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Le emozioni:considerazioni dal punto di vista organismico - (Goldstein)

Le emozioni:considerazioni dal punto di vista organismico - (Goldstein)
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Le emozioni:considerazioni dal punto di vista organismico

(Goldstein)

Si pensa che le emozioni abbiano un effetto disorganizzante sull’attività che l’organismo si trova impegnato a svolgere.In realtà non tutte sono condizioni di disordine. Il disordine è uno stato in cui l’individuo a causa di condizioni interne o esterne non è in grado di venire a patti con il compito, in modo tale che abbia luogo l’autorealizzazione. L’ordine è lo stato in cui ciò può accadere.

Se c’è ordine o disordine, lo si può giudicare solo a partire dal valore positivo o negativo che una condizione possiede per l’autorealizzazione dell’organismo.

Quindi la stessa condizione oggettiva può implicare organizzazione per un individuo e disorganizzazione per un altro e l’emozione sarà o no fonte di disturbo.



Nell’ansia la disorganizzazione è evidente: è l’esperienza di “situazione catastrofica” del pericolo di andare in pezzi, anche se in questo caso l’organismo non è necessariamente in uno stato di completo squilibrio, il disordine caratterizza questa emozione.

Anche nell’estasi la disorganizzazione  è evidente: si corre il pericolo di perdere il contatto con il mondo, tuttavia l’individuo si trova in condizione di grande valore positivo della sua vita, di ordine e autorealizzazione.

Ci sono altre emozioni in cui la disorganizzazione non è una caratteristica preminente, il soggetto a dispetto dell’emozione non è ostacola nell’agire, anzi il turbamento emotivo” può aiutare l’attività ( come accade per la paura, per es). PERCIò EMOZIONE E COMPORTAMNETO ORDINATO NON SONO INCOMPATIBILI!

Le emozioni appartengono al comportamento, non sono esterne al comportamento.

Dimostro il carattere intrinseco delle emozioni con un  esempio: se dato un problema troviamo subito la soluzione proviamo benessere, se la soluzione era troppo facile ci sentiamo delusi per non aver potuto esibire la nostra abilità, se non riusciamo a risolverlo ci sentiamo insoddisfatti e ansiosi…. NON ESISTE UN COMPORTAMNETO PRIVO DI EMOZIONI E NON C’è CORRELAZIONE UNIVOCA TRA SITUAIZONE OGGETTIVA E EMOZIONI DA ESSA SUSCITATE.

PER CONOSCERE QUALI EMOZIONIE EMERGERANNO DOBBIAMO CONSIDERARE LE IMPLICAZIONI DELLA SITUAZiONE RIGUARDO AL POTENZIALE DI AUTOREALIZZAZIONE DELL’ORGANISMO.

Ho mostrato che  i fenomeni del comportamento umano non si possono individuare separatamente, il comportamento è un’unità globale e riguarda l’intera personalità.

Solo su un piano astratto posso separare i processi corporei dai sentimenti.

Le emozioni, in quanto fenomeni di consapevolezza soggettiva, sono inerenti al comportamento come tale. Nel momento stesso in cui le emozioni saltano in primo piano , esse spingono il comportamento ( in modo + o - conscio).

Nell’esempio sopra vediamo che a ogni diversa relazione tra situazione ambientale,individuo e sue condizioni interne  corrisponde un emozione diversa. Le condizioni interne dell’individuo a loro volta dipendono dagli stimoli ambientali sull’individuo e dagli effetti postumi di precedenti esperienze. Perciò lo stato d’animo che prevale al momento della stimolazione risulta dalle emozioni precedenti.( le emozioni precedenti hanno conseguenze dirette solo sulle emozioni attuali).

Il tipo e l’intensità dell’emozione dominante in una situazione dipendono da quanto la situazione attuale stimola sensazioni affettive sia dall’effetto (qualitativo e quantitativo) postumo di precedenti esperienze: una persona allegra di fronte a qualcosa che evoca tristezza può non esserne influenzata finchè la situazione consente l’autorealizzazione che si adatta al suo contesto di vita. Tuttavia se qualcosa nella situazione attuale risveglia il vissuto di una tristezza precedente i fattori in gioco divengano talmente forti da modificare il suo stato d’animo.

