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ANTISEMITISMO

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ANTISEMITISMO



PREFAZIONE STORICA:

Il Nazismo nacque in Germania in seguito alla grave crisi economica e alle tensioni sociali, che erano sorte dopo la sconfitta della I guerra mondiale. Con il trattato di Versailles venne stabilito che la Germania doveva are tutti i debiti di guerra e questo portò al tracollo economico con un’inflazione spaventosa e un elevatissimo numero di disoccupati. Questa situazione volse verso un nazionalismo sempre più aggressivo con desideri di rivincita sul trattato di Versailles.

Il partito Nazista nacque negli anni ’20, ma raggiunse un alto numero di seguaci solo dopo il 1939. era cappeggiato da Adolf Hitler, il quale era già stato protagonista di una rivolta nel 1923 a Monaco, che gli procurò solo una leggera condanna.



Hitler accusò il trattato di Versailles e gli ebrei di essere la causa della crisi della Germania perché essi erano i detentori dei centri di potere e promuoveva il ritorno di una nazione forte e dominatrice sull’Europa.

Hitler acquistò potere grazie all’appoggio dei grandi industriali degli ambienti militari e conservatori che vedevano nel nazismo un modo per contrastare i movimenti socialisti e comunisti.

Dopo le elezioni che videro un successo per i nazisti, Hitler raggiunse in un breve periodo i pieni poteri dittatoriali assumendo tutte le cariche più importanti, anche quella di presidente della repubblica. Non appena al potere instaurò un regime che limitava le libertà personali ed eliminava gli oppositori. Furono cancellati la libertà di stampa, di sciopero, tutti gli altri partiti furono messi al bando e tutte le attività furono controllate dal regime. Assunse il titolo di “Fuhrer” ed instaurò milizie militari, le SS e una polizia segreta di stato.

In politica estera Hitler trovò alleati nei regimi autoritari e fascisti come in Italia.

Successivamente vennero iniziati dei grandi lavori pubblici che apparentemente servivano per migliorare l’economia ma che in realtà preparavano la Germania ad uno scontro bellico. Quando l’intenzione di Hitler di conquistare l’Europa divenne evidente, era ormai troppo tardi per fermare l’avanzata del Terzo Reich e lo scoppio della II guerra mondiale.







L’ANTISEMITISMO:

Ciò che caratterizzò di più il nazismo fu il culto della razza ariana che voleva la stirpe germanica dominare e comandare su tutte le altre considerate inferiori.

Si esaltarono le masse all’odio razziale e al militarismo più violento. Il culto della razza ariana era impartito fin dalle scuole ed anche a livello scientifico si fornivano continue prove della superiorità biologica dei tedeschi.

Gli ebrei furono al centro di questo odio razziale e subirono le più spietate conseguenze del regime nazista.

Le leggi di Norimberga, approvate nel 1935, privavano gli ebrei di quasi ogni diritto e libertà: vennero proibiti i matrimoni misti, le attività commerciali e sottoposti ad azioni di violenza da parte delle SS come nella famosa notte dei cristalli nel novembre del 1938, quando tutti i negozi degli ebrei vennero saccheggiati e distrutti. Col tempo le persecuzioni aumentarono: vennero deportati nei campi di concentramento fino ad arrivare alla soluzione finale cioè all’eliminazione fisica per purificare la Germania.

Durante la guerra l’espansione della Germania nazista sull’Europa portò con sé il suo antisemitismo, nei territori dell’Europa orientale, dove gli ebrei erano più numerosi, vennero creati nelle città dei ghetti. Qui gli ebrei erano isolati dal resto della città, costretti a portare sugli abiti la stella gialla di Davide e a vivere in condizioni di sovraffollamento e denutrizione.

Il più famoso fu il ghetto di Varsavia.

Il nazismo e l’antisemitismo tedesco arrivarono anche in Italia, dove il regime fascista emanò le leggi razziali nel 1938.

Queste leggi portarono immediate conseguenze di tipo giuridico-economico, come ad esempio la confisca dei beni, la perdita della cittadinanza e del diritto allo studio. Così oltre ad impedire l’attività economica impedivano anche quella intellettuale, insegnanti, scienziati furono costretti ad interrompere le loro attività presso impieghi pubblici o università. Potevano lavorare solo presso scuole o istituti ebrei. Per potere esprimere quindi le proprie idee furono costretti ad emigrare.

L’atrocità del nazismo raggiunse il suo apice nei campi di concentramento dove furono rinchiusi tutti gli oppositori al nazismo, politici, prigionieri di guerra, omosessuali, zingari, oltre che agli ebrei. Per questi ultimi fu riservato il trattamento peggiore, condizioni di vita disperata, sfruttati al limite della sopportazione umana.

