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I SEGMENTI DI MERCATO DELLA NEW ECONOMY - INTERNET VENTURE CAPITAL, TECNOLOGIE INTERNET, INTERNET SERVICE PROVIDER, PORTALI E CONTEUTI WEB

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I SEGMENTI DI MERCATO DELLA NEW ECONOMY





PREMESSA


La new economy, come si è visto nel modulo precedente si basa su presupposti e concetti del tutto innovativi rispetto a quelli della teoria economica tradizionale. Allo stesso modo, i settori in cui si sviluppa si riferiscono a realtà economiche assolutamente inedite. Con riferimento a questo aspetto all'interno della new economy si possono individuare diversi segmenti di mercato; una classificazione convenzionale (Cohan, 1999) ne prevederebbe almeno nove, Livian nel testo Valutazioni.Com1 li raggruppa in:

1.Internet venture capital

2.Tecnologie internet (software e hardware)



3.Fornitori di accesso (ISP)

4.Portali e contenuti web

5.Commercio elettronico

6.Integratori/Innovatori di sistema.

Ciascun segmento presenta caratteristiche strutturali-competitive differenti e storicamente un percorso di sviluppo diverso.

La network economy ha seguito un percorso abbastanza semplice. All'inizio, gli investitori, Internet venture capitalist finanziarono lo sviluppo delle tecnologie e delle infrastrutture Internet (software e hardware); in seguito i primi operatori telefonici iniziarono a fornire l'accesso a utenti consumer o business; nacquero così gli Internet Service provider. Molte imprese iniziarono a utilizzare internet come mezzo di comunicazione e con l'aiuto dei consulenti web o integratori di sistema si dedicarono allo sviluppo dei contenuti. Successivamente, con l'avvicinarsi alla massa critica di visitatori di un sito (soprattutto in America), la maggior parte delle imprese si è diretta verso la vendita di prodotti e servizi in rete (commercio elettronico).

In questo modulo si intende offrire una sintetica illustrazione dei sei segmenti di mercato che caratterizzano la new economy.



3.1 INTERNET VENTURE CAPITAL


Lo sviluppo di internet ha avuto un propulsore fondamentale che ha permesso al sistema di raggiungere in tempi rapidissimi quelle dimensioni e quell'importanza di cui si è detto: il Venture Capital. Quest'ultimo, nato negli USA e ormai molto diffuso in Europa, finanziando la nascita e la fase di avvio di molte imprese, ha svolto una funzione catalitica nello sviluppo della Net Economy.

Esistono diversi operatori di Venture Capital specializzati sia per il diverso stadio di vita delle imprese finanziate (Venture Capital e Incubator ); sia per i settori di riferimento, sia per il ruolo che assumono rispetto all'iniziativa: (Angel e Venture Backer Industriali).

I Venture Capitalist non sono dei semplici finanziatori, ma entrano nel capitale aziendale; investono nelle aziende ad alto rischio, ma con un elevato potenziale di crescita in cambio di una partecipazione azionaria; sostengono la crescita delle stesse imprese e poi disinvestono la partecipazione tramite la vendita a terzi o con la quotazione in borsa. Il Venture Capitalist offre le competenze manageriali per gestire lo sviluppo e la rete, i contatti strategici per far crescere le iniziative. Infatti il Venture Capitalist ha una rete di contatti internazionali tali da permettere all'azienda partecipata dal Venture Capitalist di entrare a far parte di un portafoglio di società, solitamente dello stesso settore, con le quali può sviluppare sinergie e relazioni.

Simili ai Venture Capitalist sono gli Incubatori (incubator) che, finanziando nuove idee o imprenditori forniscono una serie di servizi che vanno oltre il supporto manageriale. Solitamente procurano spazi fisici dove intraprendere le proprie iniziative, servizi di consulenza finanziaria, fiscale e legale, business ning, assistenza tecnologica, marketing, assunzione di personale di talento e finanziamenti. La differenza tra Incubatori e Venture Capitalist risiede nel differente periodo del ciclo di vita delle imprese finanziate. Nel primo caso siamo a un livello di "seed financing" (finanziamento delle idee); nel secondo caso, invece, si tratta di start-up o "expansion financing" e cioè, di finanziamento delle imprese neonate o di finanziamento dello sviluppo. I rischi dei due tipi di operatori sono differenti, infatti negli Stati Uniti, in genere, un Incubatore finanzia un gruppo di imprenditori investendo fino a $1mila e prendendo il 50% della partecipazione azionaria, mentre i Venture Capitalist investono in media dai $3mila ai $8mila con partecipazioni del 20-40%.

