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IL RAZZISMO

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IL RAZZISMO


Per capire in tutti i sensi il fenomeno del razzismo, bisogna conoscere il concetto di “razza.”

Per “razze” s’intendono i gruppi di persone o cose che si possono formare entro una specie.

Nella “specie umana” il concetto di razza si basa su delle caratteristiche fisiche o culturali: la prima diversità fra una razza e l’altra è concentrata in base al colore della pelle. L’umanità intera può essere suddivisa soltanto in tre grandi rami, corrispondenti alla razza bianca, a quella nera e a quell’asiatica. Quest’ultima si è diffusa soprattutto in Asia e in Polinesia, i neri in Africa e Australia, e i bianchi in Europa e America. Ma queste sono indicazioni sempre molto approssimative.

In tutto il Continente americano, per esempio, vi è una forte mescolanza tra razze diverse: vi sono i bianchi colonizzatori, i neri discendenti dagli schiavi e i “gialli d’antica origine asiatica che vivevano sul Continente Americano.

Razza, razzismo e razziale sono termini assai comuni nel parlare quotidiano. Ma sono parole che usiamo per abitudine, senza renderci conto del loro preciso significato.




Fin dall’antichità i popoli di razza bianca si sono considerati testimonianze della scienza, dell’arte e della cultura in genere, in questo modo si è ritenuto che la razza bianca fosse superiore a tutte le altre.

Solo di recente si è riuscito a dimostrare la parità fra tutte le razze, anche se la via per arrivare a questo risultato è stata lunga e faticosa.

Per razzismo s’intende l’insieme di tutti quei movimenti,che considerano la razza un fattore fondamentale nella nascita e nello sviluppo dalle varie civiltà. Di conseguenza, quando una determinata razza ha affermato la sua superiorità sulle altre, s’impossessa del loro potere discriminandole.

La segregazione razziale, ossia l’esclusione, esiste ancora, in varie parti del mondo. Per quanto si siano compiuti progressi, rimangono ancora vaste isole in cui, la segregazione razziale è ancora una realtà. Negli Stati Uniti, ad esempio, la maggioranza delle popolazioni di colore vive in veri e propri ghetti, lontano dai centri e dai quartieri produttivi delle città. Povertà e abbandono non sono ancora vinti: il colore della pelle, soprattutto per i neri, è ancora troppo spesso un marchio che si porta come un segno di diversità.

Il razzismo, anche se non collocato in una precisa filosofia come avvenne dalla metà del secolo scorso, ha radici antiche. In passato, ogni popolo considerò i diversi da se come esseri inferiori. Indiani e Persiani chiamavano se stessi “gli uomini”, cioè i soli uomini, così come ancora oggi fanno i Bantu, gli Andamanesi, gli Eschimesi.



Episodi più o meno gravi di violenza a sfondo razziale accadono in svariate parti del mondo. Basti pensare al Libano, all’India, all’Irlanda. Insomma, il razzismo, i pregiudizi razziali, la segregazione, gli odi di tipo tribale non hanno ancora cessato di esistere.

Tra gli altri esempi di razzismo nel mondo si deve ricordare il Sud Africa.  E’ presente l’esempio più radicale e persistente offerto da una società contemporanea razzista. Qui è presente il dominio bianco sulla razza di colore. La popolazione è suddivisa in quattro gruppi: bianchi, neri bantu, asiatici e colorati.

Fin dal 1913 una legge assegnò l’87% della terra ai bianchi, lasciando ai neri solo il rimanente territorio. Questa politica di apartheid, ufficializzata dal 1948, è stata abolita nel 1993: è stato allora finalmente possibile per la popolazione di colore partecipare per la prima volta alle elezioni ed eleggere propri rappresentanti ed eleggere il primo presidente nero: Nelson Mandela. Uno dei pochi uomini politici che hanno potuto veder realizzati i propri ideali di libertà, Mandela fu il simbolo delle aspirazioni di indipendenza per la popolazione nera sudafricana.

L’apartheid, cioè la segregazione razziale che i bianchi avevano imposto come legge fondamentale dello Stato, non soltanto era disumana, ma rappresentava anche un sistema per lo sfruttamento del lavoro dei Neri.

