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ARMENIA - STRUTTURA ECONOMICA

ARMENIA - STRUTTURA ECONOMICA


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ARMENIA




CLIMA E PAESAGGI CLIMATICI


Chiusa tra la Turchia, l’Iran, l’Azerbaigian e la Georgia, l’Armenia è formata da un piccolo territorio prevalentemente montuoso, costituito da altopiani tra i 1500 ed i 2000 m che si prolungano nell’Armenia turca e sono disseminati di vulcani spenti.

1/3 della superficie è roccioso e sterile, quasi metà delle terre è utilizzabile a pascolo. Tutto il territorio costituisce un’area ad alto rischio sismico.

La regione economica principale è la vallata del fiume Araks, che nasce in Turchia. Al centro, il lago di Sevan è alimentato da 28 corsi d’acqua: per evitare un eccessivo abbassamento delle acque un tunnel scavato nella montagna fa confluire nel Sevan, da una distanza di 50 km, le acque del fiume Arpa. Nonostante questo intervento, il livello delle acque del lago è sceso di 50 m, provocando gravi problemi ambientali e periodi di chiusura delle centrali idroelettriche.



Il clima è continentale, con inverni rigidi e deboli precipitazioni (paesaggio climatico di tipo Cs della c. di Köppen).



POPOLAZIONE


Al censimento del 1989, il 93.3% della popolazione era costituito da armeni, con una presenza esigua di russi e di altre minoranze: l’Armenia era perciò la più omogenea eticamente tra le repubbliche dell’ex URSS, oltre che la più densamente popolata.

Quasi 1.5 milioni di armeni vivono in altre repubbliche ex sovietiche, mentre almeno 3 milioni risiedono in varie parti del mondo. Dopo la seconda guerra mondiale, il regime sovietico promosse camne di rimpatrio, in seguito alle quali tra il 1946 e il 1950 circa 200.000 armeni hanno fatto ritorno. L’esodo è però ripreso dalla fine del 1980, a causa delle terribili condizioni di vita cui il paese era costretto dal prolungarsi del conflitto con l’Azerbaigian.

La popolazione urbana rappresenta circa i 2/3 del totale; la città di gran lunga più importante, l’unica metropoli è la capitale.

I tassi di natalità e di mortalità infantile (8.0 ‰) sono piuttosto elevati, più del doppio che in Francia o in Italia; la speranza di vita alla nascita ha superato i 70 anni. Alto anche il tasso di disoccupazione, attestatosi al 12,4 %.

La lingua ufficiale è l’armeno, una lingua già attestata nel V secolo d.C.

La grande maggioranza della popolazione appartiene alla chiesa armena monofisita, separatasi dalla chiesa di Roma nel IV secolo d.C.






STRUTTURA ECONOMICA


Il nuovo stato è impegnato in una serie di riforme che puntano sulla liberalizzazione dell’economia e sulla riorganizzazione dell’attività agricola; un peso decisivo hanno i crediti internazionali.



L’agricoltura viene praticata soprattutto nella pianura irrigata dell’Araks. Nel periodo sovietico si era data la priorità alle coltivazioni di grano e ai frutteti; buona diffusione aveva anche avuto la coltura di piante industriali, come la barbabietola da zucchero, il tabacco e il cotone.

Una risorsa importante delle montagne è costituita dall’allevamento ovino e bovino, che alimenta la produzione di formaggio, carne ed articoli in pelle. Dall’inizio del 1991 è stata avviata la privatizzazione delle terre,

Tra il 1991 e il 1994, anni in cui l’elettricità è stata fornita solo in alcune ore del giorno e la maggior parte delle aziende sono state costrette a periodi di chiusura, le industrie, che erano diversificate e dotate di ti moderni (macchine utensili, elettronica, chimica, tessile) hanno ridotto al minimo la produzione.

La ricchezza mineraria del paese consiste in giacimenti di rame, bauxite, piombo argentifero e materiali da costruzione.

Gli scambi commerciali, che avvenivano quasi unicamente con le altre repubbliche dell’ex URSS, si sono molto contratti a causa dell’isolamento del paese in un ambiente turco e musulmano ostile.



STRUTTURA SOCIALE E QUALITÀ DELLA VITA


Una centrale nucleare è stata chiusa in seguito al terremoto del dicembre 1988, che ha causato nel paese oltre 25.000 vittime. Dall’inizio degli anni ’90, le industrie sono quasi improduttive, non potendo più contare sul petrolio in seguito al blocco delle forniture di petrolio deciso dall’Azerbaigian.










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