Esistono altri soggetti economici che finanziano le nuove iniziative attraverso il capitale di rischio; sono i "Venture backer industriali" e gli "Angel".

I primi sono generalmente le imprese fornitrici di infrastrutture, tecnologia o società telefoniche, che sono diventate Venture Capitalist per ottenere ritorni sul capitale investito, ma soprattutto per sostenere lo sviluppo della rete e aumentare così il mercato dei potenziali clienti. I secondi, i cosiddetti "Angel", sono in genere ex-dirigenti con molta disponibilità che non temono, anzi ricercano, investimenti altamente rischiosi. Il loro tratto caratteristico è quello di essere meno direttamente atti nella gestione dell'azienda.

Oltre ai finanziamenti, il ruolo di Venture Capitalist, Incubator, Angel è quello di dare una maggiore credibilità alle nuove iniziative finanziate; una start-up sostenuta da Sequoia Capital3 ha sicuramente maggiori possibilità di una società autofinanziata da soci individuali e sconosciuti.

L'obiettivo di una società di Venture Capital è quello di aumentare al massimo il valore delle sue partecipate attraverso la loro quotazione o la cessione della partecipazione ad altre aziende. La strada della quotazione delle partecipate consente, da un lato, la valorizzazione massima dell'impresa e, dall'altro, la raccolta di importanti capitali attraverso i quali consolidare una posizione di leadership sul mercato. La quotazione pertanto è un processo complesso e di intenso lavoro nel quale il Venture Capitalist diviene un partner importante nelle scelte e nelle decisioni.4 È frequente il legame tra una bolla speculativa e la nascita di numerosissime società di Venture Capital. Essendo il capitale offerto superiore alla domanda, si assiste ad una pressione sulle valutazioni delle nuove imprese internet; inoltre, come in ogni situazione di eccesso di offerta si allentano i criteri di selezione finendo per finanziare anche società il cui modello di business non è solido e non fornisce alcun valore aggiunto per l'utente.



3.2 TECNOLOGIE INTERNET


Il segmento delle "tecnologie" può essere suddiviso in due settori: il settore del software, e quello più specifico, della tecnologia di rete, ossia delle infrastrutture vere e proprie per la trasmissione dei dati, la comunicazione tra servers e PC e le tecnologie che permettono alle imprese internet di operare (software applicativi).

Il software indica l'insieme dei programmi che consentono il funzionamento del computer. Si tratta di una serie di istruzioni codificate che in base ai comandi inviati e alle impostazioni scelte dall'utente (input), permettono al microprocessore di ottenere un determinato risultato. Spesso il termine software viene contrapposto al termine hardware; in realtà tale distinzione non è sempre possibile ed è più preciso parlare di hardware e software come due componenti complementari e inscindibili. Ci sono diversi tipi si software: quelli separati dall'hardware e altri fortemente integrati.

Il settore del software può essere suddiviso in tre diversi livelli:

i linguaggi di programmazione

i sistemi operativi

le applicazioni.

I linguaggi rappresentano l'insieme dei codici di cui si compongono i programmi di software e si possono distinguere secondo la tipologia dei simboli e delle regole grammaticali utilizzate, ma anche secondo il livello che può essere alto o basso. I linguaggi utilizzati per impartire istruzioni direttamente al computer si collocano ad un "livello basso", sono denominati "linguaggi macchina" e sono molto complessi. I linguaggi che si collocano ad un "livello alto" sono, invece, linguaggi più familiari dove i simboli e la grammatica sono più vicini alle espressioni utilizzate nel linguaggio comune.

I sistemi operativi costituiscono il software responsabile del funzionamento del computer, che consentono di eseguire le operazioni e ne controllano tutte le attività.

