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SVOLTA MILITARE DEL 1942-43

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SVOLTA MILITARE DEL 1942-43

Alla fine del mese di dicembre 1941, Roosevelt, Churchill e i rispettivi consiglieri si riunirono a Washington. Tutti concordarono sulla necessità di scongere prima la Germania e, avendo l'Inghilterra i mezzi necessari per combattere in Europa, dovevano essere i britannici a condurre le operazioni, mentre la guerra con il Giappone avrebbe impegnato quasi esclusivamente gli americani. Inoltre fu creato il Combined Chiefs of Staff (CCS), del quale fecero parte i più alti gradi militari britannici e americani, con sede a Washington, con lo scopo di sviluppare una strategia comune. Il 1° gennaio 1942 Stati Uniti, Gran Bretagna, Unione Sovietica e altri 23 paesi firmarono la Dichiarazione delle Nazioni Unite, impegnandosi a non perseguire paci separate. Nazioni Unite divenne il nome ufficiale della coalizione anti-Asse, ma il termine più usato per indicare queste potenze rimase quello utilizzato già nella prima guerra mondiale: Alleati.

Sviluppo della strategia alleata



Agli inizi del 1942 gli Stati Uniti non potevano ancora prendere parte a molte delle azioni che avevano luogo in Europa. In Africa settentrionale, il 10 dicembre 1941, i britannici avevano liberato Tobruk, prendendo Bengasi, in Libia, due settimane dopo. Rommel contrattaccò alla fine del gennaio 1942, facendo arretrare il nemico di 300 km, fino ad Al-Ghazalah e Bir Hacheim; a Tobruk e al confine con l'Egitto si creò una situazione di stallo.

Il fronte africano

A questo punto il grande interrogativo era se l'Unione Sovietica sarebbe stata in grado di sopportare una seconda offensiva tedesca; i russi premevano sugli Stati Uniti e sulla Gran Bretagna affinché si adoperassero per alleggerire la pressione sul territorio sovietico, aprendo il cosiddetto 'secondo fronte' in Occidente. Il generale George Marshall, capo di stato maggiore dell'esercito americano, era convinto che il modo migliore per aiutare i russi e porre termine alla guerra sarebbe stato quello di allestire una concentrazione di forze in Inghilterra, e sferrare l'attacco attraverso la Manica. Le operazioni avrebbero dovuto iniziare nella primavera del 1943, o prima ancora, se l'Unione Sovietica fosse stata sull'orlo del collasso. Gli inglesi però non volevano aprire altri fronti prima di aver vinto in Africa settentrionale, e non credevano alla possibilità di raccogliere in Inghilterra un esercito abbastanza forte per attraversare la Manica entro il 1943.

Fu Rommel a risolvere la controversia: nel mese di giugno entrò a Tobruk, sfondò in Egitto e raggiunse El-Alamein. A questo punto gli americani convennero che era necessario rimandare l'attacco attraverso la Manica e si prepararono per l'invasione dell'Africa settentrionale francese.

Il Pacifico Nel frattempo, pur nel quadro della strategia che vedeva la sconfitta della Germania come primo obiettivo, gli americani si stavano orientando verso l'azione diretta contro il Giappone. La battaglia del mar dei Coralli (7-8 maggio 1942) e la battaglia delle Midway (giugno 1942) avevano fermato i giapponesi nel Pacifico centrale, ma l'avanzata nipponica proseguì nel Pacifico sudoccidentale attraverso le isole Salomone e, via terra, verso la Nuova Guinea. Il 2 luglio 1942 gli americani scatenarono la controffensiva nel Pacifico sudoccidentale.

L'offensiva angloamericana in Nord Africa Tra la primavera e l'estate del 1942 la situazione nell'Africa settentrionale volgeva a favore dell'Asse. Il 31 agosto Rommel e l'Afrikakorps sferrarono un attacco lungo il fianco sud del fronte britannico, presso Alam Halfa, a sud-est di El-Alamein, ma furono respinti il 7 settembre (vedi Battaglia di El-Alamein). La controffensiva alleata, guidata dal generale britannico Montgomery, fu lanciata il 23 ottobre; l'8 novembre, dopo durissimi scontri, Rommel diede l'ordine di ritirata alle truppe. Dopo alcuni mesi di resistenza, respinte dalle forze inglesi e francesi fino in Tunisia, le divisioni italo-tedesche si arresero il 13 maggio 1943.

