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LE INTERNAZIONALI RIVALI - Conferenza di Stoccolma, Conferenza di Berna, L’Internazionale Comunista, Congresso di Ginevra, Congresso di Pietrogrado

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LE INTERNAZIONALI RIVALI

Conferenza di Stoccolma

Nel 1917 il comitato olandese-scandinavo propose di tenere una conferenza di tutti i partiti della Sinistra a Stoccolma; ben presto l’iniziativa passò nelle mani del Soviet di Pietrogrado dove i bolscevichi, che si opponevano ad una riunione di partiti favorevoli alla guerra, si trovavano ancora in minoranza. La conferenza avrebbe dovuto riunire tutte le componenti del socialismo e mirava alla ricostruzione dell’Internazionale ma non venne mai convocata poiché molti partiti erano impegnati nella guerra ed esistevano già grandi divisioni tra le varie correnti della sinistra che non sembravano risolvibili in quel periodo. Si decise pertanto di riproporre la conferenza alla fine del conflitto per inserire nelle condizioni di pace anche le richieste dei lavoratori.

Conferenza di Berna

Al termine dei combattimenti si ripropose il problema della conferenza; fu scelta Berna come luogo dove tenere la riunione poiché si trovava in un paese neutrale e fu fissata nel febbraio 1919 la data dell’inizio dei lavori. Gli inviti furono mandati a tutti i partiti di ispirazione socialista che non avessero tendenze estremiste, furono quindi esclusi i bolscevichi e tutte le formazioni comuniste. La conferenza pertanto assumeva l’aspetto di una riunione di socialisti moderati che non comprendeva tutte le correnti della sinistra che dovevano formare la nuova Internazionale. Dodici paesi inviarono le proprie delegazioni complete, mentre altri, tra cui l’Italia e la Russia, mandarono solo alcuni esponenti. Per prima cosa la conferenza dovette stabilire a chi spettava la colpa di aver scatenato la guerra. Fu incolpato il vecchio regime tedesco e fu invece riconosciuto innocente il Partito Socialista Tedesco che non aveva avuto un ruolo attivo nel conflitto e pertanto poté partecipare alla riunione in piena eguaglianza con le altre formazioni.



La conferenza di Berna si occupò poi del problema della democrazia e della dittatura. Una commissione elaborò due teorie: la prima, quella di Branting, sosteneva l’inseparabilità tra socialismo e democrazia, condannava in modo esplicito le dittature del proletariato e i bolscevichi e dichiarava che era necessaria la libertà di stampa; promuoveva, inoltre, la creazione di una commissione che andasse a verificare l’operato del Governo in Russia.

La seconda risoluzione, quella di Adler-Longuet, invece, non si associava alla condanna dei bolscevichi sostenendo che non esistevano elementi di valutazione dell’azione dei Russi, proponeva poi un maggior dialogo con i partiti comunisti, che non erano rappresentati alla conferenza, sostenendo che era necessaria l’unione della Sinistra contro il sopravanzare del capitalismo.

La maggioranza dei delegati votò la prima delle risoluzioni, sostenendo che la democrazia non poteva essere separata dall’idea del socialismo. La decisione della conferenza segnerà un grande strappo la corrente socialista e quella comunista, dando inizio a forti contrasti tra le due parti.

La conferenza formulò poi le richieste da proporre durante le trattative di pace: venne chiesto di istituire una Società delle Nazioni con grande potere e di creare uno statuto internazionale per i lavoratori.

Fu stabilito, infine, che non era ancora il momento per fare una nuova Internazionale poiché si dovevano ancora discutere i trattati di pace. La conferenza si sarebbe rivista a Ginevra.

L’Internazionale Comunista

Nel frattempo i Bolscevichi stavano cercando appoggio per la creazione di un’Internazionale Comunista ma si trovavano isolati dall’Occidente dove non erano ancora stati costituiti efficienti partiti di stampo marxista.

I principali capi bolscevichi, credendo che la Rivoluzione Proletaria Mondiale fosse già ben avviata, accelerarono i processi per la creazione della nuova Internazionale, ritenendo che questo fosse strumento indispensabile per dirigere la rivolta ed arrivare all’emancipazione del proletariato.

