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Prima guerra mondiale, L’Italia dalla neutralità all’intervento, Grande strage (1915-1916), Svolta del 1917, Italia, Rivoluzione o guerra democ

Prima guerra mondiale, L’Italia dalla neutralità all’intervento, Grande strage (1915-1916), Svolta del 1917, Italia, Rivoluzione o guerra democ
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Prima guerra mondiale


Attentato di Sarajevo: il 28 Giugno 1914, uno studente bosniaco, Gavrilo Princip, uccise con 2colpi di pistola l’erede al trono d’Austria, Francesco Ferdinando, e sua moglie. L’attentatore faceva parte di un’associazione irredentista con base in Serbia.


Fasi della guerra:

L’Austria compì la prima mossa, inviando, il 23 luglio, un ultimatum alla Serbia.

La Russia assicura il proprio sostegno alla Serbia.

Il governo Serbo accettò solo in parte l’ultimatum.



L’Austria dichiarò la risposta insufficiente e il 28 luglio, dichiarò guerra alla Serbia. Immediata fu la reazione del governo russo che ordinò la mobilitazione delle forze armate.

La mobilitazione fu interpretata dal governo tedesco, come un atto di ostilità, così il 31 luglio la Germania inviò un ultimatum alla Russia (intimandole l’immediata sospensione dei preparativi bellici), che fu respinto.

Contemporaneamente la Francia, legata alla Russia da un trattato di alleanza militare, mobilitò le proprie forze.

La Germania il 3 agosto, dichiarò guerra a Russia e Francia.


Perché la Germania si impegnò in una crisi che in fondo non toccava nessuno dei suoi interessi?

Sia perché soffriva di un complesso di accerchiamento (ritenendosi ingiustamente soffocata nelle sue ambizioni internazionali), sia per motivazioni di ordine militare (il piano dei generali tedeschi si basava sulla rapidità e la sorpresa).

Piano Schlieffen: prevedeva un massiccio attacco alla Francia di poche settimane e un attacco alla Russia, che nonostante fosse militarmente fortissima era molto lenta. Il presupposto iniziale di tale piano era quindi la rapidità, perciò era necessario che le truppe tedesche passassero attraverso il Belgio, nonostante la sua neutralità fosse garantita da un trattato internazionale.


Fasi della guerra:

Invasione del Belgio neutrale delle truppe tedesche.

Questo provocò l’intervento della Gran Bretagna. Il 5 agosto l’Inghilterra dichiarava guerra alla Germania.


Mobilitazione patriottica: tutti i governi sottovalutarono la gravità dello scontro. Le scelte dei governati furono appoggiate da una forte mobilitazione dell’opinione pubblica. Gli stessi partiti socialisti, che avevano fatto del pacifismo la loro bandiera, si schierarono su posizioni patriottiche. Solo in Russia e in Serbia, i socialisti mantennero un atteggiamento di intransigente opposizione.

La Seconda Internazionale, nata come espressione della solidarietà tra i lavoratori di tutti i paesi, cessò di esistere.

Eserciti: la leva obbligatoria e la accresciute possibilità dei mezzi di trasporto consentirono di mettere in campo eserciti di grandi dimensioni. Questi eserciti così imponenti erano inoltre ben armati, tutti disponevano di fucili a ripetizione, di cannoni potentissimi e mitragliatrici automatiche. Nonostante i nuovi armamenti, nessuna potenza elaborò nuove strategie, l’idea di fondo era sempre la guerra di movimento (cioè sulla manovra offensiva).


Fasi della guerra.

I tedeschi ottennero una serie di successi iniziali. Le armate di Reich dilagarono in Francia e si arrestarono lungo il fiume Marna, a pochi Km da Parigi. Mentre sul fronte orientale, le truppe tedesche, fermarono i russi, che tentarono di penetrare in Prussia, scongendoli nelle battaglie di Tannenberg e dei Laghi Masuri.

il 6 settembre i francesi lanciarono un improvviso attacco, che colse i tedeschi di sorpresa, vicino ai fiumi Aisne e Somme. Il progetto di guerra tedesco poteva dirsi sostanzialmente fallito.


