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MONDIALIZZAZIONE DEL CONFLITTO - La seconda guerra mondiale

MONDIALIZZAZIONE DEL CONFLITTO - La seconda guerra mondiale
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MONDIALIZZAZIONE DEL CONFLITTO  - La seconda guerra mondiale
L'anno dopo la caduta della Francia il conflitto dilagò, assumendo dimensioni mondiali. Hitler, pur conducendo nuove camne nei Balcani, in Africa settentrionale e nei cieli dell'Inghilterra, schierava adesso il grosso dell'esercito a est, contro l'Unione Sovietica.

L'intervento degli Stati Uniti Finora rimasti neutrali, gli Stati Uniti si prepararono allo scontro con il Giappone in Asia e nell'oceano Pacifico, stringendo nel frattempo accordi con la Gran Bretagna per determinare le strategie da seguire nell'eventualità di una loro entrata in guerra. Nel marzo del 1941 il Congresso americano approvò il Lend-Lease Act, un programma di aiuti militari ed economici da concedere a qualsiasi paese designato dal presidente e del quale beneficiarono la Gran Bretagna e, dopo l'invasione tedesca nel giugno del 1941, anche l'Unione Sovietica. Gli Stati Uniti speravano in una sconfitta dell'Asse senza un loro coinvolgimento diretto, ma alla fine dell'estate del 1941 si trovarono in una posizione di guerra non dichiarata con la Germania. In luglio reparti di marines americani furono dislocati in Islanda, occupata dagli inglesi: nel maggio del 1940 la Marina militare americana ebbe l'incarico di scortare i convogli nelle acque a ovest dell'Islanda; in settembre il presidente Franklin Delano Roosevelt autorizzò le navi di scorta ai convogli ad attaccare le navi da guerra dell'Asse.



Nel frattempo, le relazioni tra Stati Uniti e Giappone si erano ulteriormente deteriorate. Nel settembre del 1940 il Giappone costrinse il governo di Vichy a cedere la zona nord dell'Indocina. Gli Stati Uniti proibirono l'esportazione in Giappone di acciaio, ferro e combustibile per l'aviazione. Nell'aprile del 1941 i giapponesi firmarono un accordo di neutralità con l'Unione Sovietica, per limitare i possibili fronti di guerra in vista dello scontro con la Gran Bretagna o con gli Stati Uniti. Quando però la Germania invase l'Unione Sovietica, in giugno, decisero di rompere l'accordo, pensando a un attacco contro l'Unione Sovietica da est; in seguito cambiarono idea, e presero la fatale decisione di portare l'offensiva nel Sud-Est asiatico. Il 23 luglio il Giappone occupò il Sud dell'Indocina. Due giorni dopo Stati Uniti e Gran Bretagna risposero con l'embargo commerciale. Il 7 dicembre 1941, un'ora prima della dichiarazione ufficiale di guerra, forze aeree e navali giapponesi distruggevano la flotta americana a Pearl Harbor. Tre giorni dopo le due maggiori unità navali britanniche nel Pacifico venivano affondate. Si apriva così un nuovo fronte di guerra in Estremo Oriente.

L'invasione dell'Unione Sovietica Lo scontro più imponente iniziò la mattina del 22 giugno 1941, quando più di 3 milioni di soldati dell'Asse invasero l'Unione Sovietica. Nonostante l'attacco fosse stato apertamente preparato da mesi, i sovietici furono colti di sorpresa. I capi militari sovietici erano convinti che una guerra lampo come quella che aveva piegato la Polonia e la Francia non sarebbe stata possibile contro l'Unione Sovietica. L'esercito sovietico era numericamente superiore a quello tedesco, forte di 4,5 milioni di soldati schierati sul confine occidentale, del doppio di carri armati e del triplo di aerei, pur tecnologicamente superati; alcuni tipi di mezzi blindati, soprattutto i famosi T-34, erano tuttavia superiori a quelli tedeschi. Il primo giorno molti aerei sovietici furono distrutti; lo schieramento dei carri armati, dispersi tra la fanteria, era perdente nei confronti della concentrazione dei mezzi corazzati tedeschi. Gli ordini dati alla fanteria furono di contrattaccare senza ritirarsi, ma la maggior parte dei soldati sovietici cadde combattendo o fu catturata.

