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1848 Anno di Rivoluzioni

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1848 Anno di Rivoluzioni.

Solo L’Uk e la Russia ne rimangono immuni. L’Uk perché già dal 1689 aveva una politica stabile e forte, e stava già attuando riforme a favore del proletariato che dunque non aveva motivo di rivoltarsi. In Russia invece perché il regime era del tutto autoritario e non c’era stato alcuno sviluppo economico che potesse inserirla nel panorama politico Europeo.

Le motivazioni che fanno esplodere le rivolte sono varie e locali. L’unico campanello di crisi europeo scatto quando nel 1846 in Irlanda si produssero pochissimi cereali per una malattia, gettando in crisi l’intero mercato europeo.

Nella Francia di Filippo 1° lo sviluppo industriale era avvenuto soprattutto a Lione con industrie tessili. Il Sistema bancario era diventato di grande importanza anche nell’interno della politica, la quale non aveva certo curato gli interessi del vero paese, l’alta borghesia industriale, che ora comincia a non riconoscersi più nelle istituzioni del paese legale.

Si scatena così la Rivoluzione di Settembre 1848, che costringe Filippo ad abbandonare la carica regia. Viene Proclamata la 2^ Repubblica Francese che istituisce un organismo provvisorio in attesa delle elezioni. A questo organismo partecipano tutte le classi sociali. Vengono istituiti gli opifici nazionali, liste di attesa per i disoccupati, derivati dall’Idea di Blanc che gli aveva tuttavia intesi come tipo di organizzazione aziendale dove gli operai venivano resi soci, e i guadagni divisi in percentuale.



Questa partecipazione alla politica delle classi più basse spaventa la borghesia, intimorita anche dal manifesto del partito comunista pubblicato in quel periodo da Marx ed Engel in Belgio, che profetizzava un rivolta derivante dal basso e che rivoluzioni l’intera società.

Aprile 48 Elezioni (suffragioo universale maschile): vince borghesia per via del mondo rurale cattolico a cui poco importa dei problemi degli operai e che vogliono conservare ed ampliare la loro proprietà.

Nel Dicembre viene eletto presidente repubblica Luigi Bonaparte : appoggiato dai nostalgici + mondo rurale cattolico.

Emana le leggi Fallaux che dichiara che solo chi ha la residenza stabile da + di 2 anni può votare : quindi favorisce il mondo rurale, cioè chi lo aveva appoggiato.

Impero Asburgico. La rivoluzione parte dalle università. Il ministro degli esteri Metternick è costretto a ritirasi e l’imperatore Ferdinando a concedere libertà di stampa e a promettere costituzione di stampo liberale. All’interno dell’impero esistono situazioni critiche perché zone come la Croazia, il lombardoveneto e Praga vogliono nazione indipendente.

Kossuth in Ungheria occupa Budapest e il parlamento militarmente, dove emana una costituzione che divide L’Ungheria dall’Impero Asburgico, che a sua volta reprime la rivolta nel sangue. Questa rivolta aveva così spaventato l’ala liberale che ora essa appoggia l’autoritarismo del sovrano, rinunciando alle richieste fatte in precedenza. Ferdinando abdica e lascia il trono a suo nipote Francesco Giuseppe che appena 18enne chiede aiuto alla Russia per intervenire militarmente nei territori più ad est.

Prussia. Guglielmo 4° approva le richieste costituzioni. Crea 2 Camere: una alta a nomina regia dove c’erano gli Junker (grandi latifondisti prussiani) e una bassa detta dei rappresentanti a suffragio maschile universale. Il re nominava il Cancelliere. In Prussia inizierà la discussione sulla nazione per ovviare alla disomogeneità della confederazione tedesca. I piccoli tedeschi sostenguno che si debbano unire solo i 39 stati della confederazione. I grandi tedeschi volevano unificare tutti i territori di lingua tedesca quindi anche l’impero asburgico. La discussione arrivarà anche a trattare argomenti secondari come i colori dell’eventuale bandiera etc. Dato che gli stati + forti sono Prussia e Impero Asburgico, 1 dei 2 sovrani avrà la corona. Francesco Giuseppe Asburgo la pretende in quanto presidente dell’assemblea di Francoforte e abbandona i lavori indignato. I piccoli tedeschi così la consegnano al re di Prussia che la rifiuta, per non sottomettere il suo potere divino al volere degli uomini. La discussione scema.