Guerra di usura: la guerra di movimento progettata si era risolta in una guerra logoramento o usura, che vedeva due schieramenti praticamente immobili. L’iniziale superiorità militare degli imperi centrali passava in secondo piano. Diventava invece essenziale il ruolo della Gran Bretagna, con le risorse del suo impero coloniale e la sua superiorità navale. Altrettanto importante l’apporto di potenziale umano della Russia.

Allargamento del conflitto: molte potenze minori temevano di restar sacrificate, altre cercarono di profittare della guerra per soddisfare le loro ambizioni territoriali. Di qui la tendenza del conflitto ad allargarsi, fino ad assumere un carattere mondiale.


Schieramenti che si erano formati

Francia

Inghilterra

Russia

Giappone (agosto 1914,dichiara guerra alla Germania)

Italia (maggio 1915,contro l’Austria-Ungheria)

Portogallo (marzo 1916)

Romania (agosto 1916)

Grecia (giugno 1917)

Stati Uniti (aprile 1917)

Germania

Austria

Turchia (novembre 914,legata da un patto segreto alla Germania)

Bulgaria (settembre 1915)


L’Italia dalla neutralità all’intervento

Il governo preseduto da Antonio Calandra, allo scoppio della guerra (1 agosto 1914), aveva dichiarato la neutralità dell’Italia. Tale decisione era giustificata dal carattere difensivo della Triplice Alleanza, infatti l’Austria non era stata attaccata, né aveva consultato l’Italia prima di attaccare la Serbia.

Successivamente però le forze politiche e l’opinione pubblica si divisero sul problema dell’intervento in guerra contro gli imperi centrali.

Erano interventisti:

gruppi della sinistra democratica: come i repubblicani, i radicali, i socialriformisti e le associazioni irredentiste.

alcune frange eretiche del movimento operaio: credevano che la guerra rovesciasse gli equilibri sociali.

nazionalisti: affinché l’Italia potesse affermare la sua vocazione di grande potenza imperialista.

alcuni ambienti liberal-conservatori: (Salandra e Sonnino) temevano che una mancata partecipazione al conflitto avrebbe compromesso la posizione internazionale dell’Italia.

ceti borghesi e intellettuali: la guerra doveva significare la fine del giolittismo. Esempio: Giovanni Gentile, Giuseppe Prezzolini, Luigi Einaudi, Gaetano Salvemini . .



Erano neutralisti:

la maggioranza dei liberali: Giolitti intuiva che la guerra sarebbe stata lunga e logorante e non riteneva il paese pronto ad affrontarla.

cattolici: il nuovo papa Benedetto XV assunse un atteggiamento pacifista, che rispecchiava anche la preoccupazione di una guerra che vedeva l’Italia schierata a fianco della Francia anticlericale e contro l’Austria cattolica.

socialisti (Psi e Cgl): l’unico voltafaccia fu quello di Benito Mussolini, che dopo aver condotto una camna per la neutralità, si schierò a favore dell’intervento e fondò il quotidiano “Il Popolo d’Italia”

masse operaie e contadine

In termini di forza parlamentare i neutralisti erano in netta prevalenza, ma non costituivano uno schieramento omogeneo, a differenza di quello interventista, unito da un obbiettivo preciso, la guerra all’Austria.

Le minoranze interventiste diedero prova di un’inaspettata capacità di mobilitazione e seppero impadronirsi delle piazze. Bisogna infine ricordare, che il partito della guerra poteva contare su settori più giovani e dinamici della società.

Ma ciò che decise l’esito tra neutralisti e interventisti fu l’atteggiamento del capo del governo, del ministro degli esteri e del re.

