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LA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

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LA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

L'Europa assediata e la controffensiva degli alleati.

L'espansione nazista in Europa raggiunse l'apice fra il 1941 e il 1942: tutti gli stati dell'Europa continentale, con le sole eccezioni della Svizzera, della Sna e della Sa (rimaste neutrali), erano alleati di Hitler o sottoposti al controllo dell'esercito tedesco. Ma nella seconda metà del 1942 il conflitto comincia a volgere a favore delle truppe anglo- americane, che scongono le forze dell'Asse in decisive battaglie terrestri (Guadalcanal, EI Alamein - Egitto, Algeria e Marocco) e navali (mar dei Coralli, isole Midway). Un colpo ancor più decisivo fu poi inferto dalle truppe sovietiche durante la battaglia di Stalingrado, una delle più terribili carneficine della storia.



La caduta di Mussolini e l'armistizio con gli alleati.

Nella primavera del 1943 le città tedesche cominciarono ad essere pesantemente bombardate, e nel luglio dello stesso anno le truppe anglo-americane sbarcarono in Sicilia. Sull'isola i soldati vennero accolti con grande favore dalla popolazione. Infatti, in tutto il paese, si era ormai diffuso un forte malessere sociale ed era cresciuto il malcontento nei confronti del regime fascista.

Anche all'interno del Partito fascista crescevano i dissensi nei confronti di Mussolini, tanto che, il 25 luglio 1943, egli venne sconfessato dal Gran consiglio del fascismo, esonerato dalla guida del governo ed arrestato.

AI suo posto, Vittorio Emanuele III nominò capo del governo il maresciallo Pietro Badoglio che inizialmente annunciò che l’Italia avrebbe continuato la guerra al fianco della Germania, ma in realtà concluse un armistizio con gli anglo-americani, rendendolo noto al paese l'8 settembre.

La reazione tedesca al 'tradimento' dell'8 settembre fu immediata: le truppe tedesche disarmarono l'esercito italiano internando moltissimi soldati nei campi di concentramento e occuparono tutta l’Italia centro-settentrionale.

Il re e il capo del governo, anziché organizzare la guerra contro la Germania, fuggirono da Roma rifugiandosi a Bari, dove costituirono il cosiddetto Regno del sud.

L'Italia spaccata in due e la Resistenza.

Il 12 settembre un commando delle SS liberò Mussolini dalla prigione e lo consegnò a Hitler. Il duce venne posto a capo della Repubblica sociale italiana, con sede a Salò.

Esistevano così due Italie: quella meridionale, occupata dagli alleati, e quella centro- settentrionale, tenuta in pugno dai tedeschi.

Il 13 ottobre 1943 il 'Regno del sud' dichiarò guerra al Reich: in questo modo Badoglio sperava che all’Italia potesse essere riservata una sorte meno dura alla fine del conflitto. Nell’Italia settentrionale molti giovani reduci, costituitisi in bande partigiane, si rifugiarono sui monti, dove cominciarono la guerra di resistenza contro i tedeschi e i fascisti.

Nelle città agiscono invece i GAP (Gruppi d'Azione Patriottica), articolati in piccole squadre agilissime in grado di compiere rapidi colpi di mano.

Ma la resistenza si sviluppò non solo in Italia ma in tutta Europa.

I partigiani aiutarono gli ebrei condannati alla deportazione, misero in salvo i prigionieri politici, organizzarono pubblicazioni clandestine e promossero, con l'appoggio delle truppe alleate, azioni di guerriglia e di sabotaggio.

Particolarmente intensa fu la Resistenza francese, guidata da Charles De Gaulle, e iniziata già a partire dal 1940.

Nel gennaio 1944 gli americani riuscirono finalmente a sbarcare ad Anzio e in giugno liberarono Roma.

Il 6 giugno 1944 gli americani sbarcarono anche in Normandia. Il 26 giugno venne liberata Parigi e in poche settimane i tedeschi vennero costretti ad abbandonare la Francia.

Il 'dopo Mussolini'.

Mentre continuava la lotta contro fascisti e nazisti, ancora padroni del nord, nell'Italia liberata si cominciava a pensare al 'dopo Mussolini'.

Riconquistata Roma, Vittorio Emanuele III, troppo compromesso con il fascismo, aveva nominato al suo posto come 'luogotenente' il lio Umberto, mentre il maresciallo Badoglio aveva lasciato la guida del governo ad un vecchio deputato socialista moderato, Ivanoe Bonomi.

A partire dal 1944 riprese vigore anche l'attività dei partiti e accanto agli schieramenti tradizionali (comunisti, socialisti, liberali) acquistarono importanza nuovi gruppi politici come la Democrazia cristiana e il Partito d'azione.

Tutti questi, fin dal 9 settembre 1943, si erano raccolti intorno al Comitato di liberazione nazionale (Cln) che aveva come obiettivo primario la liberazione del territorio nazionale e la fine del fascismo.

Sulle questioni come la forma da dare allo stato italiano dopo la cacciata di Mussolini vi erano però posizioni molto discordi.

La maggior parte dei membri voleva l'allontanamento del re, ma i comunisti erano favorevoli alla costituzione di una repubblica socialista, mentre i liberali non volevano rompere con la tradizione delle democrazie occidentali.

Su proposta di Palmiro Togliatti, si decise però di rinviare la discussione politica al momento in cui, cacciati i dittatori, l'Italia avesse riconquistato la libertà.

