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CANDIDO O L’OTTIMISMO - Di Voltaire

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CANDIDO O L’OTTIMISMO

Di Voltaire


AUTORE:

Voltaire, pseudonimo di François Maire Arouet, nasce a Parigi nel 1964 da una famiglia della borghesia forese d’agiate condizioni economiche. Compone la sua prima tragedia a dodici anni. Si iscrive alla facoltà di giurisprudenza su pressione del padre, ma i suoi veri interessi sono ti tipo letterario. Nel 1717 viene imprigionato alla Bastiglia per undici mesi a causa di una satira contro il re, della quale però non era autore. L’anno dopo ottiene un grande successo con la tragedia Oedipe , messa in scena dalla Comédie Française.

La pubblicazione dell’Henriade, poema epico ispirato alla ura di Enrico IV, consolida la sua notorietà.

In questo periodo Voltaire frequenta i salotti parigini e l’ambiente teatrale, intrecciando varie relazioni amorose con nobildonne e attrici. Il suo spirito ribelle, combinato a una vena satirica graffiante, gli costa un secondo breve soggiorno alla Bastiglia seguito da un esilio volontario da Parigi.



La meta prescelta da Voltaire è l’Inghilterra, dove egli risiede per più di due anni, subendo l’influenza della filosofia di Bacon, Locke e Newton, perfezionando il suo inglese e frequentando personaggi quali Pope, Swift e Robert Walpole. Tornato a Parigi, pubblica le sue Lettres anglaises (o Lettres philosophiques), in cui elogia diversi aspetti della vita inglese e propone alcune riforme nella società francese.

La reazione delle autorità giudiziarie non tarda a farsi sentire: il parlamento ordina la messa al rogo delle Lettres. Voltaire è costretto a rifugiarsi a Cirey nel castello di Madame de Chatelet (sua amante.

I dieci anni passati a Cirey sono intramezzati da diversi viaggi, in particolare nei Paesi Bassi e in Prussia. Sul fronte scientifico, Voltaire lavora sugli Eléments de la philosophie de Newton, tramite i quali diffonde il pensiero newtoniano in Francia, guadagnandosi la nomina alla Royal Society britannica. Sotto la protezione di Madame de Pompadour, nel 1745 Voltaire è designato storiografo del re e pubblica la prima parte del suo Essai sur les moeurs (completato nove anni dopo), uno studio sul progresso umano in cui Voltaire esprime il suo deismo e attacca il potere del clero.

Dopo la morte di Madame de Chatelet, Voltaire accetta l’invito di Federico II, re di Prussia, di recarsi a Potsdam in veste di ciambellano. Per un certo periodo Voltaire pensa di scorgere in Federico II il suo ideale di dispotismo illuminato. Tuttavia, la relazione con il re prussiano si guasta e dopo tre anni Voltaire lascia Potsdam alla volta di Ginevra senza avere realizzato il suo obiettivo di alleanza tra la monarchia e la comunità dei philosophes.

La notizia del terribile terremoto di Lisbona lo induce a polemizzare con il concetto leibniziano del 'migliore dei mondi possibili'.

Il principale esito letterario della riflessione di Voltaire sull’infondatezza dell’ottimismo cosmico è Candide, che insieme a Zadig ou La Destinée è il suo racconto filosofico più noto. Nel rifiutare la tesi di Leibniz, Voltaire si distanzia anche dal pessimismo metafisico di Pascal: le due posizioni opposte hanno in comune la rinuncia a considerare l’uomo come artefice del proprio progresso.