Le applicazioni rappresentano programmi software che permettono all'utente di sfruttare tutte le potenzialità del computer per lo svolgimento di specifiche funzioni. Esse comprendono elaboratori di testo, fogli elettronici, giochi, screen saver, antivirus .

L'evoluzione del settore è strettamente legata allo sviluppo degli elaboratori elettronici e può essere suddivisa in tre periodi: il primo, che va dal 1950 al 1963, in cui la produzione di software era concentrata nei produttori di hardware (system vendor); il secondo, periodizzabile dal 1964 al 1980, in cui si è verificata la separazione tra produzione di hardware e software; il terzo che si avvia a partire dal 1981, in cui la produzione indipendente di software giunge a maturità.

La produzione di software è caratterizzata da un'elevata intensità di lavoro intellettuale, infatti la componente di capitale risulta inferiore rispetto a quella del lavoro. Il segmento inoltre presenta la prevalenza di costi fissi (o anche di prima copia) in relazione ai costi variabili di riproducibilità del software; infatti, dopo aver sviluppato e testato il programma il costo medio totale diminuisce all'aumentare delle unità prodotte e delle dimensioni del mercato. Ciò permette, da un lato, di realizzare economie di scala, e, dall'altro, di realizzare la produzione di copie da parte di soggetti non autorizzati; ne consegue che i ricavi del settore sono condizionati dalla tutela dei diritti della produzione intellettuale. Altra importante caratteristica del settore del software è quella della cosiddetta "esternalità di rete". Questo concetto sta ad indicare che il valore del prodotto cresce in misura proporzionale al numero degli utenti. Il valore di un programma software è funzione non solo della qualità, ma anche della sua trasferibilità nello spazio (esternalità di rete) e nel tempo. Per quanto riguarda il tempo, l'utilizzo ripetuto di un programma e la trasferibilità delle interfacce nelle versioni successive permette al consumatore il conseguimento delle "economie dell'esperienza" che permette di capitalizzare l'investimento nell'apprendimento del programma e di ridurre i costi di transizione (switching cost), tali costi si generano nel momento in cui l'utente decide di passare ad un altro software.

L'esame congiunto delle economie di scala, delle esternalità di rete e delle economie di esperienza può determinare l'emergere di uno standard de facto nel mercato. Dal lato dei produttori questo significa che una volta raggiunta la massa critica, il vantaggio competitivo è talmente grande da creare barriere all'entrata difficilmente superabili. In questo settore si deve inoltre tener presente la velocità del progresso tecnologico; che accelera le tensioni competitive. In questo senso    la concorrenza può essere interpretata come una successione temporale di competizioni in cui di volta in volta alcune tecnologie riescono ad occupare la veste di leader controllando tutto o gran parte del mercato.

Il segmento delle "tecnologie internet" si suddivide, secondo Livian, in diversi ti tecnologici:

1.infrastrutture di rete

2.software di sistema

3.software applicativi

Le infrastrutture di rete permettono a tutti i nodi della rete di comunicare e trasmettere dati e file. Le infrastrutture sono composte da cavi e fibra ottica che collegano i vari server, dai routers e switches (strumenti di interconnessione di grossa capacità, simili a modem, che permettono alle diverse sottoreti di comunicare), dai server stessi (computer collocati nei diversi nodi)

I software di sistema permettono ai vari server, PC, strumenti portatili di utilizzare la rete. Attualmente si assiste ad una vera e propria battaglia tra i nuovi e diversi sistemi operativi come, WindowsNT, Linux, Solaris, ecc.

I software applicativi sono utilizzati sia dalle imprese internet per gestire la propria attività (e-commerce), sia dagli utenti della rete (browser, programmi per la lettura di file audio- video). Quando questi programmi si affermano in maniera predominante e creano i presupposti per la diffusione di tutta una serie di applicazioni aggiuntive vengono chiamati "killer application".