Il fronte russo: estate 1942

Alle vittorie invernali sovietiche era succeduta una serie di sconfitte nella primavera del 1942, costate all'URSS più di mezzo milione di prigionieri. Anche i tedeschi avevano commesso un grande errore fermando la produzione della maggior parte degli armamenti e delle munizioni destinati all'esercito per potenziare la produzione industriale per l'aeronautica e la marina militare, nello sforzo di scongere finalmente la Gran Bretagna. Hitler aveva comunque sufficienti truppe e armamenti per costringere l'Unione Sovietica a sacrificare il grosso delle sue truppe nel tentativo di difendere i bacini minerari del Donbass e i giacimenti petroliferi del Caucaso.

La camna tedesca verso il Caucaso



Le offensive cominciarono a est di Kharkiv il 28 giugno 1942 e in meno di quattro settimane i tedeschi furono a est del fiume Don. Le distanze percorse erano grandissime, ma Stalin e i suoi generali, convinti che i tedeschi avrebbero puntato per la seconda volta su Mosca, avevano trattenuto le riserve e ordinato all'esercito del sud di ritirarsi.

Hitler, incoraggiato dalla facilità dell'avanzata, cambiò i piani. All'inizio si era prefisso di avanzare verso Stalingrado (Volgograd) fino al fiume Volga, per inviare le truppe verso sud, nel Caucaso, solo in un secondo momento; il 23 luglio ordinò invece a parte dell'armata di continuare l'avanzata verso Stalingrado, e ad altri effettivi, un terzo dell'intera forza, di raggiungere il basso Don e prendere i giacimenti petroliferi di Majkop, Grozny e Baku.

L'assedio di Stalingrado L'Unione Sovietica toccò il suo momento peggiore alla fine del luglio 1942. Il 28 luglio Stalin pronunciò il suo famoso 'Neanche un passo indietro!' e chiese alle truppe di combattere una guerra 'patriottica' per la Russia. Wukov, che aveva organizzato la controffensiva di Mosca nel dicembre del 1941, e il capo del comando supremo, Aleksandr Vasilevskij, proposero di indebolire il nemico obbligandolo a un sanguinoso combattimento in città, mentre loro raccoglievano le forze per sferrare il contrattacco. La battaglia di Stalingrado era cominciata.

Il 19 novembre, in una mattina di nebbia e neve, l'avanguardia corazzata sovietica entrò in contatto con i rumeni a ovest e a sud di Stalingrado. Hitler ordinò al comandante della VI Armata, generale Friedrich von Paulus, di resistere, promettendogli imminente appoggio aereo. Il tentativo di far giungere rifornimenti fallì e la VI Armata, che, condannata alla distruzione, voleva tentare di rompere l'accerchiamento, ne fu impedita da un ordine di Hitler. Von Paulus si arrese il 31 gennaio 1943. La battaglia di Stalingrado costò 200.000 uomini ai tedeschi, costretti a ritirarsi dal Caucaso e a retrocedere fino quasi al punto da dove era partita l'offensiva dell'estate 1942.

Nella tragica ritirata sotto l'attacco sovietico venne coinvolta anche l'Armata italiana in Russia (ARMIR), sette divisioni che si erano aggiunte a quelle che già componevano il CSIR, portando gli effettivi a 230.000 soldati. L'ARMIR, insieme alle armate tedesche, rumene e ungheresi, fu annientata.

Guadalcanal Nell'estate del 1942 Stalingrado e il Caucaso erano apparentemente sul punto di cadere nelle mani di Hitler, e Rommel non era lontano dal canale di Suez. I giapponesi avevano occupato Guadalcanal, nell'estremo sud delle isole Salomone, e puntavano su Port Moresby, in Nuova Guinea.

Gli americani sbarcarono a Guadalcanal il 7 agosto 1942. La reazione del Giappone fu pronta e violenta: le perdite in navi e aerei furono pesanti per entrambe le parti, ma i giapponesi ne uscirono sconfitti, dopo più di quattro mesi di scontri.

La conferenza di Casablanca

Dal 14 al 24 gennaio 1943, Roosevelt, Churchill e i loro consiglieri si incontrarono a Casablanca per preparare la strategia da adottare dopo la camna in Nord Africa: gli americani desideravano procedere con l'attacco ai tedeschi attraverso la Manica; gli inglesi sostenevano i vantaggi di raccogliere, come disse Churchill, i 'grandi premi' che si sarebbero riscossi nel Mediterraneo, in Italia.