L’ultimo ventennio di vita di Voltaire vede un’intensificazione del suo impegno politico contro l’arbitrarietà della giustizia francese. La sua dimora di Ferney, situata ai confini con la Svizzera per facilitare una sua eventuale fuga, diventa un asilo per diverse vittime di persecuzioni giuridiche, per lo più motivate da questioni religiose. Voltaire si allea con la posizione sostenuta da D’Alembert nel suo articolo su Ginevra e auspica la formazione di un 'partito filosofico' in combutta col potere monarchico. In questo periodo, Voltaire pubblica alcuni dei suoi saggi più significativi, tra cui l’imponente Dictionnaire philosophique, in cui balza in primo piano l’ideale tipicamente illuminista della tolleranza.

All’età di 83 anni, Voltaire viene ricevuto con grandi onori a Parigi, dove viene rappresentata la sua ultima tragedia, l’Irène. Due mesi dopo muore, rifiutando i conforti religiosi.


LUOGHI E TEMPI:

La narrazione si svolge nel 1700 in un periodo di circa un anno e mezzo.

La storia è ambientata in luoghi differenti visto i frequenti spostamenti del protagonisto,che comprendono la Westfalia (nel castello di Thunder-ten-Tronckh), l’Olanda, Lisbona, Cadice, Buenos Aires, il Paraguay, la terra di Eldorado, il Surinam, la Francia, l’Inghilterra, Venezia e Costantinopoli.




PERSONAGGI:

Candido:è il protagonista del romanzo.egli è un ragazzo semplice e perspicace, dal carattere dolce. Fin da bambino aveva vissuto nel castello del Barone di Thunder-ten-tronckh ed era intelligente e dai costumi aristocratici. Tutto il suo pellegrinaggio non è guidato da un disegno provvidenziale e continua a viaggiare con il suo ottimismo, anche fino alla fine quando capisce che il proprio destino bisogna costruirlo con il lavoro.

Pangloss è il precettore nel castello del Barone, ispirato dalla filosofia di Leibniz e insegna a Candido a vivere secondo i suoi canoni e in ogni esperienza che fa non perde occasione di ribadire sue convinzioni. Sostiene che il mondo in cui vivono i personaggi del racconto sia il migliore dei mondi possibili.

Madamigella Cunegonda: è la lia del Barone, di cui Candido è innamorato. A 17 anni aveva un colorito acceso, era grassa e appetitosa e con un buon carattere ma poi durante le vicende essa cambia a causa di cio’ che ha dovuto subire.

Il lio del Barone: già dalla tenera età sembra essere degno di succedere il padre ed è fermamente convinto delle sue idee.

Il Barone: è uno degli uomini più potenti della Westfalia.

La Baronessa: è una donna robusta, gentile e molto considerata dalla società.

La Vecchia: serva di Cunegonda, è in realtà la lia di Papa X e della principessa di Palestina. Per i suoi continui spostamenti è diventata intelligente e furba, infatti riconosce gli errori delle idee di Candido, poiché sa che non esiste uomo che almeno una volta non abbia maledetto la propria vita.

Cacambo è il servo che dal Portogallo segue e aiuta Candido. Nonostante il suo livello sociale sa parlare tutte le lingue in uso in America Latina, si dimostra furbo e fedele al suo padrone in molte occasioni.

Martino: è un uomo molto sfortunato, che Candido sceglie come comno di viaggio per il ritorno in Europa. Si rivela molto intelligente e affezionato a Candido, nonostante sia un manicheo e non consideri valide le idee di Pangloss.




TRAMA:

Candido è un ragazzo che vive nel castello del Barone di Thunder-ten-tronckh, uno dei più importanti nobili della Westafalia. lio della sorella del Barone, ascolta con interesse le lezioni di Pangloss, il precettore del castello, ispirato dalla filosofia di Leibniz. Il ragazzo è innamorato di Cunegonda, la giovane lia del Barone. Un giorno, dopo pranzo, i due ragazzi si baciano, ma il nobile li scopre e caccia il ragazzo dal castello. Candido si incammina senza una meta, fino a quando, il giorno dopo, giunge ad una città dove, triste e affamato, viene notato da due uomini dell’esercito prussiano, che ne fanno una recluta dopo avergli offerto il pranzo. In un giorno di primavera, però, si allontana dal reggimento e viene punito dai comandanti, che gli offrono due scelte: ricevere 12 palle di piombo sulla testa o essere fustigato 36 volte da tutto il reggimento; Candido, convinto delle lezioni impartitegli da Pangloss, reclama la sua libertà, ma alla fine preferisce le fustigate: l’esercito era formato da 2000 persone, e dopo due fustigate da parte di tutti egli chiede di essere ucciso, ma viene salvato dal re di Prussia. Dopo tre settimane guarisce, ma intanto i bulgari (prussiani) combattono contro gli abari (francesi). Mentre c’è un attimo di pausa nella guerra, Candido decide di fuggire e raggiunge l’Olanda, attraversando paesi e terre distrutti dalla guerra. Rimasto senza soldi e provviste, chiede l’elemosina ad un predicatore protestante che aveva sentito parlare di carità, ma questi non gli dà niente perché Candido non pensa che il Papa sia l’Anticristo. Un anabattista, chiamato Giacomo, vedendo la crudeltà con cui è stato trattato, aiuta il ragazzo sfamandolo, lavandolo e dandogli dei soldi. Il giorno dopo, passeggiando, Candido incontra un uomo ridotto molto male e in seguito si accorge che il mendicante è Pangloss, il maestro del ragazzo: egli spiega che il castello del Barone era stato distrutto da dei soldati bulgari e tutti gli altri erano stati uccisi. Appena sentito che Cunegonda era stata violentata e uccisa, sviene; ripresa conoscenza, decide di far curare il suo precettore da Giacomo, che acconsente e fa guarire Pangloss. Due mesi dopo l’anabattista deve partire per Lisbona, e si fa accomnare dai due filosofi; durante il viaggio il maestro di Candido spiega che quello che è successo era necessario, perché secondo lui i mali particolari fanno il bene generale. Mentre ragionano su questa affermazione si scatena una tempesta spaventosa, che fa naufragare la nave e morire molti dei passeggeri, tra cui Giacomo. I due sopravvissuti raggiungono a piedi Lisbona, mentre le case vengono distrutte da un terremoto e saccheggiate dai ladri. Candido e Pangloss aiutano i feriti, ma quando la situazione si calma viene deciso di dare ai cittadini un atto di fede: vengono presi due ebrei, un uomo che aveva sposato la comare e i due filosofi, accusati di aver detto e ascoltato parole che andavano contro la religione; otto giorni dopo vengono preparati per l’esecuzione: Candido viene fustigato, Pangloss impiccato e gli altri bruciati, ma la sera stessa la terra ritorna a tremare. Il ragazzo vene soccorso da una vecchia, che lo porta in una casa dove può mangiare, bere e dormire; due giorni dopo, dopo non aver ottenuto alcuna informazione dalla donna, viene portato in un’altra casa, dove incontra Cunegonda, che, sopravvissuta alle violenze dei Bulgari, era stata venduta ad un ebreo, ed ora era contesa tra questo e un inquisitore, che se la dividevano equamente. Il giorno dopo giunge alla casa l’ebreo che, lamentandosi di non voler dividere la ragazza con un altro uomo, vorrebbe uccidere Candido, ma viene ucciso dalla spada del ragazzo. Cunegonda si spaventa di quello che potrebbe succedere se la giustizia scoprisse il cadavere di un uomo in casa sua; il giorno dopo, quando arriva l’inquisitore, il ragazzo capisce che se fosse uscito avrebbe potuto chiedere