Caratteristica del settore delle tecnologie internet è che spesso solo una di esse si impone sulle altre e diventa uno standard comune, fino a quando uno shock tecnologico non cambia radicalmente la situazione. Le imprese che riescono a costituire uno standard tecnologico in un mercato in ipercrescita vengono definite, da Gordon Moore, nel suo libro "The Gorilla Game": "imprese gorilla". Queste ultime riescono a imporre la propria tecnologia, a imporsi lungo la catena del valore e a lucrare per periodi più o meno lunghi margini di profitto che le imprese concorrenti non riescono ad intaccare. Tipico esempio di impresa gorilla nel settore delle infrastrutture è la Cisco System, leader incontrastata nella produzione di ruoters. L'impresa leader riesce ad offrire un'architettura aperta (ossia le imprese a monte e a valle utilizzano o integrano tutta o parte dell'architattura) di proprietà di un unico soggetto economico, costruendo così, con molta abilità, degli swiching cost (costi necessari per passare da un programma all'altro) che divengono delle forti barriere all'entrata nei confronti dei potenziali clienti. Ad esempio, si pensi agli elevati costi diretti e allo sforzo di apprendimento necessari per passare dai programmi applicativi Microsoft a nuovi programmi word o a nuovi fogli elettronici. In questo settore l'impresa "gorilla" ha un modello di business veramente imbattibile, ma la vera difficoltà è individuare quale l'impresa diventerà "gorilla".



3.3 INTERNET SERVICE PROVIDER


Gli Internet Service Providers sono gli operatori che danno agli utenti la possibilità di accedere alla rete. Il segmento dell'accesso è in continuo cambiamento sia perché è soggetto ai grandi mutamenti dettati dalla tecnologia, sia perché ha una struttura competitiva che varia in relazione alla diversa categoria di Internet Service Providers. In seguito alla struttura distributiva della rete (l'informazione può percorrere strade diverse e scegliere in ogni momento il percorso più adatto per arrivare a destinazione indipendentemente dalla distanza)7 e alla sua diffusione ormai mondiale è necessario fare una classificazione all'interno della generalissima categoria degli ISP. Il mercato dell'accesso può essere suddiviso in tre distinti livelli:

1 NSP (Network Service Provider)

2.ISP nazionali

3.ISP locali 8

I NSP (Network Service Provider o Carrier Internazionali) sono operatori a livello globale, che gestiscono l'infrastruttura internazionale. Gli NSP gestiscono la "dorsale" (costituita da infrastrutture di trasmissione con una larghezza di banda molto elevata basate su fibra ottica e tecnologie satellitari) e i nodi internazionali dove confluiscono tutte le trasmissioni dati, i cosiddetti Network Acess Points (NAPs), i quali, a loro volta, forniscono capacità di banda ai vari operatori ISP, che, nella maggior parte dei casi, sono nazionali e solo raramente locali. Gli NSP, in genere, sono consorzi di imprese a cui spesso partecipano diversi operatori telefonici (ad esempio AT&T-Unisource, Global One, Infonet, ecc . ). Poiché sono necessari forti investimenti infrastrutturali e competenze tecniche specifiche, in questo settore si formano barriere all'entrata molto elevate e la competizione tra i vari NSP risulta conseguentemente molto bassa; ciò può consentire margini assai elevati nel tempo. Inoltre gli NSP occupano una forte posizione nella catena del valore, in quanto hanno un elevato potere negoziale sia nei confronti dei fornitori che degli utenti finali; in tal modo subiscono limitate minacce di tecnologie sostitutive. I ricavi risultano correlati in misura proporzionale alla crescita del traffico internet.

Gli ISP nazionali sono quegli operatori che offrono accesso ai clienti privati, e in alcuni casi, anche alle imprese a livello nazionale. In questo segmento le barriere all'entrata, contrariamente al caso precedente, appaiono piuttosto basse, infatti gli ISP sono soggetti alla competizione di numerosi nuovi entranti. Ad esempio, gli operatori telefonici, gli NSP, i media tradizionali, e qualsiasi attività commerciale industriale con un minimo di investimento iniziale può offrire accessi alla rete; l'insieme di questi fattori rende la concorrenza molto forte. Le uniche barriere che possono essere erette dagli operatori sono quelle legate al prezzo e al marchio. Originariamente, gli ISP garantivano accesso alla rete limitato o illimitato dietro amento di un canone mensile o bimestrale, tale modello era diffuso soprattutto negli USA poiché in molti stati Americani il costo delle telefonate è gratuito, in Europa, invece, gli utenti erano tenuti a sostenere anche il costo delle telefonate. Il primo ISP Americano che ha cambiato la propria politica di fornitura è stato AOL (American On Line) che introdusse nel 1996 la "flate rate", un canone mensile fisso di circa $20 con il quale l'utente poteva accedere alla rete illimitatamente a qualsiasi ora del giorno. In Europa, invece, la concorrenza si è intensificata e i nuovi operatori (Freeserve in Inghilterra e Tiscali in Italia) hanno introdotto l'accesso gratuito. Tiscali è stato il primo operatore a introdurre in Italia il modello di accesso gratuito al web che, senza canone e costi aggiuntivi, permette all'utente di connettersi alla rete al solo costo della telefonata urbana dall'intero territorio nazionale. Per attuare la sua offerta e diffondere i suoi servizi, Tiscali applica una politica di distribuzione basata su accordi strategici che permettono alla società di essere presente capillarmente in tutte le zone di attività. Tra questi accordi urano ad esempio quelli stretti con le Poste Italiane, con alcune importanti banche, e quelli per la distribuzione nelle edicole e presso i tabaccai.