L’operazione Barbarossa

Per l'invasione, l'esercito tedesco era stato organizzato in tre gruppi armati – Nord, Centro e Sud – che puntarono rispettivamente verso Leningrado (attuale San Pietroburgo), Mosca e Kiev. Hitler e i suoi generali concordavano sul fatto che il problema principale era bloccare l'Armata Rossa e scongerla prima che potesse ripiegare verso l'interno del paese. Non erano però d'accordo sulla strategia da seguire: i generali erano convinti che il regime sovietico avrebbe sacrificato qualsiasi cosa pur di difendere Mosca, la capitale, nodo centrale delle reti stradali e ferroviarie e principale centro industriale del paese. Per Hitler, invece, l'Ucraina, con le sue risorse naturali, e il Caucaso, con il suo petrolio, rappresentavano gli obiettivi più importanti, insieme alla città di Leningrado. Il compromesso fu trovato nelle tre differenti direttive d'invasione e il grosso dell'esercito si mosse verso Mosca. I tedeschi prevedevano di vincere in dieci settimane: era un punto essenziale, in quanto l'inverno russo avrebbe bloccato le operazioni, mentre l'impegno bellico nei Balcani aveva già causato un ritardo di tre settimane.

Mussolini decise di collaborare all'operazione Barbarossa con l'invio di un Corpo di spedizione italiano in Russia (CSIR) composto di 62.000 uomini che i tedeschi schierarono in Ucraina. Sul fronte opposto furono Churchill a offrire ai sovietici un'alleanza e Roosevelt gli aiuti consentiti dalla Legge affitti e prestiti, benché i rispettivi consiglieri militari non concedessero più di un mese alle possibilità di resistenza dell'URSS. Alla fine della prima settimana di luglio, il Gruppo Centro aveva fatto prigionieri 290.000 soldati sovietici a Bialystok e a Minsk. Il 5 agosto, attraversato il fiume Dnepr, i tedeschi fecero altri 300.000 prigionieri vicino a Smolensk ed erano ormai prossimi a Mosca.



I russi avevano sacrificato moltissimi soldati e armamenti per difendere la capitale. Hitler, comunque, non era soddisfatto e, nonostante le proteste dei suoi generali, ordinò al Gruppo Centro di spostare il grosso degli armamenti a nord e a sud per aiutare gli altri due gruppi d'invasione, fermando in questo modo l'avanzata verso Mosca. L'8 settembre il Gruppo Nord, insieme a forze finlandesi, diede il via all'assedio di Leningrado. Il 16 settembre il Gruppo Sud accerchiò Kiev da est, facendo 665.000 prigionieri. A questo punto Hitler decise di riprendere l'avanzata verso Mosca e ordinò ai mezzi corazzati di ricongiungersi al Gruppo Centro.

L'avanzata verso Mosca Il Gruppo Centro riprese le azioni il 2 ottobre, catturando in due settimane 663.000 militari nemici. Le piogge autunnali trasformarono tutto il terreno in fango e bloccarono l'avanzata per quasi un mese. A metà novembre arrivò il freddo e il terreno gelò. Hitler e il comandante del Gruppo Centro, il feldmaresciallo Fëdor von Bock, decisero, nonostante l'inverno, di concludere la camna del 1941 con la conquista di Mosca.

Verso la seconda metà di novembre Bock mosse verso Mosca, arrivando a 32 km dalla città. La temperatura era bassissima, la neve copriva le strade, macchine e uomini non erano attrezzati ad affrontare un freddo così intenso. Il 5 dicembre i generali tedeschi ammisero il blocco totale dell'avanzata. Carri armati e camion erano congelati, le truppe demoralizzate.

La controffensiva sovietica Stalin, in accordo con il maresciallo Georgij Wukov, aveva trattenuto a Mosca le riserve, tra cui molti giovani, ma anche veterani provenienti dalla Siberia, dove l'Armata Rossa, nel 1939, aveva sconfitto i giapponesi sul confine con la Manciuria. Il 6 dicembre i sovietici contrattaccarono e, dopo pochi giorni, le avanguardie corazzate tedesche si ritirarono, lasciando sul terreno una quantità di veicoli e armamenti resi inutilizzabili dal gelo.

Su ordine di Stalin, il contrattacco di Mosca dette il via a una controffensiva sull'intero fronte. I tedeschi non avevano costruito linee di difesa sulla retroguardia e Hitler ordinò alle truppe di non retrocedere. I russi annientarono molte divisioni, ma i tedeschi resistettero abbastanza per superare l'inverno e mantenere l'assedio di Leningrado, minacciando Mosca e occupando l'Ucraina.

Per la prima volta dal 1939 falliva un piano tedesco di annientamento del nemico. L'obiettivo di assicurarsi grandi quantitativi di viveri e materie prime dalla Russia sconfitta non si realizzò, perché le ferrovie erano state distrutte dai sovietici in ritirata, e altrettanto era stato fatto con le colture, il bestiame e ogni altra risorsa. L'aiuto in materie prime concesse dagli americani, trasportate da convogli britannici che subirono perdite pesanti nei porti settentrionali della Russia, assicurò ai sovietici radar, radio e altri equigiamenti sofisticati.



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