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LA GRANDE GUERRA – PRIMA GUERRA MONDIALE - Scoppio del conflitto, I piani di guerra, Opinione pubblica e governi di fronte alla guerra, L’interventism

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LA GRANDE GUERRA – PRIMA GUERRA MONDIALE

 

Scoppio del conflitto

Nel giugno del 1914 a Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, da poco annessa all’impero austro-ungarico, lo studente serbo-bosniaco Gavrilo Princip uccise l’arciduca Francesco Ferdinando, nipote dell’imperatore e principe ereditario, che si trovava in visita ufficiale assieme alla moglie.

Ma questo non fu l’unico attentato attuato dai vari rivoluzionari anarchici o dai tanti patrioti nazionalisti o irredentisti della sua epoca. Nel 1882 il giovane Guglielmo Oberdan aveva progettato un attentato a Francesco Giuseppe: solo per un caso la polizia austriaca era riuscita ad arrestarlo prima che il progetto fosse portato a compimento, condannandolo a morte. Nonostante l’episodio i due paesi firmarono la Triplice Alleanza, ufficializzando la loro alleanza.

Ma nel caso di Princip, il governo serbo, pur non essendo direttamente responsabile dell’attentato, poteva essere accusato di coinvolgere non senza ragione. Fatto sta che il gesto del giovane attentatore scatenò la Prima guerra mondiale.

L’Austria pose un ultimatum alla Serbia, la quale ne accettò le condizioni salvo che permettere la partecipazione della polizia austriaca alle indagini sul proprio territorio. La Serbia poteva comunque contare sulla protezione della Russia, a sua volta legata da un’alleanza militare alla Francia, legata militarmente all’Inghilterra. La Serbia mobilitò l’esercito, e così fecero anche Austria, Germania e Russia.



Vienna, ritenendo insoddisfacenti le risposte serbe all’ultimatum, dichiarò guerra il 28 luglio alla Serbia; la Germania dichiarò così guerra prima alla Russia e quindi alla Francia. L’Italia rese nota la sua posizione di neutralità. In seguito, nel tentativo di aggirare le truppe francesi, i tedeschi entrarono in Belgio, anch’esso dichiaratosi neutrale, provocando così l’intervento inglese.

I piani di guerra

Gli stati maggiori di tutti i Paesi prevedevano una guerra breve; tutti commisero l’errore di sopravvalutare il ruolo dell’attacco, sottovalutando quello della difesa.

Dal punto di vista logistico i tedeschi erano imbattibili, essendo in possesso di una efficiente rete ferroviaria e di una perfetta organizzazione. La Germania, si diceva, aggirò le difese francesi invadendo il Belgio per puntare direttamente su Parigi; sapeva benissimo che violando la neutralità belga avrebbe provocato l’intervento inglese, ma contava di scongere la Francia prima che le truppe britannica potessero attraversare la Manica.

Dall’altra parte l’intesa aveva già messo in preventivo qualche successo iniziale tedesco sul fronte orientale, tuttavia contando sulla Russia, lenta a mobilitarsi ma con inesauribili risorse umane. I russi avrebbero dovuto avanzare impedendo ai tedeschi di organizzare la difesa e tenendo impegnata gran parte delle loro armate sul fronte orientale.

I francesi riuscirono a bloccare la massiccia offensiva tedesca nella battaglia della Marna (settembre 1944), salvando Parigi e permettendo agli inglesi di schierarsi; nel frattempo i tedeschi fermarono la penetrazione dei russi nella Prussica orientale nelle battaglie di Tannenberg e dei laghi Masuri (agosto/settembre 1944).

La guerra divenne senza sbocco: da guerra di movimento divenne una guerra di logoramento. La guerra divenne mondiale poiché la capacità difensiva era superiore a quella offensiva ed ogni paese cercava altri alleati.

Dichiarando la propria neutralità, l’Italia si attenne alla lettera al trattato, che sanciva un’alleanza di carattere difensivo ed impegnava i paesi a soccorrersi solo in caso di aggressione: ed era stata senza alcun dubbio l’Austria ad attaccare per prima la Serbia. Sia l’opinione pubblica che la classe politica italiana parteggiavano in grande maggioranza per l’Intesa; l’Italia dal canto suo sondava entrambi i campi belligeranti per capire quali dei due le avrebbe garantito maggiori vantaggi in caso di vittoria.

