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LA RIVOLUZIONE RUSSA

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LA RIVOLUZIONE RUSSA

LA RUSSIA AGLI INIZI DEL NOVECENTO: CONFLITTI SOCIALI E ARRETRATEZZA ECONOMICA

Nel febbraio del 1917 uno sciopero operaio e un’insurrezione di soldati mette fine al secolare impero degli zar. Il 15 marzo Nicola II abdica in favore di un governo costituente persieduro da Kerenskij. Agli inizi del secolo in Russia il problema della terra continuava ad alimentare grosse tensioni sociali. La società era segnata da profonde disuguaglianze: i proprietari e i Kulaki (contadini agiati) possiedono il 40% dei terreni il resto è diviso in piccoli appezzamenti tra milioni di contadini molto poveri. La classe operaia è poco numerosa e lo sviluppo industriale va a rilento per la mancanza della mentalità imprenditoriale. Le poche industrie sorgono grazie a capitali stranieri. Nei primi del novecento dunque in Russia la popolazione (70%) vive in camna o in grossi paesi che sembrano città, senza avere i soldi necessari per comprarsi i generi di prima necessità.



L’ESPOLOSIONE DEL MALCONTENTO POPOLARE NELLA RIVOLUZIONE DEL 1905

La sconfitta nel 1905 nella guerra contro il Giappone fa nascere la prima grande esplosione rivoluzionaria: il governo represse col sangue la rivolta ma la debolezza del regime zarista è ormai messa a nudo. Anche le forze dell’opposizione si mettono contro lo zar; si tratta dei partiti costituzionali-democratici e quelli di ispirazione socialista. Proprio i socialisti puntano al superamento della proprietà aristocratica con la seguente suddivisione delle terre ai contadini. Spicca il partito operaio socialdemocratico russo diviso in maggioranza nella componente dei MENSCEVICHI di Martov e nella minoranza BOLSCEVICA di Lenin. La semplice repressione se non accomnata da una politica di riforme per risolvere il problema delle terre non avrebbe avuto alcuna speranza di successo.

LA RIFORMA AGRARIA E LA FORMAZIONE DELLA PROPRIETA’ CONTADINA

Il primo ministro Stolypin vara una riforma agraria con la quale si vuole promuovere il progresso della camna e la formazione di un ceto medio agiato che dia ordine e stabilità al regime. Si crea la libera proprietà contadina: ogni capofamiglia ha la possibilità di acquistare una parte della terra che gli era assegnata dalla comunità. Lo stato rimborsò i proprietari terrieri che misero a disposizione le loro terre permettendogli così di ricomprarle ad un prezzo minore dai contadini impoveritisi. Proprio per questo motivo le riforme falliscono beneficiando ulteriormente i contadini agiati. La terra si concentra ancora di più nelle mani di aristocratici e ricchi borghesi. I contadini finiscono per diventare braccianti. Le industrie non sono in grado di dare lavoro a tutti quelli che si spostano in città in cerca di occupazione. Disoccupazione e conseguenti conflitti sociali diventano sempre più estesi.

IL CONTRASTO TRA BOLSCEVICHI E MENSCEVICHI SULL’ORGANIZZAZIONE DEL PARTITO E GLI OBIETTIVI DELLA LOTTA POLITICA

MENSCEVICHI:

-         sono la maggioranza; costituiscono l’ala moderata

-         PROGRAMMA POLITICO rivoluzione democratico borghese (ritengono il popolo immaturo per la rivoluzione)

-         ORGANIZZAZIONE PARTITO: partito aperto a tutti quelli che concordano con le idee di fondo della politica del partito

BOLSCEVICHI:

-         sono la minoranza; costituiscono la parte di sinistra

-         PROGRAMMA POLITICO: rivoluzione attuata dal popolo

-         ORGANIZZAZIONE PARTITO: quadro di capi che gestiscano un potere fortemente centralizzato