Italia. Nel 1846 viene eletto Papa Pio 9° , Mastai Ferreti che viene visto come il papa liberale poiché decide di fare entrare il mondo laico nella gestione dello Stato pontificio, di creare la Guardia Civica e di concedere l’amnistia per i detenuti politici nelle sue carceri. Ciò induce Gioberti, pensatore politico e cattolico del Regno di Sardegna a scrivere il “Primato civile e morale degli italiani” dove dimostra come la Chiesa sia l’unica forza unitaria di popolazioni così divise. Teorizza così il Neoguelfismo, dove vede l’Italia come confederazione di stati guidati dal Papa e rappresentata dalla dinastia Savoia.

NelRgno delle 2 Sicile Ferdinando 2° di Borbone emana una costituzione di stampo liberale e così fa anche Papa Pio 9°.

Il 4 Marzo 1848 i Savoia nel Regno di Sardegna emanano lo Statuto Albertino che rimarrà fino al 1948. Non è proprio una carta liberale, ma come la carta d’octrayes è una concessione del sovrano. A livello giuridico è una carta Breve e Flessibile ( più interpretazioni liberale o fascista), dove gli articoli sono norme di massima. Istituisce 2 camere: Senato, a nomina regia e formata di diritto dai Savoia e con accesso consentito ad alto clero e a coloro che avano tasse per un totale superiore alle 1000 £, e Rappresentanti, eletti su base censitaria. Si sancisce il Cattolicesimo come religione di stato, la libertà di stampa, di parola e di associazione. Il potere legislativo alle 2 camere, quello esecutivo al re, che eleggeva il Presidente del Consiglio, il quale a sua volta sceglieva i ministri.

L’emanazione dello statuto  crea al nord l’aspettativa che Carlo Alberto di Savoia voglia conquistare il Lombardo – veneto dagli Austriaci di Radesky per liberarlo ed annetterlo al Piemonte. La monarchia è spinta all’intervento anche per evitare le tensioni che i mazziniani indipendentisti avrebbero potuto creare. Quindi si crea una alleanza antiaustriaca formata dai Savoia + Gran Ducato di Toscana (Leopoldo di Lorena) che spera di poter avere l’indipendenza politica dall’Austria + Pio 9° per recuperare Ferrara, ora in mano agli austriaci + Regno 2 Sicilie ( Ferdinando di Borbone.

Parte la 1^ guerra di Indipendenza. Radesky indietreggia subito nel quadrilatero ( Verona, Legnano, Mantova, Peschiera) dove attende rinforzi. L’alleanza credendo già di avere la vittoria in mano li sottovaluta e si ritirano vittoriosi sfaldando l’alleanza. Gli altri sovrani ora temono lo strapotere Savoia e Pio 9° dice non combatterà + contro l’Austria stato cattolico per eccellenza, negando quindi la sua aura liberale. In realtà l’Austria lo aveva minacciato di attuare un scisma dalla cattolicità. Carlo Alberto così si ritrova solo e nonostante l’ottimo esercito non riesce a fronteggiare Radesky con le sua truppe riorganizzatesi e viene battuto e costretto a firmare l’Armistizio del Generale Salasio, che provoca la delusione in Piemonte e in Lombardo – veneto. Carlo Alberto abdica in favore di Vittorio Emanuele 2°.

Durante l’armistizio le idee indipendentistiche continano e nascono 3 Repubbliche: Venezia (Manin caccia gli Austriaci), Toscana (Guerra e Montanelli cacciano Leopoldo per tradimento e istituiscono la Repubblica), la Repubblica Romana (Mazzini+Armellini+Saffi con esercito volontario guidato da Garibaldi cacciano il Papa da Roma che si ritira a Gaeta formando un Triumvirato).

A Roma Mazzini censisce i latifondi espropriati alla Chiesa inutilizzati e li ridistribuisce ai contadini in base al nucleo famigliare. Il Papa chiede aiuto a Ferdinando di Borbone che prova a ristabilire l’ordine a Roma. Chiede aiuto anche a Luigi Bonaparte che è costretto ad aiutarlo per mantenere l’elettorato che lo aveva reso presidente della 2^ Repubblica Francese. Mentre Mazzini sta per emanare la Costituzione, entra a Roma ripristinando il potere Papale e lascia un contingente di soldati allo scopo di guardia personale del Pontefice.

In Italia così ci sono  Austriaci, Borboni e Francesi. L’unica repubblica che resiste è Venezia ma alla fine viene riconquistata dall’Austria che togliendo tutti gli approvvigionamenti alla città la fa cadere nella peste costringendola alla resa totale.

Nel 1849 Vittorio Emanuele 2° inizia la seconda fase della guerra di Indipendenza che tuttavia si conclude in un nulla di fatto.