Salandra e Sonnino allacciarono contatti segretissimi con l’Intesa, pur continuando a trattare con gli imperi centrali per strappare qualche compenso territoriale in cambio della neutralità. Infine decisero, con il solo avvallo del re, di accettare le proposte dell’intesa firmando, il 26 aprile 1915, il Patto di Londra. Questo prevedeva che l’Italia avrebbe ottenuto, in caso di vittoria, il Trentino, Sud Tirolo, Venezia Giulia, la penisola istriana e parte della Dalmazia.

La volontà neutralista del Parlamento fu di fatto scavalcata: da una lato dalla decisione del re, dall’altro dalle manifestazioni in piazza.

La sera del 23 maggio l’Italia dichiara guerra all’Austria.

I socialisti non riuscirono ad organizzare una opposizione efficiente e dovettero accontentarsi di ribadire la loro ostilità (moto: “ne aderire ne sabotare”).

Grande strage (1915-l916)

Al momento dell’entrata in guerra era diffusa in Itali la convinzione di una rapida camna militare.

Battaglie dell’Isonzo: le truppe del comandante Luigi Cadorna sferrarono contro le forze austro-ungariche 4 sanguinose offensive senza riuscire a cogliere alcun successo.

Fronte Francese: gli schieramenti rimasero immobili per tutto il 1915.

Fronte Orientale 1915: gli unici successi furono ottenuti dagli austro-tedeschi prima contro i russi, che furono costretti ad abbandonare parte della Polonia, poi contro la Serbia.

Fronte Orientale 1916: l’intervento della Romania a fianco dell’Intesa, si risolse in un disastro, infatti subì la stessa sorte della Serbia, lasciando nelle mani dei nemici le sue risorse agricole e minerarie (grano e petrolio).

Fronte Occidentale(Verdun): i tedeschi presero l’iniziativa attaccando i francesi a Verdun. I francesi riuscirono a resistere sino a quando gli inglesi organizzarono una controffensiva sulla Somme. Il tutto si risolse in una carneficina.

Strafexpedition (spedizione punitiva contro l’antico alleato, colpevole di tradimento): l’esercito austriaco attaccò il fronte italiano, tentando di penetrare dal Trentino nella pianura veneta. L’Italia non subì alcuna perdita territoriale. Ma il governo Salandra fu costretto alle dimissioni e sostituito da un ministro di coalizione nazionale; Paolo Boselli.

Battaglia dello Jutland: invano la flotta tedesca aveva tentato un attacco contro quella inglese, vicino la penisola dello Jutland. Le perdite subite furono tali da indurre i comandi a ritirare le navi, rinunciando definitivamente allo scontro.

Trincee: erano fossati scavati nel terreno per mettere i soldati al riparo dal foco nemico. Concepite come rifugi provvisori, divennero la sede permanente dei reparti di prima linea, collegate tra loro per mezzo di camminamenti. La vita in trincea logorava i soldati, costretti a vivere in condizioni igieniche deplorevoli, esposti alle intemperie e ai bombardamenti. Pochi mesi in trincea erano sufficienti a far svanire l’entusiasmo patriottico. Gran parte dei soldati semplici non aveva idee precise sui motivi per cui si combatteva la guerra e la consideravano come una specie di flagello naturale. I soldati combattevano solo perché animati da un senso di solidarietà con i propri comni ma anche perché vi erano costretti. Tutto questo sfociava spesso in forme di insubordinazione come: il rifiuto alla leva o l’autolesionismo, meno frequenti erano i casi di ribellione collettiva (scioperi militari), che raggiunsero l’apice nel 1917.