Germania ed Austria riuscirono a coinvolgere nel conflitto la Turchia, e quindi la Bulgaria: circondata da ogni parte la Serbia fu costretta ad arrendersi (autunno 1915), e fu interamente occupata. L’Intesa invece trascinò dalla sua, oltre all’Italia, anche la Romania e la Grecia.

Nel tentativo di spezzare l’accerchiamento di cui soffrivano gli imperi centrali i tedeschi avevano investito molte energie nella guerra sottomarina, per bloccare gli approvvigionamenti garantiti dalla flotta inglese ai vari fronti di guerra e lo stesso commercio mondiale, di cui la Gran Bretagna era il massimo protagonista e beneficiario.

Il commercio mondiale ne fu danneggiato gravemente; questa guerra sottomarina contro navi mercantili indifese provocò alla fine l’entrata in guerra degli Stati Uniti.

Opinione pubblica e governi di fronte alla guerra

Nessuna guerra può essere combattuta a lungo con prospettive di vittoria senza un ampio e solido sostegno popolare.

Tale adesione ci fu e massiccia, almeno nella prima fase della guerra; perfino i socialisti, internazionalisti ed antimperialisti, finirono con lo schierarsi in maggioranza con l’azione dei rispettivi governi.

Invano il gruppo dirigente dell’Internazionale aveva tentato di suscitare in tutti i Paesi uno sciopero generale contro la guerra.

In tutti i Paesi sorsero enormi problemi di gestione; la domanda di forniture militari divenne altissima mentre nel frattempo milioni di uomini di tutte le classi sociali dovevano partire per i fronti, sguarnendo l’apparato produttivo. Ciò ebbe gravissimi contraccolpi sul mercato internazionale. Questi enormi sforzi produttivi necessitavano di una pianificazione delle forniture, dei trasporti, dei prezzi delle merci…La Germania istituì il lavoro obbligatorio per i proprio cittadini. In tutti gli Paesi lo Stato finì per dirigere l’intera economia.

Questa direzione dell’economia richiese un notevole aumento dell’apparato burocratico dello Stato ed un enorme incremento del debito pubblico. Gli enormi debiti pubblici dovevano essere necessariamente finanziati anche con capitali stranieri: sotto questo aspetto il vantaggio dell’Intesa era nettissimo perché disponeva dei crediti degli Stati Uniti.

L’interventismo italiano

In Italia, le forze che volevano la guerra erano così composte:

  • da un lato vi erano coloro che avevano sostenuto Crispi: la monarchia, le gerarchie militari e il blocco dei grandi interessi protetti (acciaierie, fabbriche di armi, industria pesante, chimica, meccanica)
  • dall’altro vi era una componente nuova, un’opinione pubblica apertamente rivoluzionaria, che voleva fare della guerra uno strumento di rinnovamento sociale.

Approfittando della crisi balcanica, l’Italia aveva dichiarato guerra alla Turchia e occupato la Libia, Rodi e le isole del Dodecaneso; alla fine la Libia era divenuta una colonia italiana.

Si era elevata anche una robusta opposizione alla guerra di Libia, formata da uno schieramento di liberali e socialisti; si trattava delle forze schierate generalmente a favore del parlamentarismo e delle regole democratiche che guardavano con fiducia al suffragio universale maschile (introdotto proprio allora nel 1912 in Italia), alle garanzie concesse ai lavoratori ed alla piena legittimazione della lotta sindacale.



Giolitti non si era pronunciato contro l’impresa di Libia, ma non l’aveva nemmeno caldeggiata; i socialisti si erano invece apertamente opposti, ma non solo Turati, anche l’ala rivoluzionaria del partito e Mussolini.

Nel 1913 si svolsero le prime elezioni a suffragio universale maschile, che videro la forte affermazione delle sinistre, e dei socialisti in particolare. I risultati non rispondevano alle aspettative di Giolitti che, alla vista di una situazione internazionale prospettante una guerra da lui non condivisa, preferì farsi. Capo del governo divenne Antonio Salandra, alla guida di una coalizione di destra il cui leader politico era Sonnino, ricoprente il ruolo di ministro degli Esteri. Il governo proclamò la neutralità, ma intanto Salandra e Sonnino sondavano le diplomazie europee, preparando il Paese all’entrata in guerra. Tra gli interventisti si annoveravano anche repubblicani mazziniani e socialisti riformisti (Bissolati e Bonomi), che erano stati contrari alla guerra di Libia ma che vedevano ora l’occasione del completamento dell’unità d’Italia. Mussolini invece si oppose nettamente all’intervento al momento dello scoppio del conflitto, per poi passare ad un acceso interventismo; nel 1914 fondò il quotidiano interventista “Il popolo d’Italia”, il che causò la sua espulsione dal partito.