aiuto e farli scoprire, così decide di uccidere anche lui. Candido, Cunegonda e la vecchia partono e si dirigono verso Cadice, portando con loro dei diamanti e delle pistole di valore che li avrebbero aiutati in caso di necessità. Durante il viaggio, però, vengono derubati da un reverendo, così sono costretti a vendere un cavallo per raggiungere la città. Qui si stava allestendo una flotta per andare in Paraguay a sottomettere una colonia di Gesuiti e Candido, mostrando gli esercizi che aveva imparato con i Bulgari, si fa nominare comandante di una comnia: i tre si imbarcano così con i due cavalli e con due servi. Durante il viaggio, la vecchia racconta la sua storia, che è peggiore di quella patita da Cunegonda. Arrivati a Buenos Aires, vengono accolti dal governatore, che si innamora della ragazza, chiedendole di sposarlo; ella è indecisa, ma l’arrivo di un uomo che cercava gli assassini dell’Inquisitore la vecchia la convince ad abbandonare Candido. Il ragazzo fugge con il servo Cacambo, che lo porta dai Gesuiti a cui dovevano fare guerra, per allearsi con loro. Vengono accolti dal comandante, che si rivela il lio del Barone, sopravvissuto ai Bulgari a diventato il capitano dei Gesuiti. I due amici rimangono molto a tavola, raccontandosi le loro storie. Alla notizia che Candido vuole sposare sua sorella, però, il Barone sguaina la spada, ma viene ucciso dall’arma del giovane. Il ragazzo e il servo riescono a fuggire dalla fortezza, travestiti da Gesuiti. Salvano due ragazze da due scimmie, ma vengono catturati per questo da una tribù di Orecchioni, che odiano quel genere di religiosi: vengono preparati per essere mangiati, ma il servo riesce a convincere i selvaggi che loro non sono Gesuiti, così vengono liberati. Volendo tornare in Europa, i due si dirigono verso Caienna, colonia francese dove avrebbero trovato qualcuno che li potesse portare a casa: un mese dopo raggiungono un fiume, dove trovano una barchetta che li trasporta seguendo la corrente: dopo qualche giorno di navigazione giungono finalmente ad una città, che solo in seguito capiscono essere Eldorado. Questa è una città molto ricca di oro e pietre preziose, che però non vengono considerati un bene di lusso dai cittadini, in cui non ci sono templi e preti. Per Candido, in confronto all’Europa, quel paese è un paradiso terrestre, ma dopo un mese il ragazzo vuole tornare dalla sua amata Cunegonda; convincono il re a donargli dodici montoni carichi di oro e pietre preziose, che in quel paese non avevano alcun valore, ma che in Europa sarebbero stati la loro fortuna. Dopo un lungo viaggio e la morte di dieci montoni, arrivano alla città di Surinam, posseduta dagli Olandesi. I due si informano se c’è una nave che li può portare a Buenos Aires, ma dopo aver incontrato il capitano del vascello, che dice loro che Cunegonda è l’amante favorita del governatore, decidono di dividersi: Cacambo sarebbe andato nella città argentina a comprare la libertà della ragazza, mentre Candido sarebbe andato a Venezia ad aspettarli. Qualche giorno dopo il filosofo incontra il capitano Vanderdendur, padrone del vascello che lo avrebbe dovuto portare in Italia: questi, però, gli ruba i due montoni e fugge con le ricchezze di Candido. Il ragazzo, tornato a terra, si rivolge al giudice, che però non risolve nulla e si fa anche are. In seguito il ragazzo compra una cabina su un vascello francese in partenza per l’Europa: Candido decide di farsi accomnare da un uomo che fosse disgustato dalla sua vita, così annuncia la sua decisione ai cittadini di Surinam: dopo aver esaminato tutti quelli che si erano fatti avanti, sceglie Martino, un erudito che aveva subito tante ingiustizie durante la sua vita. Durante la navigazione i due discutono molto, e Martino spiega al ragazzo che, secondo lui, questo non è il migliore dei mondi possibili, dato che Dio lo aveva abbandonato a qualche creatura malvagia, che faceva combattere