Cosa succede dopo la 1^guerra di indipendenza italiana:

Dopo la sconfitta della seconda in Italia Vittorio Emanuele secondo deve fare pace ed accettare amento debiti di guerra che devono essere ati da forza sconfitta. In parlamento si decide come organizzare il amento e si oppone al amento del debito. Non vogliono arlo e chiede che si continui a combattere. Il parlamento sabaudo era composto da 2 gruppi politici che venivano definiti destra e sinistra. Rappresentavano le stessi classi sociali, perché tutti i rappresentanti erano stati eletti su base censitaria (Statuto albertino), ma la differenza consisteva che la dx rappresentava gli ideali politici monarchici, erano in linea con monarchia filocattlici, la sx erano monarchico progressisti, protesi a sviluppo economico dei territori, volendo portare avanti dibattito parlamentare dandogli più potere. L’estrema sinistra erano i repubblicani mazziniani, rivoluzionari, opposti a politica regia che richiedevano cambiamento immediato e l’unita d’Italia che prevedesse Italia da alpi a Sicilia. Nella destra c’era l’estremo formato da monarchico oltranzisti e conservatori. Avviene che il dibattito sul debito crea tensione. La sx non vuole accettare il amento togliendo allo stato soldi per lo  sviluppo, e vuole la guerra per non arlo e per l’unità. La dx non vuole are per + motivi:no sconfitta, no perdere soldi etc. Vitt Eman 2 scioglie le camere e indice nuove elezioni. Il sovrano esplica dalla reggia di Moncaglieri (Proclama di Moncaglieri) quello ke è il suo parere e dice che l’elettorato o va alle urne e voterà una volontà mediatrice eleggendo quindi personaggi moderati (che accettino la pace) o revocherà lo statuto albertino. Così tutti votano come il re che nomina come presidente Massimo d’Azeglio che è monachico moderato, che da avvivo alla politica che vede da un lato la firma alla pace con Austria e accetta il amento, e dall’altra una politica innovativa di laicità dello stato: così lo statuto albertino che aveva fatto del cattolicità la religione di stato cambia un po’ perché lui ci da un impostazione che cambia i ruoli e i poteri tra stato e chiesa. Con lui si discutono leggi chiamati SICCARDI che prevedono che lo stato intervenga nelle donazioni fatte alla chiesa che quindi passino al vaglio statali che applicano tasse, tolto privilegio foro ecclesiastico, e lo stato può acquistare beni della chiesa. Queste leggi sono importanti non solo perché si mette in atto un tentativo di separazioni ma anche perché la discussione mette in luce il ministro dell’agricoltura CAMILLO BENSO DI CAVUOR che si dimostra sostenitore delle leggi e della politica liberale (era monarchico costituzionalista di destra liberale). Nell 1985 il governo cade perché propone dopo le altre leggi anche l’accettazione dello stato del matrimoni  solo civile. La dx non può accettarlo (alcuni intransigenti cattolici) ma neanche la sinistra moderata, cosi Vittorio fa cadere d’Azeglio e nomina Camillo Benso che diventa presidente del consiglio del regno di sardegna.
Era un nobile latifondista, studiata economia in belgio e uk e si era formato sul clima liberale che erano diventate simbolo di una vita politica molto liberale. Quindi lui lavora in ottica liberalista:1”Libera chiesa e libero Stato” quindi separazione stato chiesa. Non era una negazione del pot spirituale chiesa ma solo politico. 2 Promuove l’attività parlamentare incentrando li la funz politica, non esautorando il potere esecutivo del Re, ma solo limitandolo. Vuole evitare che per ogni cosa lui intervenga a suo favore, creando un parlamento forte che non abbia crisi che richiedano l’intervento. Per fare cio da avvio alla pol del CONNUBIO che è una tecnica parlamentare dove su un preciso programma si arriva all’alleanza tra dx e sx moderata, isolando gli estremisti, che spesso con la loro tecnica ostruzionistica rallentavano i lavori o creavano crisi. In questo modo centro dx e sx venivano ad avere la maggioranza dei voti escludendo estremi. Così la flessibilità dello Statuto gli permette di creare il centro. La sx moderata è di RATTAZZI. Con lui firma il connubio su alcuni programmi politici: sviluppo del regno sard economico imponendo il libero scambismo, annullando le barriere doganali; sviluppo latifondi introducendo nuove tecniche come il fertilizzante; impulso notevole porto di Genova (diventerà una dei + importanti); annessione del lombardo veneto. Questo ultimo punto viene inserito per tranquillizzare la sx estrema, ma poi perché il lombven era molto svilupp econom, nonostante la sottomissine all’Aus da cui anzi ne aveva tratto vantaggio. Così avrebbe creato il triangolo industriale Mil Gen Tor. Il suo prog non era  quindi l’unificazione ma solo il lomven per via dell’industrializzazione. Chiaro la sx voleva sempre Roma capitale tanto che Cavour dice che se mai si arrivasse a completa unificazione Roma lo sarebbe, ma lui non promuove queste cose perché la dove si verificasse un unità signific non solo della magg territorio, ma anche un farsi carico dei debiti che questo territori hanno contratto con l’estero. Il lomb veneto era in pari e quindi era solo una bazza, la tal cosa non sarebbe avvenuta con il sud che aveva debiti assurdi e poi non aveva niente sviluppo ne latifondi ne industriali e dunque era una perdita. Quindi le varie parti di Italia erano molto divisa : nord ben industriale, sud niente di neda. Quindi la sua pol è solo di annessione verso lombveneto. Il connubio vuole solo questo programma. Nell’ottica di attuare il punti vuole inserire il Piemonte (Reg di Sard) nel concerto internazionale dandogli una valenza non solo locale ma dargli un valore europeo, perché dice che solo con forze europee  si può meglio sviluppare le potenzialità. Poi per il libero scambismo è meglio avere partner europei.

