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L’ATTACCAMENTO MADRE-FIGLIO - Come nascono e come cambiamo i legami affettivi.

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                       L’ATTACCAMENTO  MADRE-LIO.

                 Come nascono e come cambiamo i legami affettivi.

           

                                          INTRODUZIONE

La capacità di creare relazioni è stata uno dei principali oggetti di studio della psicologia dello sviluppo che in anni recenti si è concentrata particolarmente sul primo legame affettivo del bambino. Tale relazione è generalmente chiamata attaccamento e può essere definita come un legame di lunga durata, emotivamente significativo, che il bambino sviluppa nei confronti dell' adulto che si prende cura di lui.

Per sopravvivere, infatti,  un neonato ha bisogno di qualcuno che si occupi di lui, che soddisfi i suoi bisogni fisiologici ma anche di tutte quelle manifestazioni comportamentali che alimentano il suo senso di sicurezza e il benessere psicologico.

La caratteristica più importante dell’esser genitori è, dunque,  fornire una base sicura da cui il bambino, o l’adolescente, possa partire per affacciarsi al mondo esterno e a cui possa ritornare sapendo per certo che sarà il benvenuto.

Le prime fasi della vita sono critiche per la formazione del legame di attaccamento e il relativo senso di sicurezza.

Solitamente la principale ura accudente del bambino nei primi mesi di vita è la madre.

L’attaccamento madre-bambino è un legame reciproco e si struttura e consolida nei primi tre anni di vita.

La vicinanza, il contatto fisico, la voce, gli sguardi, il profumo della pelle, i sorrisi, il pianto, sono i canali comunicativi attraverso i quali si alimenta e si costruisce la relazione di attaccamento.

L’attivazione dei comportamenti parentali è legata a sentimenti di piacere e di gioia nel vedere che l’accudimento genera tranquillità nel lio. La madre nel consolare il suo bambino ottiene attenzione dal piccolo, il quale, così facendo, rafforza il senso di autoefficacia genitoriale e il piacere di consolidare quel dialogo della coppia madre-lio fatto di segnali intensi e significativi.

Contribuisce a rinsaldare la relazione anche la capacità espressa da parte del bambino di abbandonarsi e accoccolarsi tra le braccia dell’adulto, comportamento che indica la fiducia e disponibilità da parte sua a ricevere affetto ed essere accudito.

In questo libro ci occuperemo di John Bowlby (I modulo),  colui il quale ha formulato la teoria dell’attaccamento, un paradigma scientifico che ha rivoluzionato il modo di concepire l’intero sviluppo umano.

Esso enfatizza l’importanza dei primi legami affettivi ai fini dell’acquisizione della competenza sociale e dell’adattamento all’ambiente, gettando nuova luce sul modo di intendere l’eziologia dei disturbi mentali e della condotta e sul continuo intreccio tra fattori affettivi, cognitivi e sociali durante tutto il ciclo di vita dell’individuo.

Bowlby spiega quali sono i meccanismi che sono alla base della costruzione di quella speciale relazione che lega il bambino alla madre ed esplora le possibili conseguenze della rottura o della perdita dei legami affettivi primari: “Uso il termine attaccamento per indicare un pattern comportamentale che si basa sull’elicitare, o cercare, cure da parte di un qualcuno che si sente meno in grado di affrontare il mondo rispetto a un qualcun altro cui indirizza le sue richieste” (Bowlby, 1986).

Bowlby mostra come la predisposizione nel piccolo a stabilire un legame di attaccamento sia geneticamente determinata.

Spiega inoltre come separazioni, sia pur temporanee, dalla madre, possano elicitare ansietà e rabbia e come queste sensazioni ed emozioni possano dare origine a difficoltà nello sviluppo del bambino, influenzando la sua capacità di instaurare o mantenere relazioni significative con altri.

Nel II modulo ci occuperemo dei diversi stili di attaccamento nel bambino (sicuro, insicuro ansioso/ambivalente, insicuro ansioso/evitante, insicuro disorientato/disorganizzato), delle caratteristiche che li contraddistinguono e dei metodi di rilevazione, con particolare riferimento alla Strange Situation ideata da Mary Ainsworth.

Nel terzo modulo vedremo come i bambini organizzano il comportamento di attaccamento verso ciascun genitore secondo modalità che riflettono lo stile con cui quel genitore li ha accuditi.

Dunque andremo a rilevare gli stili di attaccamento genitoriale (autonomi, invischiati/preoccupati, svalutanti l’attaccamento), mediante l’Adult Attachment Interview ideato da Mary Main, mettendoli in relazione con i profili dei bambini emersi nel corso della Strange Situation.

Nel quarto modulo, infine, proporremo alcune modalità di intervento mirate a modificare gli stili di attaccamento nei bambini. Vaglieremo le possibilità di cambiamento imparando ad osservare e riconoscere i diversi stili per intervenire consapevolmente.

I CAPITOLO

LA TORIA DELL’ATTACCAMENTO

1.1  JOHN BOWLBY

Lo psicoanalista britannico John Bowlby,  fu tra i primi ad interessarsi agli aspetti che caratterizzano il legame madre-bambino e a quelli legati alla realizzazione dei legami affettivi all’interno della famiglia, elaborando una teoria dell’attaccamento.

Tale teoria si occupa di spiegare il ruolo dei fattori ambientali sullo sviluppo infantile ed in particolare l’importanza, per il bambino, della vicinanza con le ure che se ne prendono cura.

Per Bowlby sentirsi in contatto, anche fisico, con un individuo amato (la madre, ma anche altri individui che si prendono cura di lui), è un bisogno fondamentale del bambino.

Questo bisogno, detto di “attaccamento”, è molto importante; la deprivazione del contatto fisico con la madre, anche allorquando siano disponibili nutrimento e cure, può avere conseguenze molto gravi nei bambini.

Le madri, e le altre ure di attaccamento, rappresentano per Bowlby una “base sicura” per l’esplorazione dell’ambiente. Questa è una condizione fondamentale per lo sviluppo cognitivo ed affettivo successivo del bambino.

Bowlby affermò che il legame madre-bambino è il risultato di un sistema di schemi comportamentali a base innata; comportamenti come piangere, aggrapparsi, sorridere, detti “comportamenti di attaccamento”, vengono considerati da Bowlby come schemi pre-programmati, che compaiono e si sviluppano in quanto favoriscono prossimità e contatto con la madre e quindi, in termini biologici, aumentano le probabilità del piccolo di sopravvivere e di lasciare a sua volta una discendenza.  

Ugualmente, è pre-programmata la “sensibilità” ai segnali del lio da parte della madre, la sua capacità di decodificarne il tipo di pianto (di fame, di dolore, di paura), la sua propensione ad accorrere  con prontezza quando il piccolo sembra avere bisogno di lei.

E’ pre-programmata, infine, la tendenza della madre a farsi incantare dal sorriso del lio, a rimanere accanto a lui, a prenderlo in braccio e a parlargli.

1.2 LO SVILUPPO DEL SISTEMA DI ATTACCAMENTO

Bowlby postulò che negli individui è presente fin dalla nascita un sistema di schemi comportamentali a base innata, frutto della selezione naturale detto sistema dell’attaccamento.

