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Nel mondo dell'industria e della finanza-La < Grande Depressione>



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Nel mondo dell'industria e della finanza.



Nel ventennio fra il 1850 e il 1870 l'industria si espande in Europa con ritmo sempre più impetuoso.

Lo sviluppo industriale non riguarda più soltanto l'Inghilterra, ma tocca ormai molti paesi, anche se in misura diversa: è massimo in Germania, Francia, Belgio, Svizzera; modesto in Austria-Ungheria e Italia settentrionale; praticamente inesistente nei paesi mediterranei ( Sna, Italia meridionale, impero ottomano ) così come nell'Europa orientale.




Fuori d'Europa, ad eccezione dell'America settentrionale ( USA ) l'industria per il momento non si espande.


Crisi cicliche nei paesi industrializzati.

Nei paesi industrializzati le annate di cattivo raccolto non provocano più rovinose carestie, come avveniva ancora nella prima metà dell'Ottocento, quando l'economia era quasi esclusivamente agricola e i trasporti più difficili.

Tuttavia anch'essi sono soggetti a crisi cicliche che si ripresentano dopo un certo numero di anni in cui l'industria appare in espansione.

Le crisi dei paesi sviluppati dipendono soprattutto da un eccesso di produzione: le industrie producono più di quanto riescono a vendere, le merci si accumulano nei magazzini, le aziende minori sono costrette a chiudere e lasciano senza lavoro gli operai, aumentando il numero di coloro che non hanno la possibilità

di fare acquisti.

In Europa, ad esempio, a partire dal 1873, lo sviluppo economico cominciò a rallentare ed ebbe inizio in un periodo di difficoltà che durò più di vent'anni.

A questa fase di rallentamento gli storici diedero il nome di <grande depressione>.


La < Grande Depressione>.

La grande depressione fu caratterizzata da un forte calo del prezzo dei cereali.

Proprio in quegli anni infatti, grazie allo sviluppo dei trasporti, cominciarono a riversarsi sui mercati europei grandi quantità di prodotti agricoli - cereali, prima di tutto - provenienti dall'America e dalla Russia.

Il grano americano costava meno di quello europeo perchè i coloni d'oltreoceano avevano messo a coltura immense estensioni di terreno, utilizzando tecniche moderne, concimi chimici e macchine agricole - ad esempio le nuove mietitrici a vapore - che aumentavano e miglioravano la produzione dei campi.

Il grano russo invece era a buon mercato perchè in quel paese i proprietari di terre potevano are pochissimo i contadini miserabili che lavoravano per loro.

Il crollo dei prezzi agricoli danneggiò, invece che favorire, l'economia europea.

Infatti il grano europeo non resse alla concorrenza di quello importato e restò invenduto, molti lavoratori agricoli perdettero il lavoro, i proprietari videro calare i loro profitti e gli industriali le loro vendite.


L'emigrazione di massa.

La risposta di molti contadini poveri alla grande depressione fu l'emigrazione di massa: tra il 1870 e il 1900 ventun milioni di europei migrarono al di là degli oceani, metà verso gli Stati Uniti e metà verso altri paesi ( America latina, Canada, Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda ).

Fu un flusso ininterrotto di povera gente, proveniente dall'Italia, dall'Irlanda, dalla penisola iberica, dall'Austria-Ungheria, dalla Russia e dai paesi balcanici, che s'imbarcava mossa dalla speranza di trovare altrove condizioni migliori di vita in patria.




Protezionismo e concentrazioni industriali.

Sotto la spinta della crisi molto governi, fra cui quello italiano, introdussero misure protezionistiche, imponendo forti dazi sulle merci importate in difesa dei prodotti nazionali.

Anche le industrie reagirono alla depressione.

Per mantenere alti i profitti, formarono dei <sectiunelli> o <trust>, cioè delle concentrazioni d'imprese - banche, fabbriche, società commerciali - che si collegavano insieme per non farsi concorrenza e poter controllare il mercato.

Tutto ( dall'acquisto delle materie prime, alla lavorazione, alla vendita del prodotto finito ) era sottoposto al controlo del sectiunello, che stabiliva, in base ai suoi interessi, il prezzo delle merci, le quantità da produrre e l'afflusso ai mercati.

Alcune concentrazioni divennero così potenti da influenzare perfino l'attività politica dei governi.

Naturalmente - così come le leggi protezionistiche - erano in apero contrasto con i principi dell'economia liberale, perchè riducevano o eliminavano la libera concorrenza fra produttori.


Banche, borse, società per azioni.

Tuttavia, nonostante lr crisi ricorrenti, l'industria continuò a svilupparsi.

Contemporaneamente aumentarono di numero e di importanza le banche e le borse.

Infatti gli imprenditori avevano bisogno di capitali per finanziare le loro attività e spesso ricorrevano alle banche per ottenere prestiti.

Alcune banche appartenevano a banchieri ricchissimi che trattavano affari direttamente con govrnanti e grandi industriali; altre erano pubbliche e garantite dagli stati.

In cambio di prestiti ai governi, alcune avevano ricevuto il privilegio di emettere banconote, i biglietti di banca che sostituiscono la moneta nei amenti.

Nel corso dell'Ottocento sorseto anche casse di risparmio che raccoglievano i depositi dei piccoli risparmiatori ( di cui i grandi banchieri si erano sempre disinteressati ), versavano loro un piccolo interesse e con i capitali accumulati finanziavano aziende commerciali e industriali.

Un altro mezzo utilizzato dagli imprenditori per raccogliere capitali consisteva nel costituire una società per azioni.

Chiunque poteva diventare socio ( azionista ), acquistando un certo numero di azioni ( certificati che corrispondono a quote di capitale ): il possesso di azioni dà ai soci il diritto di partecipare agli utili della società.

Per le società più importanti il valore delle azioni era fissato di giorno in giorno dalla borsa, il mercato presente in tutte le grandi città, in cui si vendono e si acquistano azioni.










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