Di solito si dice che un individuo si comporta in modo NON EMOTIVO quando la situazione emotiva consente l’azione e l’autorealizzazione adeguate alle richieste delle circostanze; mentre si comporta in modo EMOTIVO  quando azione e autorealizzazione risultano disturbate.

Ma secondo me  non esistano azioni prive di affettività: le emozioni possono restare sullo sfondo, ma sono sempre parte del comportamento. Non è forse emozione il sentimento di tranquillità che si prova durante le attività adeguate?

Tutte le esperienze e le attività sono accomnate da emozioni.

L’impressione della mancanza di influenza “personale” ha origine dalla costanza dell’affetto e dal fatto che l’attività non viene spezzata da eventuali contingenze personali.Per es. se dobbiamo risolvere un problema scientifico , possiamo sembrare liberi da ogni emozione, ma ciò non significa che ne siamo del tutto esenti.

 È un po’ come per i riflessi,che appaiono come una reazione agli stimoli quando l’organismo si trova in una condizione di attitudine astratta( capacità di comprendere i tratti essenziali di un evento e preparazione interiore all’attività intelligente).

Anche il comportamento non emotivo è possibile come funzione dell’attitudine astratta, che consente all’individuo di escludere le influenze soggettive dannose per il compito che ha di fronte.

Sono d’accordo con Stern quando afferma che :” non è la tonalità affettiva del mondo a essere sconcertante, ma è il fatto che in certi atti teorici il mondo sembri scrollarsela di dosso, che sia capace di ignorarla, di manipolare il mondo in modo anaffettivo”.

Vorrei aggiungere che non solo l’uomo è capace di farlo, ma che  questa abilità è il presupposto per una forma di autorealizzazione molto importante: la sicurezza.

Per alcuni autori questa autorealizzazione è normale, ma essi trascurano l’enorme significato dell’esperienza che accomna la vita umana. Per me persino l’attività prima di emozione non esisterebbe se non fosse diretta da una emozione : il desiderio di sicurezza!

Fino ad ora abbiamo parlato delle emozioni come aspetti intrinseci del comportamento, ma esse sono anche al servizio di una specifica finalità.



Le emozioni  hanno effetti sia dannosi che facilitanti, hanno quindi funzionalità ambivalenti.

Sono fonti sia di aiuto che di disturbo.

Lo scopo non può essere raggiunto senza un po’ di rischio e incertezza, è questo il caso delle attività che sono della massima importanza per l’esistenza umana.

Se questa attività venisse soppressa il mondo sarebbe  sicuro , ma sarebbe anche rigido, grigio e monotono. Le emozioni sono la coloritura della vita umana.

Certe emozioni sono + pericolose di altre, perché hanno > intensità (come l’ansia che rende incapaci di agire, incapaci di ricorrere all’attitudine astratta).

Anche la paura è molto intensa, ma è positiva perchè affina i sensi .

Per Sartre le emozioni sono prestazioni significative mobilitate nell’uomo in certe situazioni per determinare finalità, e nell’emozione non viviamo in un altro mondo. E io sono d’accordo.

Parallelamente al mondo “concreto” procede un altro mondo , in cui le cose e gli eventi sono collegati in maniera + diretta e personale.

Per Sartre il nostro mondo normale può essere modificato quando le richieste divengono troppo impegnative,e  non possiamo più rimanere in un mondo così pressante:

 “ Ecco la trasformazione del mondo in emozione. Questo mondo mutuato ( preso in prestito) cerchiamo di viverlo come se i rapporti delle cose con le loro potenzialità non fossero regolati da processi deterministici, ma dalla magia..Così le emozioni salvano l’individuo in una situazione di instabilità.”