Parte la seconda fase dell’ questione d’oriente, disgregazione ottomano, e in particole interesse per la CRIMEA, penisola sul mare d’Azof che impedisce alla Russia uno sbocco sul mare per intervenire sui Dardanelli.

Nel dicembre del 1851 Luigi Bonaparte attua il colpo di stato di stampo bonapartista, e aveva posto nelle posizioni politiche chiave persone di fiducia. Per fare il colpo di stato fa il plebiscito, ciò sembra voglia chiedere il parere ai cittadini prima di agire. Dice se vogliono rifare grande quella Francia tanto umiliata del congresso di Vienna. Così diventa Napoleone 3°, imperatore dei francesi.

La sua politica è diretta a inserire la Francia nel concerto europeo con un ruolo centrale e non di aiutante. E’ in quest’ottica che si interessa alla Crimea.

Lo zar Nicola 1° voleva riconquistarla ai turchi con la falsa scusa che i cittadini non potevano praticare la religione ortodossa. Così lo zar diventa il rappresentante di un potere autoritario reazionario obsoleto, dunque la sua politica non può essere accettata da Napoleone, che non vuole che lo zar abbia sbocchi sul mare. La stessa cosa la vuole l’Uk liberale, che non vuole che l’impero ottomano si sperda ulteriormente, visto che è un cuscinetto contro la Russia. Alla fine quindi Inghilterra e Francia si alleano contro Russia. Ora entra in gioco Cavour, che spera che l’Austria appoggi la Russia, perché anche l’Austria vuole territori ottomani, in modo tale da vedere uno schieramento ideale dove i reazionari si confrontano con i liberali. Così decide di schierare il Piemonte con la Francia e l’Uk, ma la cosa è che tanto l’Austria si dichiara neutrale e così rimane fottuto. Ma alla fine a sbloccare la situazioni dell’assedio si Sebastiopoli sono i Piemontesi, visti come potenza europea. Questa guerra è la prima documentata con fotografie giornalistiche scattate sul campo. Nasce il primo organismo per i feriti: la croce rossa internazionale.

Nel 1856 la guerra si conclude con la vittoria delle potenze liberali che vengono chiamate nel congresso di Parigi dove si vede l’abilità politica di Cavour. Lui non può certo avanzare proposte territoriali. Tuttavia chiede ai partecipanti una seduta suppletiva plenaria nella quale lui possa discutere la situazione del lombardo - veneto, mostrando alle potenze internazionali come il lomven sia costretto a vivere sotto un dominio repressivo. Questa discussione sortisce effetti positivi sopratutto da parte di Napoleone 3° che temeva l’Austria, dato che voleva la leadership europea. Così tra Napoleone e Cavour si iniziano ad allacciare rapporti che portano nel 1858 alla firma dei patti di Plombiers. Mentre le 2 delegazioni erano in visita a Torino un certo Felice Orsini cerca di ucciderlo, questo indurisce le tendenze di Napoleone verso il Piemonte. Cavour gli dice che questi repubblicani sono una piaga anche in Francia e quindi è meglio firmare alla svelta, per emarginarli anche in Francia. Questi patti dicono che la Francia aiuterà il Piemonte in caso di guerra difensiva nei confronti dell’Austria militarmente. In caso di vittoria la conquista del lombardo veneto sarà del Piemonte, e si garantisce che il Gran Ducato di toscana (filoasburgico) si formerà un regno autonomo guidato dal nipote di Napoleone, Girolamo, che si sposa con Clotilde di Savoia, lia di Vittorio Emanuele 3°. Inoltre il Regno delle 2 Sicilie i Borboni verranno cacciati via per restituire il comando alla famiglia francese Murat, a cui Napoleone 1° lo aveva affidato. Alla Francia sarebbero andati Nizza e il ducato di Savoia, prima Piemontesi.