Gli ISP hanno generalmente un basso potere negoziale sia nei confronti dei fornitori, (per l'acquisto della capacità di banda gli ISP hanno una forza contrattuale molto debole) che degli utenti finali, dato che ciascun cliente può passare da un fornitore all'altro con estrema facilità. Infine, in tale segmento vi è una concreta minaccia della diffusione delle nuove tecnologie di accesso.

Le tecnologie per accedere alla rete sono classificate a seconda della velocità di trasmissione, inferiore o superiore a 512 kbps, in banda stretta (dial-up o ISDN) o a banda larga (ADSL, cavo, satellite). Attualmente la tecnologia più diffusa è la dial-up che permette di connettersi alla velocità massima di 56,6 kbps; le linee ISDN invece, sviluppatesi in Europa alla metà degli anni 90 permettono la trasmissione di dati e voce su una stessa linea alla velocità di 128 kbps. Per quanto riguarda la tecnologia a banda larga vi è compresa la DSL tra cui la più diffusa è la ADSL che permette di utilizzare le linee telefoniche tradizionali e raggiungere velocità molto elevate. La concorrente della tecnologia ASDL è quella a fibra ottica, molto diffusa negli Stati Uniti, mentre in Italia, solo per poche città è in corso il sistema di cablatura. Per poter sfruttare tale tecnologia sono necessari nuovi strumenti di decodifica (modem per il televisore), quando essa sarà divenuta uno standard, lo strumento per collegarsi ad internet non sarà più il computer, ma il televisore.

Gli ISP locali sono gli operatori di minori dimensioni che forniscono accesso nelle diverse città o regioni; essendo molto numerosi, la concorrenza diviene accesa; le barriere all'entrata, di conseguenza, divengono nulle, i margini bassissimi e, per essi, l'unica forma di sopravvivenza potrebbe essere quella di specializzarsi in settori di nicchia.11



3.4 PORTALI E CONTEUTI WEB


La separazione che inizialmente vedeva distinti motori di ricerca, directory, guide e portal ha perso di significato con la progressiva integrazione di servizi sempre più complementari. L'avvento del concetto di "portale" finisce per riassumere in un sito funzioni prima tenute separate.12

Un portale, o web portal, è un sito che offre generalmente una serie di servizi quali: ultime notizie della giornata, posta elettronica via browser, chat, motori di ricerca, shopping on line. Il portale è, in pratica, una ina di ingresso ai servizi offerti dalla rete.

Come già detto, la rete è fatta di uomini e non di sola tecnologia; nel web infatti possono confluire files, ine e siti realizzati da migliaia di utenti diversi. Per reperire informazioni all'interno di una così grande quantità di dati e immagini i primi strumenti di consultazione furono le directory e i motori di ricerca. Questi ultimi sono dei programmi che permettono, attraverso l'inserimento di una keyword (parola chiave), di ottenere tutte le ine contenenti quella parola. Molte società del web iniziarono ad offrire gratuitamente tale servizio ottenendo così ricavi attraverso i canoni che gli advertiser dovevano are per pubblicizzare l'azienda in quel determinato sito.

