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La Verona del ‘300

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La Verona del ‘300


Storia Generale:

Per poter inquadrare storicamente la Verona del ‘300, non si può prescindere dal seguire le vicende della famiglia che esercitò il potere sulla città a cavallo tra il 1200 e il 1300, fino alla conquista da parte dei Visconti, nel 1387: i Della Scala o Scaligeri. Infatti, da libero comune la città di Verona si trasformò in signoria di questa famiglia, in ciò simile a molte altre città italiane dello stesso periodo (Milano: Visconti, Padova: Carraresi). Non dobbiamo dimenticare che era il periodo delle guerre tra comuni, delle fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini, della lotta tra Papato ed Impero. Verona, dato l’orientamento dei suoi Signori, rimase fedele all’Impero. Gli Scaligeri iniziarono quali seguaci di Ezzelino da Romano e i primi che ressero la signoria, Mastino I (morto nel 1277 a Verona) e Alberto I (morto nel 1301), furono i primi ad esercitare una vera e propria signoria. Infatti Mastino, podestà di Cerea nel 1258 e di Verona dal 1262, eletto capitano del popolo alla caduta di Ezzelino, trattò e concluse la pace con Mantova. Diresse la politica del comune combattendo sempre dalla parte dell’imperatore e morì assassinato. Gli succedette, col titolo di capitano e rettore dei castaldi, dei mestieri del popolo, il fratello Alberto I, con lui inizia la vera signoria degli Scaligeri. A lui succedettero i li Bartolomeo I (m.1304), chiamato da DANTE “Il gran lombardo” (Par, XVII, 71) poi Alboino primo (m.1311) e il fratello Cangrande I (m.1329), il più famoso della stirpe. Dal 1311 Cangrande fu vicario imperiale di Verona. Valente condottiero, conquistò Vicenza, Feltre e Belluno, Padova, Treviso. Capitano generale della lega ghibellina, vicario imperiale di Mantova, fu protettore di artisti e letterati, fra cui Dante esule. Alla sua morte lo stato scaligero fu ereditato da Mastino II, lio di Alboino (m.1351), il quale, impadronitisi di Brescia, Parma e Lucca, urtò gli interessi degli stati confinanti e vide coalizzarsi contro di se, Venezia, cui dovette cedere Padova, Treviso, Feltre e Belluno, e Firenze che gli tolse Lucca. Gli succedette il lio Cangrande II (m.1359), ucciso dal fratello Cansignorio (m.1375), che combatté contro Mantova e i Visconti. Antonio, suo lio naturale (m.1388), fu privato della signoria di Verona nel 1387 da Visconti, ai quali nel 1405 subentrò definitivamente la Repubblica di Venezia.



Topografia della città:

Sotto il dominio scaligero la città di Verona raggiunse la sua massima espansione prima dei tempi moderni: infatti la cinta di mura, iniziata ad ampliare da Alberto della Scala e completata da Cangrande I, copre un perimetro di 12 km c.ca ed è ancora ben visibile in certi tratti, soprattutto nella zona delle Torricelle, essendovisi sovrapposta in altre zone la cinta veneziana e austriaca. Altre costruzioni del periodo, di particolare rilievo sono, il CASTELLO SCALIGERO, il PONTE SCALIGERO, le ARCHE SCALIGERE, presso la chiesa di SANTA MARIA ANTIQUA e gli stessi palazzi, già in parte preesistenti che costituirono la loro reggia (l’attuale Prefettura e il cosiddetto palazzo ex Tribunale). La popolazione in questo periodo viene stimata fra le 50 e le 60 mila persone, il che rendeva Verona una delle città più importanti in Italia.

Commerci e industrie:

Nonostante le guerre continue, grazie alla posizione strategica e alla preminenza politica esercitata, Verona godette in questo periodo di una notevole prosperità economica e Cangrande si occupò di legiferare anche in materia di commercio.