La funzione biologica di questo sistema viene rintracciato nel dato che, nell’ambiente di adattamento evoluzionistico, esso assicurava ai piccoli la protezione dai predatori e dai pericoli da parte di chi si prendeva più cura di loro, che di solito era la madre biologica.

Il sistema di attaccamento è delineato in termini di un sistema di controllo, di un sistema omeostatico, che ha lo scopo di mantenere in equilibrio le condizioni esterne e quelle interne della sicurezza: se l’ambiente è sicuro l’individuo si sente sicuro. Quando nell’ambiente è presente un pericolo il sistema si attiva e porta alla messa in atto di una serie di comportamenti quali il pianto, l’aggrapparsi, il seguire, che consentono il mantenimento del contatto con la ura di attaccamento e che fanno sì che si ripristini una condizione di sicurezza.

Il sistema dell’attaccamento si basa su processi di elaborazione delle informazioni che provengono dall’ambiente esterno. La vicinanza con la madre e l’esplorazione dell’ambiente sono i due poli di questo processo: quando il piccolo si trova in presenza di un pericolo, il sistema si attiva e il bambino mette in atto quei comportamenti che “producono” la vicinanza con la madre.

Quando le circostanze ambientali cambiano e il sistema dà il segnale di “cessato pericolo”, il bambino riprende ad esplorare.

Il legame di attaccamento, perlomeno nei bambini piccoli, sembra possedere le seguenti caratteristiche:

a) ricerca di vicinanza fisica alla ura di attaccamento;

b) effetto “base sicura”, cioè l'atmosfera di benessere e sicurezza che il bambino avverte una volta stabilita la vicinanza fisica;

c) protesta alla separazione, quando la prossimità diventa impossibile.

Ma vediamo ora quali sono le quattro fasi che segnano lo sviluppo del legame di attaccamento:

1)                  0-2 mesi: in questo periodo, il piccolo manifesta comportamenti di attaccamento quali il pianto, il sorriso, l’aggrapparsi, ma si tratta di segnali che non presuppongono una discriminazione tra persone diverse, né vengono prodotti in maniera intenzionale.

2)                  3-6/8 mesi: in questo periodo il piccolo si orienta e produce segnali verso una o più persone discriminate, per lo più verso la madre. Tra i 5 e i 7 mesi, in particolare, il piccolo che si trovi in condizioni di disagio emotivo riceve conforto essenzialmente dalla madre. In questa fase però non e ancora la “protesta alla separazione” e “l’ansia” è generata essenzialmente dall’esser lasciato solo.

3)                  6/8-l8 mesi: in questa terza fase il bambino mantiene un contatto preferenziale con la madre o le altre ure che la sostituiscono. Segue la sua ura di attaccamento, piange se questa si allontana (compaiono la “protesta da separazione” e “l’ansia da separazione”), si avventura nell’esplorazione dell’ambiente circostante utilizzando la madre come “base sicura” (cioè come punto di riferimento certo, da cui potersi allontanare per esplorare l’ambiente fisico e sociale nella certezza che, in caso di necessità, il suo aiuto e conforto non verranno meno), e la “paura dell’estraneo”. È questa, dunque, la fase in cui i comportamenti dell’attaccamento si organizzano intorno ad una particolare ura e si struttura il legame di attaccamento vero e proprio.

4)                  Dopo i 18 mesi: in questa quarta fase tra il piccolo e la madre si forma una relazione reciproca, diadica, che ha come scopo comune darsi conforto e mantenere la vicinanza. Fino a questo momento la relazione poteva considerarsi “unilaterale”, perché era compito della madre mantenersi disponibile ad ogni necessità del piccolo. Ora invece anche il bambino inizia ad adattarsi alle necessità della madre: si dimostra disponibile ad aspettare il suo ritorno, accettando di stare per un po’ da solo oppure negoziando la lunghezza del periodo di lontananza.

1.3 SVILUPPO COGNITIVO E MODELLI OPERATIVI INTERNI

Man mano che il bambino cresce i legami di attaccamento non dipendono più dalla vicinanza fisica, ma da qualità astratte del rapporto (l’affetto, la fiducia, la stima), che vengono interiorizzate.

La possibilità che la separazione dalla madre crei minori tensioni è da ricondurre al fatto che nell’ultima fase dell’attaccamento compaiano delle grandi conquiste da un punto di vista cognitivo: si ha un accrescimento delle capacità linguistiche e della memoria ed emerge la capacità di rappresentarsi mentalmente gli eventi. Non a caso è in questa fase che il piccolo, a seguito delle sue esperienze, si forma dei modelli operativi interni dell’attaccamento, cioè delle rappresentazioni mentali di se stesso e dell’altro (ciò che Bowlby chiama “Internal Working Model”). Il bambino costruisce, cioè, una specie di rappresentazione interna della relazione, un’immagine interiore che comprende un modello mentale del Sé e un modello del Sé con l’altro (la sua ura di attaccamento).

Queste rappresentazioni interne tendono a fare poi da filtro nell’interpretazione delle informazioni che provengono dal mondo esterno. Esse intervengono sui processi di elaborazione delle informazioni, influenzano la costruzione delle nuove esperienze, ovvero spingono l’individuo a ricercare attivamente, seppur inconsciamente, persone, situazioni e relazioni che corrispondano alle sue aspettative affettive, cioè che confermino (e quindi rafforzino) le sue credenze iniziali.

II CAPITOLO

STILI DI ATTACCAMENTO

2.1 LE DIFFERENZE INDIVIDUALI

Sebbene il sistema comportamentale dell’attaccamento sia considerato innato, non viene sottovalutata l’importanza dei fattori ambientali soprattutto nel determinarne le differenze individuali. Le ricerche di Mary Ainsworth e dei suoi collaboratori suggeriscono che la disponibilità della ura primaria di attaccamento a comportarsi come rifugio e la sua affidabilità come base sicura esercitano un’influenza determinante sul tipo di attaccamento che il bambino svilupperà e sono in larga misura responsabili di una soglia di attivazione del sistema comportamentale di attaccamento.

Il comportamento di attaccamento e le modalità con le quali vengono affrontati i pericoli e lo stress da separazione, diventano nel tempo organizzati secondo direttrici che riflettono quella che era la risposta più adeguata allo stile di accudimento messo in atto dalla ura allevante già nel primo anno di vita.

2.2 MARY AINSWORTH E LA STRANGE  SITUATION

A partire dalla teoria di Bowlby, Mary Ainsworth ha compiuto alcune ricerche sull’ansia da separazione basate su osservazioni sistematiche e ripetute nel tempo delle interazioni madre-lio durante tutto il primo anno di vita del bambino misurando con una metodica da lei sviluppata, detta Strange Situation, l’impatto della storia della loro relazione affettiva sulla capacità del piccolo di provare, segnalare e regolare certe emozioni, di usare la madre come “base sicura” per l’esplorazione e di essere disponibile a sentirsi confortato dalla sua ura di attaccamento.

La Strange Situation è una procedura standard che viene somministrata in un apposito laboratorio, cioè in una sala giochi, in cui si può osservare e filmare, tramite uno specchio segreto, quanto accade durante il susseguirsi di episodi preordinati, che hanno lo scopo di attivare, ad alta intensità, il comportamento di attaccamento di un bambino.

