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Naturalismo – Verismo

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Naturalismo – Verismo

È una stagione culturale che segna un po’ tutta l’Europa nella seconda metà dell’Ottocento.

Nasce in Francia e ha la maggior fioritura tra il 1860 e il 1890.

Forti legami uniscono il naturalismo letterario con il pensiero filosofico del Positivismo.

(Positivismo: c’è un ritorno ai principi dell’Illuminismo, un pensiero ottimistico, un’osservazione dei fenomeni visibili e quindi l’uomo può risolvere i suoi problemi. // una causa determina un certo effetto //. Visto che l’uomo può studiare i fenomeni naturali, egli può perciò studiare i fenomeni umani – determinismo -. Il positivismo significò cieca fiducia nel progresso scientifico)

La definizione di “naturalismo” fu coniata da Hyppolite Taine nel 1858. Taine individua tre fattori, che determinano i comportamenti umani, che devono essere considerati nella realizzazione di un’opera:



-         le race o la razza: cioè l’ereditarietà o patrimonio genetico;

-         le milieu o l’ambiente sociale: cioè il micro-contesto (famiglia, scuola, ecc.);

-         le moment o  l’epoca storica: cioè il momento storico.

I comportamenti umani implicano l’infelicità, ma modificando i 3 fattori si può cambiare il modo di vivere. Il naturalista francese si propose di descrivere minuziosamente i fenomeni comportamentali umani, studiandoli in determinati momenti (per esempio, in miniera..) e poi con le proprie opere risolvere i problemi del vivere.

La funzione della nuova letteratura è di denunciare la degradazione che si nasconde dietro la nuova società industriale, favorendo così l’inevitabile riforma sociale: l’opera diviene una sorta di riscatto sociale.

Questi concetti vennero ripresi da Emile Zolà, il quale diede una sistemazione più precisa alle teorie naturaliste e riassunse nella sua opera il movimento, diventando così un vero e proprio caposcuola. L’opera in questione s’intitola “Romanzo sperimentale” nel quale si sottolinea la funzione del narratore che deve raccontare il vero/reale osservato prescindendo da ogni presunzione di giudizio (i comportamenti umani vanno raccontati naturalmente), cioè egli attribuisce allo scrittore il duplice compito di osservatore e scienziato.

// bisogna porsi come lo scienziato si pone di fronte ai fenomeni che osserva //.

Le tesi che espone Zolà nella sua opera possono essere riassunte nel seguente modo:

-         rifiuta la letteratura romantica poiché idealistica e quindi basata su sentimenti invece che sulla realtà oggettiva;

-         afferma l'uso del canone dell’impersonalità;

-         rifiuta i canoni tradizionali del bello: tutto ciò che è vero, anche se brutto e degradato, risulta bello e morale;

-         introduce l’impostazione scientifica della narrazione;

-         nella letteratura naturalista, il romanzo e la novella sono i generi primari;




-         vanno rappresentate tutte le classi sociali, cioè tutti i gradini della scala sociale.

Per scrivere la relazione di un esperimento, l’autore si deve informare e poi deve inventare i personaggi e le vicende in relazione alle notizie acquisite. Facendo ciò, deve descrivere e raccontare con distacco (regola dell’impersonalità), come fa lo scienziato.

// il narratore deve essere come Dio nel creato: c’è ma non si vede //.

L’opera di Flaubert “Madame Bovary” e l’opera di Balzac “Commedia umana” sono un chiaro preludio all’esplosione naturalista, con l’interesse che le spingeva verso la ricerca dell’impersonalità e la collocazione sociale dei personaggi.

Nella prefazione del romanzo “Germinie Lacerteux”, dei fratelli Goncourt, si vuole contrapporre al “falso” romanzo romantico un romanzo “vero”, costruito con scrupolo scientifico. Si afferma inoltre che anche il “quarto stato” ha diritto di essere presente all’interno dei romanzi.

Tutti questi autori erano progressisti nonché impegnati politicamente con l’obiettivo di sanare le piaghe sociali portate dall’industrializzazione.

C’è una netta preferenza al genere del romanzo e della novella. Il romanzo poi è spesso l’unità di una concezione più ampia che è il ciclo dei romanzi.

Infatti Zolà, oltre a scrivere il “Romanzo Sperimentale”, che è un trattato di poetica sul romanzo, in cui definisce il fine, la struttura compositiva e lo stile del naturalismo, scrive anche il “Ciclo dei Rougon-Macquart”, un ciclo di venti romanzi collegati fra loro. In questo esperimento, l’autore vuole fornire la storia naturale e sociale di una famiglia (e nello stesso tempo dell’ intera società francese), sotto l’impero di Napoleone 3. Viene narrato il destino di due famiglie con avventure e vicende spiacevoli. // nel ciclo ogni romanzo è un esperimento //.

Per quanto cerchi di attuare un modello di scrittura impersonale, si notano spesso nei suoi romanzi, simpatie verso le lotte delle masse popolari. Questo aspetto di Zola non influenzò affatto quegli intellettuali italiani che si dedicarono al progetto di un romanzo moderno anche in Italia (ovvero coloro che fonderanno il verismo). Questo fatto è facilmente spiegabile se si tengono di conto le provenienze e gli ambiti sociali degli scrittori: Zola era di mentalità più “progressista” in quanto di Parigi (al tempo capitale del progresso) e quotidianamente a contatto con il sottoproletariato urbano; al contrario i veristi erano grandi proprietari terrieri, in maggioranza meridionali, quindi con una mentalità molto conservatrice (si pensi che Verga riteneva il progresso una cosa catastrofica). I futuri Veristi furono colpiti piuttosto (soprattutto dopo l’uscita de l’ammazzatoio) dallo stile e il linguaggio “completamente inerenti al soggetto” (ovvero coerenti con l’ambiente sociale rappresentato) e dal fatto che per la prima volta le masse popolari, insieme al loro squallore e alla loro miseria, diventavano protagonisti del romanzo.






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