LA QUESTIONE DELLA DEMOCRAZIA IN RUSSIA E IL PRIMO SOVIET DEI LAVORATORI

La rivoluzione del 1905 dunque fa scoppiare i contrasti nel fronte antizarista: il pessimismo bolscevico sulla borghesia russa si dimostrano fondati: mancano nella società russa le basi per instaurare un regime democratico-borghese. Per evitare che la rivoluzione russa si trasformasse in rivoluzione sociale proletaria la fazione bolscevica decise di rinunciare ad assumere direttamente il potere venendo a patti con le classi aristocratiche. Durante la rivolta di Pietroburgo nasce nel 1904 il soviet dei lavoratori, un organismo di massa che rappresenta 250 mila operai. La vicenda dei soviet appare agli occhi di Lenin come la via da seguire: il proletariato deve farsi carico della rivoluzione democratica che in seguito sarebbe diventata socialista. Le alleanza con il proletariato sono però da stringere non con i ceti vicini alla borghesia bensì con i contadini poveri, il vero soggetto rivoluzionario.



L’ABDICAZIONE DELLO ZAR E LA RIVOLUZIONE DI FEBBRAIO

Gli anni della guerra mondiale oltre ad aver sfiancato l’esercito russo che non aveva più un approvvigionamento di viveri sufficiente ed aveva perso un numero ingente di soldati, perché i comandi mandavano truppe allo sbaraglio senza la minima organizzazione logistica, avevano anche peggiorato le condizioni di vita già precarie della popolazione civile. Aumento dei prezzi e diminuzione del potere d’acquisto della moneta danno luogo ad un’ondata di scioperi a partire dall’autunno 1915. L’8 marzo del 1917 una rivolta di operai e soldati a Pietrogrado portò all’abdicazione di Nicola II (si tratta della c.d. RIVOLUZIONE DI FEBBRAIO). Si giunge ad una rivoluzione politica con due organismi del potere: il governo provvisorio affidato a Kerenskij e il soviet di Pietrogrado che diventa il consiglio dei rappresentanti di operai e soldati. I due organismi hanno però linee politiche diverse: il soviet voleva la pace immediata con distribuzione delle terre ai contadini; il governo si oppone perché non ritiene che la rivoluzione debba sfociare nel socialismo ma nella creazione di uno stato liberaldemocratico sullo stile di Francia e Gran Bretagna. Si crea una frattura tra il governo e le strutture rappresentative dei ceti più popolari.

IL RIENTRO DI LENIN DALL’ESILIO: LE TESI D’APRILE

Il 3 aprile 1917 fa ritorno a Pietroburgo Lenin, reduce dall’esilio che lo ha costretto a vagabondare per l’Europa in guerra. Accolto dalla folla Lenin rivolge loro alcune parole che evidenziarono la volontà di fare una rivoluzione socialista mondiale vista la rovina del capitalismo europeo. Contrariamente a quanto pensavano gli esponenti del suo partito Lenin era vicino alle tesi di sinistra ed in particolare alle idee di Molotov: programma ostile al governo provvisorio. Il giorno dopo Lenin lesse “I compiti del proletario nella rivoluzione attuale”, che passa alla storia come LE TESI DI APRILE. Di questo testo il nucleo centrale è senz’altro ravvisabile nella seconda tesi: il potere deve passare dalle mani della borghesia a quelle del proletariato e degli stati poveri della società. Il governo provvisorio deve cadere e la guerra deve finire. Lenin indica nella repubblica dei soviet, dei deputati e dei contadini la via d’uscita, una repubblica strutturata dal basso in alto.

LA CONDANNA DEL GOVERNO PROVVISORIO

Superare il dualismo politico era l’obiettivo di Lenin ma la sua proposta viene nettamente bocciata dal partito bolscevico (13-2). Alcuni giorni dopo nella conferenza panrussa di tutti gli stati del vasto impero russo la sentenza è ribaltata con 150 voti a favore 3 contro e 8 astensioni. Viene approvata una nozione che condanna il governo provvisorio e passa i poteri ai soviet dei deputati, degli operai e dei contadini.