Ma come attuarli visto che la guerra deve essere solo difensiva? Cavour deve escogitare un modo per farsi dichiarare guerra dall’Austria. Fa esercitare le truppe ai confini con l’Austria. Così gli Ausburgo gli chiedono di farle cessare, ma lui dice che ha tutto diritto di farle, e l’Austria impone l’ultimatum: o le ritira o gli dichiareranno guerra! Cavuor non aspettava altro e nel 1859 dichiara di esser stato attaccato e dunque chiama Napoleone a combattere. Così al fianco dell’esercito regolare francese+piemontese c’erano i Garibaldini.

2^ Guerra d’indipendenza. Ma la guerra è molto violenta e un sacco di francesi, nonostante le vittorie, muoiono in terra straniera e Napoleone ha paura che la sua immagine in patria ne perda. Così senza avvisare Cavour firma una pace con l’Austria ritirandosi. Non chiede né Nizza né Savoia e i punti dei patti di Plombiere decadono.

Cavour si dimette dalla presidenza del consiglio per l’offesa politica e viene subito riconvocato.

Così i patti di Plombiere decadono con la sola annessione della Lombardia e subito l’Italia centrale chiede subito di essere annessa (Emilia – Toscana) al Piemonte. Si indicono dei plebisciti che Napoleone non può impedire perché erano usati anche da lui in Francia per decidere se si vuole essere annessi e la decisione è affermativa. Nizza e Savoia vengono dati alla Francia per compenso dei patti.

Ma la situazione non è conclusa perché c’è Garibaldi che aveva aiutato con truppe volontarie il Piemonte e decide di partire dalla Liguria per conquistare il Sud+Sicilia per l’Unità d’Italia, in quanto era espressione unità d’Italia. Siamo negli anni ’60. Cavour gli si oppone perché non vuole l’unità ma solo il Lombardo Veneto, e il sud non lo vuole perché era solo un debito con l’estero e non era conveniente come invece lo era la Toscana e l’Emilia che erano già forti in economia. Al Sud c’era ancora il feudalesimo e a livello economico zero. Ma Cavour capisce che non può fermarlo perché avrebbe creato una opposizione parlamentare dei mazziniani e quindi sembra appoggiarlo ma dice che l’esercito non può essere quello ufficiale e quindi Garibaldi arruola i mille tra giovani entusiasti, carcerati obbligati. Ma gli mancano le armi: Cavour non può darle a un contingente parallelo non ufficiale. Gli dice di andare a Telamone dove avrebbe trovato le armi. Ci arriva ma di armi non c’è traccia: voleva essere un atto di scoraggiamento ma non ha effetto e lui prosegue fino in Sicilia malamente armato. Quando arriva molti Picciotti si arruolano con lui e Bixio perché erano tutti entusiasti perché lo vedono come colui che può liberare i contadini dai baroni latifondisti e i contadini potranno dividersi le terre uscendo dalla sudditanza. Lui però dopo la conquista si pone come dittatore in funzione del re di Savoia. Non ha intenzione e non ne era neanche capace, di prendere decisioni politiche. C’è l’episodio di Bronte: in questo paese quando arriva i contadini cacciano i baroni violentemente con rivoluzione totale. Garibaldi davanti a ciò manda l’esercito a ridare autorità ai baroni locali perché lui vuole conquistare non gestire politicamente. Così la Sicilia vive la delusione delle speranze e vive come prima. Poi conquistato e sedato il tutto, va in Calabria. Non va più bene al Piemonte che teme il potere di Garibaldi  perché credono che lui voglia conquistare Roma dove c’era ancora il contingente francese, e dunque se si scatenava la guerra con la Francia, il Regno di Sardegna non era certo pronto a una guerra non voluta. Vittorio Emanuele con esercito va incontro a Garibaldi e nella discesa conquista l’Umbria e le Marche, territori pontifici ma non protette dai francesi. E to’ nel 1861 si incontrano a Teano in Campania. Muore Cavour. Garibaldi consegna al sovrano i territori conquistati. Vittorio Emanale 2° di Savoia diventa il primo re d’Italia senza cambiare il suo nome. La corona era cambiata tra Sardegna e l’Italia, infrangendo l’usanza. E’ significativo perché si parla di annessione non di unificazione. Questo determinerà il fatto che la politica applicata all’Italia sarà di stampo Piemontese anche in meridione dove si parla di Piemontizzazione. Sarà drammatico perché era troppo diverso e non uniforme.