Sono d’accordo con Sartre che l’individuo , quando affronta una situazione troppo difficile per essere gestita adeguatamente, passa in un altro mondo e che nell’ansia l’individuo vive “un’esistenza minore”, io caratterizzo questo  livello come “gamma ristretta di comportamento, in questo livello un certo num di attività non può essere realizzato. IL SOGGETTO è GRAVEMENTE LIMITATO NELL’AUTOREALIZZAZIONE.

Questo livello in cui l’individuo viene ridotto non è necessariamente magico ( come ritiene Sartre). In alcune circostanze vivere in un mondo magico è l’unica possibilità per conseguire almeno un certo tipo di autorealizzazione, ma di ceto questo mondo magico non e in tutte le situazioni di ansia o non è reazione all’ansia soltanto.

In una condizione di grande pericolo se un individuo si sottrarre al mondo dato  non deve essere necessariamente un mondo magico, può trattarsi semplicemente di un mondo ristretto, di concretezza abnorme ( come per gli individui con danno celebrale ,la cui esistenza è costantemente minacciata  da situazioni catastrofiche). Questo nuovo livello è un mezzo per garantire una qualche forma di esistenza.

L’ansia  è l’effetto della condizione catastrofica e del fallimento, è parte del tracollo della vita organistica e cessa quando il fallimento viene meno.

Ma in questo caso possiamo parlare di una finalità dell’emozione di ansia? No, perché non fa realizzare le capacità essenziali dell’individuo. L’individuo cerca solo una via di fuga dal disastro, cerca un adattamento al mondo esterno che gli consenta  una risposta esente dall’incessante turbamento connesso alle situazioni catastrofiche.

L’attività dell’individuo non è priva di finalità, egli raggiunge una condizione in cui almeno alcune attività sono possibili; ma ciò viene ottenuto in maniera passiva. Spostarsi attivamente su un altro livello non è possibile per questi pazienti ( la patologia  li rende privi della capacità di astrazione).il carattere passivi è sottolineato anche dal fatto che il nuovo livello può essere preservato solo se l’organismo viene protetto dagli altri, cioè se il paziente può con l’aiuto di altri esseri umani,vivere in un ambiente particolare nel quale non vi siano richieste che egli non è in grado di  soddisfare.

Così non si può descrivere lo spostamento su un nuovo piano di esistenza come finalità dell’ansia, in quanto è infruttuoso in termini di autorealizzazione. E nemmeno si può dire che vive in un altro mondo , perché non è un mondo dell’esistenza umana normale.

Così noi evitiamo una incongruenza di Sartre, per lui le emozioni sono finalizzate e inefficaci. Ma se una cosa è efficace è finalizzata, non può essere non efficace e finalizzata!

Per noi l’ansia non ha finalità, quindi torna che sia inefficace! Mentre la paura è finalizzata e efficace! 

Il comportamento in condizioni di ansia  non è dello stesso livello di quello che si presenta in altre condizioni emotive. L’ansia sarebbe utile etichettarla come “esperienza interiore della catastrofe” invece che come “emozione”.

Invece la paura che ha finalità è una vera emozione.

Secondo Stern non è vero che piangiamo perché siamo tristi ( come pensano i profani) , né diventiamo tristi perché piangiamo come direbbe James, né piangiamo al fine di diventare tristi , come direbbe Sartre.

Per me è alla stessa condizione dell’organismo appartengono sia il sentimento della tristezza che il pianto. Entrambi hanno origine all’interno dell’individuo, da una parte come eventi che sono fonti di disturbo, dall’altra come  ausilio per superare le difficoltà della situazione che gli ha prodotti.

L’organismo si arrende alla tristezza e facendolo riesce a stabilire una relazione + adeguata con il mondo. Egli si sforza di sopportare qualcosa di sgradevole e può così organizzare una situazione in modo tale da essere in grado di gestire il carattere disturbante della condizione  da cui la tristezza ha avuto origine. Ci sarà qualche limitazione dell’autorealizzazione, ma almeno resterà essenzialmente preservata ( l’autorealizzazione ).




