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Il Musée d'Orsay - L'edificio, La stazione, L'architettura del museo, Storia delle collezioni, La museografia



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Il Musée d'Orsay




L'edificio


La rue de Lille traccia l'asse principale del vecchio giardino della regina Margherita de Valois, sposa ripudiata di Enrico IV. Alla sua morte, nel 1615, la proprietà fu venduta a lotti: nel quartiere furono costruiti dei palazzi privati, mentre ai bordi del fiume un porto chiamato la Grenouillère accoglieva i battelli che percorrevano la Senna. Il quai d'Orsay (il molo) fu iniziato nel 1708 a partire dal Pont Royal e fu terminato durante l'impero. La vocazione aristocratica del luogo si impose definitivamente alla fine del XVIII secolo con la costruzione dell'Hotel de Salm (oggi il palazzo della Legione d'Onore) tra il 1782 e il 1788.





Nel XIX secolo, l'ubicazione della futura stazione d'Orsay era occupata da due costruzioni: la caserma della cavalleria e il Palazzo d'Orsay, edificato tra il 1810 e il 1838 da Jean-Charles Bonnard, e in seguito da Jacques Lacornée. Dopo essere stato destinato al Ministero degli Affari Esteri, fu destinato alla Corte dei Conti e al Consiglio dello Stato. Durante la Comune del 1871, l'intero quartiere fu incendiato: per 30 anni i muri bruciati del Palais d'Orsay testimoniarono gli orrori della guerra civile.


La stazione


Alla vigilia dell'esposizione universale del 1900, lo stato cedette il terreno alla Comnia delle Ferrovie d'Orléans che, sfavorita dalla posizione della stazione di Austerlitz, progettò la costruzione di un capolinea ferroviario più centrale al posto del Palais d'Orsay. Nel 1897 la Comnia consultò tre architetti: Lucien Magne, Emile Bérnard e Victor Laloux. Le costrizioni legate al luogo - eleganza del quartiere, vicinanza del Palazzo del Louvre e della Legione d'Onore - imposero ai concorrenti una sfida: integrare la stazione nel suo elegante quadro urbano. Victor Laloux, che aveva appena terminato l'Hotel de Ville di Tours, fu scelto nel 1898.


La stazione e il suo hotel, costruiti in due anni, furono inaugurati per l'esposizione Universale il 14 luglio 1900. All'esterno, Laloux mascherò le strutture metalliche della stazione con una facciata in pietra di stile eclettico. All'interno si impose il modernismo: piani inclinati e monta-carichi per i bagagli, ascensori per i viaggiatori, sedici sottopassaggi, i servizi di accoglienza al pianterreno, la trazione elettrica. La grande hall di 32 m di altezza, 40 m di larghezza e 138 m di lunghezza era preceduta lungo la banchina da un vestibolo e da un atrio aperto.


 Costruzione della Gare d’Orsay.



Dal 1900 al 1939 la stazione d'Orsay giocò il ruolo di testa della linea sud-ovest della Francia. L'hotel d'Orsay accolse, oltre ai viaggiatori, delle associazioni e dei partiti politici. Ma a partire dal 1939, la stazione iniziò a servire solo la periferia, le sue banchine erano diventate troppo corte a causa dell'elettrificazione progressiva delle linee ferroviarie e dell'allungamento dei treni.



Tra stazione e museo


La stazione successivamente venne utilizzata come centro per la spedizione dei pacchi ai prigionieri durante la guerra, ed in seguito come centro di accoglienza dei prigionieri alla Liberazione. Servì come scenario in vari film (tra cui Il Processo di Kafka adattato da Orson Welles), come sede momentanea per la comnia di teatro Renaud Barrault, ed in seguito per i banditori d'asta durante la ricostruzione dell'Hotel Drout.


L'hotel chiuse i battenti il 1° gennaio 1973, non senza aver giocato un grande ruolo storico, poiché è nella sala delle feste che il generale De Gaulle tenne la conferenza che annunciò il suo ritorno al potere.