Offensive aeree in Germania

Come preludio del rinviato attacco attraverso la Manica, gli angloamericani decisero di scatenare un'offensiva aerea contro la Germania. I britannici lanciarono quattro bombardamenti incendiari su Amburgo, alla fine del luglio 1943. Nell'ottobre gli americani attaccarono gli stabilimenti di cuscinetti a sfere di Schweinfurt, perdendo però il 25% degli aerei; i bombardamenti diurni furono sospesi, in attesa che fossero disponibili i cacciabombardieri a lungo raggio.



6.11 La battaglia di Kursk

Hitler, pur sapendo di non essere in grado di affrontare un'altra offensiva, il 5 luglio dette il via alla battaglia di Kursk, attaccando da nord e da sud il fronte, in prossimità di Kursk. Nel più grande scontro tra forze corazzate della guerra, i sovietici opposero una strenua resistenza. Hitler sospese le operazioni perché gli angloamericani erano appena sbarcati in Sicilia. Dopo Kursk, l'iniziativa strategica nell'Europa orientale passò definitivamente all'armata sovietica.

La camna d'Italia

Dopo avere occupato nel giugno del 1943 Pantelleria e Lampedusa, il 10 luglio tre divisioni americane, una canadese e tre inglesi sbarcarono in Sicilia, battendo quattro divisioni italiane e due tedesche e superando, il 17 agosto, l'ultima resistenza dell'Asse. Mussolini era stato rovesciato il 25 luglio: il nuovo governo italiano, presieduto da Pietro Badoglio, aveva avviato i negoziati firmando il 3 settembre un armistizio segreto, reso pubblico l'8 settembre. I tedeschi, al comando del maresciallo Albert Kesselring, occuparono militarmente l'Italia centrosettentrionale, mentre il governo italiano fuggiva nel Meridione, riparando presso gli Alleati e abbandonando a se stesso l'esercito, privo di ordini chiari. Mussolini fu liberato dai tedeschi e trasferito al Nord, dove diede vita alla Repubblica di Salò.

Il 3 settembre truppe dell'VIII Armata, guidate da Montgomery, attraversavano lo stretto di Messina. Il 9 settembre la V Armata americana, al comando del generale Mark Wayne Clark, sbarcava nei pressi di Salerno; il 12 ottobre gli angloamericani avevano già stabilito una solida linea attraverso la penisola, dal fiume Volturno, a nord di Napoli, fino a Termoli, sulla costa adriatica. Per la fine dell'anno la resistenza tedesca aveva fermato gli Alleati a circa 100 km a sud di Roma. Lo sbarco ad Anzio, il 22 gennaio del 1944, non permise all'esercito alleato di fare molti progressi, perché i tedeschi si erano attestati lungo il fiume Liri e a Cassino, lungo la cosiddetta linea Gustav, che attraversava l'Appennino fra Termoli e Gaeta (vedi Camna d’Italia).

Strategia alleata contro il Giappone e progressi nel Pacifico

La strategia della guerra contro il Giappone fu sviluppata per stadi nel corso del 1943. All'inizio l'obiettivo era di stabilire basi sulla costa cinese (da dove il Giappone avrebbe potuto essere bombardato e successivamente invaso), con azioni inglesi e cinesi dalla Birmania e dalla Cina orientale, e incursioni americane sulle isole del Pacifico centrale e sudoccidentale, fino a Formosa (oggi Taiwan) e alla Cina. A metà anno fu chiaro che né gli obiettivi britannici né quelli cinesi sarebbero stati raggiunti, e quindi ci si concentrò sugli obiettivi americani.

Le principali operazioni ebbero come teatro il Pacifico sudoccidentale, dove le truppe americane e quelle del corpo di spedizione australiano e neozelandese, al comando dell'ammiraglio William Halsey, avanzarono lungo le isole Salomone. Gli australiani e gli americani, al comando del generale MacArthur, costrinsero i giapponesi a ritirarsi lungo la costa orientale della Nuova Guinea. L'obiettivo di MacArthur e Halsey, fissato nel 1942, era la conquista di Rabaul, centro principale della Nuova Guinea. Gli sbarchi al capo Gloucester e in Nuova Britannia nel dicembre 1943, nelle isole dell'Ammiragliato nel febbraio del 1944 e nell'isola Emira a marzo dello stesso anno chiusero in una morsa Rabaul. La guarnigione giapponese di 100.000 uomini non poteva più essere evacuata.

Il primo sbarco nel Pacifico centrale avvenne nelle isole Gilbert (Kiribati), a Makin e Tarawa, nel novembre del 1943.







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