La Strange Situation si basa su otto episodi, ciascuno di tre minuti, durante i quali il bambino viene sottoposto a stress, in una situazione che rappresenta per lui un progressivo accumulo di tensione.

Nel primo episodio il bambino viene introdotto con la propria madre in una stanza di laboratorio contenente una varietà di giocattoli.

Nel secondo episodio il piccolo ha la possibilità di esplorare l’ambiente in presenza della madre e di giocare solo con lei.

Nel terzo episodio entra un estraneo che siede prima in silenzio, poi parla per un minuto con la madre e quindi coinvolge il piccolo in qualche gioco.

Nel quarto episodio la madre esce e il bambino resta con l’estraneo.

Nel quinto episodio la madre ritorna e l’estraneo se ne va senza far rumore.

Nel sesto episodio la madre lascia di nuovo il piccolo, ma questa volta da solo.

Nel settimo episodio entra l’estraneo e cerca di consolare il bambino, se necessario.

Nell’ottavo episodio la madre rientra.

2.3 GLI STILI DI ATTACCAMENTO

Mary Ainsworth riuscì a giungere ad una classificazione del tipo di attaccamento che lega il bambino alla madre grazie all’osservazione del comportamento esplorativo e delle reazioni emotive del bambino in presenza ed in assenza della madre e dalle sue risposte alla riunione con essa dopo la separazione.

I principali stili di attaccamento rilevati sono tre:

Attaccamento sicuro, attaccamento insicuro di tipo ansioso-ambivalente, attaccamento insicuro di tipo ansioso-evitante.

 1) ATTACCAMENTO SICURO

Comportamento materno nel primo anno di vita del bambino:

La madre è sensibile ai segnali del bambino e “responsiva” alle sue richieste. Inoltre è “supportiva” in episodi di stress.

Risposte del bambino

in ambiente estraneo,

in presenza o assenza

della madre:

In presenza e in assenza della madre il bambino

esplora l’ambiente attivamente. In assenza della madre può dare segni di sconforto e piangere.

Per lo più riesce a giocare, anche se solo.

Risposte del bambino

in ambiente estraneo, alla riunione con

la madre:

Il bambino va incontro alla madre e la saluta.

Se ha sofferto e pianto durante la separazione si avvicina alla madre, si lascia prendere in braccio, si

calma subito e riprende a giocare.

 2) ATTACCAMENTO  INSICURO  DI   TIPO     ANSIOSO/AMBIVALENTE

Comportamento

materno nel primo anno di vita del bambino:

La madre è imprevedibile nelle risposte alle richieste del bambino: comportamento molto affettivo o rifiutante scollegato dalle esigenze del lio.

Risposte del bambino in ambiente estraneo,

in presenza o assenza

della madre:

In presenza della madre il bambino si mantiene stretto ad essa. In assenza della madre mostra segni intensi di sconforto piange e non esplora l’ambiente che lo circonda. In alcuni casi riesce a giocare da solo, ma per poco tempo.

Risposte del bambino in ambiente estraneo,

alla riunione con la madre:

Il bambino si avvicina alla madre per farsi consolare, ma la allontana e la rifiuta quando lei fa per prenderlo in braccio. Mostra segni di rabbia verso la madre e, anche se questa cerca di confortarlo, non riesce a calmarsi.

      3) ATTACCAMENTO INSICURO DI TIPO            ANSIOSO/EVITANTE

Comportamento materno nel primo anno di vita del bambino:

La madre rifiuta il contatto fisico, anche in situazioni di stress del bambino.

Risposte del bambino in ambiente estraneo,

in presenza o assenza

della madre:

In presenza e in assenza della madre il bambino sembra indifferente e tutto preso dai giochi.

Mostra indifferenza alla separazione e alla solitudine.

Risposte del bambino

in ambiente estraneo,

alla riunione con la madre:

Alla riunione il bambino non si avvicina alla madre, non la cerca oppure si allontana attivamente da lei. Si mostra completamente occupato con i giocattoli.

                

Secondo Ainsworth, questi differenti stili di attaccamento sono collegati al rapporto che la madre ha avuto col bambino già dai primi mesi.

L’attaccamento sicuro si riscontra nei bambini le cui madri si sono mostrate sensibili ai loro bisogni, hanno dato loro affetto e sicurezza, interpretando i loro segnali di sconforto.

Le madri dei bambini evitanti si sono mostrate invece evitanti loro stesse, mostrando atteggiamenti espliciti di rifiuto e spesso di rabbia.

Le madri dei bambini con attaccamento ansioso-ambivalente, infine, pur non mostrando rifiuto, sono invece poco sensibili ai segnali inviati dal piccolo e piuttosto incapaci di interagire con loro e mostrare il proprio affetto.

In tutti e tre i casi il bambino mostra di aver organizzato il proprio comportamento in modo non patologico e funzionale al suo adattamento nel contesto familiare.

Possiamo affermare che il comportamento ansioso del bambino, sia esso evitante o ambivalente, rappresenta in realtà l’adattamento ottimale ad uno specifico stile materno.

Attraverso il comportamento di esitamento, un bambino che deve fare i conti con una madre che rifiuta il contatto fisico adotta una strategia che gli garantisce, in una situazione di eventuale bisogno di protezione, una distanza in qualche modo ottimale. È una strategia che lo mette al riparo dal rischio di un rifiuto aperto. Analogamente, i comportamenti che caratterizzano l’ambivalenza sono interpretabili in termini di strategie ottimali per mantenere su di sé l’attenzione di una madre altrimenti imprevedibile.

Tuttavia il bambino la cui relazione con la madre si basa su di un legame sicuro, manifesta indici adattivi di natura emozionale che denotano equilibrio nell’assetto emotivo e nel tempo si strutturano come caratteristica distintiva della personalità che gli consente di esplorare l’ambiente e di divenire autonomo.

2.3.1 L’Attaccamento  Disorientato/Disorganizzato

È stato identificato un unico stile di attaccamento patologico, definito disorientato/disorganizzato (Main, Ka e Cassidy) che, per sua definizione, si manifesta con la compresenza di comportamenti contraddittori dotati di finalità inconciliabili. Questi bambini nella Strange Situation mostrano sequenze disorganizzate di comportamento, o comportamenti strani come rimanere immobili, dondolarsi, coprirsi gli occhi alla vista della madre. Tali manifestazioni sono state associate a storie di abuso e di maltrattamento subiti dal piccolo da parte del genitore, o a storie di traumi irrisolti della ura di attaccamento.

La principale caratteristica di questi bambini è la mancanza di una strategia di attaccamento coerente. Il comportamento del bambino non ha nessun obiettivo, nessuna intenzione e nessuna spiegazione.

Vediamo adesso quali sono le caratteristiche maggiormente riscontrabili nei bambini che presentano questo stile di attaccamento:

. Manifestazioni sequenziali di modelli comportamentali contraddittori: ad esempio un intenso comportamento di ricerca di contatto con la ura di attaccamento può essere seguito da un comportamento di esitamento.