Alla morte di Cavour si crea dal 1861 il governo della destra storica che è il governo del connubio.

I problemi che deve affrontare la destra: il primo macroscopico è la differenza tra nord e sud. Il nord è industriale con economia sviluppata a 360 gradi. Il sud all’opposto: latifondisti, economia basata sui prodotti specializzati che gravitano in economia locale, un sud protezionista e non concorrenziale, con un analfabetismo del 90%. In più c’è il problema del pareggio del bilancio, perché con questi territori si era formato un gran debito a causa del meridione dove nasce la questione meridionale: il fenomeno del brigantaggio. Sono fenomeni popolari di organizzazione che si oppongono al regno che visto come straniero ( Napoletano Vs Piemontese) e si sviluppano nel clima di chi se ne frega, la camorra la mafia l’andrangheta.

La questione romana è quella che vuole Roma capitale. Anche Garibladi la vuole “o Roma o Morte”. Finche però ci sono i francesi Roma non può essere presa.

In + c’è il Veneto che non era nell’unità perché non conquistato, come conquistarlo? Inoltre il + cabinato era il tipo di politica da applicare? Accentramento o decentramento (federalismo)? Il decentramento era meglio perché si garantiva il rispetto degli usi e costumi locali, visto che l’
Italia era divisa da sempre anche come lingua.

Nel Governo di Ricasoli, rappresentante della destra storica che viene dalla toscana, questo perché si vuole dare a vedere che anche i non piemontesi possono, si decide quale governo. Pro Decentramento c’era la destra storica perché si favorivano gli accordi “particolari”, i manini!

Alla fine si decide per una politica di accentramento su Torino tanto voluta dall’ala mazziniana che temeva che il decentramento fosse causa di uno smembramento del neonato Regno d’Italia. Questa decisione era stata presa soprattutto perché il decentramento avrebbe richiesto tempistiche organizzative troppo lunghe. Si sceglie l’assetto legislativo dettato dallo Statuto Albertino, quindi le leggi piemontesi sono leggi del Regno d’Italia. Si istituisce la levo obbligatoria ma al sud erano visti come stranieri e in + ora portano povertà poiché tolgono braccia ai campi. I soldati di leva erano mandati in tutta Italia e dunque incomprensione anche linguistica. Anche economicamente le zone sono equiparate e al sud dove l’economia si fondava sul protezionismo quando vengono tolti i dazi doganali si trovano concorrenti ecc. quindi crollo economia sud. Nasce quindi la questione Meridionale del Brigantaggio.

Garibaldi con l’appoggio di Rattazzi pres. del consiglio, vuole conquistare Roma ma Napoleone 3° gli ricorda della presenza francese a Roma a lo stesso Rattizzi per evitare un conflitto manda un esercito a fermare Garibaldi sull’Aspromonte. Il suo governo cade e sale alla pres. del consiglio Minghetti nel 1863/64. Minghetti considera la questione meridionale poiché non avano le tesse, non rispettavano la legge, volevano una riforma agraria che lui non poteva concedere per non creare tensioni con i proprietari terrieri, i briganti depredano, saccheggiano con l’appoggio della popolazione. Crea una commissione parlamentare per lo studio della situazione che dichiara come nel sud ci sia molta analfabetizzazione, superstizione e povertà e questa sia la causa dei problemi. Minghetti emana le leggi Pica che vanno opposte a tutto nella quale si istituiscono i tribunali militari con corte marziale per chiunque sia considerato un brigante.

Torna fuori la questione romana. Nel 1864 la Francia ha problemi con la nascente potenza Prussiana di Bismark che attuando politica di unificazione tedesca le si oppone causando un conflitto.

La Francia è costretta a richiamare le truppe anche da Roma e nel 1864 Minghetti firma con Napoleone 3° la Convenzione di Settembre, con la quale la Francia si impegna al completo ritiro delle truppe a Roma entro 2 anni a patto che vengano sostituite da truppe Italiane.

Papa Pio 9° teme il risvolto della decisione e le truppe italiane all’interno di Roma ed emana la Quanta Pura nella quale appendice (sillabo) afferma che la politica liberale lia dell’illuminismo è pericolosa e dichiara la politica italiana avversa alla religione cattolica.

