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L’ ECONOMIA ITALIANA NEL SECONDO DOPOGUERRA

L’ ECONOMIA ITALIANA NEL SECONDO DOPOGUERRA
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L’ ECONOMIA ITALIANA NEL SECONDO DOPOGUERRA

 

4.1 la ricostruzione economica

Di fronte ad un paese devastato dagli effetti di un lungo periodo bellico ed  alle disgregazioni di carattere politico e sociale dovute alla caduta del regime autoritario (autarchico), i nuovi governanti dovettero affrontare diversi problemi:

1.      L’INFLAZIONE

2.      LA  SCELTA DELL’ASSETTO ISTITUZIONALE DA DARE ALNOSTRO PAESE

-         REPUBBLICA O MONARCHIA (compromessa al regime fascista)?

Ci fu un referendum che sancì la vittoria della Repubblica (anche dallo spoglio di questo, emerge il divario tra nord e sud, perché se fosse stato per il sud si sarebbe mantenuta la monarchia)



3.      CHE TIPO DI SVILUPPO ECONOMICO DARE ALL’ITALI:

-         CAPITALISMO O PROTETTIVISMO dato che l’Italia e lo stesso partito comunista entrando a far parte dell’aria statunitense, scartavano per il momento un tipo di sviluppo collettivista.

Dal  1947 ci fu l’anno di svolta perché il potere viene preso da De Gasperi, egli vara un governo che per la prima volta alla fine della guerra esclude la sinistra dal potere politico, cercando di costituire un governo fondato sulla restaurazione economica e finalizzato alla stabilizzazione dei rapporti sociali, ispirato alla dottrina liberista classica che mirava alla, alla libertà d’azione delle imprese e alla tutela della proprietà privata. Questa svolta prese il nome da colui che la originata: LINEA EINAUDI, da Einaudi, governatore della Banca d’Italia, divenuto poi ministro del bilancio.

La linea Einaudi è la soluzione giusta per risolvere l’inflazione, ossia una politica di deflazionistica; caratterizzata da:

-         L’ aumento del Saggio di sconto: viene portato a 5.5 % mentre negli stati Uniti ad esempio era 1%, questo significa che in Italia, costerà di più il denaro (é il costo del denaro).

-         Stretta creditizia: dove le banche sono costrette a versare il 25% dei propri depositi presenti e il 40 % dei depositi futuri, presso la Banca d’Italia, con l’obiettivo di raccogliere carta moneta, togliendola dal mercato, quindi ridurre la circolazione monetaria, viene ridotta rendendo il denaro meno attraente, aumentandone il prezzo e il tasso di sconto.

Questa manovra finanziaria andava bene per l’Inflazione, ma non perle tensioni sociali ed economiche, molto forti perché un aumento del tasso di sconto provocava: una riduzione degli investimenti, una diminuzione della produzione e un aumento della disoccupazione.

Inoltre bisognava affrontare un altro grande problema, cioè LA RICOSTRUZIONE del paese.

Non soltanto l’Italia, ma anche un po’ in tutta Europa urgeva la ricostruzione, perché i veri vincitori del conflitto furono gli Stati Uniti, i quali hanno ottenuto dalla partecipazione al 1° conflitto mondiale,un gran vantaggio, perché la crisi del 29’ non fu risolta completamente dal New Deal (nuovo corso) attuato da Rooselvet, utilizzando politiche di stampo amministrativo, fu invece risolta con la partecipazione al secondo conflitto mondiale, dove porta commesse, e, fa mettere in moto un meccanismo che farà assorbire la produzione, perché non è solo una crisi finanziaria, ma di sovrapproduzione, e dunque poiché il panico porterà ad un aumento dell’offerta senza che ci sia la domanda per sorbirla, non vi è altra soluzione.( perché i Hoover e i repubblicani, negavano l’intervento dello Stato, per risolvere la crisi).

Dato che quasi tutti devono fare la ricostruzione, ma la maggior parte non aveva abbastanza fondi.

Nel 1947 negli Stati Uniti afferma pubblicamente che gli stati Uniti erano disposti ad aiutare i paesi che dovevano attuare la ricostruzione. Quindi il piano Marshall,attraverso i fondi dell’ERP (European Recovery Program),nella misura di 1.470 milioni di dollari, affluirono in Italia per ricostruire l’apparato industriale, finanziare investimenti agricoli e le opere pubbliche ecc..