Nei campi di sterminio furono provate le torture più terribili: dagli uomini usati come cavie negli esperimenti scientifici, agli stermini di massa nelle camere a gas e nei forni crematori.

Fra i lager più tristemente famosi ci sono quelli di Auschwizt e Mauthausen. In Italia la Risiera di San Sabba e Fossoli.

Alla fine della II guerra mondiale sei milioni di ebrei erano stati sterminati dal nazismo.


Antisemitismo : avversione nei confronti degli ebrei che si traduce in forme di discriminazione e di persecuzione, spesso cruenta e culminata nel corso della seconda guerra mondiale nello sterminio di milioni di persone. Il termine fu coniato intorno al 1879 per designare l'ideologia e l'atteggiamento persecutorio nei confronti degli ebrei.


L’antisemitismo ideologico si basa su una teoria razzista, inizialmente formulata in Francia e in Germania alla metà del XIX secolo, secondo la quale le persone della cosiddetta razza ariana sarebbero per fisico e temperamento superiori agli ebrei.



Radici storiche delle persecuzioni antisemite nell’Europa occidentale


Pur essendo attestato già nel mondo greco e romano, l’antisemitismo si diffuse con il cristianesimo. Dal IV secolo la discriminazione nei confronti degli ebrei, considerati dai cristiani responsabili della morte di Cristo, divenne universale e sistematica. Ai tempi delle Crociate (1096-l270) gli ebrei furono massacrati a migliaia, segregati in ghetti, obbligati a portare segni di riconoscimento e furono loro vietate numerose attività commerciali. In Europa verso la fine dell’Ottocento si verificò un ritorno dei pregiudizi antisemiti, in conseguenza del profondo disagio sociale indotto dalle crisi economiche e politiche: l’uso strumentale dell’antisemitismo fornì un capro espiatorio sul quale indirizzare i risentimenti e le frustrazioni collettive. In Germania le teorie razziste fornirono la legittimazione ai nuovi partiti antisemiti che si formarono allo scoppio della guerra franco-prussiana e dopo la crisi economica del 1873. Da allora sulla scena politica tedesca vi fu sempre almeno un partito apertamente antisemita fino al 1933, anno in cui l’antisemitismo divenne addirittura politica ufficiale del governo nazionalsocialista (nazista).









L’antisemitismo organizzato come strumento di azione politica


L’antisemitismo, che nel periodo fra la prima e la seconda guerra mondiale aveva continuato a essere in Europa un sentimento diffuso, ancorché non organizzato, esplose nella Germania degli anni Trenta sotto il regime nazista guidato da Adolf Hitler. L’antisemitismo nazista culminò nello sterminio degli ebrei che vivevano nei territori occupati dai tedeschi tra il 1939 e il 1944 (la “soluzione finale” che gli ebrei chiamarono Shoa, sterminio, e per la quale è invalso anche il termine Olocausto). Alla fine della guerra circa sei milioni di ebrei (i due terzi dell’intera popolazione ebraica residente in Europa) erano stati uccisi nei campi di concentramento e nei campi di sterminio.

L’orrore della comunità internazionale contro i crimini nazisti fu unanime: i campi della morte furono infatti menzionati nella Dichiarazione universale dei diritti umani, adottata nel 1948 dall’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Nel 1945 al primo processo internazionale per i crimini di guerra che si tenne a Norimberga contro alti dirigenti del regime nazista, le persecuzioni compiute contro gli ebrei vennero giudicate come crimini contro l’umanità. I beni e le proprietà sottratti agli ebrei dai nazisti furono restituiti soltanto in parte. Nonostante l’universale sdegno suscitato nell’opinione pubblica dai crimini nazisti, dal dopoguerra a oggi si sono verificati ancora in diversi paesi europei sporadici atti di violenza e ostilità nei confronti degli ebrei, fra cui tristemente comune è la profanazione dei cimiteri.


L’antisemitismo nel dopoguerra


La Chiesa cattolica ha condannato l’antisemitismo e ha cercato di rimuoverne le basi religiose: nel Concilio Vaticano II (1962-65) infatti fu ufficialmente negata la responsabilità degli ebrei nella morte di Cristo e fu duramente condannato il regime nazista. Dalla fine degli anni Sessanta in poi, piccoli gruppi neonazisti hanno continuato a fare proanda antisemita in Europa e negli Stati Uniti d’America. Anche in America latina, rifugio di molti nazisti fuggiti alla fine della guerra, si sono verificati episodi antisemiti. In Medio Oriente una nuova forma di antisemitismo si sviluppò come reazione al sionismo, dopo la costituzione nel 1948 dello stato di Israele che innescò laceranti tensioni con i vicini paesi arabi.