L’Italia in guerra

Senza tener alcun conto della maggioranza parlamentare pacifista, Sannino e Salandra avviarono il processo di entrata in guerra dell’Italia. Gli Imperi centrali avrebbero concesso all’Italia, anche solo in cambio della sua neutralità, tutti i territori di lingua italiana del Trentino e del Friuli, escluse Gorizia e Trieste; le avrebbero concesso anche un protettorato sull’Albania. Ma Inghilterra, Francia e Russia offrivano di più: il Tirolo meridionale di lingua tedesca, fino al confine del Brennero, e tutta la Venezia Giulia e la Dalmazia, ad esclusione di Fiume. A ciò si sarebbe aggiunto il protettorato sull’Albania, la Libia ed il Dodecaneso. Infine l’Italia avrebbe avuto mano libera per un’ulteriore espansione coloniale in Africa orientale.

Oltre alla liberazione delle terre irredente, l’altro grande obbiettivo era quello di innalzare l’Italia come grande potenza mediterranea, affermando la sua partecipazione ai conflitti interimperialistici.

Le trattative di Sannino e Salandra si conclusero con il trattato di Londra (primavera del 1915), che garantiva l’adesione italiana all’Intesa e stabiliva le acquisizioni territoriali in caso di vittoria. Il 24 maggio 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Austria.

La Germania costituiva il più importante partner commerciale per la produzione industriale italiana, ma la scelta di scendere in campo a favore dell’Intesa impose di tagliare quei rapporti economici, colmando le lacune che si sarebbero così create. Gli effetti tipici della seconda rivoluzione industriale si manifestarono in Italia in ritardo.

Lo Stato costituiva l’unico grande cliente dell’industria, necessitato dalle esigenze della guerra a are il prezzo richiesto.

La guerra di trincea

L’unico mezzo per difendersi dalla potenza di fuoco nemica erano le trincee. Data la netta prevalenza della difesa sugli attacchi della fanteria, la guerra mieteva molte più vittime di quanto non fosse mai avvenuto nel passato. Altra grande differenza rispetto al recente passato risiedeva nel carattere totalizzante della guerra, che colpiva tutte le classi sociale e coinvolgeva assai duramente le retrovie; per la prima volta la guerra coinvolgeva tutta l’intera società civile.

Anche lontano dal fronte di guerra l’intera società civile era coinvolta in uno sforzo terribile; a causa della mancanza di manodopera maschile ovunque si faceva ricorso al lavoro femminile, oltre a quello dei vecchi e dei bambini.

Il 1917: la grande stanchezza

L’adesione dell’opinione pubblica alla guerra dei Paesi belligeranti cominciava a venir meno; innanzitutto quella dei soldati. Nelle trincee si diffondeva uno spirito di rivolta, che spesso serpeggiava contro gli ufficiali, quando questi applicavano in maniera cieca e ferrea la disciplina; in tutti gli eserciti si moltiplicò il numero di quelli che disertavano consegnandosi al nemico come prigionieri.

Oltre ai soldati anche la società civile cominciava a dare segni di stanchezza e di sfiducia, ed il pacifismo si fece sempre più strada. In tutti i Paesi cominciava ad innalzarsi la richiesta di una pace generale senza annessioni e senza indennità, cioè senza vincitori né vinti, che ristabilisse i confini dell’anteguerra. Per primi si erano mossi in questa direzione alcuni socialisti, riunitisi in congresso a Zimmerwald. In quella riunione emerse una sinistra diretta dai bolscevichi russi, i quali non sostenevano una posizione per la pace, ma una posizione per la “guerra alla guerra”.

In Germania una ventina di deputati socialisti uscirono dal partito e ne fondarono uno nuovo rivoluzionario: la Lega di Spartaco, primo nucleo del partito comunista tedesco.