Questo piano consisteva nona distribuire soldi, ma un trasferimento di  BENI, che dagli stati uniti vanno verso il paese che deve essere aiutato (tra il governo italiano e un ufficio statunitense ad esempio) che in Italia ha la propria sede, entrambi decidono assieme quali beni sono necessari per la ricostruzione, questi vengono poi valutati dagli Stati Uniti e venduti sul mercato italiano, questa vendita darà luogo alla creazione dei capitali, denaro che dovrà essere speso tenendo conto dei consigli degli stati uniti, quindi un processo di ricostruzione di stampo capitalista, che può portare nuovi mercati di sbocco, che l’Europa uscita dalla guerra non aveva.

  Gli Stati Uniti proposero questi aiuti per due motivi:

Ø      Di natura politica, poiché il secondo conflitto mondiale diede origine a due blocchi, distinti e contrapposti (Unione Sovietica e Stati Uniti), aiutare l’Italia e l’Europa serviva a crearsi un argine all’espansionismo sovietico. [Se io lascio questi paesi al proprio destino è chiaro che il malcontento sociale non fa altro che crescere e ci si avvia verso una svolta collettivista]e fare in modo che questi paesi legassero il proprio destino a quello Statunitense contro l’espansionismo sovietico.

Ø      Di ordine economico, è conveniente perché la crisi del 29’ è una crisi di sovrapproduzione dalla quale gli Stati Uniti escono a mala pena, grazie alla partecipazione del 2°conflitto mondiale, infatti quando poi alla fine del 2° conflitto, non trovano mercati di sbocco, non trovano a chi vendere le proprie produzioni, ripiombano in una crisi.

Tra i paesi maggiormente aiutati dal Piano Marshall, vi sono: ITALIA, FRANCIA, GERMANIA E INGHILTERRA,viene invitata a questa ricostruzione anche l’UNIONE SOVIETICA, la quale non partecipa (poiché una ricostruzione di quel tipo,derivata dagli stati Uniti non poteva che essere di tipo capitalista) rifiutando.

 

Il 25 –03-l957

50 anni fa vengono fatti i trattati di Roma, con i quali viene istituita la Comunità Economica Europea (CEE), diversa dall’Unione Europea (UE).

Nel 1943-47 (piano Marshall-CEE) un programma di aiuti 4miliardi di dollari, in aiuti alimentari hanno costituito il piano di aiuti detto UNRRA (aiuti ai civili).

Gli aiuti vengono inviati dopo aver disposto dei piani operativi quadriennali, annuali, nel momento in cui Marshall vuole varare questo piano di aiuti, l’Inghilterra e la Francia vogliono mettersi a capo (egemonizzare) del piano Marshall, aperto a tutti i paesi, fu così che nel 1947 nasce un Comitato per la cooperazione Economica Europea che nel 1948 lo stesso comitato diventa OECE (organizzazione per la cooperazione economica europea) che ha lo scopo di assistere i diversi paesi, nella predisposizione dei piani, che servono per le richieste, hanno lo scopo di favorire l’espansione economica e il commercio, esse fungono da supporto tecnico in un primo tempo, poi successivamente viene affiancato dal COMECOM (comitato per assistenza economica reciproca) al di là del sostegno per i piani OECE fallisce, perché non ha alcun potere decisionale, tant’è vero che fallisce, perché nessuno degli Stati aderenti vuole affidargli la sovranità del proprio paese, in seguito, diventerà OCSE: organo costituito da pochi paesi europei perché dell’OCSE andrà a far parte anche il Giappone.

Ma al di là dei piani di ricostruzione bisognava risolvere un altro problema “LA GERMANIA” uscita anch’essa distrutta dal conflitto, prima o poi dovrà essere ricostruita, dovrà mettere in moto il proprio apparato produttivo, echi vigila sulle ricostruzioni dell’apparato politico tedesco:

-         la Francia vuole legarsi agli Stati uniti,

-         inoltre la Francia vuole un intesa con gli inglesi, per vigilare il piano di ricostruzione, ma questi non sono interessati, perché i loro interessi sono al di là dei confini europei

-          quindi è la Francia che fa un accordo direttamente con i tedeschi (SCHUMANN), questo accordo prende il nome la CECA (Comunità Europea Carbone e Acciaio)

Nel 1951 si costituisce la CECA, i paesi coinvolti al di là della FRANCIA, furono l’ ITALIA e il BENELUX (Belgio Olanda Lussemburgo).