. Manifestazioni simultanee di comportamenti contraddittori: ad esempio durante un ricongiungimento certi bambini si avvicinano al genitore camminando all’indietro o girando la testa da un’altra parte. Il comportamento di ricerca di contatto è parzialmente inibito dalla simultanea attivazione di tendenze evitanti.

.Movimenti interrotti, indiretti o maldiretti: un movimento di ricongiungimento può essere interrotto da un’esplosione di rabbia, ad esempio verso un giocattolo. Altri bambini interrompono un movimento terminando in una posizione per cui restano immobili per diversi secondi anche in posizioni innaturali.

.Indici di apprensione rispetto al genitore: certi bambini si avvicinano al genitore in modo esitante e poi rapidamente se ne allontanano con le spalle sollevate, o portandosi le mani in bocca e piangono rimanendo ad una certa distanza dal genitore.

. Stereotipie, movimenti asimmetrici e posizioni anomale: il ciondolarsi, il tirarsi i capelli etc., sono considerati indici di stress, soprattutto quando insorgono nei momenti di ricongiungimento.

I bambini disorganizzati con i loro comportamenti anomali e con la messa in atto di avvicinamenti e resistenza al contatto, sembrerebbero mettere in atto dei comportamenti che sono parte di strategie di difesa, organizzate e adattive da un punto di vista evoluzionistico, ma tali da facilitare, ad un livello psicologico, gravi forme di disorganizzazione del pensiero.

Chiudere gli occhi, girare la testa, distogliere lo sguardo, sono delle vere e proprie strategie che hanno la funzione di diminuire il sovraccarico sensoriale e ridurre la ricezione di stimoli di disturbo che potrebbero attivare componenti emozionali spiacevoli e quindi la spinta a fuggire.

Questi bambini attraverso l’attivazione simultanea di comportamenti e tendenze contraddittorie esprimono il paradosso di una situazione di attaccamento dalla quale non possono fuggire se non a rischio della propria sopravvivenza e il disorientamento nel decodificare lo stato emotivo di una madre potenzialmente pericolosa, della quale non è possibile prevedere le reazioni e con la quale è necessario stare all’erta.

Tale stile sembra essere predittivo di alcuni disturbi di personalità. Provoca reazioni di allarme e preoccupazione, pertanto necessita di un intervento specialistico.

2.4 ATTACCAMENTO E MODELLI OPERATIVI INTERNI

Come abbiamo già visto la teoria dell'attaccamento sostiene che il bambino costruisce delle rappresentazioni di sé e della ura di attaccamento (o caregiver) chiamate Modelli Operativi Interni (MOI), le quali organizzano pensieri e ricordi e guidano i comportamenti futuri di attaccamento.
La sicurezza dell'attaccamento, che favorisce la sicurezza interiore e il senso di sé, e' caratterizzata dalla capacità di chiedere conforto, oppure dalla capacità di esprimere il piacere di non essere in una situazione di pericolo.
Gi individui con un attaccamento insicuro elaborano le informazioni in modo pregiudiziale, escludono dall'elaborazione le informazioni che potrebbero far attivare il sistema di attaccamento, poiché si aspettano, in base alle loro prime esperienze, di non poter essere confortati.

La Tabella che segue delinea lo stile di attaccamento, il comportamento del bambino, del caregiver e i MOI che si sviluppano dall'attaccamento, distinguendo le aspettative dell'individuo rispetto all'esito delle relazioni, rispetto al Sé e l'Altro, rispetto alle strategie che metterà in atto in risposta alle proprie credenze.

Modello di                         attaccamento

Comportamento del bambino

Comportamento del

caregiver

Insicuro/ evitante

Scarso disagio alla

separazione,

ignora il caregiver

nella riunione

Rifiutante, non responsivo,

controllante e interferente

              

Sicuro

Protesta allo

allontanamento

del caregiver, si calma al ritorno

Interazione attiva e reciproca, sensibile, accogliente,

disponibile emotivamente

Insicuro/

ambivalente

Angoscia allo

allontanamento

del caregiver, ma non si lascia confortare al rientro

Imprevedibile, incostante,

poco responsivo

     

Disorientato/

disorganizzato

Comportamenti

disorganizzati,

congelamento,

stereotipie,

iperallerta

Traumatizzato, immerso

nel dolore interiore, maltrattante

                                                                        

 

               Modello Operativo Interno

Modello di

Attaccamento

Esito della relazione

Il Sé e l'altro

Strategie

Insicuro/

evitante

Si attende un

rifiuto, l'altro

e' svalutato

:

variabile
Altro:

 inaccessibile

Allontanamento e distacco

Sicuro

Certo e positivo

:

positivo
Altro:

tendenzialmente positivo

Alternanza fra vicinanza e allontanamento

Insicuro/

ambivalente

Incerto

:

sarò accettato se saprò farmi amare
Altro:

imprevedibile

Vicinanza serrata o manipolazione

Disorientato/

disorganizzato

L'incontro e' minaccioso

: asse forte/debole
Altro: asse spaventato/

spaventante

Fuga, attacco, congelamento

     

2.5  SEPARATION ANXIETY TEST

I modelli mentali dell’attaccamento possono essere misurati attraverso l’utilizzo di un test semiproiettivo, Separation Anxiety Test, messo a punto da Klagsbrun e Bowlby nel 1976 e modificato da Attili nel 2001.

Il test è adatto a bambini di età compresa tra i 5 e i 9 anni, e nella sua forma originale consente solo di individuare dei fattori di rischio per uscite problematiche. È  costituito da una serie di illustrazioni che rappresentano vari episodi in cui un bambino deve affrontare separazioni, più o meno lunghe, dai suoi genitori.

Ai bambini vengono mostrate e spiegate le scenette. Ogni soggetto poi è invitato a dire cosa prova il bambino rafurato nella vignetta (reazioni emotive), e come si comporterà una volta che i genitori si saranno allontanati (reazioni comportamentali).

Dalle risposte fornite dai bambini si potrà ricavare un quadro esaustivo dei suoi modelli mentali e del suo stile di attaccamento.

 

III CAPITOLO  

L’ATTACCAMENTO GENITORIALE

3.1 MARY MAIN E L’ADULT ATTACHMENT INTERVIEW

Parlando dei modelli mentali dell’attaccamento abbiamo detto che l’immagine mentale di ciò che si è e le aspettative che si hanno nei confronti della ura di attaccamento, rappresentano due aspetti della stessa relazione.

Un bambino che ha fiducia nel genitore e si aspetta un supporto emotivo, imparerà anche il ruolo genitoriale complementare e sarà in grado di attuarlo quando diventerà a sua volta genitore.

In pratica i genitori realizzano, per lo più, quei modelli di comportamento che hanno sperimentato loro stessi da bambini. In altri termini, il modello mentale interno che ciascun genitore ha della propria ura di attaccamento regola il modo in cui lei (o lui), si comporta con il proprio lio.

Mary Main ha messo a punto uno strumento, l’Adult Attachment Interview, che permette di misurare il modello mentale dell’attaccamento degli adulti attraverso i loro racconti relativi alle prime esperienze con i propri genitori.

La classificazione dei soggetti si basa, non solo su ciò che viene riportato, ma sul tipo di valutazione che le persone fanno della loro storia affettiva e sulla coerenza del loro racconto.