Ben presto tali società si resero conto dell'errore che stavano commettendo; infatti, una volta attirati, i visitatori venivano indirizzati ad altri siti con i quali l'utente instaurava una relazione duratura, invece di attirarli, i motori di ricerca quindi allontanavano i cibernauti, perdendo così molti introiti pubblicitari. Per questo motivo e per riuscire a fidelizzare maggiormente gli utenti e a creare in loro un senso di appartenenza al sito, i portali attualmente fungono da porta d'ingresso a tutti i servizi offerti, in modo che l'utilizzatore non vi "transiti" semplicemente, ma si fermi. I portali possono essere suddivisi in orizzontali e verticali

Un portale orizzontale offre una serie di servizi generali che abbracciano settori diversi e/o interessi diversi. Tali servizi eterogenei sono classificati in categorie per facilitarne la consultazione da parte degli utenti. Questi ultimi attraverso la registrazione mediante un username e una password, hanno la possibilità di personalizzare il contenuto del sito e ottenere una serie di informazioni che possono essere sostanzialmente diverse da quelle di un altro utente. Alcuni dei servizi normalmente offerti dai portali ai propri utenti sono la casella di posta elettronica, la possibilità di mandare messaggi Sms ai telefonini cellulari, e, in generale la possibilità di personalizzare l'home e del sito con informazioni o caratteristiche di specifico interesse per il navigatore (ad esempio, il proprio oroscopo, la quotazione in tempo reale dei titoli presenti nel proprio portafoglio).

Un portale verticale offre una serie di servizi specifici in merito a un determinato argomento o tematica di interesse. Esistono, ad esempio, numerosi portali verticali relativi a tematiche di settore, che agevolano l'incontro tra gli operatori. I portali verticali possono essere di tipo "business to consumer" o "business to business", a seconda che siano destinati a un'utenza privata o professionale.

I portali verticali avranno un'importanza fondamentale nello sviluppo del commercio elettronico. Tali portali infatti permettono alle imprese aderenti di migliorare la gestione delle fasi della propria catena del valore, dall'approvvigionamento delle materie prime fino alla vendita del prodotto o servizio ottenuto".13

Per quanto riguarda la struttura del settore vi è un'elevata competitività, e nonostante ciò solo i primi posizionati possono godere di barriere all'entrata contro i concorrenti (vantaggio del first mover). Tali barriere sono date dalla costruzione di un marchio solido e dagli switching cost. Il potere dei fornitori, sia di contenuti che di tecnologie, è inversamente proporzionale al numero dei visitatori del sito, mentre il potere degli utenti è molto elevato poiché questi ultimi con il loro mouse possono passare da un portale all'altro determinando così il successo o l'insuccesso di tali società. Le imprese internet pertanto devono offrire un servizio che riesca in ogni momento a soddisfare il cliente, altrimenti quest'ultimo si rivolgerà altrove.

Le strategie che permettono al portale di creare valore sono: la creazione di un brand, l'innalzamento degli switching cost, la costruzione di un database che permetta di conoscere a fondo i propri clienti, lo sviluppo di adeguate azioni di customer care per fidelizzare la propria clientela. Molte società, infatti, si sono accorte che la vastità delle informazioni non è positivamente percepita dagli utenti; infatti la tendenza attuale è quella di creare portali verticali sempre più specializzati. Gli analisti sostengono che il settore dei portali vedrà pochi vincitori e molti vinti, dal momento che si tratta di un segmento rischioso in cui le opportunità più favorevoli vanno ai portali posizionati per primi che, grazie al principio del first mover, hanno vantaggi decisamente più elevati.

È convinzione diffusa che su internet i first movers, cioè le imprese che per prime si lanciano in un determinato settore di mercato, godano di un decisivo vantaggio sulla concorrenza. Per avvalorare questa tesi si porta spesso ad esempio il caso di Amazon e di Barners & Noble. La prima è riuscita, finora, a surclassare la seconda, anche senza avere alle spalle la tradizione e la forza vendita della nota catena di librerie. Il segreto starebbe proprio nell'aver saputo muoversi per prima nel settore delle librerie on line. Perché un utente che si è già registrato, magari seguendo una procedura non semplice, dovrebbe registrarsi una seconda volta in un sito che offre lo stesso servizio? Inoltre, il secondo arrivato herebbe la minore attenzione da parte degli organi d'informazione con un incremento del budget per la comunicazione, riducendo così i possibili ricavi. Infine, un ultimo vantaggio sarebbe rappresentato dalla maggiore esperienza accumulata dal first mover, un'esperienza, un "saper fare", che è ovviamente possibile accumulare solo stando a contatto col mercato.15



3.5 CONCLUSIONI


Oltre ai segmenti di mercato sin qui individuati lo sviluppo della new economy apre le porte all'affermazione di altri importanti settori.