Finalmente si creò con la CECA un organismo internazionale, a cui vengono demandati alcuni compiti da parte dei paesi membri

Essa si occupò principalmente:

-         di rimuovere i dazi

-         armonizzare tecnologie dei salari

i risultati sono incoraggianti e nel 1957i paesi della CECA si riunirono a Roma per firmare due trattati, che stabilivano la creazione di una Comunità europea per l’energia atomica EURATOM e la nascita della Comunità economica europea la CEE o mercato comune europeo (MEC)

Il primo trattato EURATOM prevedeva l’uso pacifico dell’energia atomica attraverso la creazione dei relativi impianti e centri di ricerca; il secondo la graduale liberalizzazione della circolazione di merci, capitali e manodopera fra i 6 paesi partecipanti: Belgio, Olanda, Lussemburgo, Francia, Italia e Germania federale. Nel 1958 le due comunità iniziarono ad operare.

Il secondo trattato la CEE aveva il compito di eliminare i dazi sull’importazione e delle limitazioni quantitative su tutti gli scambi tra i paesi membri, entro un periodo compreso tra il 12 ed i 15 anni; è l’introduzione di una tariffa esterna comune, che doveva rappresentare la media aritmetica dei dazi applicati dai singoli Stati.

Inoltre i paesi membri si impegnavano ad attuare le politiche comuni in campi diversi: trasporti, agricoltura e previdenza; e a consentire il libero movimento di persone e capitali all’interno dei confini della comunità e ad abolire il dumping e le sovvenzioni particolari dei governi ad imprese o ad aree sottosviluppate.

Unione europea e altre forme di cooperazione economica

La comunità economica europea comprendeva fino al 1973 solo i sei paesi fondatori; tra il 1973-l995 vi aderirono regno Unito, Danimarca, Irlanda, Grecia, Sna, Portogallo, Finlandia Austria e sa, portando a 15 il numero degli stati membri.

Questa formazione si è sviluppata non tanto sul principio del libero scambio, all’interno dell’area comune, o per l’unione doganale, ma per un principio secondo il quale venga adottata una tariffa esterna comune e le merci introdotte, siano parificate a quelle degli Stati membri,a l fine di creare un unico Stato. Fu così che nel 1968 furono abolite le tariffe doganali tra i paesi della CEE e fu fissata una tariffa comune per le merci extra-cee e nel 1986 fu firmato l’Atto unico europeo, che prevedeva e garantiva uno spazio privo di frontiere interne nel quale è garantita la libera circolazione delle persone, dei servizi e dei capitali.

Infine con il trattato di Maastrich (paesi bassi) del febbraio del 1992 si fissarono le regole, relative in particolare a debito pubblico e disavanzi degli stati membri per l’ISTITUZIONE DI UNA MONETA UNICA EUROPEA (l’euro), successivamente nel 1999 entrò come valuta nella politica monetaria, nei sistemi di amento, nei mercati monetari e nelle emissioni di titoli di Stato e nel 1° gennaio del 2002 si ebbe il suo utilizzo come unica moneta in circolazione.

L’unione europea è rimasta l’unico organismo vitale di cooperazione economica europea.

Altre organizzazioni come l’EFTA (area di libero scambio) che fu creata nel 1959 non si mostrò all’altezza della Cee



Un altro organismo informale e il G7/G8(perché nel 1994 si è aggiunta la Russia), formato da:Stati Uniti, Giappone, Canada, Germania, Francia Regno Unito, Italia)  

 

4.2 il miracolo economico

HOMO FABER

GLI EVENTI CHE HANNO CARATTERIZZATO GLI ANNI 70, DOPO IL 1973, FURONO:

1)      CAMBIAMENTO è LA DECISIONE DI NIXON 1971, DI ELIMINARE IL SISTEMA DI BRETTON WOODS

2)      LE DUE CRISI PETROLIFERE (DUE SHOC PETROLIFERI)

AVVENUTI RISPETTIVAMENTE NEL 1973’ E NEL 1979’

3)      LA STAGFLAZIONE

4)      LA DISOCCUPAZIONE  STRUTTURALE

5)      FALLIMENTO E CANCELLAZIONE DELLE POLITICHE KEYNESIANE

6)      TERZIARIZZAZIONE

7)      NUOVI PAESI

8)      GLOBALIZZAZIONE

9)      L’INTRODUZIONE DI NUOVE METODOLOGIE (DEL LAVORO E DI PRODUZIONE) NATI DAI MODELLI TAYLORISTICI.