Le rappresentazioni mentali dell’attaccamento in età adulta, infatti, sembrerebbero il risultato anche del senso che ciascuno riesce a dare a ciò di cui ha fatto esperienza, della sua capacità di capire (o di non capire), cosa ha portato il proprio genitore a comportarsi come si è comportato, capacità che porta poi gli individui ad essere chiari e coerenti nell’esposizione della loro storia affettiva.

La Main ha poi rintracciato i nessi tra i modelli mentali dell’attaccamento dei genitori emersi dall’Adult Attachment Interview e quelli dei li valutati con la Strange Situation.

Da questo studio, che è stato poi replicato da molti altri ricercatori, emerge che ad un legame genitore-bambino di tipo sicuro corrisponde una ura di adulto autonoma e in grado di valutare con libertà le esperienze del passato.

I bambini insicuri-ambivalenti hanno invece genitori che vengono definiti preoccupati, invischiati nell’attaccamento infantile. Questi adulti, infatti, quando parlano dei loro legami infantili  esprimono rabbia per come sono stati  trattati da piccoli e appaiono ancora molto dipendenti dai genitori.

I bambini classificati nella  Strange  Situation come ansiosi-evitanti hanno genitori che sembrano avere bandito dalla loro mente anche la più lontana possibilità che le prime esperienze possano avere avuto, o abbiano, una qualche influenza sulla loro personalità. Essi appaiono disinteressati ai legami di affetto e per questo vengono detti svalutanti l’attaccamento, distanzianti. Si definiscono forti ed  autosufficienti, hanno scarsa memoria delle prime esperienze e in alcuni casi idealizzano i genitori, spesso in aperto contrasto con quanto emerge da alcuni ricordi che fanno invece riferimento ad episodi di rifiuto nei confronti dei loro bisogni affettivi. 

TIPOLOGIE BASATE SUL MODELLO MENTALE DELL’ATTACCAMENTO IN ETA’ ADULTA:

TIPOLOGIE DI ATTACCAMENTO GENITORE-LIO:

LIBERI RISPETTO AL PASSATO, AUTONOMI.

Adulti in grado di valutare con libertà le esperienze del passato. Ritengono che le relazioni di attaccamento con i loro genitori siano state importanti. Coerenti nell’ esposizione delle prime esperienze.

LEGAME SICURO

PREOCCUPATI, INVISCHIATI NELL’ATTACCAMENTO INFANTILE.

Adulti che non hanno un’identità personale staccata dalla famiglia di origine. Ancora coinvolti nelle esperienze del passato. Incapaci di valutare il proprio ruolo all’interno di qualsiasi relazione. Incoerenti ed eccessivi nel racconto delle prime esperienze.                  

LEGAME INSICURO DI TIPO ANSIOSO AMBIVALENTE

SVALUTANTI L’ATTACCAMENTO.

Questi adulti negano che i legami di affetto abbiano, o abbiano avuto, importanza. Si definiscono forti, autosufficienti e non influenzabili dalle emozioni. Mancanza o scarsa memoria delle prime esperienze. Incoerenza nel racconto, che tende ad essere eccessivamente breve. Idealizzazione dei genitori o aperta svalutazione.

LEGAME INSICURO DI TIPO ANSIOSO EVITANTE

Corrispondenza tra le tipologie dell’attaccamento infantile misurate con la Strange Situation e i modelli mentali dell’attaccamento dei genitori misurati con l’Adult Attachment Interview.




Cerchiamo adesso di chiarire la tabella precedente:

GENITORE LIBERO RISPETTO AL PASSATO, AUTONOMO:

Ø     Sensibilità ai segnali e alle indicazioni del bambino.

Ø     Interpretazione corretta delle indicazioni del bambino.

Ø     Risposta contingente ai tentativi di comunicazione del bambino che crea le basi per la struttura temporale della comunicazione.

Ø     Garanzia di contatto fisico ed esperienze emotive piacevoli.

Ø     Mantenimento di una costante accessibilità al bambino.

Ø     Accettazione sia delle emozioni negative che di quelle positive espresse dal bambino.

Ø     Assenza di opposizione ai tentativi di autonomia.

Ø     Interazioni di tipo cooperativo e supportivo e non intrusivo o direttivo.

A tale stile genitoriale corrisponde uno STILE DI ATTACCAMENTO SICURO del bambino:

§        Il bambino si serve della madre come base sicura per l’esplorazione.

§        In fase di separazione il bambino dà segnali di avvertire la mancanza del genitore.

§        In fase di riunione il bambino saluta in modo attivo i genitori con sorrisi, vocalizzazioni o gesti. Se il bambino è alterato, segnala o cerca il contatto con il genitore.

§        Una volta confortato, il bambino continua ad esplorare.

                                                *****

 

GENITORE PREOCCUPATO, INVISCHIATO:

Ø     Insensibilità ai segnali e alle indicazioni del bambino.

Ø     Incoerenza nella risposta.

Ø     Interazioni di tipo intrusivo.

Ø     Non rifiutanti.

A tale stile genitoriale corrisponde uno STILE DI ATTACCAMENTO INSICURO ANSIOSO/AMBIVALENTE nel bambino:

§        Il bambino entra nella stanza già visibilmente a disagio, spesso irritato o passivo; non mostra nessuna attività esplorativa.

§        In fase di separazione il bambino è agitato e angustiato.

§        In fase di riunione il bambino può alternare offerte di contatto con segnali di rifiuto con rabbia e capricci; oppure appare passivo o troppo alterato per segnalare o stabilire un contatto. Non riesce a trovare conforto nella presenza del genitore.

§        In questi bambini il comportamento esplorativo non rie.

                                                *****

GENITORE SVALUTANTE L’ATTACCAMENTO, DISTANZIATO:

Ø     Bassa sensibilità ai segnali e alle indicazioni del bambino.

Ø     Basso grado di disponibilità nel rispondere ai tentativi di comunicazione del bambino.

Ø     Rifiuto: esperienze spiacevoli di contatto fisico, sottrazione ai comportamenti di attaccamento e  risposte di sarcasmo, minaccia e rabbia.

Ø     Tendenza a ignorare il bambino.

Ø     Mancanza di espressività emotiva.

Ø     Comportamenti di controllo e di interferenza nel corso dell’interazione.

Ø     Hanno un’immagine dei li come “viziati, negativi e insicuri”.

A tale stile genitoriale corrisponde uno STILE DI ATTACCAMENTO INSICURO ANSIOSO/EVITANTE nel bambino:

Una caratteristica di questo modello comportamentale è la forma del tutto peculiare che assume il comportamento di attaccamento. Questi bambini sembrano infatti avere una disattivazione di tutto il repertorio comportamentale collegato all’attaccamento: piangono poco o per niente negli episodi di separazione, nel ricongiungimento “spostano” la loro attenzione su oggetti neutri ignorando o evitando la madre. Vediamo le caratteristiche:

§        Il bambino inizia subito ad esplorare senza mostrare un comportamento emotivo o di base sicura.

§        In fase di separazione il bambino risponde in maniera minima, senza apparente disagio quando viene lasciato solo.

