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Alessandro Manzoni

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Alessandro











Manzoni

































Vita

Nasce a Milano nel 1785, ma i suoi genitori si separarono ben presto e per questo trascorre la sua adolescenza nel colleggio dei padri barnabiti dove ricevette un’educazione classica.

Nel 1805 abbandona la casa paterna per poter raggiungere la madre a Parigi con cui lega un ottimo rapporto.qui riesce ad acquisire nuove conoscenze,basta ricordare Fauriel il quale divenne importante punto di riferimento. Tra le altre conoscenze ricordiamo quelle con ecclesisti che incisero nella sua conversione alla religione. Tra le altre ure che influenzano la sua scelta ricordiamo quella della moglie Blondel.

Nel 1810 ritorna a Milano dove intraprese la composizione degli “Inni Sacri”,delle “Tragedie”,le “Odi” e infine i “Promessi Sposi”,successivamente la loro ultimazione vennero sostituite con interessi filosofici e linguistici.

Divenuta ura importante anche in ambito pubblico, muore nel 1873 a Milano.

Prima delle conversione

Precedentemente alla conversione alla religione cattolica, A.Manzoni scrive delle opere che utilizzano un gusto classico.

Tra queste ricordiamo l’”Adda”,poemetto idilliaco iindirizzato a Monti,e successivamente nel 1805 il “Carme in morte di Carlo Imbonati” che gli viene in sognio dandogli ampie conoscienze di vita e di poesia.

Dopo la conversione

La conversione alla religione cattolica modifica totalmente la ura di A. Manzoni sia nell’ambito morale che in quello letterario dove traspare una netta sicurezza nella religione.

Con la conversione nasce in Manzoni un atteggiamento anticlassico,sostituito da un interesse nel periodo medioevale.

Nasce così, un esigenza di una letteratura che guardi il “vero” cioè descriva realmente la realtà descritta, l’ “utile” perché permette la diffusione di conoscenze e di situazioni storiche e morali,e

l’ “interessante” perché riesce a interessare un pubblico più vasta a cui le sue opere sono rivolte.

Inni Sacri

Gli Inni Sacri sono la prima opera scritta dopo la conversione che riescono a concretizzare la nuova poesia, rivolta non più ad un elitè ma ad un pubblico più vasto proponendosi come interprete corale della coscienaza religiosa e per far ciò utilizza metri agili e versi musichevoli,così da rendere l’opera meno pesante.

Agli inizi A. Manzoni progetta 12 inni ognuino rivolto alle festività liturgiche del Paese. Di queste ne pubblica solo 5, quali: la Resurrezione,il Natale, la Passione, il nome di Maria ed infine ma non ultima la Pentecoste.

Tra questi quella meglio riuscita è la Pentecoste che insiste sull’importanza dell’ascesa dello Spirito Santo manifestandosi sui discepoli che erano nel Cenacolo. Lo Spirito Santo scende su di loro sotto forma di fiammella dando loro forza e coraggio nel divulgare la parola di Dio a tutti coloro che essi incontravano, pur nella loro lingua da quel momento compresa da tutti. L’originalità di quest’opera è dovuta al fatto che non si esamina solo la vicenda ma anche le sue conseguenze.



Odi Civili

Tra le altre opere post-conversione ricordiamo le “Odi Civili”.

Tra queste ricordiamo “Marzo 1821” e il “5 Maggio”.

Nel Marzo 1821 A. Manzoni immagina che i piemontesi oltrepassino il Ticino aiutando i milanesi, durante i moti del ’21. quest’opera venne pubblicata solo dopo le 5 giornate di Milano lasciando una dedica attraverso la quale voleva far capire agli italiani che dovevano unirsi per poter scongere gli austriaci e potersi dichiarare liberi.

Nel 5 Maggio A. manzoni tratta la notizia della morte di Napoleone a Sant’Elena. A. Manzoni afferma che quando Napoleone era ancora in vita non era visto di buon occhio da nessuno, viceversa dopo la sua morte tutto il mondo rimane attonito.

In quest’opera A. Manzoni vuole evidenziare la ura di Dio, in quanto afferma che secondo la “Provida Sventura”, Dio ricompensa coloro che in vita sono stati accettati o sono stati trattati male.

Tragedie

Le tragedie di manzoni sono: “Il Conte di Carmagnola” e “l’Adelchi”.

I caratteri generali di queste tragedie sono: - l’unità aristoteliche, - i cori, -il vero.

Per quanto riguarda le unità aristoteliche possiamo notare un loro rifiuto, in particolar modo quella del tempo e quella di luogo in quanto portava ad esasperare le vicense e i sentimenti pur di mantenere le unità e perciò portava alla finzione.

Per questo Manzoni si attiene al “vero storico”, cioè una descrizione reale della storia, pur introducendo il “vero poetico”che gli permette di intodurre i suoi sentimenti.

Infine ricordiamo i cori differenti da quelli del mondo classico che erano parte integrante dell’opera in cui si descrivevano i sentimenti pubblici come fonte di aiuto ai protagonisti, mentre per Manzoni il ruolo dei cori è solo quello di commento del poeta infatti non è parte integrante dell’opera.

