvedimento molto significativo per la Francia e per l'Europa. Emanò l'editto di Nantes che sancì libertà di coscienza e concesse libertà religiosa agli ugonotti e a tutte le religioni.

Per la prima volta si scinde l'appartenenza nazionale alle scelte religiose.


Filippo II e l'Inghilterra di Elisabetta


Come sappiamo, Maria Tudor, la sorellastra di Elisabetta, si era alleata alla Sna e aveva cercato di riportare gli inglesi al cattolicesimo.

La sua politica fu però fallimentare perché la Sna era rivale e concorrente economica dell'Inghilterra nelle rotte commerciali con l'Atlantico. Per questo motivo Elisabetta operò una svolta politica coerente con le esigenze del suo popolo. Rifiutò le nozze che Filippo le propose dopo la morte della prima moglie e riportò il paese nell'anglicanesimo.

La nuova regina affrontò il problema religioso secondo un'impostazione moderata. Fu moderata da un punto di vista del culto ma lasciò intatta la struttura gerarchica della Chiesa anglicana, tanto che il Papa Pio V la scomunicò.

Rafforzò il suo potere interno attraverso una politica che rivendicava il pieno potere dell'Inghilterra e il rilancio del commercio sull'Atlantico, rilancio che ebbe come concorrente principale ovviamente la Sna.

L'Inghilterra si oppose alla Sna ovunque nascessero motivi di attrito:

in Olanda appoggiò gli indipendentisti

in Francia gli ugonotti,

su tutti i mari i contrabbandieri e i corsari violavano il monopolio snolo e predavano le navi Filippo secondo. Famoso il corsaro Francis drake che godeva dell'esplicita approvazione della regina e venne addirittura nominato dalla regina stessa Cavaliere.

Su di lei si svilupparono la comnia del Baltico e delle Indie orientali. Sviluppò le attività produttive tra cui l'agricoltura, ma anche la manifattura, soprattutto nella produzione di panni di lana e incentivò anche la pesca.  L'Inghilterra si avviava con fresche energie sulla via del capitalismo.

La tensione tra Sna e Inghilterra crebbe finché le due potenze, dopo essersi combattute indirettamente nei Paesi Bassi giunsero allo scontro diretto.


La guerra anglo-snola


L'occasione dello scontro fu offerto da una vicenda che apparentemente avrebbe dovuto riguardare soltanto la politica interna inglese.

La regina cattolica di Scozia Maria Stuart, per sottrarsi a una situazione insostenibile nata da una serie di intrighi prodotti dai calvinisti scozzesi, dovette abbandonare il regno e si rifugiò in Inghilterra presso la cugina Elisabetta. Per i vincoli di parentela essa fu considerata però dai cattolici inglesi come l'unica sovrana legittima d'Inghilterra, soprattutto dopo la scomunica di Elisabetta. Essa divenne condiscendente strumento delle trame che si andavano tessendo contro la cugina Elisabetta che però nel 1587 risolse la questione facendola decapitare come colpevole di alto tradimento.

Filippo II, già in urto con l'Inghilterra per 1000 ragioni, campione della controriforma, raccolse la sfida di Elisabetta.

Fece allestire un'imponente flotta di 130 navi munite di 2000 cannoni chiamata dagli storici 'l'invincibile armata' che avrebbe dovuto sbarcare in Inghilterra e deporre la regina vendicando Maria Stuart e le umiliazioni subite dalla Sna nei mari di mezzo mondo.

L'invincibile armata, però fu sorpresa mentre era in navigazione sulla manica, si batté con coraggio in un'epica battaglia di 10 giorni ma alla fine dovette cedere alla superiore esperienza inglese e ai venti sfavorevoli subendo grandissime perdite. (1588)

Le navi superstiti per evitare ulteriori scontri furono per giunta costrette a circumnavigare l'Inghilterra.

La sconfitta fu molto grave perché compromise le sorti della Sna sull'Atlantico, cioè sulla grande via delle comunicazioni con l'America.

La Sna trionfò contro i turchi dove era secondario vincere e fu invece sconfitta nell' Atlantico dove si giocava la partita decisiva.

Questo determinò l'inizio del processo di decadenza snola.






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