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Corrado Calabrò:l’attesa

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Corrado Calabrò:l’attesa


Calabrò  è tuttora vivente ed è il presidente del T.A.R del Lazio,come poeta,ha scritto non meno di quindici raccolte.

Il tema che anima la poesia,secondo lui,non è ciò che accade e nemmeno ciò che noi ci aspettiamo accada.Sono la Poesia,la Donna ed il Mare a stare alla base della sua arte e della sua ispirazione(mare inteso come sogno,pericolo,immensità e quindi mistero).La sua opera maggiore,Rosso D’ Alicudi ,mostra un infinito percorso d’aspettazione,in particolare in quella che è la donna e quindi l’amore che non è mai posseduto definitivamente.Infatti noi attendiamo il sogno,ma mai esso si realizza .E da un lato è meglio così in quanto il sogno idealizza,mentre se noi lo raggiungessimo potremmo scoprire la negatività della realtà .Così l’Attesa è motivo fondamentale di vita in quanto speranza e desiderio,ed è essa stessa a dare senso alla poesia di Calabrò.

Quindi il sentimento d’amore diventa un continuo desiderio(tra fasi di alterna presenza ed assenza della Donna)consumato nell’attesa del viaggio e dell’imbarco.Questi ultimi sono altri due importanti temi,in quanto simboleggiano l’aspirazione a giungere ad una meta ed il bisogno di mettersi alla conquista di qualcosa,anche se ,poi,è sempre meglio il pensare che il realizzare.

Anche in Prima Attesa il poeta si strugge nel sentimento del tempo,del mare e dell’oltre, nell’attesa e nell’interrogativo,nella volontà di non fermarsi alla cosa in se stessa,ma pensare alle possibilità al di là esistenti .Del resto l’arte stessa del poetare o del fabulare è un continuo inseguimento del Desiderio che nutre l’illusione dell’uomo e fiorisce dopo un’attesa di lunghi anni,per poi morire .Quest’immagine è rappresentata dall’Agavi in fiore(la seconda raccolta del poeta)che parla di un fiore che fiorisce solo una volta e poi muore .Ovvero:si fa tanto per raggiungere la meta,ma dopo ci si rende conto che è meglio l’attesa che la realizzazione del desiderio.Tale è una forma di pessimismo,ma positivo come quello di leopardi in quanto il poeta lo canta proprio per superarlo e combatterlo(-realismo-).La poesia finale di Mittente sconosciuto(perché non è dato comprenderlo) racconta di un filo,il filo di Arianna,conduttore della vita,motivo basilare della nostra attesa.Esso è il filo a cui noi siamo legati,così come la nostra resistenza,e ci fa seguire la realtà e ad andare oltre essa facendoci spaziare nelle cose.



“Apri grandi occhi lividi nel mare”:aprire gli occhi corrisponde al bisogno di costruire una nuova realtà in opposizione a quella in cui noi già viviamo,e questo allargamento della nostra visuale è provocato dal Mare.

Tutto questo noi ritroviamo nella sua poesia:l’accensione del Desiderio(di comprendere),la Donna o l’amore,il Mare o la fluidità,il Viaggio(verso altre speranze),il Vento o l’animazione delle cose. Nostos è il poemetto che chiude l’intera raccolta e in esso ritroviamo esplicitato il tema del viaggio che non è altro quello dei ricordi,del ritorno alle origini ma nel contempo di fuga in avanti verso nuovi lidi e mete.Queste verranno poi simboleggiate nelle isole Eolie,”le sette schegge”o”sette sorelle”,in Rosso D’Alicudi,ove troviamo il concetto che la vera poesia è quella che esprime tanti desideri,più che la parola,infatti noi diamo maggiore importanza al Desiderio,a ciò che si vive per raggiungerlo:l’attesa tiene vivi i nostri sogni e non permette di farci accontentare.Eppure essa,non è solo un’illusione che porta al Nulla ma diventa ricerca di nuovi spazi temporali,come bisogno di espansione dell’io e dell’amore,nella stessa accensione del richiamo e del possesso,tutto consumato nell’attesa,come ad esprimere l’impenetrabile mistero in cui l’uomo si sente immerso insieme agli eventi del quotidiano.Di qui la Donna e il Mare:misteri impenetrabili e sempre presenti nel linguaggio di Calabrò.Quindi l’attesa è dolorosa aspettazione,comnia e mistero;anche rigenerazione in quanto l’uomo deve darsi da fare per trovare nuovi motivi,per svelare il miracolo della conoscenza,del bene e del male.Tutto ciò diventa,così,preghiera,in Padre Nostro.