La persecuzione degli ebrei tedeschi durante il nazismo


Come conseguenza delle idee proclamate da Adolf Hitler in Mein Kampf, il regime nazista adottò misure sistematiche contro gli ebrei sin dalla sua ascesa al potere in Germania, nel gennaio 1933. Uno dei primi provvedimenti varati si preoccupava infatti di definire chi dovesse essere considerato 'ebreo': ebreo era chiunque risultasse avere tre o quattro nonni osservanti della religione ebraica, indipendentemente dalla sua effettiva partecipazione alla vita della comunità ebraica; mezzo-ebreo era chi aveva due nonni osservanti o era sposato con un ebreo; chi aveva un solo nonno ebreo veniva designato come mischlinge (meticcio). Sia gli ebrei sia i mischlinge erano non-ariani e come tali soggetti a leggi e direttive discriminatorie.




L''arianizzazione' dell'economia


Dal 1933 al 1939, Partito nazista, enti governativi, banche e imprese misero in atto un'azione comune volta a emarginare gli ebrei dalla vita economica del paese. I non-ariani vennero licenziati dalla pubblica amministrazione; gli avvocati e i medici ebrei persero i clienti ariani; le ditte di proprietà ebraica furono liquidate o acquisite da non-ebrei a un prezzo molto inferiore al valore reale; i ricavi ottenuti dal trasferimento delle imprese dagli ebrei ai nuovi proprietari (l''arianizzazione' dell'economia) furono assoggettati a speciali tasse di proprietà; gli ebrei impiegati in ditte liquidate o arianizzate persero il lavoro.


La notte dei cristalli


Obiettivo dichiarato del regime nazista prima della seconda guerra mondiale era spingere gli ebrei all'emigrazione. Nel novembre 1938, in seguito all'assassinio a Parigi di un diplomatico tedesco da parte di un giovane ebreo, in Germania furono incendiate tutte le sinagoghe, infrante le vetrine dei negozi di proprietà ebraica e arrestate migliaia di ebrei. La notte dei cristalli convinse molti ebrei tedeschi e austriaci ad abbandonare il paese senza ulteriori indugi; centinaia di migliaia di persone trovarono rifugio all'estero, ma altrettante si videro costrette o scelsero di rimanere.




La 'soluzione finale'


Dal settembre 1941 gli ebrei tedeschi furono costretti a indossare fasce recanti una stella gialla; nei mesi seguenti decine di migliaia di ebrei furono deportate nei ghetti in Polonia e nelle città sovietiche occupate. Si realizzarono i primi campi di concentramento, strutture concepite appositamente per eliminare con il gas le vittime deportate dai ghetti vicini (300.000 dal solo ghetto di Varsavia). Bambini, vecchi e tutti gli inabili al lavoro venivano condotti direttamente nelle camere a gas; gli altri invece erano sfruttati per un certo periodo in officine private o interne ai campi e poi eliminati.


I campi della morte


Il trasporto delle vittime nei campi di sterminio avveniva generalmente in treno; la polizia ava alle ferrovie di stato un biglietto di sola andata di terza classe per ciascun deportato; se il carico superava le 1000 persone, veniva applicata una tariffa collettiva pari alla metà di quella normale. I treni, composti da vagoni merci sprovvisti di tutto, persino di buglioli e prese d'aria, viaggiavano lentamente verso la destinazione e molti deportati morivano lungo il tragitto. Principali punti di arrivo in Polonia erano Kulmhof, Belzec, Sobibor, Treblinka, Lublino e Auschwitz. Quest'ultimo era il più grande tra i campi di sterminio; vi trovò la morte oltre un milione di ebrei, molti dei quali furono prima usati come cavie umane in esperimenti di ogni tipo. Per una rapida eliminazione dei corpi, nel campo vennero costruiti grandi forni crematori. Nel 1944 il campo fu fotografato da aerei da ricognizione alleati a caccia di obiettivi industriali; i successivi bombardamenti eliminarono le officine ma non le camere a gas.


Effetti dell'olocausto


Al termine della guerra, nell'olocausto avevano trovato la morte milioni di ebrei, slavi, zingari, omosessuali, testimoni di Geova e comunisti; tra gli ebrei le vittime ammontarono a più di cinque milioni. Il ricordo delle vittime ebree svolse un ruolo di primo piano nel crearsi di un ampio consenso nel dopoguerra attorno al progetto di costituire in Palestina uno stato ebraico che potesse accogliere i sopravvissuti alla tragedia: il futuro stato di Israele.







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