Cultura e arte:

IL PALAZZO DEL GOVERNO (attuale Prefettura): fu la dimora della corte scaligera e risale alla fine del 1200.Grazie ai magnifici lavori di abbellimento, commissionati da Cangrande e Cansignorio, il palazzo divenne una maestosa reggia. La parte più rimaneggiata fu certamente la facciata, cui si lavorò per diversi secoli, donandole due balconi, i merli ghibellini e riaprendo il porticato.

ARCHE SCALIGERE: Sono le tombe monumentali di Cangrande I, Mastino I e II, di Alberto I, Bartolomeo, Cangrande II, Cansignorio e Giovanni della Scala. Il magnifico e singolare cimitero è chiuso da una cinta ornata da un parapetto di pietra veronese che sorregge una cancellata di ferro battuto, opera pregevolissima in parte snodabile, ascritta alla fine del XIV secolo.

Anche le Arche, mirabili capolavori di scultura, appartengono al XIV secolo e si fanno risalire ai Maestri Campionasi, fra cui il celebre Bonino, il quale ha chiaramente firmato l’arca di Cansignorio, che è la più ricca di ornamentazioni fastose.

SAN FERMO MAGGIORE: Le prime tracce di questa chiesa risalgono al secolo VIII; poi attraverso parecchi rifacimenti e modificazioni, la chiesa assunse nel tempo sempre un più compiuto aspetto. Particolare importanza ebbero i rifacimenti benedettini del secolo XI, pare iniziati nel 1070: si costituirono la chiesa superiore e quella inferiore e venne iniziato il campanile, terminato poi soltanto verso il secolo XIII. Altri lavori e abbellimenti furono eseguiti nel corso dei secoli XIV, XV e XVI.




SANTA ANASTASIA: Già nel IX secolo, esisteva una chiesa dedicata a Santa Anastasia. Più tardi però, verso i primi decenni del 1200, giunti i domenicani a Verona, fu loro assegnata l’officiatura della chiesa, che i religiosi vollero subito ingrandire ed abbellire, riedificandola quasi completamente per portarla press’appoco alle attuali forme e proporzioni. Malgrado che i domenicani intendessero dedicare la basilica a San Pietro Martire, l’insigne inquisitore veronese, il popolo e la tradizione continuarono ad indicare il Tempio col nome di Santa Anastasia, e tale infatti è rimasto nei secoli.

 

CASTELVECCHIO: Il castello Scaligero fu iniziato nella primavera del 1354 e portata a termine nel giro di due anni contemporaneamente alla fortezza fu costruito sull’Adige il Ponte Scaligero, quest’ultimo terminato però molto più tardi, pare verso il 1376. Il progetto e la direzione dei lavori del castello e del Ponte sembra siano di Guglielmo Bevilacqua. La costruzione di entrambi fu voluto da Cangrande II della Scala, il quale intendeva così difendersi dalle ribellioni intestine e crearsi un’eventuale, comoda via di fuga verso il nord. Il castello comprende circa 40 sale, ma ha subito profonde trasformazioni nel corso dei secoli. L’esterno, tutto in cotto, comprende ponti levatoi, torri e mura merlate, nonché il Mastio. I restauri di fine ‘800 e primi del ‘900 hanno cercato di riportare il castello all’aspetto originario, anche perché le torri originali erano state mozzate, dopo l’avvento delle artiglierie e tutti i locali interni devastati, anche perché la struttura era stata trasformata in caserma.

    

Il Ponte è una delle opere architettoniche migliori del medioevo. Costituito da tre grandi arcate, la maggiore delle quali raggiunge i 48 metri di luce ed ha un piano stradale di circa 6 metri. E’ costruito quasi interamente in cotto, tranne la parte inferiore dei piloni che sono in pietre romane di recupero. Il manufatto è lungo circa 120 metri, completamente distrutto nel 1945, fu ricostruito fedelmente nel 1951. Il suo carattere è prettamente militare e di correlazione con l’attiguo castello, si evince anche dal fatto che è completamente fortificato, con torri e camminamenti, quasi fosse un piccolo castello acquatico.

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