25 aprile, l'Italia liberata.




Tra il 1944 e il 1945 gli alleati, impegnati in Francia e sul Reno, lasciarono alla Resistenza il compito d'impegnare tedeschi e fascisti nel nord.

Nella primavera del 1945 furono proprio i partigiani ad infliggere un colpo decisivo alle truppe nazifasciste e il 15 aprile liberarono le principali città del nord anticipando l'arrivo dell'esercito alleato.

I tedeschi furono costretti alla resa e Mussolini venne arrestato mentre tentava la fuga verso la Svizzera e poi fucilato a Dongo per ordine del Comitato di liberazione.

Il 2 maggio 1945 i soldati russi occuparono Berlino, costringendo la Germania a firmare la resa senza condizioni. Pochi giorni prima, il 30 aprile, Hitler si era tolto la vita nel bunker della Cancelleria.

Il Giappone invece continuava a resistere nonostante i bombardamenti aerei avessero colpito Tokyo. Il successore di Roosevelt (morto nell'aprile 1945), Truman, per indurre Tokyo alla resa, decise di usare contro il Giappone la bomba atomica.

Il 6 agosto una prima bomba fu sganciata su Hiroshima; il 9 agosto un'altra fu sganciata a Nagasaki.

Il 14 agosto, l'imperatore Hiroito firmò la resa senza condizioni del Giappone: la guerra era finita.

Verso un nuovo ordine mondiale: conferenza di Yalta e trattati di Parigi.

Mentre la guerra era in corso, i rappresentanti delle potenze alleate avevano già incominciato ad accordarsi sul futuro assetto dell'Europa.

Il primo ministro inglese Churchill capì immediatamente che, una volta sconfitto il nazismo, nel mondo si sarebbe profilato un nuovo contrasto fra le democrazie occidentali e la Russia comunista e cercò di convincere Roosevelt a limitare il più possibile le richieste dell'Unione Sovietica.

Ma il presidente americano, che nutriva fiducia in Stalin, riteneva possibile fondare una grande alleanza democratica fra tutte le potenze vincitrici.

Fin dal 1941 aveva sottoscritto con Churchill la Carta Atlantica, un documento che ribadiva principi-base della democrazia liberale: libertà di commercio e di navigazione, diritto all'autodeterminazione del popoli, rinuncia all'uso della forza per regolare le controversie internazionali e condanna dell'imperialismo colonialista.

Nel 1943 i rappresentanti dei paesi alleati si erano già incontrati a Teheran; nel febbraio del 1945 si riunirono a Yalta: la Germania sarebbe stata smembrata e condannata al amento delle riparazioni di guerra e la Polonia sarebbe rimasta indipendente. Nacque inoltre l'Organizzazione delle Nazioni Unite per garantire il mantenimento della pace nel mondo.

Nel febbraio del 1947 si giunse alla firma dei trattati di Parigi.

La Germania venne divisa in quattro zone d'occupazione (sovietica, americana, inglese e francese). Anche Berlino fu divisa in quattro settori.

Una parte del Reich fu assegnata alla Polonia, mentre la Prussia orientale fu inglobata dall'Unione Sovietica, che assorbì anche le repubbliche baltiche, la Bessarabia e la Bucovina.

L ‘Italia perse tutte le colonie, l'Istria, Fiume e Zara (cedute alla Jugoslavia), le isole della Dalmazia e alcuni territori alla frontiera con la Francia (Briga, Tenda e altre zone di piccola estensione), mentre Trieste, dichiarata città libera, sarebbe tornata alla madrepatria solo nel 1954.

Il Giappone diveniva di nuovo la piccola nazione che era stata fino alla fine del XIX secolo.

La ricostruzione e la nascita della Repubblica Italiana.

AI termine delle ostilità, le condizioni materiali dell'Italia, così a lungo percorsa dalla guerra, sono gravissime: distruzioni, stragi, fame, le grandi città ridotte a un mucchio di rovine, l'apparato industriale gravemente danneggiato, le risorse ridotte ai limiti della sopravvivenza, ecc. ma nonostante ciò vi è un senso di fiducia e di operosità insospettata a ricostruire la nazione. Ma le immense rovine, le difficoltà della ricostruzione, le tensioni sociali, ben presto attenuarono gli entusiasmi e il grande desiderio di rinnovamento totale che erano soprattutto delle masse popolari del Nord, persuase, grazie alla Resistenza, di essere entrate finalmente nella vita dello Stato.

Nel dicembre 1945 il governo viene affidato al capo della Democrazia Cristianal Alcide DeGasperi, che operò una svolta in senso moderato.

Questo, il 2 giugno del 1946 con un referendum istituzionale, sottopose al popolo la questione della sopravvivenza della monarchia: gli italiani, cioè, dovevano decidere se l’Italia doveva continuare ad essere una monarchia o doveva invece trasformarsi in una repubblica.

Vittorio Emanuele III, alla vigilia del voto, abdicò in favore del primogenito, ma ciò non salvò la monarchia e nel referendum vinse la Repubblica.

Venne quindi proclamato presidente in via provvisoria Enrico De Nicola. Venne poi convocata l'Assemblea costituente, cui si deve l'elaborazione della Costituzione della Repubblica Italiana che entrò in vigore dal           1° gennaio 1948 dando inizio al periodo del Governo repubblicano parlamentare che arriva fino ai giorni nostri.






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