Nel 1960, dopo un atroce massacro di Africani da parte dell’esercito governativo, fu lo stesso Mandela ad abbandonare la politica della non-violenza e ad autorizzare atti di sabotaggio contro il regime sudafricano. Ciò gli costò una condanna al carcere, dove rimase quasi trent’anni, nonostante fosse ammalato di tubercolosi.

Nel 1990, sotto la presidenza di de Klerk, Mandela è stato scarcerato e nominato presidente dell’ANC. Nel 1993 i due uomini di Stato hanno ricevuto insieme il premio Nobel per la pace.

L’anno dopo Mandela è stato eletto presidente della Repubblica.

Nel periodo tra le due guerre mondiali, la Croce Rossa statunitense usava tenere separati il sangue “negro” con il sangue “bianco” (non c’e alcuna differenza) da utilizzare per le trasfusioni. 

Il razzismo si è diffuso in Italia, soprattutto dal 1938, dove si attuò una politica di discriminazione e persecuzione, messa in atto tardivamente, per influenza diretta dell’alleato tedesco, cioè Hitler.

Furono esclusi dalle scuole italiane gli allievi e gli insegnanti ebrei e i libri di testo di autori israeliti; furono istituite scuole elementari e medie solo per ebrei; fu vietato il matrimonio tra italiani di razza ariana e di altra razza.



L’esempio più drammatico di razzismo è offerto dalla Germania nazista e Hitler aveva teorizzato il razzismo nel suo programma politico scritto in prigione, Mein Kampf (“La mia battaglia”).

Il programma di Hitler non era originale, ma proprio questo ne facilitò il successo. Metteva insieme tutti quei pregiudizi in cui credevano gli uomini della destra più estrema.

Iniziarono le persecuzioni contro gli ebrei. Nella notte tra l’8 e il 9 novembre 1938 Hitler scatenò in tutta la Germania azioni violente contro gli ebrei: fu la “notte dei cristalli”, così detta a causa delle vetrine dei negozi infrante. Centinaia di ebrei furono uccisi nei linciaggi, migliaia furono chiusi in campi di concentramento.

La “soluzione finale”, cioè la distruzione totale del popolo ebraico, era ora possibile.

Le scuole furono “nazificate” , gli scrittori e i pittori non nazisti furono perseguitati, e le loro opere distrutte.

Persino le Chiese furono indotte a sostenere le idee naziste.

Fenomeni di razzismo si sono registrati anche all’inizio del XX secolo, a causa dei flussi migratori dai Paesi europei più poveri (Italia compresa) verso l’America del nord e del sud.

Nel corso degli ultimi cento anni in Italia si sono avuti imponenti movimenti migratori sia interni chi verso l’estero; essi hanno determinato una notevole modificazione della distribuzione regionale della popolazione. Per avere informazioni sulla popolazione italiana si compie un censimento demografico. Il primo fu effettuato nel 1861; a partire dal 1951 i censimenti si svolgono ogni 10 anni.

L’esecuzione del censimento è affidata ai Comuni, i quali provvedono a distribuire ad ogni abitante un questionario, mentre l’elaborazione dei dati è di competenza dell’Istituto Centrale di Statistica con sede a Roma.

La popolazione di uno Stato varia sia in base al saldo naturale (differenza tra il numero delle nascite e quello dei decessi in un anno) che al saldo migratorio (differenza tra il numero dei rimpatri e quello degli espatri avvenuti in un anno).

Nel caso del nostro Paese il saldo globale ( somma del saldo naturale più quello migratorio) alla fine è sempre stato positivo.

Dalla fine del XIX secolo fine agli anni ’50 il tasso di mortalità della popolazione italiana si è ridotto costantemente, avendo un aumento brusco in corrispondenza delle due guerre, specialmente della prima, nel corso della quale morirono circa 500.000 persone.

L’incremento della popolazione dovuto alla riduzione del tasso di mortalità è stato rallentato dal decremento della natalità e dall’emigrazione.

Le fasi dello sviluppo demografico si possono riassumere in quattro periodi:

(dalla preistoria a tutto il Medioevo): la popolazione è aumentata in modo lento e graduale: infatti da un lato lo sviluppo dell’agricoltura, il passaggio dalla vita nomade ai centri abitati, avevano favorito l’aumento della natalità; dall’altro le malattie e le carestie determinavano in’elevata mortalità.