Fu soprattutto in Russia che l’opposizione alla guerra prese il sopravvento; gli operai di Pietroburgo scesero in piazza e costituirono nuovamente i soviet. Ma questa volta i soldati presenti nella capitale si unirono alla rivoluzione: lo zar fu costretto ad abdicare ed il potere venne assunto da un governo provvisorio. Il nuovo governo, nel quale entrarono i menscevichi, intendeva continuare la guerra, ma il paese e l’esercito erano esausti e la proanda bolscevica contro la guerra ebbe ben presto il sopravvento. La Russia firmò così con i tedeschi la pace di Brest-Litovsk, che ratificava la propria sconfitta. Per la Russia cominciava così il periodo comunista, mentre il fronte orientale era chiuso, consentendo agli Imperi centrali di concentrare tutto il loro potenziale sul fronte occidentale. Le conseguenze militari più gravi le subì l’Italia, le cui linee furono sfondate a Caporetto (fine ottobre 1917).




Si formò un nuovo governo presieduto da Vittorio Emanuele Orlando, mentre il comando militare passò al generale Armando Diaz che rincuorò le truppe promettendo, promettendo terra ai soldati contadini; una promessa che non sarebbe mai stata mantenuta.

La nuova linea difensiva sul Piave e sul Monte Grappa oppose una strenua resistenza, e riuscì a bloccare l’avanzata austriaca.

Nell’agosto del 1917 lo stesso papa Benedetto XV si mobilitò per una risoluzione pacifica del conflitto, chiedendo ai capi degli Stati coinvolti nella guerra la fine immediata dell’inutile strage. Nel frattempo gli ammutinamenti si moltiplicarono, così come il numero di prigionieri, segno che in molti casi i soldati disobbedivano agli ordini per consegnarsi al nemico.

Intervento degli Stati Uniti e crollo degli Imperi centrali

La decisione della Germania, in merito alla guerra sottomarina, di affondare indistintamente tutte le navi mercantili di qualunque Paese avesse anche appoggiato indirettamente l’Intesa, andò a grave danno degli Stati Uniti, primi fornitori di Inghilterra e Francia.

L’opinione pubblica negli USA era molto avversa ai tedeschi ma altrettanto alla Russia zarista; nel complesso esprimeva una forte propensione ad astenersi dalla guerra. Il presidente democratico Thomas Woodrow Wilson, eletto nel 1916 con un programma pacifista. Ma il continuo affondamento delle navi mercantili americane determinò un cambiamento di vedute nell’opinione pubblica; nello stesso tempo, la caduta dello zar rendeva fattibile un ingresso americano a fianco delle democrazie europee. Gli USA entrarono così in guerra il 6 aprile del 1917 (effettivamente il grosso delle truppe entrò in azione nel 1918).

Dopo aver formalizzato la pace con la Russia, i tedeschi passarono all’offensiva con grande impeto sul fronte francese, conseguendo notevoli successi, avanzando fino alla Marna.

Novità importante degli ultimi mesi del conflitto fu l’impiego, soprattutto da parte inglese, dei primi carri armati, insieme al perfezionamento degli aerei; dopo anni di prevalenza della difesa, l’attacco diventava di nuovo dinamico.

Ai primi di settembre, con il crollo delle sue linee fortificate arretrate, la Germania avviava trattative per l’armistizio, firmato l’11 novembre.

Sotto molti aspetti gli Stati Uniti erano il vero vincitore del conflitto; avevano prestato i capitali necessari alla vittoria, di cui avvennero incassato i benefici per anni.

L’8 gennaio 1918 il presidente americano Wilson inviò al Congresso una dichiarazione programmatica che fissava i 14 punti che gli USA intendevano sostenere nelle future trattative di pace. Il motivo cardine intorno a cui ruotava la proposta di Wilson concerneva il principio dell’autodeterminazione delle nazionalità. I 14 punti comprendevano il principio della trasparenza nell’azione diplomatica, la soppressione di ogni barriera alla navigazione ed al commercio, la riduzione degli armamenti fino al limite consentito dalla sicurezza interna a ciascun Paese, il rispetto del principio di nazionalità, la creazione di una struttura internazionale di garanzia.

Le conferenze di pace, alle quali parteciparono solo i Paesi vincitori, si riunirono a Parigi; ai Paesi vinti non restò che sottoscrivere le condizioni loro imposte.

Gli Imperi austro-ungarico, ottomano e russo avevano cessato di esistere; al loro posto nascevano diversi nuovi Stati nazionali (Finlandia, Estonia, Lettonia, Polonia, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Repubbliche austriaca ed ungherese).

L’Austria firmò con l’Intesa il trattato di Saint-Germain-en-Laye che riduceva la sua estensione territoriale ad un ottavo del vecchio Impero e la privava dello sbocco al mare, per la cessione dell’Istria all’Italia.