  • Il conte di Carmagnola

Narra le vicende di Francesco di Bussone, il quale prima al servizio del ducato di Milano passa al servizio del ducato di Venezia dove dopo la battaglia di Maclodio da loro vinto viene sospettato di tradimento e quindi fu condannato a morte. Il coro di quest’opera è di tipo politico e tratta della guerra di Maclodio.

  • L’Adelchi

E’ un’opera più complessa di quella precedentemente descritta. Nell’Adelchi Manzoni tratta la guerra tra Desiderio e Carlo Magno.

Adelchi, lio di Desiderio, dopo che Carlo Magno cacciò Ermengarda sua sposa da Desiderio che la portò al convento di San Salvatore. Scoppia così la gurra tra Desiderio e Carlo Magno, una guerra in cui fu coinvolto anche Adelchi. La guerra termina con la morte di Adelchi e Desiderio, e la vittoria di carlo Magno.

L’Adelchi contiene due cori , uno di ambito politico-religioso mentre il secondo coro è esclusivamente religioso.

Il primo coro è il coro d’ispirazione patriottica. Qui Manzoni ammonisce gli italiani indirettamente a non sperare nell’aiuto di qualsiasi altro ma solo delle loro forze. Non manca l’ispirazione religiosa che si manifesta nella considerazione della furia distruttrice della guerra.



Mentre il secondo coro è esclusivamente religioso perché tratta esclusivamente il dolore, sentito come Provida Sventura.

Promessi Sposi

È l’opera che più di altre rappresenta l’innovazione della letteratura italiana. Inolte, Manzoni trova nel Romanzo lo strumento per realizzare i principi romantici facendo uso dell’interessante, utile e vero come prima detto. Essendo il romanzo un’innovazione letteraria, Manzoni può scrivere in piena libertà senza ostacolo di regole prefisse. Il romanzo pone come sfondo un periodo storico ben definito che comprende anche personaggi storici corrispondenti, mentre come personaggi principali pone persone che in realtà non sono esistite realmente ma che sarebbero potute esistere.

Manzoni per la sua opera, sceglie di utilizzare il romanzo storico in quel periodo di grande fortuna..

Per tracciare il quadro dell’opera , si documenta con lo scrupolo di un autentico storico, leggendo storiografie, biografie,saggi, cronache e memorie, così da parte realizzare un opera che in tutto e per tutto sia coerente del passato trattando del vero. È proprio su questo che Manzoni critica il romanzo scottiano in quanto non si attiene parecchio al vero storico.

La società che Manzoni intende descrivere nel suo romanzo ,è la società lombarda del ‘700 sotto la dominazione snola. Lo stimolo che porta Manzoni a intraprendere la composizione di quest’opera è dato dal fatto che tende di risalire alle cause dell’arretratezza italiana.

Nella sua opera Manzoni, intende descrivere la società del ‘700 in ogni suo aspetto, infatti possiamo notare che esamina ogni classe sociale sia dall’aspetto negativo che in quello positivo.

L’intreccio del romanzo coinsiste nella storia di due promessi sposi la cui vita sembra inizialmente vissuta nella quiete e nell’idillio.

La loro storia ha un importante ruolo, cioè esplorare gli aspetti negativi della storia in cui vivono per potersi accrescere e formare.

Il percorso formativo di Renzo avviene in campo politico,infatti possiamo notare dalla descrizione di Manzoni che Renzo possiede molte virù ma l’unico suo difetto coinsiste nella convinzione che l’oppresso possa farsi giustizia da sé. Lo scopo della sua formazione coinsiste nel rassegnarsi al volere divino.

Viceversa è la situazione di Lucia , descritta da manzoni come portatrice del dono divino e inoltre sembra che viva in un mondo idilliaco. Lo scopo della sua formazione coinsiste nel comprendere che nella vita terrena non esiste la perfezione e quindi il bene assoluto.

Appare così alla fine dell’opera il concetto della “Provida Sventura”. Quest’opera fu redatta ben 3 volte: la prima con il titolo di “ fermo e Lucia” nel 1823, la seconda con il titolo di “Promessi Sposi” nel 1827, ed infine la terza nel 1840 con lo stesso titolo della seconda edizione.

Tra la seconda e la terza edizione notiamo differenze essenzialmente linguistiche, mentre tra la prima e la seconda edizione le differenze sono più evidenti in quanto riguardano sia differenze linguistiche che argomentative.

Per quanto riguarda il problema argomentativo possiamo dire che a differenza della seconda edizione, la prima presenta temi molto più ampi, lunghe discussioni con polemiche pessimistiche. Cosa contraria succede invece nella seconda edizione.

Per quanto riguarda il problema della lingua possiamo dire che Manzoni cerca di utilizzare una lingua dall’uso sociale, cioè rivolta ad un pubblico più ampio e non più ad un elitè.

Inizialmente fa l’uso deltoscano letterario ma dopo un viaggio a Firenze trova la soluzione ai suoi problemi: la lingua da utilizzare è quella fiorentina viva e parlata.

Per fare ciò lavora con molto scrupolo sottoponendo l’operaq ai fiorentini più colti così d’avere suggerimenti.


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