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L’INFLAZIONE - Inflazione da domanda - Fiscal Drag

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L’INFLAZIONE

L’inflazione è un fenomeno economico che, in generale, s’intende come un processo d’aumento del livello generale dei prezzi e che quindi per conseguenza determina una diminuzione del valore (potere d’acquisto) della moneta. L’inflazione è così sinonimo di svalutazione la monetaria. L’ente preposto alla misurazione dell’inflazione è l’Istat (Istituto centrale di statistica) che periodicamente controlla il prezzo di un gran numero di beni e in base a questi calcola il prezzo di un paniere, cioè la spesa di una famiglia media italiana. Indice dei prezzi al consumo, tasso d’inflazione e indice dei prezzi all’ingrosso sono i parametri di misura più importanti usati. Grazie a questi indici si può deflazionare, cioè trasformare i valori nominali in valori reali (in potere d’acquisto).



In relazione all’intensità del fenomeno inflazionistico si possono distinguere due tipi d’inflazione:

·    Inflazione strisciante: è quella caratterizzata dall’aumento lento e costante dei prezzi( nella misura del 1% – 3% l’anno).

·    Inflazione galoppante: è quella caratterizzata da aumenti dei prezzi molto elevati (nell’ordine del 10% – 20% l’anno). Questo ultimo tipo d’inflazione è determinato da eventi eccezionali come, i perturbamenti economici dovuti alle guerre, così come hanno dimostrato le esperienze dei due ultimi conflitti mondiali; ma anche in tempi di pace può scatenarsi un’inflazione del genere, per esempio, per effetto di una pressione della domanda globale in eccesso rispetto alle capacità produttive del sistema economico.

L’inflazione si può distinguere in:

Inflazione da costi: viene determinata da un aumento dei costi di produzione. Per esempio un aumento dei salari o del prezzo delle materie prime che verrà scaricato dal produttore con un rincaro del prezzo di vendita, un altro caso è quello dovuto all’aumento d’altri costi di produzione come i prezzi del petrolio e d’altre materie prime importate (inflazione da importazione).

Inflazione da domanda: si verifica quando la domanda di beni e servizi è in eccesso rispetto alle risorse del sistema economico (offerta). I consumatori faranno a gara tra di loro per accaparrarsi i pochi beni in circolazione e causeranno così un aumento dei prezzi.




Intorno agli anni 70’ si è avuta la sa di un fenomeno nuovo d’inflazione denominato Stagflazione, vale a dire ristagno ed inflazione. Fino a qualche tempo fa le fasi di ristagno si accomnavano ad una politica denominata “stop and go” vale a dire brusche frenate in caso di domanda globale esuberante (mediante nuove imposte, aumento dei tassi d’interesse, ecc.) e in seguito ripartenze con manovre d’espansione, stimolando i consumi e gli investimenti. Ora in molti paesi si registrano notevoli tassi d’inflazione e contemporaneamente recessioni più o meno gravi con conseguente disoccupazione.

L’inflazione è considerata un male per l’intera economia perché determina effetti negativi  sulla formazione dei risparmi, sul calcolo economico da parte delle imprese ed infine sulla distribuzione del reddito perché danneggia i lavoratori a reddito fisso. Inoltre l’inflazione scoraggia il risparmio in forma monetaria dato che i risparmiatori vedono diminuito il potere d’acquisto della moneta. Per cui in periodi d’inflazione, il risparmio monetario viene collocato in acquisto di beni cosiddetti”rifugio”(immobili, oro, quadri, ecc.). Le conseguenze più gravi riguardano l’equità nella distribuzione del reddito, in quanto l’inflazione danneggia i percettori di redditi fissi che avvertono l’erosione dei propri salari in tempi reali. I redditi variabili (commercianti, industriali, ecc.) si adeguano invece più rapidamente all’inflazione, specie se è possibile procedere ad aumento dei prezzi.

Un altro effetto perverso dell’inflazione è il Fiscal Drag o danneggio fiscale. Questo, in pratica quando il reddito aumenta solo nominalmente ma non realmente, cioè senza cambiare il suo potere d’acquisto, viene applicata un’aliquota d’imposta superiore, in proporzione al reddito aumentato. In questi casi si richiede al Governo da parte dei sindacati dei lavoratori di correggere periodicamente le aliquote d’imposta. Un altro effetto negativo dell’inflazione riguarda gli scambi internazionali. Ci sarà, infatti, una perdita di competitività internazionale. I prezzi dei prodotti nazionali risulteranno più alti rispetto ai beni esteri. Di conseguenza le esportazioni saranno più basse e le importazioni più alte.






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