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ERMETISMO E SALVATORE QUASIMODO

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ERMETISMO E SALVATORE QUASIMODO


La politica ermetica sorge intorno al 1920 e si sviluppa negli anni commessi tra le 2 guerre mondiali. Il termine “ermetismo” deriva da ermete o mercurio, il Dio delle scienze occulte, e fu adoperato in senso dispregiativo ad indicare la nuova poesia per la sua lirica concentrata, rarefatta, scarna e allusiva, oscuro ed indecifrabile.

La poesia ermetica sviluppa in modo particolare la politica dei simbolisti francesi (balidelaire, rimbalzo, mallarne, verlaine, valere) da cui riprende la concezione dell’arcana corrispondenza tra le cose, la concezione della poesia come “illuminazione” della più segreta essenza della realtà, il rifiuto dell’eloquenza e della retoria, da qui la sua importanza storica, in quanto ha messo la letteratura italiana a contatto con quella europea è una liberata dai resioni della retorica.

Per quanto riguarda i contenuti, tale poetica persegue l’ideale della “poesia pura”, libera da forme metriche e retoriche e da ogni finalità pratica, espressione invece del nostro essere più segreto e profondo. Motivo centrale della nuova poesia è il senso della solitudine disperata dell’uomo moderno, che, perduta la fede negli antichi valori non ha più certezze. Ad aggravare questo senso di solitudine concorrono altri elementi. L’incomunibilità, l’alienazione, la frustrazione; anch’essi sono i nuovi temi di espressione che rispecchi meglio gli stati d’animo degli autori; questa nuova forma poetica viene trovata nelle parole essenziali, scabre, secule e nell’uso frequentemente dell’analogia e dello sinestesia, formule che esprimono molto bene la condizione di cui si ripensa su se stesso e scopre la propria angoscia esistenziale. L’analogia è l’accostamento immediato di 2 immagini, situazioni, oggetti tra loro lontani, fondato su un rapporto di somiglianza o di uguaglianza. (pioggia di nube; pioggia pigna);la sinestesia che letteralmente che significa “percezione simultanea”, è l’ accostamento di sensazioni diverse avvertite appunto simultaneamente (urlo nero, profumi freschi . ) anche Quasimodo aderisce per un certo periodo a questo movimento.



Quasimodo nasce a Modica nel 1901 e muore a Napoli nel 1968 . Il padre era capostazione delle ferrovie; visse pure a Messina dove vide la tragedia del terremoto che rimase sempre nella sua poesia . Dopo essere stato tra i più grandi ermetici , approfondì le sue poesie di un impegno maggiore cercando una partecipazione più attiva alla vita sociale. La sua novità stà nell’ aver trasformato la lirica pura in lirica sociale e più responsabile, questa nuova poetica gli ha fatto assegnare il premio nobel per la letteratura. Dobbiamo pure ricordarlo perché tradusse molti testi greci e latini, nelle sue poesie è sempre presente il ricordo dell’ infanzia e della sua isola.

La sua formazione culturale lo portò ad iscriversi alla facoltà di ingegneria a Roma e frequentò anche l’ accademia dei nobili ecclesiastici dove studiò latino e greco. Divenuto funzionario del genio civile, abbandonò gli studi i ingegneria e viaggiò in tutta Italia per ragioni di lavoro. A Firenze, il cognato Vittoriani lo presentò all’ambiente di “solaria”, nel 1941 venne nominato professore di letteratura italiana al conservatorio a musmo “G. Verdi” di Milano. Nel 1959 ottenne il premio nobel per la letteratura con una seguente motivazione: “per le sue poesie che ardore classico, esprimono il sentimento tragico della vita del nostro tempo”. Le fasi dell’itinerario poetico quasimodiano hanno un valore emblematico nella poesia del novecento. “acque e terre”, la raccolta che, nel 1930, segna il suo esordio poetico, è una compiuta dimostrazione di una padronanza stilistico e metrica che trasforma la materia della poesia in una musica impalpabile e aerea. Nei versi di omelia raccolta, infatti, il paesaggio dell’infanzia già si trasforma nel sogno di un impossibile ritorno alla propria terra, al proprio passato, sull’onda delle suggestioni di un linguaggio che padroneggia con raffinatezza la tecnica dell’analogia. I temi della nostalgia, dell’amore per l’isola d’origine dei ricordi degli anni di infanzia e della più dolorosa condizione di sradicamento, dominanti nella raccolta, vengono modulati dal poeta in accordi fortemente vibranti e allusivi, tali da produrre quei risultati di grande eleganza e efficacia che diventeranno, specie nelle raccolte successive,”oboe sommerse”, “erato e apollion”, “ed è subito sera”, la caratteristica del dettato poetico del quasimodo del primo periodo.

“acque e terre” ha di certo legami ben ravvisabili con la tradizione: certe movenze e cadenze pascoliane certi echi dall’ alcyone di D’ Annunzio , ma soprattutto la tendenza a trasformare paesaggi, momenti e ure della sua terra, da cui il poeta è lontano, in immagini solenni, fisse cipro, che colloca in un’atmosfera dai contorni nitidi e pur lontani, realistica e sospesa, fupri dal tempo; in questa raccolta non ignora la poetica della parola, l’ uso di frasi mancanti di verbo , la tecnica dell’analogia, tipiche dell’ ermetismo.



Tuttavia bisogna precisare che l’ermetismo non è presente in tutte le sue opere, anzi alcuni critici affermano che per Quasimodo l’ermetismo è stato un equivoco, la sua fisionomia poetica forse meno autentica. Infatti nella sua poesia, anche se vi è sempre malinconia, è una malinconia però rassegnata, serena, senza quell’ angoscia che spesso si è vista nei poeti ermetici. Quasimodo, per natura, è portato non verso la confusione dell’ anima, ma cerca sempre di unire e superare in una serena armonia le sofferenze dell’ uomo.Per cui si può chiamare poeta dell’equilibrio perfetto e anche del suo paradiso perduto dell’infanzia siciliana.Fra “acque e terme” ,”le nuove poesie” e le raccolte del dopoguerra c’è una linea di evoluzione ben individuabile, sia nel ricorrere del pota costantemente al tema dell’esilio dai luoghi e dai miti famigliari come rappresentazione della dolorosa condizione dell uomo, sia nel ritrovare poi in modo più dichiarato in rapporto con il dolore degli altri, ma senza rinunciare per questo ad un linguaggio che equilibra elementi della tradizione e suggestioni nuove.

Nella raccolta “nuove poesie” che riunisce la produzione 1936-42 il ricorrente allacciamento dell’isola natia assume un significato che va ben oltre i limiti della esperienza biografica  le acque e le terre, i venti e profumi dell’isola vanno al di là di una precisa ambientazione geografica. La Sicilia mitizzata nella sua evocazione, assume colori e toni di paradiso perduto, incorrotto infanzia dell’uomo e del mondo, che ognuno sente di aver perduto e aplino a ritrovare. È una Sicilia-mito-è den che si presenta come momento alternativa.

Al decadentismo del vivere, alla trama usuale dei giorni, al male di vivere. Quasimodo ora dà voce al dolore dell’uomo della sua condizione di angelo caduto, ma con modulazioni più aperte, riconomistando metriche tradizionali e cercando di contemperare il compiaciuto .






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