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EMOZIONE, COMUNICAZIONE E INTERAZIONE SOCIALE - Concezione di James & Lang



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EMOZIONE, COMUNICAZIONE E INTERAZIONE SOCIALE


Una delle aree della p.s. in cui le emozioni hanno importanza è lo studio delle dinamiche di gruppo e del comportamento collettivo. I primi lavori di Le Bon sul comportamento delle messe postulavano un meccanismo di contagio emozionale per spiegare la natura irrazionale del comportamento delle persone quando si trovano in grandi folle.

Che cos’è un’emozione

Secondo William James “i cambiamenti a livello corporeo derivano direttamente dalla percezione del fatto eccitante, e che la nostra sensazione dei medesimi cambiamenti nel momento in cui avviene è l’emozione.”


Ci sono quattro teorie sulle emozioni:

Tabella 1. La sequenza del processo emozionale, secondo le diverse teorie



Concezione prima di James & Lang

Percezione di un evento

Elicitazione di un’emozione = sensazione

Emozione = sensazione

Elicitazione di una risposta specifica

Modelli differenziati d’attivazione fisiologica e tendenze d’azione appropriate


Vedere un uomo con coltello


Provare paura


Cuore batte, gambe tremano, desiderio di fuga

Concezione di James & Lang

Percezione di un evento

Elicitazione di una risposta specifica

Modelli differenziati d’attivazione fisiologica e tendenze d’azione appropriate

Percezione di cambiamenti corporei

Emozione = sensazione


Vedere un uomo con coltello


Cuore batte, gambe tremano, desiderio di fuga


Provare paura

Concezione di Schachter

Percezione di un evento

Elicitazione di un’attivazione non specifica

Attivazione generale del sistema nervoso simpatico

Spiegazione cognitiva[1], sulla base dell’evento e degli indizi situazionali



Emozione = sensazione


Vedere un uomo con coltello


Cuore batte, gambe tremano, volto arrossisce


Provare paura

Concezione attuale

Percezione e appraisal di un evento

Cambiamenti in tutti i principali sottosistemi dell’organismo

Cambiamenti differenziati e adattivi a livello fisiologico, espressivo e motivazionale

Riflesso di questi cambiamenti nelle componenti su un sistema di monitoraggio

Cambiamenti nelle sensazioni interne (una delle componenti del processo emozionale)


Vedere un uomo con coltello e valutare le possibili conseguenze alla luce delle proprie risorse


Cuore batte, gambe tremano, volto arrossisce, occhi e bocca aperti, desiderio di fuga


Provare paura in un modo che riflette la situazione e i cambiamenti corporei


È un continuum












Emozione come costrutto sociopsicologico

Attualmente la sensazione è considerata come una delle diverse componenti dell’emozione. Altre componenti sono i modelli di risposta a livello neurofisiologico (nel sistema nervoso centrale e autonomo) e l’espressione motoria. Un’altra componente è la tendenza d’azione che deriva dalla valutazione dell’evento scatenante. È importante perché definisce la specificità dell’emozione – il desiderio di fuggire è specifico delle paure, il desiderio di attaccare della rabbia.

Sembra ragionevole assumere che l’emozione includa anche una componente cognitiva (valutazione cognitiva = appraisal).

Perché proviamo le emozioni

La mente ed il comportamento umano sono il prodotto dell’evoluzione. Le emozioni sono un modo importante per comunicare tra simili (spesso al servizio dei legami sociali e delle strategie interattive) e favorisce la sopravvivenza.  Darwin affermò che le emozioni svolgono funzioni utili per l’organismo, dal punto di vista dell’organizzazione del comportamento adattivo e della regolazione dell’interazione nelle specie che hanno una vita sociale.

Ekman ha studiato le espressioni facciali osservando che sono riconosciute indipendentemente dall’ambiente e cultura in cui si cresce – ed alla razza.

Le emozioni permettono la flessibilità del comportamento

Negli ultimi anni gli psicologici sociali hanno suggerito che noi concepiamo le emozioni come dei meccanismi di risposta quasi automatici, che non sono completamente liberi di attivarsi o disattivarci a piacere, ma che non eseguono ciecamente le catene stimolo-risposta, perché le emozioni allontanano lo stimolo dalla risposta, cioè separano l’evento dalla reazione sostituendo l’automatismo delle reazioni istintive con una preparazione nei confronti di diverse reazioni alternative. In altre parole, l’organismo può scegliere fra diverse risposte possibili ad un determinato evento. Es. un campione di karatè assalirebbe subito l’uomo con il coltello. C’è un periodo di latenza che mi permette di scegliere una reazione ottimale.