10)  LIMITI DELLA CRESCITA E SVILUPPO SOSTENIBILE

1) LA FINE DEL SISTEMA DI BRETTON WOODS E GLI SHOCPETROLIFERI

Bretton woods è una nuova località degli Stati Uniti, in cui i rappresentanti dei 44 paesi si riuniscono (nel momento in cui ancora la guerra non è conclusa) per cercare di ripristinare un ordine monetario internazionale, dove vennero avanzate due proposte:

-         una da John Maynard Keynes: il quale propone un nuovo sistema monetario legato a una nuova moneta “il Banco”(ma non sarà questuala tesi messa in pratica).

-         È l’altra di White: il quale propone un economia statunitense, ossia il ritorno al gold-exchange standard, dove questa volta, l’unica moneta convertibile sarà il dollaro (è sarà questa la proposta che passerà).

Con gli accordi di Bretton Woods, vengono costituiti 2 istituti, tutt’ora operativi:

§       Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) che aveva due compiti:

-         visionare il sistema di Bretton Woods

-         soccorrere i paesini temporanea difficoltà.

un paese che si trovava in temporanea difficoltà, si rivolgerà al FMI, dove un funzionario, andrà in quel paese ed insieme metteranno a punto una soluzione per uscire dalla crisi, successivamente, poi il FMI impiegherà delle somme per permettere al paese di cominciare ad uscire dalla crisi, però le somme stanziate, sono solo un inizio perché il fondo monetario inizia l’opera, poi saranno altri enti a trasferirli, che sulla fiducia realizzeranno quanto il sistema monetario (FMI) ha detto

§       la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRS), anch’essa serve ad aiutare paesi nella loro ricostruzione, meno sviluppati, in difficoltà.

Successivamente a causa della netta sopravvalutazione del dollaro, rispetto al suo reale valore. Fu così che il 15 agosto del 1971, il presidente Richard Nixon, dichiarerà di fatto la sospensione della convertibilità (in oro) del dollaro.

Con la fine del sistema di Bretton Woods, i cambi di queste monete tornano ad essere  fluttuanti, flessibili (dando spazio alla speculazione e alla relativa instabilità) con questa decisione tra l’altro, il dollaro americano si svaluta di un buon 8 %.

2) le crisi petrolifere

La prima crisi petrolifera avvenuta alla fine del 1973,avvenne in seguito alla terza guerra arabo-israeliana. I paesi aderenti all’OPEC (organizzazione dei paesi produttori di petrolio, fondata nel 1960 e in cui prevalevano i paesi arabi), per ritorsione contro i paesi occidentali, sostenitori di Israele, e cogliendo anche l’occasione per liberarsi dal potere delle multinazionali petrolifere, aumentarono il prezzo del greggio da 3 a 12 dollari al barile.

Essendo il petrolio alla base del sistema economico, ecco perché si parla di shock petrolifero, perché va a colpisce in maniera più o meno rilevante i paesi. Ad esempio, per i paesi come gli Stati Uniti d’America, l’impatto non è molto significativo, perché avendo delle risorse proprie, delle scorte,è una discreta produzione di petrolio, in qualche modo riescono ad assorbire gli effetti della crisi in maniera più facile, rispetto ad altri come l’Italia, che non hanno la stessa disponibilità di fonti energetiche, assorbiranno gli effetti della crisi in maniera molto rilevante, l’Italia stessa nel 1974 è in preda all’austerità, infatti la domenica non si andava in automobile, per risparmiare petrolio.