L’Italia rispetto alle aspettative create dai patti di Londra, raccoglieva meno del previsto. In Dalmazia otteneva solo la città di Zara, l’unica in cui la comunità italiana fosse consistente.

Il dopoguerra: i costi sociali e politici

 La guerra aveva trasformato profondamente la geopolitica e l'equilibrio fra le classi sociali, sia nei paesi vincitori che in quelli vinti.

L'Europa si era enormemente impoverita ed indebitata nei confronti dell'America.Vi fu per giunta una terribile epidemia ( la snola).

Le forme politiche esistite fino al Novecento uscivano dalla guerra annientate (l'idea che alla guida della nazione doveva esserci il re o l'imperatore voluto da Dio).

La fine era segnata dalla sconfitta della Russia zarista e dell'imperi centrali.

Si rafforzava invece la democrazia liberale basata sul suffragio universale e sulla libertà di organizzazione sindacale e politica.



In questi anni sorsero due nuovi modelli politici, antidemocratici, il primo sovversivo dei rapporti sociali, il secondo conservatore: il comunismo e il fascismo.

Dalla guerra i ricchi che specularono sulle forniture belliche si arricchirono, i giovani + fortunati e abili si erano sottratti alla guerra, molti operai erano esenti per la produzione bellica.

I contadini avevano ato il contributo di sangue più alto.

I poveri si erano impoveriti e le borghesie avevano acquistato prestigio; le vecchie classi dirigenti vedevano la fine del proprio ruolo egemone.

 I settori agrari erano colpiti economicamente e socialmente, mentre i settori industriali che avevano lavorato per la guerra, si erano rafforzati.

I rapporti commerciali in Europa erano diminuiti; si commerciava con il Canada, l'Argentina, gli Stati Uniti e il Giappone; essi furono dunque i grandi beneficiari della guerra.

 La stabilità monetaria nei paesi europei, Inghilterra esclusa, era totalmente distrutta. I più colpiti furono gli stati perdenti. in Germania, la fuga di capitali, l'aumento delle importazione e il crollo della fiducia degli investitori furono fatali: al valore del marco prima della guerra, corrispondevano circa mille miliardi di marchi nel dicembre del 23.

 Le classi ricche misero al sicuro il denaro investendolo all'estero o acquistando beni preziosi.

I salariati si impoverirono, mentre coloro che avevano un debito se lo videro annullarsi.

 La Germania stava diventando un paese perdente e questo aumentava la sua umiliazione oltre a quella della sconfitta in guerra.

 In Europa la capacità produttiva era eccessiva rispetto alle vendite e questo causo la nascita di disoccupazione fissa.

Il panorama sociale e politico usciva quindi sconvolto dalla guerra: la piccola borghesia, si era emancipata dalle vecchie dipendenze culturali ma era impoverita e minacciata dalla disoccupazione; un proletariato urbano spesso ridotto alla miseria, classi dirigenti incapaci di fare fronte alle trasformazioni, apparati statali non sviluppati.

 

 

 

 

 

 

La società delle nazioni

 I 14 punti di Wilson includevano la costituzione di un organismo internazionale che garantisse la pace, per garantire a tutti gli stati garanzie di indipendenza e integrità territoriale.

 Il nuovo organismo fu La SOCIETA' DELLE NAZIONI con sede a Ginevra e fu operativo nel gennaio del 1920.

Era composta da un Assemblea dei rappresentanti di tutti gli stati membri, e da un Consiglio composte dai membri delle 5 potenze che avevano vinto la guerra: Usa, Italia, Francia, Inghilterra, Giappone.

I vincitori della guerra dovevano garantire la pace in Europa.

Il suo statuto prevedeva che in caso di attacco nemico ad un paese della società, essa doveva intervenire militarmente.

Gli Usa non fecero parte della società

Il nuovo organismo possedeva un segretario e una burocrazia . Le grandi potenze avrebbero dovuto d'ora in poi agire attraverso una burocrazia indipendente dove sia le grandi che le piccole potenze esercitavano almeno nominalmente lo stesso peso.

 Il trattato di Locarno: con questo trattato del 1925, la Germania si impegnava a smilitarizzare i confine con la Francia, non riconosceva invece il confine con la Polonia, ma affermava che non sarebbe intervenuta militarmente per cambiarlo.






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