Nel 1973 la Direzione dei musei di Francia stava già considerando la collocazione di un museo all'interno della stazione d'Orsay, dove sarebbero state rappresentate tutte le arti della seconda metà del XIX secolo. Minacciata di demolizione e di essere sostituita da un grande hotel moderno, la stazione godette del rinnovato interesse per il XIX secolo e l' 8 marzo 1973 fu iscritta all'inventario supplementare dei Monumenti storici. La decisione ufficiale della costruzione del museo d'Orsay fu presa durante il consiglio interministeriale del 20 ottobre 1977, per iniziativa del presidente Valerie Giscard d'Estaing. Nel 1978 l'edificio venne classificato come monumento storico e fu creato l'istituto pubblico del Musée d'Orsay per dirigere la costruzione e la messa in opera del museo. Il 1° dicembre 1986 il Presidente della Repubblica François Mitterand inaugurò il nuovo museo, che aprì le porte al pubblico il successivo 9 dicembre.



L'architettura del museo


'La stazione è stupenda e sembra un Palazzo delle Belle-Arti' scriveva il pittore Edouard Detaille nel 1900. Ottantasei anni dopo la sua profezia si verificò.


La trasformazione della stazione in museo fu opera degli architetti del gruppo ACT-Architecture, MM. Bardon, Colboc e Philippon. Il loro progetto, selezionato tra sei proposte nel 1979, doveva rispecchiare l'architettura di Victor Laloux reinterpretandola in funzione della sua nuova vocazione, e permetteva di valorizzare la grande navata utilizzandola come asse principale del percorso e trasformando la pensilina in entrata principale.


Il percorso del museo è disegnato da tre livelli: al piano terra le sale sono distribuite da una parte e dall'altra dell'andamento centrale. Al livello intermedio, le terrazze dominano il percorso e introducono alle sale di esposizione. Il piano superiore è sistemato sotto il vestibolo che costeggia la banchina e che si prolunga nella parte più elevata dell'hotel sulla rue de Bellechasse.




A partire da questi tre livelli principali d'esposizione delle opere sono accessibili degli spazi distinti: il padiglione a monte, i passaggi a vetrate del grande timpano ovest della stazione, il ristorante del museo (posizionato nella vecchia sala da pranzo dell'hotel), il café des Hauteurs, la libreria e l'auditorium.



La museografia


La sistemazione interna del museo fu realizzata da un'équipe di scenografi e architetti diretti da Gae Aulenti. Con Italo Rota, Piero Castiglioni (consulente per l'illuminazione) e Riccardo Pedruzzi (per la presentazione dell'architettura), Gae Aulenti ha creato una presentazione unificata all'interno di una grande diversità di volumi, in particolare per l'omogeneità dei materiali utilizzati: rivestimenti di pietra al suolo e sui muri. Questa sistemazione risponde alla dismisura del volume della vecchia stazione.


La segnaletica è stata concepita da B. Monguzzi e J. Widmer. Per quanto riguarda l'illuminazione, la luce del giorno è utilizzata a fianco dell'illuminazione artificiale per consentire le variazioni di intensità necessarie in funzione della diversità delle opere presenti.


 


Il progetto di Gae Aulenti.



Il Musée d'Orsay in cifre


L'edificio
Lunghezza dalla banchina: 173 m
Lunghezza compresa la banchina: 188 m
Larghezza: 75 m

Le sale sotto la navata
Lunghezza: 138 m
Larghezza: 40 m
Altezza: 32 m

I materiali
12 000 tonnellate di strutture metalliche
35 000 m2 di vetrate e di pareti vetrate
30 000 m2 di pietre di Buxy (Bourgogne) per i rivestimenti dei pavimenti e dei muri

Il museo
Superficie utile: 57 400 m2
Sale di presentazione delle opere: 16 000 m2 circa, con circa 80 sale o gallerie differenziate (circa 4 000 opere presentate permanentemente)
Sale d'esposizione temporanea: 1 200 m2
Bar - ristoranti : 1200 m2
Auditorium : 570 m2, 347 posti




Storia delle collezioni


Il Musée d'Orsay è un museo nazionale che è stato aperto al pubblico il 9 dicembre 1986 per mostrare in tutta la sua diversità la creazione artistica del mondo occidentale dal 1848 al 1914.