Nuova tecnologia: il primo conflitto mondiale si caratterizzò per l’applicazione di una nuova tecnologia militare:

o       Artiglieria pesante, fucili a ripetizione, mitragliatrici.

o       Armi chimiche (gas che provocavano la morte per soffocamento).

o       Aviazione (i fratelli Wright inventarono gli aerei usati per la ricognizione e la caccia cioè l’azione contro altri aerei nemici)

o       Radiofonia (permise di coordinare il movimento delle truppe).

o       Mezzi motorizzati (consentì di far affluire rapidamente enormi masse di soldati).

o       Autoblindo (autocarri ricoperti da piastre d’acciaio).

o       Carri armati (permettevano di attraversare qualsiasi terreno e di essere usati per scavalcare le trincee nemiche).

o       Sottomarino (soprattutto i tedeschi sene servirono per attaccare le navi da guerra e quelle mercantili. La guerra sottomarina urtava gli interessi commerciali degli Stati Uniti. Quando i tedeschi affondarono un transatlantico americano, Lusitana, le proteste furono così energiche da convincere i tedeschi a sospendere la guerra sottomarina).



Mobilitazione civile: il conflitto trasformò profondamente la stessa vita civile dei paesi coinvolti. Il caso limite fu quello degli armeni in Turchia, gia vittime di massacri e persecuzioni dopo la “rivoluzione dei giovani turchi” perché sospettati di scarsa lealtà nei confronti dello Stato, furono sottoposti ad una brutale deportazione e sterminio.

Mobilitazione Industriale In campo economico si dilatò enormemente l’intervento dello Stato, teso a garantire le risorse necessarie allo sforzo bellico. Interi settori dell’industria furono posti sotto il controllo dei poteri pubblici. La manodopera impiegata nell’industria della guerra fu sottoposta a disciplina militare. Anche la produzione agricola fu assoggettata ad un regime di requisizioni e di prezzi controllati. In alcuni casi si giunse al razionamento dei beni di consumo di prima necessità. In Germania si giunse persino a parlare di “socialismo della guerra”.

Mobilitazione politica: ovunque i governi furono investiti di nuove attribuzioni e dovettero farvi fronte con un aumento della burocrazia. Il potere dei governi fu largamente condizionato da quello dei militari e tutta la società fu soggetta ad un processo di “militarizzazione”. Infatti la dittatura militare vigente in Germania (nelle mani di Hindenburg e del suo collaboratore Ludendorff) non differiva dalla dittatura giacobina francese (del governo di unione nazionale di Georges Clemenceau) o da quella in Gran Bretagna del “gabinetto di guerra” (di David Lloyd George). Tutti i mezzi furono usati per combattere i nemici e per mobilitare la popolazione verso l’obbiettivo della vittoria. Strumento essenziale fu la proanda che cercava di curare l’opinione pubblica.

L’opposizione socialista: la scelta patriottica operata non fece tacere le voci dissenzienti. Tra il 1915 e il 1916 si tennero in Svizzera due conferenze socialiste internazionali che si conclusero con l’approvazione di documenti che condannavano la guerra e chiedevano la pace. Parteciparono alle conferenze delegazioni dei partiti socialisti dei paesi neutrali (Svizzera, Olanda, Scandinavia). Con il protrarsi del conflitto questi gruppi socialisti vennero rafforzandosi.



Proposta Lenin: (leader dei bolscevichi) aveva sostenuto la tesi secondo cui il movimento operaio doveva profittare della guerra e delle sofferenze che essa provocava nelle masse per affrettare il crollo dei regimi capitalistici. Le tesi leniniane trovarono adesioni tra le minoranze di estrema sinistra dei partiti socialisti. Si riproponeva la spaccatura tra il pacifismo dei riformisti e la proposta dei rivoluzionari di utilizzare la guerra come occasione di rivoluzione.


Svolta del 1917

Due fatti nuovi intervennero a mutare il corso della guerra:

la Rivoluzione Russa (Marzo - uno sciopero generale degli operai di Pietrogrado si trasformò in un’impotente manifestazione politica contro il regime zarista che ne definì la sua caduta. Inoltre il tentativo del governo provvisorio di lanciare un’offensiva contro gli austro-tedeschi in Galizia si risolse in un completo fallimento e stabilì l’uscita di scena della Russia).

l’Intervento americano (Aprile - gli Stati Uniti decisero di entrare in guerra contro la Germania che aveva ripreso la guerra sottomarina, nel tentativo di infliggere un duro colpo all’economia dei paesi nemici).