Minghetti decide di spostare la capitale da Torino a Firenze. Si genera malcontento sia poiché a Torino si registra un’impennata della disoccupazione sia perché Firenze non era strutturalmente pronta a diventare capitale del Regno. Da un lato i mazziniani interpretano lo spostamento come un ulteriore avvicinamento a Roma, mentre la destra dice che sarà uno spostamento definitivo nell’ottica di una capitale geograficamente centrale. Questo malcontento provoca la caduta del suo governo. Diventa pres. del consiglio La Marmora,  generale militare distintosi per l’azione in Crimea a Sebastiopoli al comando dell’esercito piemontese dei bersaglieri.

1866 3° Guerra di Indipendenza La Marmora lascia il comando a Farini perché richiamato alle armi. Nasce il governo La Marmora-Farini. L’Italia al termine della guerra ha conquistato il Veneto occidentale ma non i territori Irredenti : Trieste, Dalmazia, Istria. Il Governo uscente comunque vittorioso dalla guerra deve affrontare il problema del pareggio del bilancio. Il ministro delle finanze ex finanziere Quintino Sella impone nuove tasse compresa l’imposta indiretta sul macinato che non era certo proporzionata al reddito e che dunque penalizzavano i poveri che pur dovevano nutrirsi. Le tasse sanano il debito ma bloccano l’economia italiana che senza incentivi non incrementa il suo sviluppo.

Dal 1869 al 1871 alla pres. del consiglio c’è Lanza, che concretizza la Roma capitale, poiché quando la Francia viene battuta dalla Germania che abbatte così il 2° Impero di Napoleone 3°, l’Italia non è più vincolata alla convenzione di Settembre e così l’ 8 Settembre 1870 con la breccia di porta Pia l’esercito italiano coadiuvato da Garibaldi entrano a Roma a la fanno capitale.

Lanza capisce la necessità di un accordo con Pio 9° ormai esautorato del suo potere temporale ma tutt’altro che rassegnato. Così emana le leggi delle Guarentigie come ricompensa alla chiesa per le tasse perse nei suoi ex territori. Si impegna a are alla Chiesa 1milione di £ annue e di fornirle uno staterello autonomo all’interno del Regno d’Italia. L’irriducibile Pio non accetta lo stato italiano ed emana il Non Expedit che impone a tutti i cattolici italiani di non votare come protesta e proclamando il Concilio Vaticano 1° emana il dogma dell’ Infallibilità Pontificia.

Mentre in Italia tutto ciò accadeva, in Europa sorgevano dei problemi.

Prussia Siamo nel 1860. La Prussia era uno dei 39 stati della Confederazione Tedesca. Il discorso dell’unificazione dibattuto tra grandi e piccoli tedeschi del 1848 era svanito ma ora il re prussiano Federico Francesco 4° nomina cancelliere il rappresentante degli Junker Bismark poiché voleva fare approvare una legge che imponeva la leva obbligatoria dai 3 ai 5 anni. Ovviamente la camera dei rappresentanti (borghesi industriali) non la vuole perché i giovani lavoratori sarebbero stati bloccati dallo stato, ma il re ha come obiettivo la grandezza della Prussia in ottica di Stato guida della Confederazione. Bismark era noto per le sue capacità di ribaltare la politica a su favore: dice che in certi casi sarebbe meglio chiedere il parere solo alla camera alta se si vuole fare grande la nazione col ferro e col fuoco. Questa politica senza scrupoli è detta Real politique: non si basa sulla morale, ma sui fatti reali. Bismark per tutto il suo mandato è cioè fino alla sua morte nel 1890 non considererà + il parlamento se non la camera degli Junker. Non sarà un dittatore ma applicherà una politica forte, diventando il perno della politica europea. Aveva come fine la pace poiché sapeva che in caso di guerra sarebbe stato un dramma globale e infatti alla sua morte nessuno è stato in grado di sostituirlo e tutti i nodi sono giunti al pettine.

Politica del Bismark. Il suo obiettivo è quello di creare uno stato tedesco forte rendendo la Prussia lo stato guida dell’unità creando il 2° Reich (il 1° era stato di Ottone). Nel 1860 la Prussia si trovava geograficamente tra la Francia di Napoleone 3° e l’Impero Asburgico e il Bismark vuole rendersi abbastanza forte da poterli fronteggiare entrambi. Voleva tenere frenate le aspirazioni asburgiche perché dopo Francoforte non poteva certo palesare la sua volontà unificatrice in ottica dei Piccoli tedeschi, perché altrimenti l’impero si sarebbe sentito escluso creando pericolose tensioni all’interno della confederazione, perché nonostante l’Austria non c’entrasse propriamente aveva grande influenza su stati appartenenti che avrebbero potuto allearsi con l’Impero, cosa che il Bismark non voleva assolutamente poiché erano inseriti nel suo progetto unitario.