 

I prezzi del petrolio si mantennero alti negli anni seguenti, finché nel 1979-l980, dopo la Rivoluzione Khomeinista in Iran, dove khomini prende il potere con ovvie intenzioni internazionali, e lo scoppio della guerra tra Iran e Iraq si ebbe: il secondo shoc petrolifero avvenuto nel 1979 i prezzi salirono nel 1982 a 34 dollari al barile, questo forte aumento portò una serie di conseguenze:




-         per i paesi importatori  le conseguenze furono minori, perché gli bastò semplicemente abbassare il costo del greggio e cercare di amministrare le risorse preesistenti per il meglio;

la prima conseguenza fu l’inflazione

quali possono essere gli strumenti per uscire dalla crisi?

-         L’Europa e gli Stati Uniti non rimasero inerti (senza far niente), per prima cosa ridussero i consumi, iniziarono la progettazione di automobili che richiedevano un minor consumo di benzina, iniziarono a utilizzare le risorse petrolifere europee (effettuando nuove trivellazioni), come quelle del mare del Nord, sino ad allora poco sfruttate; e per quanto riguarda la produzione di energia elettrica, diedero impulso alla costruzione di energia nucleare, nonostante i rischi ambientali connessi (come dimostrò il grave incidente della centrale di Cernobyl). Tuttavia l’impiego dell’energia nucleare non costituiva un semplice problema di convenienza economica ma anche una questione di difesa strategica, per non dipendere dalle forniture petrolifere di paesi spesso instabili e aggressivi.

3) STAGFLAZIONE

Negli anni ‘70 e ’80 si è presentato un nuovo fenomeno denominato dagli economisti «stagflazione» o «stagflashion» che nasce dall’unione di due parole: stagnazione  + inflazione; ossia la contemporanea esistenza di un’ altissima inflazione e nello stesso tempo una caduta della domanda (diminuzione) e della produzione (stagnazione economica). Mentre invece in passato durante i periodi bellici l’inflazione era accomnata oltre che dall’aumento dei prezzi, ad un aumento della crescita dell’economia (cioè da un  eccesso di domanda).

1)      LA DISOCCUPAZIONE STRUTTURALE

con la stagflazione aumenta anche la disoccupazione che diventa sempre più strutturale perché la struttura in se presenta  disoccupazione, quindi c’è un margine di disoccupazione, cosiddetta fisiologica determinato dal livello di disoccupazione, ossia una disoccupazione (una percentuale sempre uguale) insita nella stessa struttura.

2)      il fallimento delle politiche keynesiane

al fallimento delle politiche keynesiane, leghiamo lo smantellamento dello Stato sociale. Keynes, la politica keynesiana dal pensiero keynesiano puro, diceva che:

-         l’intervento dello Stato in economia, è utile,

-         lo stato non deve sostituirsi al privato, ma deve essere finalizzato soltanto in alcuni settori, per superare la crisi economica, una crisi legata al potere d’acquisto, stimolando i consumi.

Da qui all’intervento dello Stato in economia, ci ricorda il welfare-state (lo stato di benessere) dove lo Stato cercava di garantire alle famiglie, determinati diritti, che venivano considerati fondamentali come l’istruzione, il diritto alla salute, alla casa ecc… quindi maggiore intervento dello stato, con la sua degenerazione, portiamo debiti pubblici, particolarmente importanti(una specie di freno, come ad esempio il trattato di Maastrich (per l’euro): dove si puntualizza che se si vuole, fare riferimento a un unione che non sia soltanto commerciale, mercantile.. ma anche monetaria, dobbiamo rispettare determinati parametri.

Smantellare le politiche pubbliche, significa mettere in discussione lo Stato di benessere, dunque mettere in discussione quel principio secondo il quale, a ciascun cittadino a prescindere dalla sua situazione sociale, politica, economica, vengono garantiti questi diritti.

3)      Terziarizzazione

Si fa riferimento alla progressiva espansione del territorio,quindi facciamo riferimento a caratteri di economie più avanzate che adesso sono economie post-industriali, una società in cui analizzando il peso del PIL (prodotto interno lordo), tra il primo, secondo e terzo settore, quello che produce di più è il terziario(produce maggiore ricchezza).