Malessere delle truppe: si intensificarono ovunque le manifestazioni di sofferenza popolare contro la guerra, gli scioperi operai, gli ammutinamenti dei reparti combattenti.

In Francia: il trattamento dei soldati fu migliorato quando prese il comando dell’esercito Philippe Pètain.

Negli imperi centrali: una serie di scioperi ebbe luogo in Germania e in Austria. Si ammutinarono i marinai della flotta tedesca del Baltico. L’andamento non brillante dell’impero austro-ungarico aveva ridato forza alle aspirazioni indipendentiste delle “nazionalità oppresse”. Ci fu un accordo tra serbi, croati, sloveni per la costituzione di uno stato unitario degli slavi del sud (la futura Jugoslavia). Consapevole del pericolo di disgregazione dell’impero, l’imperatore Carlo I avviò negoziati segreti in vista di una pace separata. Ma le sue proposte furono respinte dall’Intesa.

Il Papa: non ebbe fortuna una iniziativa promossa da Benedetto XV che invitò i governi a porre fine all’”inutile strage”.


Italia

Anche per l’Italia il 1917 fu l’anno più difficile della guerra.

Tra i soldati le manifestazioni di protesta si fecero più frequenti.

Tra la popolazione civile, si moltiplicavano i segni di malcontenti per i disagi causati dall’aumento dei prezzi e dalla carenza di generi alimentari.

L’unico vero episodio insurrezionale però, si verificò a Torino (22-26 Agosto).

Caporetto: fu in questa situazione che i comandi austro-tedeschi decisero di profittare e di attaccare le linee italiane sull’alto Isonzo che furono sfondate nei pressi di Caporetto. Gli attacchi avanzarono nel Friuli, con una nuova tattica di infiltrazione (penetrare rapidamente). Solo dopo due settimane un esercito dimezzato riusciva ad arrestarsi sulla nuova linea difensiva del Piave. Prima di essere sostituito da Armando Diaz, il generale Cadorna, gettò le colpe sui suoi stessi soldati.

I soldati si trovarono a combattere una guerra difensiva sul Piave e sul Monte Grappa, contro un nemico che occupava gran parte del territorio e minacciava di dilagare in Pianura Padana.

Tutto ciò contribuì ad aumentare il senso di coesione patriottica. Intorno al nuovo governo di coalizione nazionale preseduto da Vittorio Emanuele Orlando, le forze politiche parvero trovare una maggiore concordia, mentre Diaz si mostrò più attento alle esigenze dei soldati (viveri più abbondanti, licenze più frequenti, maggiori possibilità di svago).

Fu svolta un’opera sistematica di proanda fra le truppe, attraverso la diffusione di giornali di trincea e la creazione di un servizio P (Proanda). Attraverso la proanda si cercò di prospettare ai soldati possibilità di vantaggi materiali in caso di vittoria.

Prendeva corpo la guerra democratica rilanciata dal presidente americano Wilson.


Rivoluzione o guerra democratica?

Rivoluzione d’ottobre: un’insurrezione guidata dai bolscevichi rovesciava in Russia il governo provvisorio, così che il potere fu assunto da un governo rivoluzionario preseduto da Lenin, che dichiarò la sua disponibilità di una pace “senza annessioni e senza indennità” (vedi conferenze svizzere), firmando subito l’armistizio con gli imperi centrali.

Per concludere la pace (pace di Brest-litovsk) la Russia dovette accettare le durissime condizioni imposte dai tedeschi, che comportavano la perdita di ¼ dei territori dell’impero russo.

Con la pace Lenin riuscì a salvare lo Stato socialista.