E' costituito da collezioni nazionali provenienti essenzialmente da altri tre musei: il Musée du Louvre per le opere degli artisti nati prima del 1820 o emergenti nel mondo dell'arte con la Seconda Repubblica, il museo Jeu de Paume consacrato dal 1947 all'impressionismo e infine il Museo Nazionale d'Arte Moderna che da quando si è installato al Centre George Pompidou ha conservato solo le opere degli artisti nati dopo il 1870.


A differenza del Museo Nazionale d'Arte Moderna, che come il vecchio Musée du Luxembourg è consacrato agli artisti vissuti dopo il 1818, era per natura un museo di passaggio (le opere degli artisti morti trovavano secondo delle modalità variabili delle nuove destinazioni), il Musée d'Orsay è legato ad un periodo estremamente florido e allarga il campo delle sue collezioni a degli ambiti fino a quel momento trascurati, oltre la pittura, la scultura, le arti grafiche e gli oggetti d'arte, sono state costituite delle collezioni di mobilio, di architettura e di fotografia.


La politica di acquisizione perseguita dal 1978 ha tenuto conto di queste nuove priorità, senza trascurare i grandi ambiti tradizionali, ma ricercando un nuovo equilibrio tra le tendenze innovative e l'arte ufficiale, tra l'arte francese e le scuole straniere.


Sono stati messi a contribuire tutti i mezzi di arricchimento delle collezioni: oltre che delle eredità e delle donazioni che hanno risollevato l'iniziativa privata (incoraggiate anche dalla dinamica del progetto) il museo ha beneficiato prima della sua apertura di crediti di acquisto eccezionali forniti dall'ente pubblico incaricato della sua creazione, ed ha perseguito una politica di scambio di depositi che ha permesso di far ritornare a Parigi alcune delle opere più importanti della produzione ufficiale, celebri al loro tempo e indispensabili alla dimostrazione.


La stessa politica di acquisizione è perseguita attualmente, orientata sulle opere maggiori che possono arricchire o completare le collezioni, così come le testimonianze apparentemente più modeste, quali gli studi e i bozzetti, che permettono di penetrare fino al segreto della creazione.



Presentazioni delle opere per tecnica


Pitture e pastelli



Piano Terra


Le pitture sono ordinate secondo un percorso cronologico che considera le correnti estetiche e l'obbligo di lasciare raggruppate alcune grandi collezioni, che sono state completate durante il XX secolo grazie alle acquisizioni ufficiali dal Musée du Luxembourg.


Il piano terra è consacrato al periodo che si estende fino all'inizio del 1870.


Da un lato, l'evoluzione della pittura storica porta alcune delle ultime opere di Ingres, Delacroix e Chassériau fino alla pittura accademica (Cabanel) e agli inizi di Dégas, passando per Couture, Puvis de Chavannes e Gustave Moreau (questi due artisti apriranno la via al simbolismo).


Dall’altro lato, la collezione Chauchard attorno a L'Angelus di Millet, permette di evocare Corot e le tendenze naturalistiche de l'école de Barbizon, un preludio al movimento realista che emerge durante la Seconda Repubblica e che s'impone con Courbet, presto seguito da Manet e dai futuri impressionisti, dei quali sono presentate le prime opere. Le collezioni Mollard e Personnaz mostrano il gusto degli amatori per l'impressionismo e i loro amici.



Scultura


La scultura del XIX secolo, malgrado una produzione eccezionale, sembra sia stata dimenticata per cinquant'anni. Oggi, sotto la luce cangiante della volta del Musée d'Orsay, le sculture della prima metà del XIX secolo, tra cui Rude, David d'Angers, Pradier, Préault e Barye aprono il percorso. Se la longevità degli ultimi due permette loro di percorrere tre quarti del secolo, gli altri morirono negli anni attorno al 1850, dopo aver formato le generazioni di artisti successive.


Daumier è uno scultore d'avanguardia, e le Célébrités du Juste Milieu del 1831-l833 aprono al Musée d'Orsay la via realista, sul lato della Senna, mentre nella parte frontale e nella via centrale viene illustrato l'eclettismo di Carrier-Belleuse, Cavelier, Clesinger, Cordier, Delache, Dubois, Guillaume, Falguière e Mercié.


