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1° CANTO PARADISO

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1° CANTO PARADISO

1. Attraverso la tecnica del dubbio Dante affronta i problemi dell’umanità, problemi nei confronti dei quali non c’è una spiegazione razionale. La tecnica del dubbio è per Dante strumento di conoscenza,infatti ad ogni domanda che Dante si pone, Beatrice gli risponde ampliando la sua conoscenza. Questa conoscenza è un passo per arrivare a Dio. Di dubbio in dubbio Dante arriva a conoscere, ogni dubbio è un frammento di conoscenza.

2.a Nelle prime quattro terzine del primo canto del paradiso, il soggetto narrante, Dante, tace di sé per dedicare tutto l’esordio unicamente alla gloria di Dio, il quale viene definito: fonte, causa prima, autore del moto universale. “ la gloria di colui che tutto move per l’universo penetra…”

2.b Parafrasi: io sono stato nel Cielo che più riceve la sua luce ed ho visto cose che, chi ne discende non sa né può raccontare…

In questi versi Dante, attraverso l’uso della ura retorica della excusatto, ci vuole dire che farà il possibile per ricordare, ridire e descriverci ciò che ha visto “nel ciel che più de la sua luce prende…”

Questo accade perché quando la nostra ragione raggiunge l’oggetto del proprio desiderio, la memoria non riesce a ricordare il tutto alla perfezione.



2.c La materia del primo canto del paradiso è Dio.L’intera cantica è racchiusa tra due verbi; “move  al verso 1 del I canto e “move” al verso 145 del XXXIII canto, a sottolineare l’idea che nulla dell’universo e della realtà è fuori dalla partecipazione dell’essere, ovvero di Dio.

2.d “veramente” assume il significato di d’altronde, con tutto ciò.

3.a Il cuore del I canto è racchiuso nel verbo “trasumanar”, oltrepassare la condizione ,umana andare dentro la verità delle cose, al verso 70.

Attraverso questo verbo Dante ci fa capire che sta passando da una condizione umana ad una divina. Dante ha cominciato a partecipare alla vita divina, sta vivendo una condizione divina.

4.a Dante non ha bisogno di esplicitare il suo dubbio, riguardante la provenienza della musica e della luce, in quanto Beatrice riesce a vedere dentro l’animo di Dante.

Prima ancora che facesse la domanda Beatrice aprì la bocca per rispondere alla domanda che aveva letto nel cuore di Dante.

4.b Beatrice risponde al dubbio di Dante dicendo che è il suo pregiudizio che lo rende ottuso e che gli impedisce di vedere ciò che potrebbe vedere; gli consiglia inoltre di liberarsi del pregiudizio.

5.a Dopo che Beatrice ebbe risposto al primo dubbio, Dante ha una seconda domanda: “com’è possibile che io trapassi questi corpi leggeri? Più leggero dell’aria e della luce non c’è niente, eppure in questo momento sono più leggero e li trapasso”.




Beatrice, dopo aver guardato Dante con la tenerezza di una mamma, chiarisce il dubbio di Dante attraverso la teoria della compositio, dell’ordine universale delle cose, secondo la quale ogni cosa è creata per un ordine preciso. L’universo funziona bene perché tutto tende ad un fine, per cui anche l’uomo deve tendere verso Dio.

Il fine dell’uomo è la felicità, che è Dio.

6. Lo sguardo di Dante è potenziato dalla luce di Beatrice, la quale ha lo sguardo fisso nel sole.

Possiamo definire il rapporto tra gli sguardi, usando la funzione: lo sguardo di Dante sta a quello di Beatrice, come lo sguardo di Beatrice sta a quello di Dio.

Attraverso questo gioco di sguardi, conosciuto come fenomeno della rifrazione, per cui un raggio di luce che finisce su uno specchio viene rimandato verso l’alto, per Dante è possibile guardare in faccia la verità, guardare in faccia Dio. “ e io posso guardare  quel che guarda lei, perché guardo lei…”

7.a il soggetto sottinteso nella conclusione del canto è Beatrice che, dopo aver chiarito il secondo dubbio di Dante, volse il viso verso il cielo.

7.b Il viso è l’espressione di una realtà divina, infatti Dante guardando negli occhi Beatrice, riesce a vedere Dio.






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