Come risposta alla conferenza di Berna fu convocato il congresso di Mosca che si doveva svolgere a marzo. Il 24 gennaio 1919 un messaggio telegrafico invitava tutti i partiti socialisti rivoluzionari a mandare le proprie delegazioni alla capitale russa. Il programma della terza Internazionale, denominata Internazionale Comunista o Komintern, era stato redatto dal Partito Comunista Russo e dalla Lega Spartachista Tedesca e comprendeva quindici punti. L’obiettivo dell’Internazionale era di instaurare subito e dappertutto la dittatura del proletariato: a) impadronendosi del potere di governo e sostituendolo con quello dei lavoratori b) disarmando la borghesia e armando il proletariato c) abolendo la proprietà privata.

Al congresso parteciparono solo 19 partiti con diritto di voto di cui solo 11 apertamente comunisti, era stato, infatti, difficoltoso per alcuni rappresentanti arrivare in tempo a Mosca. I Tedeschi volevano ritardare la creazione dell’Internazionale poiché vedevano come poco rappresentativo il congresso mentre i Russi la vollero realizzare subito. Venne così creato un Comitato esecutivo, formato da un rappresentante per ogni partito di un paese importante, per stabilire cosa si doveva fare nel congresso. Fu scritto un nuovo Manifesto Comunista dove era sorprendente l’assenza di riferimenti ai partiti comunisti dei singoli paesi, essi infatti erano sottoposti alle direttive del Komintern. Il Manifesto era un appello alla rivoluzione mondiale internazionale dove gli stati si sarebbero velocemente dissolti lasciando spazio alla Repubblica dei Soviet dei lavoratori. Veniva fortemente criticato il programma di Wilson, giudicato ipocrita, e si manifestava ancora la necessità dell’abolizione della proprietà privata e la nazionalizzazione dei mezzi di produzione a vantaggio di tutti coloro che erano dalla parte dei lavoratori, non solo del proletariato industriale.



Il Manifesto continuava sostenendo come fosse vicina la fine del capitalismo che era giunto ad uccidere se stesso con la guerra e con i trust; accusava gli stati imperialisti europei, complici di aver creato un disastro mondiale solo per fini economici.

La Guerra Civile era necessaria per ottenere il potere e doveva essere il meno cruenta possibile, la lotta era indirizzata contro i partiti della destra, contro i socialisti moderati e contro i centristi.

I capi comunisti sapevano che era necessario il massiccio appoggio della classe lavoratrice, era quindi necessario che più partiti possibile facessero parte dell’Internazionale. Iniziarono fortissimi attacchi contro la “cosiddetta sinistra” che non era disposta a seguire completamente i comunisti e si cercò di assicurarsi l’appoggio dei partiti socialisti che non avevano partecipato alla conferenza di Berna, cioè quelli di Italia, Francia, Svizzera, Norvegia e Stati Uniti. Il PSI aderì al Komintern mentre il PSF scelse di aderire all’Internazionale di Berna, la Norvegia optò per Mosca così come Grecia, Ungheria, Bulgaria e Stati Uniti.

Lenin scrisse così al PSI:

Mosca, 19 agosto 1919

Cari comni ed amici,

grazie dei saluti inviatici a nome del vostro partito. Sappiamo assai poco del vostro movimento; non abbiamo nessun documento. Tuttavia, quel poco che sappiamo ci dimostra che voi e noi siamo contro l'Internazionale gialla di Berna che inganna le masse, e per l'Internazionale comunista. Le trattative che i dirigenti dell'Internazionale gialla hanno condotto con il nostro partito dimostrano che essi sono soltanto uno Stato Maggiore senza esercito. La dittatura del proletariato e il sistema sovietico mortalmente hanno già vinto in tutto il mondo. La vittoria effettiva e definitiva verrà inevitabilmente in tutti i paesi, nonostante tutte le difficoltà, nonostante i fiumi di sangue, nonostante il terrore bianco della borghesia, ecc.

Abbasso il capitalismo! Abbasso la falsa democrazia borghese! Viva la repubblica mondiale dei Soviet!

Sempre vostro,
V. Lenin

Congresso di Ginevra

Terminati intanto i lavori della conferenza di Berna, si stabilirono altri quattro incontri per risolvere altrettante problematiche.