(dal XVIII secolo a tutta la rivoluzione industriale): grazie ai processi tecnologici e della medicina, il tasso di mortalità è inferiore a quello di natalità.

Dopo la rivoluzione industriale si verificò una diminuzione della mortalità fino ad arrivare al regime demografico moderno.



Attualmente si verifica una forte diminuzione della natalità per cui il saldo demografico tende ad arrivare a zero.

Da alcuni anni le nazioni dell’Europa occidentale, fra cui l’Italia, sono interessate da alcuni flussi migratori di lavoratori “extracomunitari”, provenienti cioè dai Paesi esterni alla Comunità Europea.

La maggioranza degli extracomunitari proviene dall’Africa, ma sono presenti anche mediorientali, asiatici, e inoltre profughi dall’ex Jugoslavia e turchi.

Molto spesso, specie nel Mezzogiorno, gli immigrati di colore provenienti dall’Africa, vengono ricercati dalle organizzazioni criminali, specie per lo spaccio della droga e per la prostituzione.

Con solo questi esempi gli italiani hanno scoperto di non essere poi così comprensivi come avevano sempre ritenuto, dimenticando che anche loro sono stati emigranti subendo gravi discriminazioni

Nel XIII secolo in America è in piena attività un’altra forma di razzismo, cioè la tratta degli schiavi, destinati in massima parte a popolare le immense piantagioni di cotone della Louisiana.

E’ in quest’ambiente di schiavismo che inizia quell’espressione artistica chiamata verso la fine dell’Ottocento musica jazz. Lo schiavo, per non pensare alla sua condizione è costretto dai padroni bianchi a cantare.

I loro lavori sono così allietati da semplici canti su una cadenza ritmica sempre uguale, canti chiamati Work Songs (canti di lavoro).

Il jazz è una musica afro-americana che si è imposta a Nuova Orleans (Louisiana) nella prima parte finale del ‘900. Il significato di questa parola è in ogni caso incerto: fu comunque creata dai neri americani, ma rappresenta l’incrocio di due civiltà. La civiltà bianca statunitense, e la nera, quella degli schiavi strappati dalle loro case e portati in catene in un nuovo mondo.

Con la conversione alla fede cristiana, ascoltando gli inni sacri dei bianchi e volendo creare nuove melodie per i testi della Bibbia, iniziarono gli Spirituals ( canti spirituali) a cui più tardi seguirono i Blues ( di carattere profano). Se negli spirituals si canta la fede nella speranza in Cristi per un domani migliore, nei Blues si esprime tutta la tristezza della vita da schiavo.

Furono le bands, con i loro strumenti malandati, a dare il primo reale impulso al jazz e a creare i suoi mitici “re”. Il primo di questi fu Buddy Bolden, che rimase al successo fino al 1907. Poi fu la volta di Freddie Keppard; di lui si sa ben poco, poiché negli anni Dieci e Venti non volle mai registrare dischi, temendo che gli altri musicisti potessero copiare il suo stile. Ma il faro del jazz si identifica in Louis Armstrong, nato e cresciuto a Nuova Orleans il 4 luglio 1900, muore a New York il 6 luglio 1971. Con lui il jazz si fece serio e autoritario, e molti jazzisti si ispirarono a lui e alla sua musica, ma nessuno riuscì mai a eguagliarne la portata.

Ebbe molto anche un giovane ebreo che riusciva a riprodurre i fasti dei grandi clarinettisti di Nuova Orleans. Il suo nome era Benny Goodman, nato a Chicago il 30 Maggio del 1909, fu soprannominato il “re dello Swing”.

In alcuni Paesi europei e negli Stati Uniti d’America si assiste, purtroppo, al diffondersi di movimenti razzisti che spesso, sotto falsi movimenti culturali o umanitari, si nascondono tendenze fondate su una radicale ignoranza.

Il razzismo è stato spesso è lo è tuttora, una delle principali fonti di odi, di violenza tra gli uomini. I razzisti credono che il gruppo cui appartengono sia “superiore” a tutti gli altri gruppi e che il fatto di appartenere a questa schiera possa giustificare il diritto di perseguitare coloro che considerano “inferiori”.







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