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Griglia di relazione narrativa “Madre Courage e i suoi figli” Bertold Brecht

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Griglia di relazione narrativa

“Madre Courage

e i suoi li”

Bertold Brecht


Il tempo di composizione del libro è nel 1938/1939, quando si approssimava la seconda guerra mondiale ed il clima internazionale era molto teso (a tal proposito si veda anche “la primavera hitleriana”); l’autore scrive questo testo, rappresentato per la prima volta solo nel 1941, perché “non era affatto convinto che gli uomini avrebbero saputo cavare da soli una lezione dalle sventure che, secondo lui, stavano per colpirli”.

Il narratore è esterno ed onnisciente, si identifica con l’autore; ciò serve all’autore per mettere in atto la sua tecnica dello straniamento, inserendo all’inizio di ogni scena ciò che vi accadrà. In questo modo l’autore crea una barriera tra i personaggi ed il lettore (o lo spettatore), che, impedendo  l’immedesimazione, induce alla riflessione sui grandi temi che tratta l’opera.



La geografia è chiara come lo è il tempo della storia; ambientata nella guerra dei trent’anni del 1624, probabilmente scelta perché prima guerra moderna, l’opera si snoda attraverso l’Europa seguendo le peregrinazioni di Madre Courage (probabilmente ciò è metafora della mancanza di radici cui costringe la guerra), che inizia a Dalarne nel 1624, attraversa la Polonia durante il 1625 ed il 1626, mentre tra il 1629 ed il 1631 passa attraverso Moravia, Baviera, Italia ed ancora Baviera, mentre nel 1634 è tra i monti tedeschi del Fichtel, nel 1635 sono sempre nella Germania centrale, mentre nel 1636 sono nei pressi della città di Halle (dove c’è la spannung).

L’intero romanzo si svolge nell’arco di dodici anni, particolare importante perché segna la totale mancanza di duttilità di Madre Courage, che nonostante si ritiri assolutamente perdente dalla scena, è ancora nell’errato convincimento che la guerra possa portarle beneficio. La situazione iniziale di equilibrio si rompe subito quando il lio coraggioso viene arruolato con l’inganno, e poi nel corso del suo viaggio la guerra le sottrarrà anche il lio onesto ed in ultima analisi anche la lia che nell’opera è simbolo dell’amore. Ciò è molto importante ai fini della poetica brechtiana, che si oppone alla poetica tradizionale proponendo una poetica antidrammatica (da δραω, azione); i tre li rafuranti le virtù del coraggio, dell’onestà e dell’amore, vengono fagocitati dalla guerra, che manifesta così il suo impeto distruttivo. L’opera si divide in tre punti, corrispondenti al distacco dei tre li di Madre Courage da lei; infatti la prima macrosequenza è dalla scena prima, in cui il lio maggiore viene reclutato, alla seconda, in cui Madre Courage rivede il suo liuolo e vende un cappone (interessante notare come il cappone e il lio, nella prolessi che apre la scena, siano esattamente sullo stesso piano); nella prima macrosequenza Brecht sviluppa ed argomenta il tema dell’asservimento della religione ai fini bellici (si veda p. 26) e delle declamate virtù dell’uomo, sostenendo, per bocca di Madre Courage, che in un buon paese non ci vogliono virtù (p. 27). La seconda macrosequenza va dalla scena terza alla scena ottava; in questo lasso di tempo il lio onesto è la prima vittima della guerra poiché viene messo a morte e Madre Courage s’indurisce a tal punto che contratta la vita del suo onesto lio e non vuol tagliare le sue camicie per farne bende, inoltre il prete, costretto a vivere con Madre Courage, cambia le sue idee (p. 67), Madre Courage arriva al culmine della sua carriera (scena VII); nella scena ottava scoppia la pace (ironia tipicamente brechtiana), e la Courage rischia di sfumare i suoi affari mentre il suo valoroso lio viene messo a morte. In questa seconda macrosequenza Brecht tratta, con un’ironia feroce, dei pesi che la guerra impone alla povera gente (pp. 35/36) e, attraverso una metalessi, “come me”, ed un riferimento alla Polonia, fa intendere che tempo fittizio della storia e tempo reale (cioè l’avvento della seconda guerra mondiale) coincidono. In realtà la guerra è fatta per guadagnare, ma solo i potenti ci riescono.la seconda tematica politica che Brecht tratta è quella degli strateghi, che (ciò per Mussolini venne riassunto nel perfido “Armiamoci e partite”) mandano le truppe allo sbaraglio ma non si arrischiano (p. 60). La terza ed ultima macrosequenza, che nella scena undicesima contiene anche la spannung, va dalla scena ottava alla scena dodicesima. In essa si disegna la parabola verso il basso di Madre Courage, che nonostante sia ormai ridotta alla fame, continua a seguire l’esercito, finché, nei pressi della città di Halle, sua lia non muore nel tentativo di avvisare gli abitanti della città dell’imminente pericolo (scena undicesima); nell’ultima scena Madre Courage si rimetterà in viaggio col suo pesante fardello ma sostanzialmente immutata: ciò è sottolineato dalla canzone di p. 97, la stessa di p.13, che riprende la circolarità delle stagioni, e dall’uscita di Madre Courage, sostanzialmente identica alla sua entrata all’inizio dell’opera. In quest’ultima macrosequenza Brecht tratta il suo ultimo tema, quello della speranza nel domani, che non ha caso affida a due giovani, la lia di Madre Courage ed il giovane contadino, che sono gli unici a ribellarsi attivamente alla guerra, e nonostante la lia di Madre Courage muoia, sono gli unici personaggi vincenti dell’opera (c’è anche Yvette, ma è troppo meschina per essere veramente vincente).