DISGREGAZIONE DELL’ESERCITO E DELEGITIMAZIONE DEL GOVERNO: LA CRISI DI LUGLIO

La realizzazione del programma viene “aiutata” quando il secondo governo provvisorio di Kerenskij lancia un’offensiva in Galizia che si rivela un disastro di tali proporzioni da causare la disgregazione dell’esercito. Le truppe non combattevano più, fame e carestie dilagavano nel paese e il governo risultò privo di prendere scelte amministrative decisive. Anche i menscevichi che appoggiavano Kerenskij si screditano agli occhi della gente. In pochi mesi i prezzi prima si triplicano e dopo diventano (a ottobre) 7 volte superiori rispetto a quelli di luglio. Grandi dimostrazioni percorrono Pietrogrado mentre l’esercito rifiuta ancora di combattere. La delegittimazione dei poteri del governo è ormai evidente, a far paura non sono le manifestazioni operaie ma quelle dell’esercito; le forze federali, ridotte all’osso, agiscono in forti repressioni e Lenin è costretto a un nuovo esilio. Nelle “dume” (assemblee rappresentative) di Mosca (giugno-luglio 1917) vedono passare la maggioranza nella mani dei bolscevichi.




LA SCELTA RIVOLUZIONARIA E LA PRESA DEL PALAZZO D’INVERNO

Il 10 ottobre (il 9 torna Lenin in segreto) il comitato bolscevico opta per la scelta rivoluzionaria. Fu eletto il primo “politbjuro” (ufficio politico) cui vengono delegate le scelte politiche. Nel vuoto di potere i soviet restano l’unico punto di riferimento, l’unica forza in cui si riconoscono soldati e lavoratori. In pratica il potere dei soviet è già riconosciuto anche se non legittimato ufficialmente. Decisa l’insurrezione, i bolscevichi nominano un comitato rivoluzionario. Il 25 ottobre (7 novembre secondo il vecchio calendario russo), vengono arrestati i membri del governo provvisorio e al loro posto vengono messi dei commissari del popolo. La RIVOLUZIONE D’OTTOBRE, la prima socialista della storia, avviene senza spargimento di sangue, simile a un colpo di stato. Kerenskij riesce a fuggire. Il palazzo d’inverno viene preso e i soviet costituiscono il nuovo governo rivoluzionario affidato a Lenin.

I DECRETI DI NOVEMBRE E L’ELEZIONE DELL’ASSEMBLEA COSTITUENTE

Tra il 9 e il 15 novembre 1917 vengono promulgate le prime disposizioni (decreti di novembre):

-         giungere subito a una pace senza annessioni né indennità

-         sopprimere la grande proprietà con la nazionalizzazione della terra

-         viene riconosciuta l’uguaglianza di tutti i popoli russi

-         viene segnata la data per l’elezione dell’Assemblea costituente

A fine novembre si tengono le elezioni con netta minoranza dei bolscevichi. Nel gennaio 1918 la maggioranza dei membri non riconosce il governo in carica da novembre e il regime politico sorto nell’autunno-inverno 1917. L’assemblea viene sciolta e mai più convocata.

L’USCITA DALLA GUERRA: LA PACE DI BREST-LITOVSK

La volontà di uscire dalla guerra da parte della Russia non viene accolta bene dagli alleati che decisero di aiutare le forze interne alla Russia contrarie al governo rivoluzionario. Alla fine il 3 marzo 1918 a Brest-Litovsk la Russia si trova innanzi a durissime condizioni di pace:

-         riconoscimento dell’indipendenza dell’Ucraina

-         occupazione tedesca della Bielorussia

-         perdita della Polonia, dei paesi baltici e della metà degli impianti industriali situati in buona parte nella zona occidentale dell’impero russo

Non mancarono le polemiche ma Lenin convinse tutti che si trattava di un passo necessario da compiere per affrontare la ricostruzione del paese, martoriato da guerra e fame, e la violenta e sanguinosa guerra civile che in pochi anni avrebbe portato il paese sull’orlo del collasso.






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