Se esaminiamo gli oggetti che indossiamo o quelli che ci circondano o in un aula universitaria, molto probabilmente ci accorgeremo che:

-         i computer, i programmi che hanno un supporto materiale e industriale (dischetti); la vendita delle stampanti (che scrivono sulla carta) sono prodotti industriali

-         le telecomunicazioni (compreso internet), non potrebbero avvenire senza una struttura materiale e industriali (cavi, trasmettitori, server e un’innumerevole serie di apparati elettronici)

-         le transazioni commerciali via rete

Quindi in alcuni casi la diminuzione del sistema secondario nell’economie avanzate è corrisposto da un aumento delle fabbriche nei paesi emergenti, sia per iniziative locali, sia per lo spostamento di impianti produttivi delle vecchie potenze industriali alle aree del mondo dove il costo del lavoro è inferiore.

Non bisogna dimenticare che il progresso tecnologico e l’aumento della produttività rendono possibile, la produzione di più merci con meno operai e ciò porta inevitabilmente a ridurre il numero delle fabbriche, e a disoccupazione.

A meno che i consumatori crescano continuamente di numero e in capacità di spesa. Ma il mercato ha i suoi limiti nello stesso sottosviluppo di tanta parte del mondo è difficile vendere un miliardo di automobili a un miliardo di miserabili affamati.

4)      NUOVI PAESI CHE SI AFFACCIANO ALLA RIBALTA

Con la crisi petrolifera del 1973, dove il balzo del prezzo del petrolio mise in difficoltà non solo i paesi ricchi, ma ancor di più molti di quelli sottosviluppati che non erano produttori di petrolio. Fu allora che incominciò a formarsi una nuova gerarchia del terzo mondo a economia di mercato formata da :

-         I paesi grandi esportatori di petrolio (avvantaggiati dallo shock petrolifero), a differenza  di quelli danneggiati come Nigeria, Iran, Algeria, Venezuela (più popolosi);

-         Le quattro tigri del sud-est asiatico;

-         I paesi in posizione mediana, che comprendono una vasta serie di Stati assai differenti tra loro e a diverso grado di sviluppo, America Latina, Africa Settentrionale e Asia, i quali possono disporre di propri apparati produttivi ragguardevoli, ma in un contesto di diffusa povertà (brasile: alta mortalità infantile e India)

-         Il quarto mondo, dell’area della fame e della miseria globale fanno parte quasi tutta l’africa nera (salvo il Sudafrica), America Latina (Bolivia, Paraguay, Haiti) e Asia (Afganistan e Bangladesh). Queste sono economie stagnanti e indebitate, spesso colpite da carestie e disastri «naturali» ingigantiti da problemi del sottosviluppo e per di più inserite in un contesto stabile di guerre civili, tribali o religiose.

Quando parliamo di nuovi paesi, si fa riferimento alle quattro tigri del sud-est asiatico come: Corea del Sud, Hong Kong, Taiwan e Singapore, queste si sono confermate come nuove potenze industriali a crescita economica rapida, tanto che a rigore non possono essere più considerate come parte del terzo mondo. È in quest’area di sviluppo  si affacciano  alla ribalta altri paesi come la Cina, India, Malaysia e Filippine dove accresce il PIL (prodotto interno lordo).

Sviluppo sostenibile

Il clima pessimista indotto dalla crisi petrolifera del ’73 e la consapevolezza che la «società del benessere» che potevano nascere dei disastri ambientali, ha spinto la formazione di idee come limiti dello sviluppo o sviluppo sostenibile, ossia una  risorsa compatibile di una delle principali risorse della terra: come il petrolio. Infatti si cerco di sostituire la scarsità di petrolio con il nucleare.

TAYLORISMO-FORDISMO_TOYOTISMO

Taylorismo

 Trae origine dal nome di Taylor (un ingegnere statunitense), il quale propone una nuova organizzazione del lavoro. Egli sosteneva l’idea che il lavoro doveva essere organizzato in maniera diversa , e che le mansioni dovevano essere parcellizzate. L’obiettivo di Taylor era eliminare i tempi morti all’interno dei meccanismi di produzione, il suo obiettivo è lottare, cancellare, definitivamente contro la fannullagine degli operai.