Il primo appuntamento era fissato sempre a Berna dove si nominò una delegazione incaricata di presentare le risoluzioni di Berna alla conferenza di pace di Parigi, la seconda tappa era ad Amsterdam dove si discusse dei problemi territoriali ancora irrisolti e vennero criticate le condizioni di pace presentate; a Lucerna si parlò ancora della pace e si organizzò il Congresso di Ginevra, congresso l’ultimo incontro a Londra posticipò fino al luglio 1920.

Quando si riunì il congresso, la base della nuova Internazionale si era notevolmente ristretta: molti partiti avevano scelto di passare al Komintern mentre altri rimanevano distanti da entrambe. Come il Partito Comunista Russo dominava l’Internazionale di Mosca, così la Gran Bretagna dominava l’organizzazione rivale; le risoluzioni approvate a Ginevra chiudevano ogni possibile dialogo con i comunisti poiché era ancora condannata la dittatura del proletariato e venivano ati ai lavoratori anche i dirigenti ed i liberi professionisti. Il congresso ripudiava la violenza e promuoveva la repubblica parlamentare come forma di governo e lo sviluppo di cooperative di lavoratori, la proprietà privata sarebbe stata abolita riconoscendo un indennizzo al proprietario.




 Il congresso diede così vita ad un’Internazionale decisamente riformista e assai diversa dal Komintern. La sede fu stabilita a Londra e gli affari affidati al Partito Laburista Britannico.

Congresso di Pietrogrado

Nel luglio 1920 si tenne a Pietrogrado una nuova riunione dell’Internazionale Comunista. La partecipazione fu massiccia: centinaia di delegati che rappresentavano 37 paesi di tutto il mondo, dall’Africa all’Asia, anche se per lo più erano europei.

Il Partito Comunista Russo aveva quasi sconfitto le forze controrivoluzionarie e perciò si trovava in una buona situazione e cercava di espandere la rete dei partiti comunisti disposti ad accettare le severe condizioni del Manifesto.

Il congresso della Terza Internazionale formulò i ventun punti, la cui totale accettazione era condizione necessaria per essere ammessi all’organizzazione.

All’interno dei punti vi era una forte critica al socialismo moderato e a tutti i partiti che non si schieravano apertamente con l’Internazionale Comunista. Si indicava la necessità di compiere azioni legali e illegali per dare il potere al proletariato e di allontanare dalla dirigenza dei partiti tutti i socialisti riformisti accusati di tradire la causa dei lavoratori. La posizione del Komintern era, in sostanza, molto dura e saldamente ferma sulle posizioni dei comunisti.

Unione di Vienna

Nel febbraio 1921 i partiti che non avevano aderito a nessuna delle due Internazionali diedero vita alla cosiddetta “Unione di Vienna” o “Internazionale due e mezzo” per la sua posizione a metà strada tra quella Socialista e il Komintern. Questa unione aveva lo scopo di preparare la via ad una nuova organizzazione sufficientemente ampia da comprendere tutti le componenti della Sinistra. Aderirono all’iniziativa partiti di molte nazioni europee molti dei quali erano ancora soggetti a lotte interne tra fazioni per la direzione da prendere; è il caso del Partito Socialista Francese che si era trasformato nel 1920 in Partito Comunista e si era unito al Komintern, ciò aveva provocato la reazione dei minoritari che se ne erano andati e avevano ricostruito la vecchia comine socialista che ora aderiva all’Unione.

La conferenza di Vienna formulò una Dichiarazione sui metodi e l’organizzazione della lotta di classe dove si tracciava la posizione dell’Unione rispetto alle due Internazionali, si proponeva in sostanza una via di mezzo tra la repubblica parlamentare dell’organizzazione di Berna e la dittatura del proletariato della parte comunista.

Complessivamente il progetto di Vienna sembrò troppo a sinistra per i socialisti e troppo poco per i comunisti, così il progetto fallì e l’Unione fu sciolta.

L’abisso tra comunisti e riformisti parlamentaristi era troppo profondo per essere colmato, non solo per l’estrema diversità delle ideologie, ma anche perché le due componenti si odiavano con troppa passione per poter collaborare insieme in un’organizzazione comune.






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