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I Balcani dal 1990 ad oggi

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I Balcani dal 1990 ad oggi

I Balcani, hanno sempre avuto un posto di primo piano in ogni conflitto, a causa soprattutto, dei loro problemi razziali.

 Infatti, è stata questa regione, ad avviare le due guerre mondiali, e a creare grandi distruzioni e disordini, al mondo intero.

 Ma, alla base di tutto, una sbagliata unificazione d’alcuni stati, che non possono assolutamente convivere, per le forti differenze etniche.

Queste forti differenze, ebbero inizio prevalentemente nel 1990, quando alcuni Paesi, si trovarono a combattere quella crisi interna, che imperversa ancora oggi, con risultati disastrosi come, per l’appunto, la guerra in Kossovo.

In Cecoslovacchia si è assistiti alla pacifica separazione dei Cechi dagli Slovacchi, avvenimento singolare, se si pensa a quanto avvenuto, negli ultimi anni, nell’ex Jugoslavia (conflitto in Bosnia-Erzegovina).



La differenza di carattere storico e le diverse ipotesi di sviluppo economico, dopo le elezioni del 1992, hanno accelerato il processo di separazione della Slovacchia dalla Boemia e dalla Moravia, regioni abitate dai Cechi, conclusosi con la proclamazione dell’indipendenza dei due stati, la Repubblica Ceca e la Repubblica Slovacca, ufficialmente sorte il 1° Gennaio del 1993.

In Albania, all’inizio degli anni ’90, il governo comunista di Ramiz Alia, non è sopravvissuto alla crisi dei regimi del “Socialismo Reale”e tanti Albanesi hanno preferito lasciare in gran fretta il loro paese per via delle ormai insostenibili condizioni di vita.

Tappa obbligatoria per i profughi Albanesi non poteva che essere la vicina Italia.

Nel 1991 si aveva un vero e proprio esodo d’Albanesi: decine di migliaia di clandestini, sbarcavano sulle coste pugliesi, mettendo in difficoltà il governo Italiano e le associazioni d’assistenza.

Il 1991 era anche l’anno delle libere elezioni in Albania che sancivano le dimissioni del Presidente Alia e la vittoria del Partito Democratico di Sali Berisha, eletto Presidente della Repubblica nel 1992.

Nonostante la mutata situazione politica, l’intenso pattugliamento delle coste italiane e le rigide misure d’espulsione dei clandestini, le migrazioni continuavano a ritmo di 15.000-20.000 l’anno.

Tra il ‘93 e il ’96 si è avuto un relativo miglioramento delle condizioni economiche del piccolo Paese Balcanico, grazie anche all’investimento di piccoli imprenditori dell’Italia meridionale.Ma il nuovo giro di denaro è dipeso soprattutto da una serie di sporchi affari: costituzione di società finanziarie “A Piramide” che hanno truffato i risparmi della gente promettendo interessi stratosferici; intensi traffici di Eroina, Cocaina e Marijuana; contrabbando di armi; racket della prostituzione di donne albanesi all’estero e del trasporto via mare dei clandestini.

Nel Gennaio del 1997 sono clamorosamente crollate le società “Piramidali” che avevano truffato centinaia di migliaia di albanesi e sono iniziate, a Valona, le prime spontanee manifestazioni del popolo, inferocito e disperato per il dissolvimento dei propri risparmi.

La rabbia era sfogata contro Berisha e il suo governo accusato di complicità con le società finanziarie-truffa.

Venivano indette nuove elezioni per il 29 giugno 1997, menyre l’Italia e gli altri Stati europei decidevano d’inviare nel paese di oltre-Adriatico una forza multinazionale denominata “Missione Alba”. Le elezioni hanno sancito la vittoria del partito socialista guidato da Fatos Nano, che ha costretto il corrotto Berisha e del suo partito a passare all’opposizione, ma l’Albania non sembra ancora in grado di garantire totalmente la legalità al suo interno.




Tornando al 1990, vediamo che la conflittualità tra i vari nazionalismi presenti in Jugoslavia aveva portato alla dissoluzione della Federazione.

Nel 1991 Slovenia, Croazia e Macedonia si erano proclamate indipendenti, seguite l'anno dopo dalla Bosnia-Erzegovina; nel 1992 era sorta anche la nuova Federazione Jugoslava, formata dalla Serbia, comprendente pure la Vojvodina e il Kossovo, e dal Montenegro. La disintegrazione vecchia Jugoslavia ha prodotto una serie di cruenti conflitti interet­nici a cominciare da quello che ha opposto Croati e Serbi per il possesso della Krajina, regione della Croazia con forte minoranza serba che in seguito è riuscita ad occupare gran parte del territorio.

Il 6 Aprile 1992 è scoppiata la guerra in Bosnia-Erzegovina tra Serbi,Croati e Musulmani: nell'agosto del 1995 l'esercito croato ha fermato un’offensiva contro l'enclave musulmana di Bihac e si è riappropriato della Krajina, abbattendo la Repubblica serba ivi formatasi. Il 21 novembre 1995 è stata firmata la pace, ufficializzata il 14 dicembre a Parigi alla presenza presidente bosniaco-musulmano Alia Izetbegovic, del presidente serbo Slobodan Milosevic e di quello croato Franjio Tudjman: la Bosnia-Erzego­vina, pur avendo un Parlamento, un Governo, una Costituzione ed un Presidente, è stata divisa in due parti: la Federazione croato-musulmana e la Repubblica serba di Bosnìa. Una forza multinazionale di pace (Ilfor) vigila costantemente sul territorio a garanzia della pace. Ma oggi possiamo dire'che, se la guerra, costata 250.000 morti, fra cui tantissimi bambini, è calvario interminabile per i superstiti, fatto di stenti, miseria e deportazioni, è davvero cessata, ciò è accaduto più per la stanchezza degli stessi contendenti che per le iniziative politiche o militari. Ma, se si è conclusa la guerra in Bòsnia, non per questo sono finite le tensioni nell'area ,Balcanica, dato che solo da poco è terminato il conflitto tra Nato e Serbi, in Kossovo, durato ben 79 giorni.Nel Kossovo, la maggioranza della popolazione, di etnia albanese, si sente discriminata dal governo della Serbia e rivendica l'indipendenza.Ora, il governo serbo si è impegnato per il momenento a riconoscere una certa autonomia al Kossovo, ma la tensione nella regione resta alta.






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