Il sistema di Taylor prevede che vengono analizzati, i tempi di esecuzione delle diverse attività, e su questi  lavorare su questi tempi analizzare come lavorare, attraverso un meccanismo di incentivi o sanzioni; quindi i suoi obiettivi erano:

-         cancellare i tempi morti degli operai



-         parcellizzare le mansioni

-         dividere il lavoro

facendo in modo che gli stessi operai, vengono ridotti a pari tipo di operazioni attraverso una politica di incentivi: se il lavoro va bene o di sanzioni: nel caso in cui i termini di lavoro di produzione non vengono rispettati.

Questo sistema viene applicato preferibilmente nell’attività industriale, ma poi verrà applicato anche per quel che riguarda il lavoro amministrativo.

Fordismo

Un ulteriore passo verso nuove forme di organizzazione del lavoro vengono portate dal contributo di Hanry Ford, il quale introduce la catena di montaggio. Il suo obiettivo è quello di innalzare la produttività dei lavoratori, e cerca di riuscirci attraverso l’introduzione della catena di montaggio.

1. Il lavoro della catena di montaggio si basa su un principio fondamentale che è quello di portare non il lavoratore verso il lavoro, ma bensì il lavoro verso il lavoratore nel momento in cui si fabbrica un determinato pezzo (come in questo caso l’assemblaggio di un automobile).

Quindi non dev’essere il lavoratore ad andare a cercare il materiale di lavorazione e metterlo sul banco, ma il pezzo che tramite unnastro trasportatore, raggiunge il lavoratore nella sua postazione, e che con un unico movimento, adempie alla sua operazione. Si tratta dunque di un iperspecializzazione del lavoratore.

Da questo sistema  così determinato esce fuori il modello T, un automobile dove T sta per Touring, Che colore diamo a questo modello? La Ford risponde: qualsiasi colore purché sia nero

2. attraverso la catena di montaggio si arriva a un prodotto standardizzato, al modello T.

Vantaggi e Svantaggi

Vantaggi:

-         aumenta la produttività del lavoro, questo induce, che si possono produrre con le stesse ore di lavoro più prodotti (Ford prima12 ore, con la catena di montaggio 1ora e1/2 ) , di conseguenza:

-         si abbassano i costi di produzione, e il prezzo sarà più basso, dunque il mercato si allarga, dunque l’automobile non è più un bene di lusso, ma adesso molte più persone possono permettersi di acquistarla

-         aumento dei salari, a Ford è legato non solo la catena di montaggio, ma anche l’aumento dei salari agli operai. Mediamente quando Ford inizia ad utilizzare questo tipo di sistema, il salario giornaliero nell’industria era di 2,40 dollari, Ford porta il salario dei suoi lavoratori a 5 dollari (raddoppiandolo) perché?

          Com’è possibile spiegare contemporaneamente:  del profitto, un   della produttività,     un   dei salari e una    dei prezzi.

Tutto è spiegato dall’aumento della produttività, quindi: rendendo più produttivo il lavoratore, possiamo tranquillamente arlo di più, senza un riflesso negativo di vendita, in più se hiamo di più il nostro lavoratore, gli diamo una maggiore capacità d’acquisto (lo stesso operai può acquistare un bene che prima era di lusso) e ampliamo il mercato. È chiaro inoltre che ando il lavoratore di più, lo rendiamo anche più produttivo, perché lui stesso si sente incentivato a migliorare le sue performance, quindi possiamo anche MIGLIORARE LA QUALITA’ del prodotto, pur con manodopera scarsamente qualificata.

La catena di montaggio e la produzione standardizzata verrà attuata e applicata innanzitutto agli stati Uniti d’America, poi con un certo ritardo in Europa.

Svantaggi:

-         l’alienazione del lavoratore da parte delle macchine, (già in passato si manifestavano i fenomeni del luddismo)

-         la gente perde ogni contatto con la terra, perché non va più a lavorare nella propria abitazione, ma nella manifattura (in fabbrica)per cui non è possibile svolgere altre attività.

-         L’alienazione progressiva dell’operaio (un lavoro, via via ripetitivo), sono tanti i costi sociali, infatti si cercava tramite i sindacati di far qualcosa per mitigare questi effetti, ma ad esempio nel caso di Ford, con l’aumento dei salari, metteva tutto a tacere

 

 

Le critiche del sistema Taylorfordismo

In primo luogo venne criticato dagli studiosi marxisti, come Harry Braverman che identificavano nel taylorismo, una forma di sfruttamento capitalistico e di degradazione del lavoro umano, propugnando di ridare contenuto e intelligenza al lavoro in nome dei diritti della dignità del lavoratore.