Fabula ed intreccio non concordano pienamente, in quanto all’inizio di ogni scena vi è una prolessi di quanto succederà e frequenti incisi che descrivono la situazione: tutti elementi funzionali allo straniamento.

La protagonista è indiscutibilmente Madre Courage, probabilmente sessualmente attiva ed indiscutibilmente dominante, tanto che gli episodi in cui qualcuno si ribella attivamente a lei si contano sulla punta delle dita. Dura e decisa, probabilmente tra i quaranta ed i cinquant’anni, il suo fisico non è descritto, ma è lecito pensare che fosse abituato ad una vita di stenti e quindi molto nervoso e con la pelle bruciata dal sole e dal freddo ma non per questo privo di grazia , sebbene un po’ rude (non dimentichiamoci che ha messo al mondo tre li, che il cappellano ed il cuoco le fanno delle avances e che comunque nella scena prima si mette in chiaro che lei ha avuto una quantità di partners). Il carattere è come l’aspetto fisico, cioè totalmente proteso alla sopravvivenza ed incapace di fare uscire i sentimenti che pure albergano in lei.



Tra i personaggi funzionali a Madre Courage vi sono i li, che probabilmente rappresentano le qualità che si allontanano da lei e che poi muoiono: alla fine Madre Courage andrà in cerca del lio maggiore che rappresenta il coraggio senza sapere che è morto, alla ricerca quindi di una virtù che è ancora convinta di avere ma che in realtà ha già perso. Gli altri personaggi minori con cui Madre Courage si confronta (Yvette, il cappellano, il cuoco), in realtà non le sono funzionali, in quanto non danno nulla a Madre Courage ne lei prende nulla da loro: è impermeabile a tutti gli stimoli, per farle dimostrare una parvenza di umanità dovrà morire sua lia.

Lo spazio è quello di paesi distrutti dalla guerra, che ben si accordano con la ura devastata di Madre Courage, che, seguendo armate sempre più lacere segue docile e quasi inconsapevole il proprio declino. Lo spazio è quindi uguale a Madre Courage,quasi simbiotico; infatti il decadimento dell’uno porta al decadimento dell’altra.

Il punto di vista è quello dei vari personaggi, che parlano ognuno in prima persona, essendo questa un’opera teatrale. Sopra tutti sovrintende una ura narratrice onnisciente che all’inizio di ogni scena ci avvisa di ciò che succederà.

Il giudizio è ovviamente di totale rifiuto della guerra, in quanto essa eccita gli istinti più brutali dell’uomo; l’opera, e quindi il teatro, deve essere deterrente della guerra e della violenza; solo attraverso un lavoro di riflessione in noi stessi e con un sistema di studio nella storia passata e presente potremo sfruttarne la sua funzione paradigmatica e non commettere più gli stessi errori. Brecht, inoltre, attraverso le sue ure becere ed ignoranti, ci avvisa che l’ignoranza porta inevitabilmente ad una regressione, e l’unica arma a disposizione è la cultura e l’essere vivi, cioè partecipare attivamente della realtà che ci circonda.

Lo stile è semplice, con vocaboli di stile basso, perché la guerra raccontata è quella dei poveri e degli umili, non dei potenti. Sono frequenti i pensieri dell’autore all’interno dei dialoghi.

L’interesse è focalizzato sulla tragedia della guerra, che trascina con sé persone non pienamente consapevoli di portarsi all’autodistruzione, in quanto troppo prese dai loro ideali ed affari, totalmente incapaci di vedere la complessità della situazione ed incoscienti di vivere in un mondo sbagliato che però possono correggere.

L’opera teatrale è in una corrente antidrammatica, con qualche ammiccamento al teatro dell’introspezione.

Sì, l’autore  vuole inviare un messaggio, cioè quello di essere attivi nella società, di lottare per quello in cui si crede e di non smettere mai di informarsi e di essere curiosi, poiché l’ignoranza e la grettezza portano a compiere scelte e ad abbracciare ideologie errate che possono nuocere.

Bibliografia: “Madre Courage e i suoi li”; Bertold Brecht; Einaudi collezione teatro 2003






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