Elaborazione delle informazioni

Gli psicologici sociali sono sempre più consapevoli che gli esseri umani diversamente dal computer elaborano le informazioni in maniera non fredda e analitica. Alcuni criteri che utilizziamo sono innati o fisiologici.

Regolazione e controllo

Secondo James l’emozione = sensazione è la percezione dei cambiamenti corporei durante un episodio emozionale, suggerisce l’esistenza di una forma di monitoraggio. Praticamente tutte le teorie sulle emozioni, da Aristotele, hanno affermato che non siamo completamente indifesi di fronte al mare d’emozione o passioni nel quale siamo gettati; possiamo controllare, regolare o modulare le emozioni (il sistema di feedback che ci occorre per questi tentativi di regolazione).

Che cosa provoca le emozioni e com’è possibile distinguerle?

Negli anni 60 Schachter propone una teoria cognitiva delle emozioni. Differentemente da James, Schachter suggerisce che la percezione di un aumento d’attivazione non specifica (per esempio rossore al viso) è sufficiente per elicitare l’emozione = sensazione. Per quel che riguarda la differenziazione delle emozioni Schachter sostiene l’esistenza di una funzione direttiva delle cognizioni che sorgono dalla situazione immediata, secondo l’interpretazione fornita dall’esperienza passata. Il fatto che ti senti agitata ma non riconosci le cause ti fa pensare che hai bevuto troppi caffè – se vedi un orso lo sai. Schachter = attivazione non specifica e differenziazione.

Esperimento di somministrazione d’adrenalina oppure placebo a dei soggetti cui era stato affermato che l’esperimento si proponeva di verificare gli effetti transitori di un composto vitaminico sulla capacità visiva.

Tre gruppi: 1) gruppo ignorante sull’adrenalina 2) gruppo informato sull’adrenalina 3) gruppo disinformato sull’adrenalina.

Ci si aspettava che il gruppo che aveva preso placebo non provasse emozioni. Anche i soggetti del gruppo informato sull’adrenalina non avrebbero dovuto provare emozioni perché avevano una spiegazione plausibile. Solo i soggetti della condizione disinformato sull’adrenalina e ignorante sull’adrenalina avrebbero dovuto sperimentare un’emozione.

Dopo l’iniezione si domandò di aspettare 20 minuti affinché il composto vitaminico producesse i suoi effetti. Nella stanza fu introdotto un complice degli sperimentatori che introdusse una nuova variabile: condizione d’euforia (scherzi, giochi) o di rabbia (reazioni irritate, aggressive). I ricercatori si aspettavano che il contesto situazionale avrebbe influenzato l’interpretazione dell’attivazione non specifica. Tutto questo solo nel gruppo disinformato sull’adrenalina e ignorante sull’adrenalina, gli unici che avrebbero dovuto esaminare il proprio ambiente alla ricerca d’indizi plausibili per interpretare la presunta attivazione emozionale.

Furono utilizzate due variabili dipendenti: 1) si domandò ai soggetti di valutare il proprio stato emotivo su scale a cinque item 2) l’osservazione del comportamento dei soggetti attraverso uno specchio unidirezionale e la codifica degli indizi comportamentali d’euforia e rabbia.

Solo la variabile relativa all’osservazione del comportamento conferma le ipotesi per entrambe le emozioni studiate. Per quel che riguarda le valutazioni dei soggetti sul proprio stato emozionale Schachter e Singer trovarono solo un lieve effetto per l’euforia e l’opposto di quello che si aspettavano nel caso della rabbia.

I metodi usati in questo studio sono stati criticati e non replicati. Questi ricercatori furono comunque i primi a dimostrare che la nostra esperienza emozionale, da sempre ritenuta un argomento personale e direttamente collegato alla complessità delle vicende che avvengono all’interno del corpo, è soggetta ad una molteplicità di fattori d’influenza sociale e in certe condizioni può essere anche suscettibile di manipolazione.