In questo sistema mancavano le motivazioni personali e individuali per chi prestava la sua opera all’interno dell’impresa.

Mancavano gli incentivi non materiali come la stima, prestigio, la gratificazione morale di appartenere a una comunità lavorativa.  Quindi il modello Taylorista impedisce, dunque anche la crescita della persona e la formazione di «uomini maturi, autonomi, creativi, aperti alla cooperazione reciproca, e soprattutto non tiene conto dell’insoddisfazione di cui soffrono molti operai per la mancanza di motivazione a compiere il loro lavoro.

Ecco perché via via il Taylorfordismo venne sorpassato e si incomincio a imitare il modello giapponese.

Il TOYOTISMO di Taiichi Ohno (1912-l990)

Mentre in Europa e negli Stati Uniti ferveva il dibattito sul Taylor-fordismo ed erano effettuati timidi tentativi per il suo superamento, in Giappone era già avvenuta una vera rivoluzione organizzativa. Questa era legata allo spirito innovativo di un tecnico- ingegnere, Taiichi Ohno, entrato alla fine della guerra nella casa automobilistica Toyota. Dagli anni 50 Ohno aveva trasformato una piccola azienda in crisi che produceva poche migliaia di autoveicoli all’anno in un colosso che nel 1983 fabbricava quasi tre milioni e mezzo di auto, con un numero di dipendenti assai inferiore ai concorrenti americani, (56 auto per lavoratore, contro 8-l6 degli americani) anche per quanto riguardava i tempi di lavoro, alla Toyota, bastavano 16 ore per assemblare un’auto con molto meno difetti, rispetto alla General Motors  che gli è ne occorrevano 31 di ore, e in Europa ancor di più.

Alla base di tanto straordinario successo vi era una nuova impostazione del sistema di lavoro che capovolgeva alcuni fondamenti del sistema Taylo-fordismo, che non avevano nulla a che fare con la dignità del lavoro o la sua umanizzazione.

I principali elementi del Toyotismo furono:

1)      il just in time (al momento giusto), cioè la perfetta simmetria tra l’offerta dei beni prodotti e la domanda che proviene dal mercato, consentendo la fabbricazione in piccole serie differenziata

2)      l’officina minima, ridurre al minimo le scorte di magazzino, sia di componenti, sia di prodotti finiti, anche i pezzi per l’assemblaggio devono arrivare alla postazione lavorativa solo al momento giusto, eliminando ogni spreco e ridondanza. La produzione snella.

3)      Il coinvolgimento dei dipendenti nelle decisioni produttive: le mansioni dei lavoratori non sono fisse e predeterminate, ma godono di notevole flessibilità e intercambiabilità, i dipendenti sono stimolati a partecipare all’elaborazione delle decisioni produttive e possono persino arrestare la catena di montaggio se individuano qualche guasto, ossia un continuo e mai finito tragitto di perfezionamento.

4)      È richiesta la collaborazione anche di fornitori esterni, essi devono formare una rete cooperativa e collaborativi in continuo interscambio di informazioni e aiuti con l’impresa principale (imprese secondarie)

5)      L’obiettivo della qualità totale, più importante della quantità: la qualità deve accomnare tutto il processo produttivo, dalla progettazione alla consegna al cliente finale. La qualità deve essere per il cliente un elemento gratuito.

6)      Una fabbrica a sei zeri:

-         zero scorte (di magazzino)

-         zero difetti

-         zero conflitto sociale

-         zero tempi morti (di produzione)

-         zero tempo di attesa per il cliente

-         nessuna burocrazia interna e comunicazione inutile.

Le caratteristiche speciali della mentalità della classe operaia giapponese, furono inizialmente considerate un ostacolo alla diffusione del Toytismo in occidente, tuttavia quando negli anni 70’ e 80’ il Giappone riuscì a superare brillantemente le conseguenze della crisi petrolifera e negli anni Ottanta surclasso i concorrenti sul piano  dell’efficienza produttiva Europei ed americani si resero conto che dovevano adeguarsi in un modo o nell’altro al modello giapponese.






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