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Relazione sulle religioni dalla preistoria ai Fenici

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Relazione sulle religioni dalla preistoria ai Fenici


Le prime manifestazioni di religione si hanno sin dalla preistoria.

Già nel paleolitico, si usava seppellire i morti; nelle tombe sono state ritrovati corredi funebri, come ad esempio cibo, ornamenti ed utensili, i quali dovevano servire al defunto per la sua nuova esistenza.

Era usanza deporre il corpo rannicchiato col capo volto ad oriente, (forse per simboleggiare una nuova rinascita) le ossa, spesso, erano colorate d’ocra, quasi per ridare al corpo il “colore” della vita.

Dal cranio, considerato il centro e la sede della vita, veniva estratto il cervello e mangiato durante un rito; quest’ultimo serviva ad assorbire le proprietà vivificatrici.

Per il popolo primitivo la sepoltura del corpo era forse un rito magico, atto ad impedire che le anime potessero tornare a turbare l’esistenza dei vivi.




Tra il paleolitico e il neolitico sono state realizzate le “Veneri”, ovvero statuette rafuranti donne dai tratti sessuali molto accentuati.

Si pensa che le divinità creatrici venissero adorate durante riti di fertilità, dove le donne assumevano una posizione predominante rispetto all’uomo.

Si pensa che da queste donne discendano le Amazzoni; secondo una teoria la prima organizzazione sociale dell’umanità è il Matriarcato (dal greco, madre), cioè una società dominata da donne, titolari del potere all’interno della famiglia per il loro rapporto particolare con la fertilità e la riproduzione.

Secondo queste ipotesi, questa fase di predominio della donna sarebbe stata un’età fondata su concetti come la giustizia, l’amore per i bambini e la solidarietà verso i poveri.


I grandi mutamenti della natura ispirarono le antiche civiltà della Mesopotamia, le quali iniziarono nuove forme di cerimonie, dove la vegetazione veniva rappresentata da una divinità che moriva e resuscitava.

Nacque così il dio “morente”, chiamato dai Sumeri Tammuz;

I Babilonesi credevano che Tammuz fosse lo sposo della dea Ishtar (che rappresentava l’energia riproduttrice della natura); si narrava che Tammuz fosse stato ucciso, così Ishtar scendeva ogni anno giù nel regno dei Morti per lunghi mesi, durante i quali sulla Terra la vita rimaneva in sospeso, fino a che la dea non fosse tornata.

Durante l’inverno i popoli della Mesopotamia erano lutto; vietati pertanto i matrimoni, si celebravano soltanto cerimonie funebri, durante le quali al suono di flauto veniva narrata la triste storia di Tammuz.

Invece durante l’estate la popolazione era in festa, le donne seminavano nei terrazzi piante aromatiche, che germogliavano e avvizzivano velocemente, segno del breve fulgore della vegetazione.


Inoltre i Sumeri narravano il mito di Gilgamesh, re di Uruk, guerriero terribile che opprimeva il proprio popolo, il quale pregò la dea Ishtar, perché li liberasse, ma purtroppo la dea se ne innamorò.

Gilgamesh la respinse, e la dea, sdegnata, creò un uomo immane che lo potesse scongere, Enkidu. I due però divennero amici, ma quando Enkidu morì, Gilgamesh provò per la prima volta il sentimento del dolore.

Decise pertanto di riscattare l’umanità e chiese a Upnapistim, sopravissuto al diluvio universale, il segreto dell’immortalità.

Il re trovò l’erba indicata dal saggio, la quale giaceva sul fondale marino.

Sulla strada del ritorno si fermò a ristorarsi, ma un serpente mangiò l’erba magica. Così l’immortalità toccò al serpente, che ogni anno muta la pelle, mentre l’uomo è destinato a morire.

I due amici si incontrarono nel regno dei morti, dove Enkidu, mostra all’amico il prprio corpo mangiato dai vermi.

Gilgamesh voleva parlargli ancora ma l’ombra dell’amico sparì,

l’eroe si distese per dormire e la morte lo colse di sorpresa.


I Sumeri credevano che il mondo fosse popolato da geni e demoni, alcuni buoni e altri maligni, capaci di influire in modo negativo sulle attività umane.


Gli Egizi furono il popolo più religioso: in origine venivano adorate divinità zoomorfe tipiche delle popolazioni raccoglitrici.

Questa usanza si mantenne viva anche dopo il passaggio dall’agricoltura alla vita sedimentaria. Negli strati preistorici sono stati ritrovati cimiteri di tori, sciacalli, montoni sepolti ordinatamente  avvolti in bende di lino.

In Egitto furono adorate anche varie ure, come lo sciacallo (Anubi, custode del regno dei morti), il bue (Api, dio di Menfi),

il gatto (animale sacro), ma vi erano anche divinità a forma di falco, ippopotamo ecc.

Successivamente le divinità zoomorfe divennero in parte umane.

Una divinità importante fu , il sole e padre dei faraoni, si dice che dopo loro morte gli stessi che andassero a raggiungerlo.

In seguito i sovrani di Tebe imposero un nuovo dio, Ammone, in origine dio guerriero e selvaggio, il quale venne identificato con , per cui si parlava di Ammone- Ra come della stessa ura divina.