Carpeaux, sotto l'influenza di Michelangelo, sfoga la sua passione ed il suo nervosismo su muri colossali grazie alle committenze ufficiali che dimostrano lo slancio economico del Secondo Impero. I modelli in gesso permettono di vedere la sua opera raccolta attorno alla Danza, in pietra, proveniente dalla facciata dell'Opéra Garnier.


Nella Galerie des Hauteurs, Dégas applica il rigore delle sue ricerche alla scultura e Gauguin apre la strada del simbolismo e del primitivismo.


Al piano superiore, nella sala delle Feste i marmi del Salone si riflettono nei vetri dorati. La sala seguente mostra invece l'opposto, da un clima altamente decorativo alla guerra e alla disfatta del 1870.


Sulla terrazza i monumenti della Terza Repubblica, che a volte sembrano dei 'quadri viventi', testimoni di un bisogno di educare che si manifesta negli anni 1880 - 1890. Il realismo degli operai e dei paesani (Meunier, Dalou, Hoetger) ha una sala privilegiata che si affaccia sulla Senna. Due vetrine sono consacrate alla scultura simbolista.


Rodin occupa tutta la parte posteriore della terrazza, come esige la grandezza del suo genio. La forza inabile dell'opera in gesso La Porta dell'Inferno e del Balzac fa assumere al Musée d'Orsay un senso particolare, dove il percorso delle opere scandalose è anche il percorso dei capolavori.


Infine Bourdelle, Maillol, Bernard e Pompon terminano il percorso nella calma e nella sintesi delle forme semplici. La galleria del piano intermedio è occupata da vetrine sulla tecnica della scultura.



L'architettura


Al Musée d'Orsay l'architettura gode di spazi permanenti, la cui scenografia è stata realizzata da Riccardo Peduzzi.


Nella sala dell'Opéra, l'architettura e le decorazioni della nuova Opéra (1861-l875) costruita da Charles Garnier, sono evocate da un insieme di opere: schizzi di pitture, modellini di sculture, ed elementi decorativi depositati dall'agenzia dell'architettura dell'Opéra, modellini della scena realizzata per l'esposizione universale del 1900 e della sezione longitudinale dell'Opéra così com'era nel 1875, all'epoca della sua inaugurazione. Dei modellini decorativi provenienti dal Musée de l'Opéra sono esposti a turno. Presentato sotto una lastra di vetro, il modellino del quartier de l’Opéra (nel 1914) segue il monumento nel suo contesto urbano.


Al piano terra del padiglione un’alta torre adornata di modellini di facciate realizzati in rilievi policromi introduce all’architettura eclettica del Secondo Impero, mentre un’opera di Victor Navlet ritrae una vista aerea di Parigi prima delle trasformazioni operate da Haussmann.


Il Musée d’Orsay possiede circa 14000 progetti d’architettura e di decorazioni, disegni isolati o sfondi conservati al Cabinet des arts graphiques.



Oggetti d’arte


Per lungo tempo disprezzati o ignorati, gli articoli decorativi della seconda metà del XIX secolo  e dell’inizio del XX secolo occupano uno spazio di rilievo all’interno del Musée d’Orsay grazie alla politica d’arricchimento perseguita a partire dal 1977.



Evitando di sviluppare delle serie di oggetti, o di ricreare artificialmente delle sale d’atmosfera, la presentazione ricercata cerca di testimoniare le abbondanti ricerche legate alla rivoluzione industriale, privilegiando soprattutto delle opere esemplari, dei capolavori divulgati dalle principali aziende industriali, utilizzando le ultime invenzioni con audaci combinazioni di forme e di materiali ispirati al passato, creazioni uniche di artigiani che rifiutano la meccanizzazione, fino ai prototipi di mobili e oggetti di uso comune concepiti dagli architetti di avanguardia.