Secondo le previsioni dei diversi centri di ricerca, il commercio elettronico, all'interno della new economy, è il segmento dove risiedono le maggiori aspettative. Uno studio pubblicato nel 1999 dalla Idc sulla globalizzazione del commercio elettronico evidenzia come l'Europa Occidentale nel 1998 avesse speso in tale settore 5,6 milioni di dollari; e come spenderà nel 2003 la cifra di 430 miliardi di dollari, con un tasso di incremento annuo del 138%.16

Il commercio elettronico in relazione alla categorie e ai diversi attori coinvolti può essere suddiviso in cinque categorie:

1.commercio business-to-business (operazioni commerciali che attraverso internet avvengono direttamente fra aziende

2.commercio business-to-consumer ( scambi tra imprese e i consumatori finali)

3.commercio intra business ( scambio di beni e servizi all'interno della stessa impresa, quando ad esempio la sua struttura prevede sedi dislocate in posti geograficamente lontani)

4.business-to-administration (fornitura di servizi tra imprese e pubblica amministrazione)

5.consumer-to-administration (fornitura di servizi fra la pubblica amministrazione e i cittadini, che in questo caso rappresentano i consumatori finali).

All'approfondimento delle prospettive legate all'e-commerce è dedicato il quinto modulo.

Un altro segmento della new economy che potenzialmente appare ricco di promettenti sviluppi è quello degli Integratori ed Innovatori di sistema.

Gli Integratori e gli Innovatori di sistema sono imprese di servizi che offrono un servizio integrato in cui vengono definiti gli obiettivi che le imprese intendono realizzare sul web e le modalità per raggiungerli: dal business allo studio di funzionalità del sistema, dalla progettazione grafica dei siti alla definizione delle procedure nei sistemi di amento, fino allo sviluppo del sistema e alla misurazione del raggiungimento degli obiettivi. Esistono diversi tipi di Integratori di sistema; alcuni presuppongono una maggiore competenza tecnologica, mentre altri sono più orientati al marketing e alla comunicazione; tutti comunque impiegano una competenza pluridisciplinare . Esaminare le caratteristiche strutturali competitive di tale segmento è alquanto complesso e non rientra comunque negli intenti di questo lavoro.

Quello che è interessante sottolineare è comunque la straordinaria potenzialità di crescita e di articolazione della nuova economia.



Livian Micheal, Valutazioni.Com, 2000 EGEA, . 20-21

Livian Micheal, Valutazioni.Com, 2000 EGEA, . 98

Nata nel 1972, Sequoia Capital è una delle grandi società di Venture Capitalist della Silicon Valley che vanta tra i propri partners esperti dell'alta tecnologia, managers e fornitori di aziende in grado di dare consigli operativi strategici finanziari ed esperenziali.

https://my money, Andrea di Camillo, Venture Capital e Internet, 16/02/2000

Fabrizio Perretti, L'economia di Internet, Etas 2000, .104-l05, 162-l63

Livian Micheal, già cit., . 22-26

Giancarlo Livraghi, La coltivazione dell'internet, Il sole 24 Ore 2000, .285

Livian Micheal, già cit., . 27

Livian Micheal, già cit., 30-32

Giampiero Di Carlo, Internet Marketing, Etas 2000, .61

Livian Micheal, gia cit., . 29-37

Giampiero Di Carlo, già cit., .211

Antonella Della Rovere e Enrica Baj, Il Sole 24 Ore, new economy, 24-l1-2000

Livian Micheal, .45-48



https://smau.it/, Salvatore Romagnolo, First mover Advantage tra mito e realtà.

The Globalization of eCommerce, Idc, 1999

Livian Micheal, Valutazioni.com, . 91




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