§        In fase di riunione il bambino guarda altrove e volontariamente evita il genitore; spesso si concentra sui giocattoli. Se viene preso in braccio, il bambino può irrigidirsi e tentare di divincolarsi. Tende ad allontanarsi dal genitore ed è spesso più interessato ai giocattoli.

3.1.1 Accudimento e attaccamento disorganizzato

Abbiamo visto la stretta correlazione esistente tra lo stile di accudimento del genitore e lo stile di attaccamento del bambino.

Anche nel caso del bambino con attaccamento disorientato/disorganizzato esiste questa correlazione che porta il bambino alla messa in atto di comportamenti contraddittori e stereotipati. Il comportamento del bambino non ha nessun obiettivo, nessuna intenzione e nessuna spiegazione.

Queste manifestazioni sono state associate a storie di abuso e di maltrattamento subiti dal piccolo da parte del genitore, o a storie di traumi irrisolti della ura di attaccamento.

Non sono, infatti, solo maltrattamenti ed abusi da parte della ura accudente la radice del pattern di attaccamento disorganizzato/disorientato, ma anche i traumi non risolti in genitori non maltrattanti sono considerati come fattori di rischio per i bambini. Così come il comportamento dei genitori maltrattanti spaventa i bambini, allo stesso modo un comportamento spaventato che si origina da una fonte interna, in seguito alla non risoluzione di precedenti esperienze traumatiche, può mettere i li in una situazione paradossale di per sé disorganizzante.

Un bambino che interagisce con una ura di attaccamento che sporadicamente sia spaventata, non sarà in grado di identificare la fonte di tale paura del genitore. Questo bambino potrebbe pensare di essere egli stesso la fonte della paura del genitore e sviluppare un’idea di sé come cattivo e pericoloso, idea che è alla base dello sviluppo di manifestazioni psicopatologiche. Un genitore che stia ancora reagendo con emozioni penose correlate ad un trauma non risolto (ad esempio un lutto), può sporadicamente sembrare spaventato, mentre sta accudendo il proprio bambino, in risposta a pensieri, eventi o oggetti dell’ambiente che possono essere associati con le esperienze traumatiche non risolte.

IV CAPITOLO

POSSIBILITA’ DI CAMBIAMENTO DELLO STILE DI ATTACCAMENTO

4.1 OSSERVARE, RICONOSCERE, INTERVENIRE

Numerose evidenze mettono in luce che i modelli rappresentazionali sono continuamente modificati dagli scambi con il mondo psichico, con gli affetti e con le interazioni con gli altri.

È dunque possibile elaborare delle ipotesi di intervento per modificare gli stili di attaccamento precedentemente appresi.

Due sono i punti fondamentali dell’intervento:

1) Osservare e riconoscere: ciascuno stile di attaccamento è caratterizzato da pattern comportamentali ricorrenti che vengono messi in atto ogni qual volta viene attivato il sistema di attaccamento (difficoltà, paura, separazione).

È importante dunque sapere individuare alcuni indici comportamentali e riconoscerli come pattern di uno specifico stile relazionale.

2)   Intervenire consapevolmente: è possibile diminuire  il disagio del bambino instaurando con esso una nuova relazione, quanto più possibile, sensibile e responsiva.

È possibile dunque assumere modalità di interazione maggiormente efficaci in funzione del diverso stile di attaccamento che il bambino esprime.

Vari fattori possono contribuire a migliorare la qualità della vita emotiva e di relazione del bambino.

4.1.1 Genitori

Per quanto riguarda i genitori si è rivelato utile produrre in loro la comprensione di questi assunti di fondo:

a) è ciò che essi pensano del bambino e dei suoi comportamenti a determinare le loro reazioni emotive;

b) alcune loro reazioni emotive influenzano negativamente il comportamento del bambino;

c) le loro idee e le loro emozioni possono essere sostituite con altre più adeguate ad aiutare il bambino.

4.1.2 li

Per quanto riguarda il bambino è utile fargli acquisire consapevolezza del fatto che ci sono altri modi di sentirsi e di comportarsi nelle situazioni problematiche che lo riguardano. Si cercherà, quindi, di esplorare con il bambino le conseguenze negative dei suoi comportamenti e le conseguenze positive a cui possono portare altri comportamenti alternativi più adeguati.

Vediamo nel dettaglio quali sono le caratteristiche di ciascuno stile e quali le possibilità di intervento:

IL BAMBINO CON STILE SICURO

Il bambino con stile di attaccamento sicuro è sociale e cooperativo con la madre e aderisce prontamente alle sue richieste. È socievole anche con adulti non familiari. Inoltre questi bambini sono in genere più competenti degli altri bambini; essi esplorano meglio, hanno più entusiasmo e sono meno frustrati nelle prove di problem solving. Queste migliori capacità sono in qualche modo attribuibili al fatto che lo sviluppo è accelerato da una relazione sicura con la madre; in sintesi si può dire che i bambini che hanno un attaccamento sicuro con la loro madre sono avvantaggiati in vari aspetti dello sviluppo sociale e cognitivo.

Chiaramente in questo caso non è previsto alcun intervento di modifica.

 

IL BAMBINO CON STILE ANSIOSO/AMBIVALENTE

Caratteristiche:

·        E’ facilmente stressato, protesta spesso quando non ottiene ciò che richiede mostrando una scarsa tolleranza alla frustrazione;

·        è punitivo e controllante e/o provocatorio;

·        alterna momenti di rabbia e di rifiuto a momenti in cui  si mostra eccessivamente compiacente;

·        esagera l’espressione dei propri bisogni;

·        ha difficoltà a inserirsi nel gruppo dei pari poiché, focalizzato sul proprio disagio, trascura e compromette gli scambi intersoggettivi;

·        ha difficoltà nell’esplorazione e nell’apprendimento di fronte a stimoli nuovi;

·        è meno competente rispetto ai bambini sicuri, nelle situazioni di problem solving;

·        di fronte alle cure  e alle attenzioni dell’estraneo si allarma e piange ancora di più quando si cerca di consolarlo.

Intervenire consapevolmente significa dunque:

ü     Esporre gradualmente il bambino alle situazioni di separazione;

ü     ridurre l’intensità delle reazioni di paura e ansia cercando di assumere, in risposta a queste, un atteggiamento quanto più possibile pacato e rassicurante;

ü     aiutare il bambino a tollerare la separazione orientando la sua attenzione su attività per lui attraenti;

ü     far fronte ai bisogni del bambino con una modalità di interazione quanto più coerente possibile così da:

ü     ridurre la sua percezione di un ambiente esterno imprevedibile;

ü     favorire la costruzione di un’immagine degli altri come persone affidabili;

ü     incrementare il suo senso di efficacia (il bambino ha infatti così la possibilità di sperimentare un maggior controllo su ciò che gli accade).

ü     Favorire lo sviluppo dell’autonomia, aumentando la convinzione nelle proprie capacità con commenti di incoraggiamento finalizzati a stimolare l’esplorazione dell’ambiente;

ü     migliorare l’autostima attraverso elogi e gratificazioni in risposta a comportamenti positivi;

ü     favorire e incrementare l’interazione e la comunicazione con i coetanei.