tra loro città o famiglie, esclusa la mitica Eldorado. Mentre i due discutono si sentono rumori di artiglieria, e Candido riconosce nella nave affondata dagli snoli, quella del ladro che gli aveva rubato i suoi montoni; dopo lo scontro riesce a recuperare un animale, e per questo è più felice che non se avesse ritrovato i suoi tesori. Due settimane dopo raggiungono la Francia, e Martino decide di seguire l’amico fino in Italia. Fermandosi a Bordeaux, Candido si ammala e viene curato da dottori e amici: la malattia, inizialmente non grave, peggiora e il ragazzo rischia la vita per un breve periodo. Ristabilitosi, frequenta le persone aristocratiche della città, non trovando mai riscontro alle sue idee negli uomini di cultura che incontra; il ragazzo viene imbrogliato da un abate che aveva ascoltato la sua storia e aveva inscenato un ritorno di Cunegonda, che gli estorce tre diamanti per condurlo in Inghilterra su un vascello olandese. Assistendo all’uccisione di un ammiraglio, colpevole di non aver ucciso abbastanza persone durante la guerra, Candido non vuole nemmeno sbarcare e si fa portare a Venezia dal capitano della nave. Arrivato in città fa cercare il servo Cacambo in ogni luogo, ma senza risultato: Martino gli spiega che non può essersi fidato di un servo con tante ricchezze, di dimenticarsi la sua amata e si suoi soldi. Candido, reso ancora più triste dalle idee dell’uomo, incontra Pasquetta, la donna che aveva fatto ammalare Pangloss: risollevato da questo incontro, nonostante le tristi vicende accadute alla donna, si reca a casa del senatore Pococurante, credendolo un uomo che non abbia preoccupazioni; qui capisce che in questo mondo non c’è una persona felice, come sostiene Martino. Una sera i due cenano in una osteria, seduti al tavolo con altre sei persone: qui il filosofo rivede Cacambo, che serve uno dei signori, che si rivelano dei sovrani dalla sorte avversa, giunti a Venezia per assistere al carnevale o per altri motivi. Il servo ha convinto il padrone a condurre nella sua terra i due amici, che vengono imbarcati per il Mar di Marmara; durante il viaggio Cacambo spiega le vicende che gli sono capitate e della perdita della bellezza di Cunegonda: nonostante ciò Candido è sempre convinto di volerla sposare. Arrivati nel Mar Nero il filosofo riscatta il servo e dopo si reca con i due amici su una galea alla volta del luogo dove era prigioniera la sua amata: sulla nave incontrano Pangloss e il lio del Barone, creduti morti, che sono costretti a remare; Candido li fa liberare e tutti insieme salgono su un’altra galea per andare a Costantinopoli, da Cunegonda. Il ragazzo si fa raccontare le storie dei due durante la navigazione. Giunti a destinazione, le prime persone che incontrano sono proprio Cunegonda e la vecchia, che Candido libera ano al padrone un caro prezzo, comprando anche una fattoria nelle vicinanze per aspettare miglior fortuna. La ragazza ricorda al giovane la sua promessa di matrimonio che il ragazzo intende rispettare, ma il lio del Barone non è d’accordo; non avendo però alcun potere sulla sorella, viene riportato dal padrone della galea su cui era stato prigioniero. Il destino sembra favorevole a Candido, che però viene imbrogliato dagli Ebrei a cui vende i diamanti, per questo è costretto a rimanere solo con la fattoria e i suoi amici, con la convinzione che ovunque nel mondo si stava male. Raggiunti anche da Pasquetta, ritornata in povertà dopo il dono di Candido, i filosofi decidono di andare a parlare con il miglior saggio della Turchia, che dopo aver sentito le richieste degli uomini, sbatte loro l’uscio in faccia. Dialogando con un contadino, che non si interessa di altro che del suo campo, capiscono finalmente che l’unica cosa che può dare la felicità all’uomo è il lavoro, per cui avrebbero dovuto lavorare il loro campo per rendere sopportabile la vita.









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