Un’ altro culto fu quello della famiglia divina: Osiride, Iside, Horus. Secondo la leggenda Osiride, giovane dio, venne ucciso da Seth,

ma la sorella Iside . . . . . . , che era anche moglie, si trasformò in falco e riuscì a ritrovare il corpo che ripulì imbalsamò, e poi con un battito d’ali gli diede nuova vita.

Così Osiride risorse e con Iside ebbe un lio: Horus, che vendicò il padre uccidendo il perfido Seth.



Questo mito è in relazione con il ciclo della vegetazione: infatti il dio che muore e risorge rappresentea l’alternanza della vita e della morte. Osiride divenne il dio del regno dei morti.

Inizialmente si credeva che la vita ultraterrena spettasse solo al faraone, ma ben presto tale credenza si estese anche a tutti gli uomini.

Così si giunse a ritenere che ogni persona dovesse essere imbalsamata e percorrere lo stesso ciclo di Osiride.

Tra il 1377 e il 1358 a.c. ci fu il regno di Amenofi IV, il quale, fondò una religione monoteista, sostituendo gli dei con il culto di Aton.

Oltre a spiegazioni e motivazioni teologiche il culto fondato da Amenofi IV, trae origine dal progetto della corte faraonica di contrastare l’influenza della classe sacerdotale, che minacciava di indebolire l’autorità dello stesso faraone.

Solo con Tutankhamon, che riportò la capitale a Tebe, si ristabilì il culto di Ammone, restituendo potere alla classe sacerdotale.


Gli ebrei diedero vita a un piccolo stato, che scelse un ruolo marginale nella vicenda politica del Vicino Oriente, tuttavia occuparono una posizione di grande rilievo, che dipende principalmente dalla loro religione.

Essi, a differenza di tutti i popoli che abitarono la Mesopotamia, furono il primo popolo monoteista che giunse ad adorare un solo dio, Jhavè, un culto del tutto esclusivo, perché egli non era solo il più grande tra gli dei, ma era l’unico dio, creatore di ogni cosa.

Fu questo cambiamento la svolta che diede poi origine al Cristianesimo e l’Islamismo.


La Bibbia non è soltanto un libro sacro, in quanto al suo interno vi sono elementi estremamente arcaici legati ad uno stadio di vita nomade e primitiva, che raccontano usanze e rituali del popolo ebraico.

Nella Genesi, viene narrata la storia di Caino, cacciato da Jahvè per aver ucciso il proprio fratello Abele.

Caino si lamentò con Jahvè per la sua durezza, e il dio ebbe pietà di lui e, per impedire che qualcuno lo potesse uccidere, gli impresse un marchio.

IL significato di quest’ultimo, si pensa che non sia una maledizione, poiché viene dato come difesa da Dio; la forma ricorda quella usata durante gli esorcismi per impedire che gli spiriti tornino a tormentare i vivi.

Infatti in antichità venivano svolti riti per placare lo spirito delle persone uccise, in modo tale che queste non potessero riconoscere il proprio omicida.

Sempre nella Bibbia viene raccontata un’ usanza del popolo ebreo:

Arone, il sommo sacerdote, doveva porre le mani sopra la testa di un capro, scaricando su di esso tutti i peccati commessi dal popolo.  Il capro veniva poi cacciato nel deserto.

Questo rituale in poche parole serviva per purificare le colpe del popolo; scacciare il capro in un luogo sperduto assumeva il significato di allontanare il male dalla gente.

Questo costume è stato praticato anche da altre società, tra cui quella greca e quella romana.


Un altro racconto tratto dal Libro Sacro narra che Abramo, per volontà di Dio, doveva condurre il suo unico lio sul monte per poi sacrificarlo, ma quando Abramo stava per colpire il lio, Dio lo fermò; da allora gli ebrei non sacrificarono più vite umane, ma solo animali.

L’usanza di sacrificare vite umane era noto non solo agli ebrei, ma a molte popolazioni come celti e germani e greche, che definivano quest’usanza una vera e propria barbaria, in epoche antiche la praticavano.

Tra i popoli antichi, questa usanza era molto praticata, in particolare tra i fenici dove in molti manoscritti, vengono descritti sacrifici di bambini per i due principali dei: Baal e la dea della fertilità Tanit.

Si racconta che quando il re Agatocle di Siracusa assediò Cartagine, questi attribuirono i loro disastri alla collera di Baal, per cui vennero gettati nel fuoco duecento bambini, mentre altri duecento si buttarono volontariamente.

Venivano sacrificati i bambini, soprattutto i primogeniti, poiché si credeva che la prima cosa a nascere, nei campi, nelle greggi e nelle famiglie, non appartenesse agli uomini, ma bensì agli dei.

Per lungo tempo il ritrovamento di urne contenenti i resti di piccoli corpi ha confermato l’esistenza di questi riti.

Le tombe dei bambini erano generalmente chiamate tofet.

Recenti ipotesi, però, sembrano screditare l’esistenza di quelle pratiche, i cimiteri di bambini nei tofet potrebbero essere un’offerta agli dei di bambini morti per cause del tutto naturali.

Questa fama, è stata attribuita ai fenici, dai loro nemici, cioè ebrei e greci, per farli passare come un popolo barbaro.






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