IL BAMBINO CON STILE ANSIOSO/EVITANTE

Caratteristiche:

·        non richiede aiuto e sostegno (onde evitare il ripetersi di esperienze di rifiuto e di indifferenza);

·        mette in atto comportamenti di falsa autonomia in quanto ha appreso a negare i propri bisogni di sicurezza e a non esprimere le emozioni (quali l’ansia, la rabbia, la tristezza), legate a questi bisogni;

·    è apparentemente distaccato e indifferente alle grandi emozioni;

·        si sente indegno ed impotente;

·        spesso fugge lo stato mentale dell’altro;

·        intraprende facilmente relazioni interpersonali con ure estranee, pur trattandosi di legami superficiali;

·        assume comportamenti ostili ed aggressivi sia verso i pari, sia verso i genitori (come risposta al continuo rifiuto subito);

·        è prudente nei confronti degli altri e tende a percepire le relazioni sociali come minacciose, ne consegue che risulta più isolato e più ostile;

·        nell’interazione con l’adulto si comporta in conformità con il modello che ha conosciuto in modo da confermare il proprio modello di sé e degli altri.

Uno dei primi passi da fare è quello di aiutare il bambino a riconoscere le proprie emozioni; molti bambini, infatti, ritengono naturale avere certe emozioni, in quanto non si rendono conto dell’esistenza di altre possibilità. A volte i bambini non riescono neanche a dare un nome ai propri stati d’animo, poiché non conoscono i termini necessari per descrivere le proprie emozioni. Per questa ragione è opportuno, in una prima fase, espandere il vocabolario emotivo del bambino, portandolo ad apprendere diversi termini per descrivere le proprie emozioni.

Intervenire consapevolmente significa dunque:

ü     Favorire l’espressione degli stati d’animo e delle emozioni aiutando il bambino nel riconoscimento delle stesse;

(ESEMPIO: Si potrebbe proporre al bambino di mimare le diverse emozioni, magari ponendolo di fronte ad uno specchio)

ü     aiutare il bambino a discriminare le emozioni nelle interazioni con l’altro (il bambino evitante sente come emozione predominante la rabbia: stimolarlo a riconoscere ed esprimere la paura, la tristezza, la vergogna, la colpa, la gioia, ecc.);

(ESEMPIO: Si propongono al bambino delle storie urate o delle favole e poi le si domanda cosa prova il protagonista e cosa proverebbe lui nella medesima situazione: “cosa prova Cappuccetto Rosso davanti al lupo?”… “e tu cosa proveresti?”)

ü     incoraggiare la richiesta di aiuto e di sostegno da parte del bambino, fornendo risposte congrue e contingenti, al fine di modificare la sua rappresentazione dell’altro come “non accudente”;



ü     offrire sostegno e rassicurazione a fronte di difficoltà o fallimenti oggettivi, anche quando non vengono espressamente richiesti in modo collaborativo e non intrusivo o direttivo;

ü     migliorare l’autostima attraverso elogi  e gratificazioni in risposta a comportamenti positivi e mostrare sensibilità alle iniziative del bambino;

ü     contrastare l’isolamento attraverso giochi ed attività che coinvolgano più persone (fratelli e genitori);

ü     favorire le relazioni con gli altri per comunicare e sviluppare una capacità sociale;

ü     rinforzare con gratificazioni e contatti affettivi i comportamenti del bambino;

ü     scoraggiare l’aggressività con l’utilizzo di strategie di problem solving (aiutare il bambino a generare alternative comportamentali possibili al raggiungimento di uno scopo);

Diciamo infatti che la rabbia di questi bambini spesso può generare un circolo vizioso che può essere bloccato mettendo in atto modalità di risposta che non confermino le loro aspettative. Viene interrotto così quello che potrebbe diventare un ciclo interpersonale disfunzionale.

IL BAMBINO CON STILE DISORIENTATO/DISORGANIZZATO

Reagisce in modo disfunzionale rispetto allo scopo. È un comportamento patologico generato dal genitore (maltrattamenti, abusi, o traumi del genitore). La ura del caregiver dà conforto, ma allo stesso tempo spaventa il bambino che non capisce e si colpevolizza. Si parla di “triangolo drammatico” perché nel caregiver convivono 3 dimensioni: tristezza, minaccia e accudimento.

Caratteristiche del bambino disorganizzato:

·        tende a ritirarsi e a isolarsi;

·        esprime sentimenti di paura o di preoccupazione;

·        partecipa poco alle attività di gruppo (a scuola);

·        può avere, con i pari, interazioni disconnesse o bizzarre;

·        può assumere posizioni anomale, movimenti asimmetrici o stereotipie;

·        può eseguire movimenti interrotti, indiretti o maldiretti;

·        in alcuni casi può avere un ritardo cognitivo o comunque disorganizzazione del pensiero.

·       

Questo stile è l’unico ad essere considerato patologico poiché è basato sull’assenza di strategie finalizzate all’adattamento.

Vediamo adesso come è possibile intervenire consapevolmente:

ü     Il bambino ha bisogno di sperimentare nuove e diverse relazioni di attaccamento, delle esperienze correttive che sostituiscano le esperienze negative o assenti precedentemente sperimentate (incuria, carenze, abbandono).

La socializzazione con i coetanei può sostituire certe carenze affettive derivanti dalla perdita, assenza o inadeguatezza dei genitori. La vita di gruppo costituisce inoltre una realtà concreta nei cui confronti misurarsi, a cui opporsi, in cui trovare modelli di riferimento per costruire un’adeguata identità. Creare dunque, a scuola, dei gruppi di lavoro o dei giochi di gruppo, diretti dall’insegnante, può essere utile a favorire la socializzazione, l’acquisizione di regole, ma anche l’apprendimento cooperativo del bambino e dei compagni. Inoltre  il contatto con i pari aiuta a stabilire delle relazioni importanti dal punto di vista emotivo ed affettivo.

ü     Il bambino con stile di attaccamento disorientato/disorganizzato può suscitare reazioni di paura a causa dei suoi comportamenti bizzarri e imprevedibili che mette in atto proprio nel momento in cui è più spaventato.

 È bene in questo caso non mostrarsi spaventati sia per non confermare l’idea che ci sia qualcosa di cui realmente avere paura sia per essere pronti a tranquillizzare.

ü     Il bambino può manifestare dei comportamenti aggressivi. Cosa fare? Occorre bloccare il comportamento violento spiegando il motivo per cui non bisogna farlo. Metterlo in disparte finché non si calma e fargli cambiare ambiente.

Occorre tranquillizzarlo e rassicurarlo. Bisogna fargli acquisire consapevolezza del fatto che ci sono altri modi di sentirsi e di comportarsi nelle situazioni problematiche che lo riguardano. Si cercherà di esplorare con il bambino le conseguenze negative dei suoi comportamenti e quelle positive a cui possono portare altri comportamenti più adeguati. Ad esempio si potrà dire: “che cos’hai fatto?” … “e poi cos’è successo?”… “e invece come potevi fare?” … “e cosa sarebbe successo?”, ciò permetterebbe al bambino di interiorizzare l’accaduto, di esaminare la situazione e di prevedere una possibile alternativa.