Al piano terra, le prime sale dedicate alle arti decorative mostrano la predisposizione internazionale all’eclettismo, consacrato dall’immenso successo delle esposizioni universali che a partire dal 1851 si susseguirono con un ritmo molto rapido: volendo promuovere un’alleanza tra l’arte e l’industria, gli architetti, i pittori, gli scultori e i decoratori forniscono dei modelli ai costruttori, rimanendo comunque fedeli all’eredità ricevuta dall’antichità e dal Rinascimento, e cedendo talvolta all’infatuazione per l’arte orientale e giapponese.


Sei sale del livello intermedio sono consacrate alla nascita e alla diffusione internazionale dell’Art Nouveau, e sottolineano una volontà di fare tabula rasa dei repertori del passato: architetti d’arte del calibro di Horta, Guimard, o Van de Velde perseguono lo stesso ideale di arte unitaria e funzionale, dipinti o sculture sedotti dalle arti domestiche, ebanisti, ceramisti (Chaplet, Delaherche, Carriès), vetrai (Gallé, Lalique) e orafi suscitano un profondo rinnovamento delle arti della decorazione, ispirato ad uno studio della natura e del movimento.


Il padiglione superiore è invece consacrato agli artisti inglesi, austriaci e americani, a decoratori o architetti da Morris à Frank Lloyd Wright, artefici di un movimento estetico più radicale che tende verso l’astrazione geometrica.



Fotografia


Il XIX secolo ha visto nascere la fotografia, invenzione del 1839. Al Musée d’Orsay, il primo museo nazionale a presentare della fotografia antica,  l’accento è posto sulla creazione plastica in fotografia nelle esposizioni. così come nelle acquisizioni. E queste opere d’arte non sono in minor numero dei preziosi documenti sul Secondo Impero e sulla Terza Repubblica.

Le collezioni fotografiche sono composte a partire dal 1979 e attualmente contano più di 45000 opere.


Nella creazione fotografica del XIX secolo si distinguono due momenti importanti. L’epoca “primitiva” che va dal 1839 al 1863 circa, è considerata come l’età d’oro della fotografia francese e inglese, ed il Musée d’Orsay è particolarmente ricco di opere di questo periodo.

I fotografi hanno poi imparato a migliorare la padronanza della tecnica ancora sommaria, che non conosce il colore né rende il movimento. Lavorano come artigiani, cosa che conferisce alle loro prove un’ammirabile ricchezza sensuale, e cercano di operare come artisti in tutti i campi: nel ritratto (Nadar, Charles e Victor Hugo), nel paesaggio (Le Gray, Regnault, Vigier o Shaw), nelle scene animate (Nègre), nell’architettura (Baldus, Salzmann), nelle nature morte (Aubry o Braun).

Anche l’immaginario e la finzione fanno il loro ingresso nella fotografia con gli inglesi Lewis Caroll e J-M. Cameron.


Alla fine del secolo la fotografia amatoriale assume un’importanza considerevole, grazie alla messa a punto di apparecchi portatili istantanei dello stesso tipo di quelli realizzati da Kodak. Molti di questi amatori si raggruppano in club volti a conferire alla fotografia lo status di opera d’arte che aveva perso verso il 1870 a causa del commercio e dell’industrializzazione. I rappresentanti di maggior rilievo di questo movimento internazionale sono degli inglesi e degli americani, quali H. Emerson o A. Stieglitz, editore della celebre rivista Camera Work.


A margine di questo movimento, gli scrittori, i pittori e gli incisori hanno praticato una fotografia amatoriale appassionante e spesso strettamente legata alla loro arte (Zola, Degas, Bonnard, Rivière).

Il Musée d’Orsay ha acquisito una collezione rappresentativa di questa corrente. Ma verso il 1900, alcune ure isolate come Atget, uno dei più grandi esponenti della fotografia, sono riusciti a diventare sia dei professionisti che degli artisti, arricchendo le loro immagini di un autentico soffio creativo.


Per la fotografia il Musée d’Orsay si è fissato come limite cronologico gli anni verso il 1915, punto di partenza della fotografia propriamente moderna: il Ritratto di Marcel Proust sul suo luogo di morte  di Man Ray (1922) costituisce un simbolo per le collezioni del museo.










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