Era sì un grande statista ma anche fortunato, la storia gli venne incontro. Nel lontano 1648 ( fine guerra dei 30 anni con pace di Varsavia) alla Danimarca erano stati ceduti  lo Sleslich e Holtein con la clausula che avrebbero rispettato le loro origini germaniche quindi la loro indipendenza, ed ora dopo 2 secoli il re danese Cristiano 9° rende i 2 ducati completamente danesi rompendo quei vecchi patti. Il Bismark fa in modo tale da fare intervenire l’Aus al suo fianco per far rispettare i patti. Lo schieramento Austro-prussiano vince quello danese, ma il Bismark vuole sempre indebolire l’Austria e quindi durante senza chiedere niente al grande imperatore Ausburgo divide lui i territori e gliene assegna uno a caso. L’imperatore Francesco Giuseppe sminuito da un piccolo cancelliere deve cancellare l’affronto e dichiara guerra alla Prussia. Nel frattempo il furbissimo Bismark aveva stretto patti segreti con l’imperatore francese Napoleone 3° che aveva così dichiarato la sua neutralità nel conflitto dato che il Bismark gli aveva dato ad intendere che in caso di rispetto dei patti avrebbe potuto cedere alla Francia il territorio delle Fiandre. Nel 1866 si firma questo patto segreto. Si allea anche con l’Italia che combatterà l’Austria sul fronte sud per il veneto con la Marmora-Farini. Lo schieramento organizzato dal Bismark vince e l’Austria chiede la pace a Sadova. La Prussia ingloba gli stati sud-orientali ma non riconosce l’Italia come stato vincitore dando i territori promessile Istria Dalmazia Trieste a Napoleone 3°, il quale non se ne faceva niente e li regala alla umiliatissima ma intera Italia. Ora la Prussia è la + forte.

All’interno dell’Austria di Francesco Giuseppe c’è un grande contraccolpo soprattutto da parte degli Ungheresi Magiari i quali pretendono un loro parlamento autonomo (Nasce Impero Austo-Ungarico 1867).

Ma la Francia ora vuole quelle terre che il Bismark le aveva mezzo promesso per convincerla. Il Bismark ovviamente non vuole di certo dargliele realmente e tergiversa fino a che per risolvere il tutto non sfrutta l’occasione che in Sna viene a mancare un successore al trono e non esiste una linea di successione e il bismark si intromette dicendo che un parente prussiano del Kaiser è disponibile (ovviamente non era vero e il tipo non voleva di certo quell’incarico!).  Ma Napoleone 3° dice che il posto spetta all Francia, che in realtà temeva l’accerchiamento. Si Crea tensione e iniziano gli accordi. Il Kaiser Guglielmo 1° è in vacanza alla terme quando un ambasciatore francese lo raggiungere per risolvere il tutto, ma lui che della Sna non ne aveva interesse non riceve l’ambasciatore perché dice che il problema non esiste proprio e che se la tengano i francesi. Il Kaiser comunica il tutto al Bismark dicendogli di mandare a Napoleone 3° un dispaccio nel quale gli comunicava che era tutto stato risolto. Ma il Bismark era stato escluso da ciò e lui la guerra con la Francia la voleva! Così cambia le virgole al dispaccio in modo tale da renderla offensiva e quando la riceve, Napoleone 3° dichiara guerra alla Prussia nel 1870. La Francia viene sconfitta e i prussi entrano a Parigi. Napoleone 3° è costretto alla fuga lasciando il potere nelle mani del povero Fiers che a Sedan perde tutto ponendo termine al 2° impero francese e dando vita alla 3° Repubblica  e il Bismark nel 1871 proclama il Reich prendendosi anche l’Alsazia e la Lorena.

In Francia nasce il sentimento di Revauchismo cioè di rivalsa nei confronti dei tedeschi che oltre ad averli battuti gli hanno anche derubati di territori.

Nella pace di Versaille si dichiara il Reich con Guglielmo 1° Kaieser.

E’ nato quindi l’impero tedesco che ha come avversari un debilitato impero Austro-Ungarico e un’inesistente repubblica Francese ( 1871 – 1875 ) che crollerà nel 1940.





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