Guerra di Wilson: per rispondere alla sfida di Lenin gli Stati dell’Intesa dovettero accentuare il carattere ideologico della guerra, presentandola come una crociata deldemocrazia - Le elezioni - I gruppi parlamentari - Il governo - La Corte Costituzionale" class="text">la democrazia contro l’autoritarismo (cioè come una difesa delle libertà dei popoli). Questa concezione trovò il suo interprete in Woodrow Wilson. Egli dichiarò che gli Stati Uniti non combattevano per rivendicazioni territoriali, ma col solo obiettivo di ristabilire la libertà dei mari violata dai tedeschi, di difendere i diritti delle nazioni, e di istaurare un nuovo ordine internazionale basato sulla pace e sull’accordo tra i popoli liberi.

14 punti: Wilson precisò le linee in un organico programma di pace in quattordici punti

Abolizione della diplomazia segreta

Ripristino delle libertà di navigazione

Abbassamento delle barriere doganali

Riduzione degli armamenti

Proposte per un nuovo assetto europeo cioè:

Piena reintegrazione del Belgio, della Serbia e della Romania.

Evacuazione dei territori russi occupati dai tedeschi.

Restituzione alla Francia dell’Alsazia-Lorena.

Rettifica dei confini italiani.

Istituzione di un nuovo organismo internazionale (Società delle nazioni) per assicurare il mutuo rispetto delle norme di convivenza fra i popoli.

Questo programma fu accolto dall’opinione pubblica come una sorta di “nuovo vangelo” capace di assicurare pace e benessere. Per la verità, i governanti dell’Intesa non lo condividevano molto ma dovettero accettarlo, sia perché avevano bisogno dell’aiuto americano, sia perché speravano che il wilsonismo costituisse un antidoto all’altro “vangelo” rivoluzionario della Russia bolscevica.


Ultimo anno di guerra

Germania - Francia: in giugno i tedeschi, impegnarono tutte le forze rese disponibili dalla pace con la Russia, erano di nuovo sulla Marna e Parigi era sotto il tiro dei cannoni. Un ultimo attacco fu fermato dagli anglo-francesi, che agivano sotto un comando unificato, guidato dal generale Foch. Le forze dell’Intesa passarono poi all’attacco, scongendo i tedeschi nella battaglia di Amiens.

Crisi politica in Germania: i generali tedeschi capirono di aver perso la guerra. Il compito di aprire le trattative toccò ad un nuovo governo di coalizione democratica (socialdemocratici + cattolici). Ma ormai era troppo tardi, ogni soluzione di compromesso crollava e i suoi alleati militari pure:

La Bulgaria fu la prima a cedere.

L’Impero turco chiese l’armistizio.

Slavi e cecoslovacchi diedero vita a Stati indipendenti.

L’Austria-Ungheria entra in crisi.

Rivoluzione in Germania: i marinai di Kiel si ammutinarono e diedero vita a consigli rivoluzionari ispirati all’esempio russo. L’11 novembre i delegati del governo provvisorio tedesco firmarono l’armistizio (a Rethondes) con la Francia, accettando le condizioni imposte dai vincitori:

¾         Consegna dell’armamento pesante e della flotta.

¾         Ritiro delle truppe al di qua del Reno.

¾         Annullamento dei trattati con la Russia e la Romania.

¾         Restituzione unilaterale dei prigionieri.

Austria – Italia: gli austriaci tentarono di sferrare il colpo decisivo sul fronte del Piave, ma furono respinti. Quando gli italiani lanciarono una controffensiva, l’Impero era ormai in crisi. Sconfitti nella battaglia di Vittorio Veneto, gli austriaci non riuscirono ad organizzare una linea di resistenza e dovettero firmare (3 novembre a Villa Gusti presso Padova) l’armistizio con l’Italia.

Bilancio Finale: La Germania perdeva così la guerra per la fame e la stanchezza, non per inferiorità sul piano militare. Anche gli Stati dell’Intesa uscirono dal conflitto scossi e provati.

La guerra, che era nata da una contesa locale, si era poi trasformato in uno scontro fra due blocchi di potenze per l’egemonia mondiale, si chiudeva sia con un tragico bilancio di perdite umane che con un ridimensionamento del peso politico del vecchio continente.


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