La teoria dell'appraisal

Lazarus offrì un gran contributo sottolineando l'esistenza di un processo d’appraisal, seguito da valutazione successive, re-appraisal che spesso modificano e correggono le prime impressioni, e pertanto le emozioni risultanti. Lazarus introdusse anche la distinzione tra appraisal primario e secondario di un'emozione o evento che provoca stress: mentre la valutazione primaria riguarda la piacevolezza e spiacevolezza dell'evento oppure l'eventualità che esso favorisca la realizzazione degli scopi personali, l'appraisal secondario determina la misura in cui la persona sarà in grado di fronteggiare le conseguenze di un evento, con le competenze, le risorse ed il potere di cui dispone.

Lazarus chiama questo modell6 transazionale. Il risultato dell'appraisal dell'evento, effettuato utilizzando questi ed altri criteri di valutazione, determinerà la vostra reazione emozionale.

Weiner mostrò a degli studenti uno scenario che descriveva uno studente loro comno che chiedeva in prestito gli appunti del soggetto perché era stato assente alle lezioni la settimana precedente. La motivazione con cui il comno giustificava la richiesta variava nei gruppi, sulla base d’ipotesi teoriche circa il ruolo della controllabilità del comportamento nel processo d’appraisal: 1) il comno era stato assente perché era andato in spiaggia (controllo elevato) 2) l'assenza era dovuta a problemi alla vista dovuti ad un cambiamento d’occhiali ( controllo medio) 3) il comno aveva avuto problemi alla vista. Come previsto la reazione affettiva riferita dai soggetti era tanto più negativa e implicava per lo più rabbia quanto più il fattore causale era controllabile. (la disponibilità a prestare i propri appunti variava in maniera corrispondente - ipotesi della controllabilità di Weiner).



Le ricerche sociopsicologiche recenti hanno dimostrato l'importanza dell'appraisal degli eventi che provocano emozioni, dal punto di vista dei bisogni fondamentali, degli scopi e delle risorse disponibili all'individuo per fronteggiarli.

Esistono modelli di risposta specifici per i diversi tipi d’emozioni?

Le espressioni motorie: l'espressione facciale

Rabbia, Paura, Tristezza e Gioia sono le 4 emozioni primarie.

Tomkins postulò l'esistenza di un numero limitato d’emozioni di base distinte e suggerì che sono eseguiti dei programmi motori neurali innati quando è provocata la rispettiva emozione attraverso una stimolazione appropriata. Le espressioni facciali sono simili nelle varia culture. Questo risultato conferma l'idea di Darwin secondo cui l'espressione facciale e si è evoluta da abitudini utili un tempo che in linea di principio dovrebbero essere le stesse in tute le culture del mondo. Ci sono però delle differenze. Wundt (1900-Lipsia, padre della psicologia sperimentale) sottolineò che l'espressione delle emozioni è soggetto ad un controllo culturale, e che molte culture sanciscono esplicitamente o implicitamente le espressioni che è legittimo mostrare in circostanze particolari. La maggior parte delle ricerche passate in rassegna si basano sul riconoscimento delle emozioni espresse mediante il volto.

Le espressioni motorie: l'espressione vocale

Esperimenti per verificare il riconoscimento di una emozione sulla sola base degli indizi vocali hanno dimostrato che si riesce a identificare correttamente le emozioni nel 50 percento dei casi. I biologi del comportamento che studiano la comunicazione vocale tra gli animali hanno rilevato somiglianze fra le espressioni vocali usate nelle specie diverse nella comunicazioni di stati motivazionali-emozionali. Stati di rabbia, ostilità e dominanza sono espressi utilizzando vocalizzazioni dure, un tono elevato, mentre gli stati di paura e impotenza si riflettono in vocalizzazioni acute e sottili.. Queste caratteristiche sono molto simili a quelle delle vocalizzazioni umane. Nell'essere umano le influenze sulla voce sono + accentuate di quelle sul volto poiché nel corso dell'evoluzione la voce è divenuta anche il segno che veicola il linguaggio. Pertanto mentre i muscoli facciali svolgono altre funzioni collegate alla visione, all'alimentazione ed al parlare, una delle loro principali funzioni sembra essere l'espressione facciale degli stati emotivi. La voce svolge un doppio compito nel trasmettere un significato linguistico ed extralinguistico.

Le espressioni motorie: i gesti e la postura

Hanno ricevuto attenzione limitata. Tuttavia conosciamo tutti molto bene i gesti tipici delle emozioni, come nascondere il viso tra le mani e torcere le mani, molti dei quali sono tipici delle varie culture.

