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Il declino finale e il crollo dell'impero d'Occidente (395-476)

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Il declino finale e il crollo dell'impero d'Occidente (395-476) 

Nel corso del V secolo le province dell'impero d'Occidente vennero impoverite dalle tasse imposte per mantenere l'esercito e l'apparato burocratico, oltre che dai saccheggi dovuti a guerre interne e alle invasioni barbariche. Inizialmente, l'idea di conciliarsi gli invasori attribuendo loro cariche militari e amministrative nel quadro dell'esercito e del governo romano ebbe qualche successo. Ma, gradualmente, i popoli che premevano da Oriente cominciarono a mirare alla conquista dei territori d'Occidente e alla fine del IV secolo Alarico I, re dei visigoti, occupò l'Illiria e devastò la Grecia. Nel 410 egli conquistò e mise al sacco Roma, ma morì poco dopo.

Il suo successore, Ataulfo (410-415), guidò i visigoti in Gallia e nel 419 il re visigoto Vallia ricevette dall'imperatore Onorio la concessione formale di stabilirsi nella Gallia sudoccidentale dove fondò, a Tolosa, una dinastia visigota. Già a questa data tuttavia la Sna era di fatto sotto il controllo dei vandali, degli svevi e degli alani, tanto che Onorio fu costretto a riconoscere loro l'autorità su quella regione. Durante il regno del successore di Onorio, Valentiniano III (425-455), Cartagine fu conquistata dai vandali guidati dal re Genserico, mentre la Gallia e l'Italia furono invase da Attila, alla testa degli unni, una popolazione di stirpe mongolica.



Attila marciò dapprima sulla Gallia, ma i visigoti, convertitisi al cristianesimo e ormai pressoché romanizzati, gli si opposero, e nel 451 gli unni furono sconfitti ai Campi Catalaunici (presso l'odierna Chalons-sur-Marne) dal generale romano Flavio Ezio. Successivamente Attila invase la Pianura Padana, ma, secondo la tradizione, venne dissuaso a marciare verso Roma da papa Leone Magno; morì poi nel 453. Nel 455 Valentiniano III, ultimo rappresentante della dinastia teodosiana in Occidente, fu assassinato, lo stesso anno in cui fu effettuato un secondo gravissimo sacco di Roma, ad opera dei vandali di Genserico. Tra questa data e il 476 il governo d'Occidente fu affidato a numerosi imperatori 'fantoccio', in balia dei barbari invasori, nessuno dei quali seppe in alcun modo contrastare il disfacimento dell'istituzione imperiale. Essi furono: Petronio (455), Avito (455-456), Maggioriano (457-461), Libio Severo (461-465), Antemio Procopio (467-472), Olibrio (472), Glicerio (473-474), Giulio Nepote (474-475), Romolo Augustolo (475-476).

L'ultimo imperatore romano d'Occidente, Romolo Augustolo, fu deposto da Odoacre, capo dei mercenari eruli, che governò l'Italia col semplice titolo di 'patrizio' finché non venne sconfitto e ucciso nel 493 dagli ostrogoti di Teodorico, che assunsero il controllo della penisola. Nel resto dell'impero, le popolazioni germaniche andavano costituendo della nuove entità geopolitiche nei territori da loro invasi, che genericamente chiamiamo regni romano-barbarici. Il rifiuto da parte di Odoacre delle titolature ufficiali, che da Augusto in poi avevano rappresentato la composita natura del potere imperiale, era il segno del loro anacronistica vacuità; dal 476 in poi, infatti, l'unica istituzione legittimamente erede del nome romano fu l'impero romano d'Oriente, o impero bizantino, che durò fino al 1453, anno della caduta di Costantinopoli per mano dell'ottomano Maometto II il Conquistatore.




Alle cause del crollo dell'impero romano d'Occidente concorse senza dubbio la fine dei valori tradizionali della cultura, della civiltà, della religione romana, soppiantati da altri valori emergenti, primi fra tutti quelli del cristianesimo; a ciò si aggiunse un generale impoverimento di uno stato spossato dalla necessità ormai plurisecolare di difendere militarmente i propri estesi confini. L'Italia, già cuore pulsante dell'impero, aveva progressivamente perso gran parte del proprio patrimonio umano ed economico, complice la durissima politica fiscale del governo centrale, dovuta alle impellenti necessità belliche: le manifestazioni più evidenti di questa condizione furono la crisi demografica, la diffusione del latifondo, la disgregazione delle città. Un terzo importantissimo fattore furono le invasioni barbariche, cui già si è fatto riferimento, che trovarono sovente sul trono imperiale sovrani inadeguati alla gravità del momento. Infine, si può ben dire che il mondo antico, che per convenzione scolastica nel 476 cede il passo al Medioevo, ò allora il prezzo di aver voluto mantenere a tutti i costi l'intero mondo mediterraneo in un'unica organizzazione unitaria, a garanzia di un lungo periodo di pace, della prosperità economica, della vivacità culturale.






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