E’ nota la polemica tra Domenico Rea e Pietro Cimatti sullo stile di Calabrò.Il primo lo vede come un poeta istintivo e raffinato,immaginoso e crudele intento a volte ad accentuare l’elemento autobiografico.Il secondo ne evidenza la raffinatezza,ma ritiene che il suo sia uno stile molto elaborato e quindi tutt’altro che istintivo. Ma per Calabrò sono valide entrambe le opinioni:il suo stile è nel contempo elaborato,realistico e fantasioso per dare vita ad una poesia che non è consolazione ma ricerca del vero che si esplicita nella stessa chiarezza della forma.Ed anche nello stile non si ferma all’apparenza delle cose ma cerca sempre di andavi oltre.

“ . e spegnere nel mare il desiderio/di raggiungere a nuoto la soglia/che segna il rischio di un nuovo giorno”:il Mare è sempre il simbolo dell’incertezza dell’essere in quanto non essendosi completamente esteso è di per se in concluso e senza meta;il rischio di varcare la soglia si confonde con il bisogno di credere e dell’amore,ovvero nella vita  bisogna nutrire sia la realtà che il sogno.Il poeta si trova tra il dubbio e la speranza di superare il vuoto dell’essere,la sua solitudine dovuta alla privazione di lei,che si allontana lasciandolo nel suo vuoto e incapace di una giusta prospettiva nelle cose:”Rimango come una cornice vuota/appesa al muro con il solo vetro(c’è solo l’apparenza)/orbata della terza dimensione”.Calabrò descrive in modo precario la nostra condizione(“Siamo tutti aggrappati . /in un’orbita vuota nello spazio”),mettendo così in evidenza una tensione montaliana di cui è simbolo l’idealizzazione della donna,dell’amore,del mare e del tempo e quindi anche del viaggio e del ritorno.



L’amore del vero ha una valenza religiosa come nel poemetto Nostos in cui è evidente l’ansia i vivere qualcosa oltre il vissuto,mentre in Colpo di Luna il poeta celebra la sua poetica, quella   dell’attesa che va sempre rinnovata,unificando:

1)Il tempo e lo spazio,la vastità del cielo.

2)Il respiro del mare(qualcosa di profondo in cui ci si può sperdere).

3)Il vento e quindi l’animazione delle cose.

4)L’amore come sogno illimitato.

5)Il sentimento del limite e l’inafferrabile e indefinito filo di Arianna.

6)Il bisogno di comunione con le creature del cosmo.

7)L’aspirazione all’abbraccio con l’Universo per raggiungere un motivo di verità.

E tutto si conclude nell’attesa,l’illusione di eternità.

Il poemetto inizia con uno squarcio sulla vastità del cielo che apre il mistero delle cose,svelate poi dalla luce della Luna che ne sfiora i contorni per dare un senso alla realtà.In effetti noi siamo fatti per guardare il cielo,ma generati per vivere sulla terra.” . galleggia,palpando lievemente/i contorni perduti delle cose/senza aggravarsi di certezza alcuna”: a questo sentimento del fluire dell’essere nell’infinita solitudine del creato c’è sempre qualcosa che ci sfugge anche nel momento della più alta ispirazione.

L’uomo ed il poeta avverte il desiderio e la paura dell’attesa,paura della delusione nelle intermittenze dell’anima(respiri intermittenti del mare),nel rapporto Mare-Luna sulla scia del Desiderio che alimenta il filo di Arianna.Il Mare è il simbolo di ciò che vogliamo conquistare,è un ideale e quindi si carica di religiosità:“è religioso . /il dissidio ammantato(delle cose nell’universo)”.

Cielo,Mare,Cosmo,Vento,Tempo,Donna,Amore,tutto si anima di attesa religiosa,nella paura stessa dell’essere .Calabrò attende un ‘annuncio sacro in Prima Attesa,vuole essere colpito dentro per trovare nuovi sentimenti in Colpo di Luna. E in tutte le sue opere utilizza un linguaggio dalla suggestione evocativa,evocazione che diventa annuncio e attesa come promessa di continuità e durata oltre il tempo:”L’attesa fa sembrare il tempo eterno”per dare vita  e forma ai temi di una lunga ricerca.






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