I cambiamenti a livello fisiologico

II cambiamenti a livello fisiologico non hanno come scopo principale la comunicazione (anche se alcuni sono segni evidenti: rossore, aumento frequenza cardiaca). La funzione principale è fornire energia e preparare all'esecuzione d’azioni specifica. Ricordati però di Lange che sosteneva il contrario (vedi tabella iniziale). Le ricerche sono empiriche perché soffrono di un limite metodologico - per ragioni etiche e pratiche è quasi impossibile suscitare emozioni forti e realistiche in laboratorio.

Le sensazioni interne

Sotto un certo profilo, questa può essere la componente più importante delle emozioni. La sensazione è lo stimolo che senti per primo, la percezione è già l'elaborazione della sensazione. In questo caso per sensazione intende lo stimolo interno (sento il cuore che batte di più). Fin dall’inizio della ricerca sulle emozioni molti teorici hanno avuto la tendenza a far corrispondere l’emozione alla sensazione.

Dimensioni della sensazione

Nel corso della storia della filosofia si è affermato che la dimensione principale della sensazione è collegata al piacere ed al dolore, alla piacevolezza ed alla spiacevolezza oppure alla valenza positiva o negativa. Wundt però nel 1874 propose un sistema tridimensionale per descrivere la natura specifica di questi stati emozionali complessi, aggiungendo alla dicotomia classica piacevolezza vs. spiacevolezza, le dicotomie eccitazione vs. depressione e tensione vs. rilassamento.



Etichettamento verbale delle sensazioni

Gli antropologi hanno utilizzato etichette d’emozione per discutere le somiglianze e le differenze fra le emozioni sperimentate nelle varie culture. Per esempio Levy trovò che gli abitanti dell’isola di Tahiti possedevano pochissime parole per descrivere le emozioni associate alla tristezza, e in tali circostanze, essi dicevano per lo più di sentirsi pesanti e affaticati oppure che avvertivano un senso di tensione interiore. Per descrivere altre emozioni come la rabbia avevano termini più ricchi. L’autore giunse alla conclusione che le culture possono essere + o – inclini a percepire ed a parlare dei vari tipi d’emozione. Tuttavia queste differenze culturali  negli stati emotivi e nei modi in cui le persone ne parlano, non invalidano l’idea che il meccanismo emozionale di base sia comune alle varie specie. Ma ricerche condotte su larga scala condotte in paesi diversi hanno riscontrato differenze culturali nei profili dei diversi stati emotivi. Possiamo concludere allora che la sensazione espressa dall’etichetta verbale di un’emozione è più probabile che sia influenzata dalla variazione socioculturale delle altre componenti dell’emozione. Questa ha senso perché la sensazione interna rappresenta sia il contesto culturale sia quello situazionale, nonché tutte le altre componenti del processo dell’emozione.

Come interagiscono le componenti dell’emozione?

La catarsi

Una delle principali funzioni della tragedia greca. Si pensava che gli spettatori, mentre osservavano le forti emozioni sul palcoscenico, attraverso un processo d’empatia liberassero e purificassero i propri stati emotivi, e raggiungessero così una condizione di serenità. La catarsi per Freud è liberatorio da una tensione interna - da un problema (rabbia, aggressività, tensione sessuale). E' il momento culminante (catartico) a cui segue uno stato di tranquillità, serenità.

Il feedback propriocettivo

Opposto della catarsi. L’aumento dell’attività fisiologica o un comportamento espressivo amplificano le sensazioni interne. La versione + recente del concetto di feedback propriocettivo è l’ipotesi del feedback facciale. Lanzetta,  Cartwright e Klech domandarono a diversi gruppi di soggetti di amplificare oppure eliminare le proprie espressioni facciali mentre ricevevano delle scosse elettriche durante una procedura sperimentale che credevano avesse lo scopo di ingannare degli osservatori. Come previsto i soggetti che cercavano di eliminare o inibire la propria espressività valutarono le scosse meno dolorose di coloro ai quali era stato chiesto di esagerare le espressioni.

Strack, Stepper e Martin domandarono ai soggetti di tenere in bocca una penna in un modo che inibiva (tenerla solo con le labbra) o facilitarla (tenerla solo coi denti) i muscoli implicati nel sorriso. In due esperimenti, i soggetti che usavano i muscoli del sorriso per reggere la penna, riferirono di aver trovato più divertenti le vignette presentate durante la procedura sperimentale.



Inserisce la componente cognitiva






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