Importante a tale scopo è aiutare il bambino a riconoscere le proprie emozioni, distinguendo quelle negative da quelle positive al fine di favorire l’autocontrollo. Una tecnica finalizzata al riconoscimento delle emozioni potrebbe essere quella dello specchio: si fa sedere il bambino davanti ad uno specchio e gli si chiede di mimare delle espressioni (tristezza, rabbia, gioia, felicità), gli si chiede poi se si tratta di un’emozione positiva o negativa e in che occasione generalmente la prova.

Nonostante questi “piccoli accorgimenti” tale stile sembra essere predittivo di alcuni disturbi di personalità. Provoca reazioni di allarme e preoccupazione, pertanto necessita di un intervento specialistico.

CONCLUSIONI

La spinta a creare e a mantenere relazioni è centrale nella disposizione umana e, come tale, organizza l’esperienza psicologica.

I modelli teorici più accreditati riferiscono che il rapporto che il bambino instaura con il genitore accudente è correlato alla sua capacità di adattamento, alle sue modalità di reazione ad eventi stressanti legati alla separazione affettiva e, in generale, alla modalità di gestione delle relazioni sociali future.

Le sequenze esperenziali intervengono nella costruzione delle rappresentazioni mentali della relazione, intese come l’insieme delle aspettative sull’altro e sulle possibili evoluzioni della relazione affettiva e queste ultime contribuiscono a costituire la matrice della personalità.

L’opera di John Bowlby, ha ispirato nuovi metodi, concetti e modi di osservare i principali fenomeni dello sviluppo umano. Il suo lavoro integra e trasforma le conoscenze precedenti di matrice psicoanalitica, sviluppando la concezione dell’impronta fondamentale delle esperienze infantili sulla personalità futura, con particolare riferimento alle prime relazioni significative. L’Autore elabora l’ipotesi che i processi inconsci siano la chiave del persistere dell’influenza delle esperienze precoci in età adulta e che le relazioni affettive sperimentate abbiano un ruolo nella rielaborazione di tali esperienze infantili.

Sia per Bowlby che per Freud è centrale l’idea che, nonostante i notevoli cambiamenti apportati dalla crescita, l’esperienza infantile non vada perduta, per cui lo sviluppo procede indipendentemente dalla natura delle prime cure, ma sempre all’interno della cornice delineata dal precedente schema di adattamento. Mentre Freud si è interessato dei processi mentali del mondo interno del bambino, tra gli anni ’50 e ’60 Bowlby sposta l’attenzione sul mondo relazionale esterno comprensivo del bambino stesso, postulando l’ipotesi fondamentale che lo stringere legami emotivamente significativi, è un comportamento istintivo, biologicamente predeterminato, che svolge una funzione primaria di sopravvivenza e di adattamento all’ambiente circostante.

Nella sua teoria, la socialità non ha valore in quanto conseguenza strumentale della realizzazione dei bisogni primari, ma essa è di per sé un bisogno primario, segno di una continuità diretta tra il piano biologico e quello sociale, e di un’influenza costante e reciproca tra natura e cultura: “nel bambino la fame dell’amore e della presenza materna è non meno grande della fame di cibo” (Bowlby, 1951).

Il comportamento di attaccamento, proprio perché dovuto ad un sistema biologico volto ad assicurare la sopravvivenza dell’individuo, non è limitato soltanto ai bambini, ma è osservabile anche negli adulti, ogni volta che si trovano in una situazione di stress o di angoscia, sia dovuta a motivi reali che puramente psicologici. L’emozione ed i comportamenti che vengono delineati dal sistema di attaccamento, dipendono dal tipo di relazione affettiva in cui il bambino, o l’adulto, è coinvolto.

Negli ultimi anni, la qualità delle relazioni che i bambini formano con chi si prende cura di loro e, in particolare, il tipo di attaccamento che gli individui instaurano con la madre e con altre ura significative, è stata considerata di particolare importanza ai fini della rilevazione dei fattori di rischio di disadattamento sociale ed affettivo.

                            

                      

 BIBLIOGRAFIA

ATTILI G., VERMIGLI P., FELACO R., Modelli mentali dell’attaccamento negli adulti e la qualità della relazione madre-bambino, Età evolutiva, 1994.

BOWLBY J. (1969), Attachment and loss, vol. 1, Attachment, Hogarth Press, London (tr. It. Attaccamento e perdita, vol. 1, L’attaccamento alla madre, Boringhieri, Torino, 1972).

BOWLBY J. (1973), Attachment and loss, vol. 2, Separation, anxiety and anger, Hogarth Press, London (tr. It. Attaccamento e perdita, vol. 2, La separazione dalla madre, Boringhieri, Torino, 1975).

BOWLBY J. (1980), Attachment and loss, vol. 3, Loss, sadness and depression, Hogarth Press, London (tr. It. Attaccamento e perdita, vol. 3, La perdita della  madre, Boringhieri, Torino, 1983).

FONZI A., Manuale di Psicologia della Sviluppo, Giunti editore, 2004.

MECACCI L., Manuale di Psicologia Generale, Giunti editore, 2007.

MECACCI L., Storia della psicologia del novecento, ed. Laterza, 2004.

NOVAK G., Psicologia dello sviluppo. Sistemi dinamici e analisi comportamentale, McGraw-Hill, 1999.

SITOGRAFIA

http://en.wikipedia.org

http://www.humantrainer.com

http://www.molisepsicologia.it

http://www.pediatriapratica.it

http://www.psicolab.net

http://www.psicolife.com

http://www.psicologiaperinatale.it

http://www.scienzedellamente.it

INDICE

I CAPITOLO

LA TEORIA DELL’ATTACCAMENTO

1.1    JOHN BOWLBY                                                                                             . 4

      1.2  LO SVILUPPO DEL SISTEMA DI ATTACCAMENTO                              . 4

1.3   SVILUPPO COGNITIVO E MODELLI OPERATIVI INTERNI                  . 6

                                                                                     

II CAPITOLO

STILI DI ATTACCAMENTO

2.1 LE DIFFERENZE UNDIVIDUALI                                                                 . 7

2.2 MARY AINSWORTH E LA STRANGE SITUATION                                  . 7                                                                                                                                

2.3 GLI STILI DI ATTACCAMENTO                                                                  . 8

2.3.1 L’attaccamento disorientato/disorganizzato                               . 10                                                                                                                             

2.4 ATTACCAMENTO E MODELLI OPERATIVI INTERNI                           . 11

2.5 SEPARATION ANXIETY TEST                                                                   . 13

III CAPITOLO

L’ATTACCAMENTO GENITORIALE

3.1 MARY MAIN E L’ADULT ATTACHMENT INTERVIEW                        . 14

3.1.1 Accudimento e attaccamento disorganizzato                              . 17

IV CAPITOLO

POSSIBILITA’ DI CAMBIAMENTO DEGLI STILI DI ATTACCAMENTO

4.1 OSSERVARE, RICONOSCERE, INTERVENIRE                                       . 19

4.1.1 Genitori                                                                                                        . 19

4.1.2 li                                                                                                              . 19

CONCLUSIONI                                                                                 . 25

BIBLIOGRAFIA                                                                                . 27

SITOGRAFIA                                                                                     . 28






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