Questo è il modo in cui l’organismo supera le difficoltà quando non può eliminarle. Quindi su questo piano le emozioni sono efficaci, cedere un po’ a esse, invece di combatterle  ha valore positivo.

Di fatto un tale procedimento selettivo è possibile solo con l’aiuto della più alta funzione della natura umana, l’astrazione, che promuove l’autocontrollo nell’interesse degli scopi + elevati.

Qui risiede la base dei successi in psicoterapia!

Le emozioni sono una parte essenziale del comportamento. A seconda delle varie condizioni interne e esterne  con cui l’organismo ha a che fare sul momento, l’autorealizzazione si esprime in attività diverse, che appartengono a differenti mondi.

Le difficoltà incontrate provocano diversi tipi di reazioni

Eppure le emozioni non sono semplicemente una parte della mutata situazione, piuttosto l’individuo porta se stesso all’interno di queste condizioni emozionali poiché esse contribuiscono a una migliore autorealizzazione. Perciò nessuna azione ha luogo senza emozione : nella vita di tutti i giorni sorgono varie emozioni che in misura > o < disturbano e/o

facilitano l’azione.

Nella attività promosse da attitudine astratta, come per es nell’approccio scientifico al mondo le emozioni restano sullo sfondo , ma cmq ci sono  nella gioia per l’attività, nell’esperienza di soddisfazione. Sotto l’influenza dell’attitudine astratta si mostra solo un aspetto limitato della persona e del mondo, poiché l’attività emotiva è la coloritura del mondo.

Quando l’emozione è così intensa che l’individuo non è in grado di sopportarne il turbamento per assecondarla non può far altro che rifugiarsi in un livello inferiore di esistenza, dove il turbamento sta in primo piano e una parte essenziale del mondo umano viene perduta.

In questo caso l’emozione non ha finalità , nella misura in cui non è desiderata e no è efficace.

Ora analizzo un emozione ( la gioia ) per dimostrare che ogni emozione ha sia carattere positivo che negativo:

La gioia ,s e paragonata al comportamento di uno stato privo di emozione causa turbamento, ma questo valore negativo è superato dal valore positivo  per l’autorealizzazione. Per Sartre noi con la gioia anticipiamo una condizione in cui anticipiamo una totalità istantanea, la quale è solo parzialmente realizzata. È vero che nella gioia trascendiamo la realtà immediata , xò restiamo nel mondo in cui stiamo vivendo. Non possiamo essere d’accordo con Sartre sul fatto che ci spostiamo in un mondo magico, perché non veniamo ingannati a tal punto da considerare il mondo già perfetto, ma speriamo che lo sia in futuro.

Questo perchè abbiamo la capacità di astrazione, che implica la categoria della possibilità.

chi in seguito a danno celebrale non ha più la concezione della possibilità, non prova + la gioia in questo senso, prova solo il piacere dovuto al sollievo quando finisce una situazione di tensione.

La gioia è attiva e libera, il piacere è passivo  e statico; nella gioia speriamo in una infinita continuità, il piacere dura fino a che una nuova situazione stimola una  nuova attività .

Il piacere è equilibrio,quiete, eliminazione del pericolo; la gioia è squilibrio produttivo , ci spinge verso l’autorealizzazione! ( sì c’è il pericolo di una completa perdita dell’equilibrio, cioè della disintegrazione della personalità. Ma l’uomo ha il gusto di questo pericolo).

Questo esempio mostra come nell’emozione il comportamento rifletta la complessità e l’ambiguità della natura umana e del mondo che ad essa appartiene.

Concludendo:

-          le emozioni sono appropriate per il comportamento umano e intrinseche in esso

-          una caratteristica essenziale dell’uomo è il suo non essere primariamente interessato alla sicurezza: che non è la + elevata forma di autorealizzazione dell’uomo, ci sono altre forme che non mancano di emozione e in cui viviamo quando ci assumiamo il rischio dell’insicurezza, perché solo allora possiamo realizzarci nella forma + alta! ECCO perché è CORRETTO PARLARE DI FINALITà DELLE EMOZIONI.

 






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