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LE TAPPE DEL PAREGGIAMENTO DEI DUE ORDINI

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LE TAPPE DEL  PAREGGIAMENTO DEI DUE ORDINI

 

Dopo la restaurazione, la tradizione ci presenta il riprendersi del corso della lotta della plebe contro il patriziato, che fissa i suoi obiettivi nell’ abolizione del divieto di connubio tra patrizi e plebei, e nell’ accesso alla magistratura suprema.

Il primo obiettivo raggiunto dalla plebe sarebbe stato quello dell’ abolizione del divieto di connubio tra patrizi e plebei. E l’ abolizione sarebbe avvenuta nel 445 av. Cr. per effetto di una rogazione del tribuno Canuleio; ad essa i patres avrebbero acconsentito dopo ampie diatribe, per evitare il guaio peggiore della richiesta presentata dagli altri tribuni, ovvero l’ accesso al consolato.

Livio racconta che, mentre Canuleio agitava la sua rogazione, gli altri tribuni avrebbero cercato di varare la riforma nel senso che i consoli potessero promiscuamente essere scelti dal patriziato e dalla plebe. Non si arrivò a tanto, però si sarebbe raggiunto un compromesso per cui invece di nominare i consoli si potesse attribuire l’ imperium consulare ai tribuni militum, nominando così dei tribuni militum consulari potestate , che potevano essere scelti promiscuamente tra patrizi e plebei.

Attraverso il tribunato militare la plebe si è aperto l’ accesso alla magistratura suprema. Il numero dei tribuni militum varia nel tempo.

Di un anno posteriore al tribunato militare con potestà consolare è la censura, che vediamo sorgere nel 443, anno in cui Livio pone la nomina dei due primi censori, L. Papirio e L. Sempronio. Circa poco più tardi si ebbe la censura; era in sostanza la necessità di alleggerire la magistratura suprema di un compito, quale quello delle operazioni del census, cioè della redazione  delle liste dei cittadini, che, soprattutto con lo sviluppo dell’ ordinamento centuriato, andava acquistando importanza e complessità. Questa carica veniva posta in relazione con i periodi del censo, ed una legge Emilia del 434 ne avrebbe limitato la durata a 18 mesi.

Nel 421 secondo la tradizione si sarebbero ammessi i plebei alla questura ( nel 409 si ha un questore plebeo ). Dal 400 troviamo i plebei al tribunato militare con potestà consolare.

Finalmente, dopo un periodo di lotte e anarchia, nel 367 av. Cr., si sarebbero approvate le rogazioni Licinie Sestie; l’ opposizione dei patres, che sarebbero addirittura riusciti a mobilitare l’ intercessio degli altri tribuni, avrebbe ritardato l’ approvazione, ma l’ intercessio dei due tribuni avrebbe determinato una vera paralisi, e per cinque anni, impedito persino l’ elezione dei magistrati, fino a che nel 367 gli stessi tribuni, costantemente rieletti, trionfarono.

Secondo il racconto di Livio, passate finalmente le rogazioni Licine Sestie ed eletto il primo console plebeo nella persona di L. Sestio, i patres avrebbero dichiarato di negare l’ auctoritas alle deliberazioni comiziali. Ma per scongiurare il riscatenarsi di un grave conflitto, il dittatore sarebbe riuscito ad ottenere una soluzione di compromesso con la creazione di un pretore, magistrato munito anch’ esso di imperium, avente il compito della iurisdictio in città. Così contemporaneamente all’ ammissione dei plebei al consolato, si aveva la creazione di una nuova magistratura riservata ai patrizi. Lo stabilizzarsi della costituzione avviene sulla base di una magistratura collegiale di due consoli sullo stesso piano, di cui uno plebeo, cui si aggiunge un terzo praetor, collega minore dei due consoli, detti appunto in antico pretore; a questo terzo praetor spettò prevalentemente il compito della iurisdictio. Così il 367 segna una data fondamentale nella storia della costituzione romana.

Nello stesso anno secondo la tradizione fu creata una nuova magistratura, l’ edilità curule, che formava un parallelo dell’ edilità plebea, con funzioni di polizia urbana e di polizia dei mercati, funzioni in cui concorrevano gli stessi edili della plebe. In sostanza furono creati due altri edili  a cui partecipassero i patrizi; presto anche a questa edilità furono ammessi anche i plebei.

Nel 300  av. Cr. una lex Ogulnia, secondo Livio, portò il numero degli auguri e dei pontefici da quattro rispettivamente a nove e otto e stabilì che i nuovi posti dovessero essere plebei; poco più tardi anche il numero dei pontefici fu portato a nove.

Secondo la tradizione già nel 342 un plebiscito Genucio stabilì che anche l’ altro posto di console dovesse essere occupato da un plebeo,mentre una rogazione Publilia del 339 avrebbe stabilito che uno dei censori dovesse essere plebeo, mentre l’ altro poteva essere o patrizio o plebeo; ma solo nel 172 av. Cr. si ebbero due consoli plebei, e nel 131 due censori plebei.

Significativa per l’ affermazione della plebe è l’ equiparazione dei plebisciti alle leggi.



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