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IL NAZIONALISMO

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IL NAZIONALISMO




Già nell'età dell'imperialismo, negli ultimi anni del XIX secolo, erano stati adottati dalle potenze europee, in lotta tra loro per la spartizione del globo in sfere d'influenza, atteggiamenti autoritari e demagogici. Atteggiamenti in cui le caratteristiche etniche e territoriali della nazione, del popolo in questione, assumevano sempre maggiore rilevanza.

Il nazionalismo che andava in questi anni diffondendosi era molto diverso da quello perpetrato dall'ideologia mazziniana: andava sendo il nazionalismo inteso come sentimento di amore per la propria patria nel rispetto delle altre nazioni, e prendeva invece piede un nazionalismo esclusivista, che rifiutava ogni valore ed interesse al di fuori della propria nazione, e che proponeva una chiusura in essa.

Negli ultimi anni del 1800 il nazionalismo si trasformò in un movimento di massa, il cui quadro ideologico era coadiuvato sia dalle teorie darwiniane sulla lotta per la sopravvivenza, che andavano diffondendosi in questo periodo, sia da una certa diffusione di un atteggiamento irrazionalistico, un movimento filosofico che vedeva nel ritorno alla natura, alle sensazioni e ad un passato barbarico la salvezza per l'umanità dall'avanzata dell'industrializzazione.



Lo stesso storico B. Croce ci ricorda come in questo periodo ci fosse una crisi di valori profonda: "La guerra, il sangue, le stragi, le durezze ( . ) si facevano accettevoli e desiderabili e si rivestivano di una certa azione poetica".

Caratteristica del nazionalismo era la degradazione della nazione a semplice cosa, ad espressione etnica e territoriale, non più vista invece come momento di aggregazione civile e politica. Il motivo, però, per cui questo atteggiamento ebbe larghissima diffusione, in varie classi sociali -tanto che si può parlare di "classless society"- fu la capacità dei miti del nazionalismo (quali la grandezza, la razza, il primato) di indicare alla gente una via per sottrarsi all'oppressione della società contemporanea. Questa ideologia proponeva inoltre una forma di associazione diversa da quella che era la solidarietà socialista, e la massa trovava un modo per vincere la solitudine. C'erano quindi dei risvolti e delle motivazioni psicologiche di rilievo: gli individui che non avevano potuto realizzarsi singolarmente, vedevano ora la possibilità di farlo come nazione.

Per quanto riguarda ancora le caratteristiche del movimento nazionalista, è importante sottolineare come si prospettasse lo spostamento delle lotte per una società più giusta, dal piano dello scontro tra classi a quello dello scontro tra nazioni (ricordiamo la definizione classless society).

I paesi in cui il nazionalismo si affermò maggiormente furono la Francia, la Germania e l'Italia. 

Nella Germania guglielmina si riscontrarono atteggiamenti quali il razzismo e l'etnicismo, alla diffusione dei quali contribuirono anche la riscoperta (da parte degli storici) dell'antica Germania ana con i suoi culti, e l'opera di alcuni filosofi, quale Fichte, che con il suo "Discorso alla nazione" contribuì a rinvigorire negli animi dei tedeschi l'atteggiamento nazionalistico, che in seguito sfociò nel razzismo.

Inoltre in questo periodo ci fu la diffusione, da parte del sovrano Guglielmo II, del "pangermanesimo" e della "Weltpolitik", sinonimi di una politica di grandezza e di potenza.

Anche nella Francia della III Repubblica si sviluppò in modo decisivo un nazionalismo violento, infiammato soprattutto dall'idea di "revanche" dell'Alsazia e della Lorena, e caratterizzato da una forte avversione al parlamentarismo e dall'odio per gli Ebrei.

Importante e significativo, proprio in Francia, per quanto riguarda questo atteggiamento antisemita, l'episodio di spionaggio conosciuto come affare Dreyfus. Dreyfus era un generale dell'esercito francese, accusato di essere colpevole di spionaggio in favore della Germania (che ricordiamo in quel periodo era acerrima nemica dello stato francese, a sua volta alleato della Russia).

Ciò che suscitò sdegno e polemiche fu l'accanimento con cui ci si scagliò contro Dreyfus, il quale, nonostante in seguito furono portate le prove della sua innocenza, fu comunque accusato e condannato, e questo perché egli era ebreo.

In Italia il nazionalismo si diffuse soprattutto nell'epoca del governo Giolittiano, manifestandosi in modo evidente nei primi anni del XX secolo.

Le prime testimonianze di un programma nazionalistico possono cogliersi nelle riviste d'avanguardia, che raccoglievano diverse proposte autoritarie ed entusiasmi guerrieri. Nel congresso di Firenze del 1910 nacque l'ANI, l'Associazione Nazionale Italiana che, posta all'estrema destra dello schieramento politico, emarginò la componente democratica e propugnò un ritorno alla politica di espansione Crispina, con la ripresa degli interventi militari in Libia.

E' da sottolineare, però, come anche gli Ebrei, dal canto loro, non si sottrassero ad un atteggiamento nazionalista, sì, ma soprattutto basato sull'esaltazione delle proprie origini e del loro destino di popolo eletto da Dio, rifiutando ogni fenomeno di integrazione. Questo atteggiamento, che resistette anche alle persecuzioni, è passato alla storia sotto il nome di Sionismo.

Non dobbiamo però sottovalutare nemmeno le due Guerre Balcaniche (1912; 1913), e delle due soprattutto la prima, scoppiata dalle rivendicazioni di stampo nazionalistico della Serbia, che reagì all'annessione all'Austria.

Se la situazione del sud-est europeo, ( i cui stati erano in conflitto con l'Impero Turco del sultano già da tempo), che era oggetto degli interessi, delle rivalità, degli odi nazionalistici delle varie potenze europee, era tale, non ci si deve stupire se sarà proprio nella zona dei Balcani che scoppierà il primo conflitto mondiale (1914-l8).





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