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Italo Svevo

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Italo Svevo


Il vero nome è Ettore Schmitz, ma prende il nome di italo Svevo perché vuole sintetizzare la fusione tra le 2 culture, quella tedesca e quella italiana.

Nasce a Trieste nel 1861. Allora Trieste era una città provinciale, ma anche aperta a cogliere il clima di disfacimento dei primi del Novecento, per questo dà i natali a molti autori importanti.


In questo clima di disfacimento si fonda la vocazione letteraria di Svevo. È un impiegato di banca, frustrato dalla routine quotidiana (somiglianza con i personaggi di Pirandello) e il fatto che sia ebreo (anche se non è molto religioso) lo rende privo di punti di riferimento.

All’inizio però non ha successo, scrive 3 romanzi, a sue spese:


  1. una vita (1892): la vicenda è tragica. Il protagonista, Alfonso, alla fine si uccide col gas. È un inetto che non riesce a vivere e a stabilire rapporti cordiali con la realtà. L’indetto nasce dalla troppa intelligenza: egli scompone i gesti e ai chiede che senso abbiano. Ad esempio, Alfonso non riesce a contare i soldi, quindi non riesce a inserirsi nella routine. È un inetto non adatto alla vita.

Inettitudine= dramma.




  1. senilità (1898): vecchiaia. In realtà il protagonista, Emilio, ha 30 anni. È inadatto a gestire un rapporto amoroso e si autoconvince che la sua donna, Angiolina, lo abbia tradito. A 35 anni è già un vecchio: si astiene dalla vita e guarda gli altri vivere.

Senilità= dramma. Rinuncia a vivere.


  1. la coscienza di Zeno (1922): l’inettitudine è presentata con ironia. L’inettitudine si rivela infatti una carta vincente: Zeno fa tutto quello che non riescono a fare gli altri

Ø       utilizza la prima persona (come un’autobiografia).

Ø       c’è un’autoanalisi continua da parte del protagonista.


La coscienza di Zeno

Il libro non segue una scansione cronologica, ma è diviso in 6 moduli, 6 nuclei tematici autonomi.

Il protagonista va dallo psicanalista per liberarsi dal vizio del fumo. Lo psicanalista gli consiglia di tenere un diario, ma Zeno non crede nella psicanalisi e interrompe il diario. A questo punto il dottor S. (allusione a Siegmund Freud) pubblica le memorie del suo paziente per vendicarsi.




PREAMBOLO: Zeno dice che deve tenere un diario perché glielo ha consigliato il dottore.


1 – IL FUMO: Zeno viene ricoverato in clinica, ma fa ubriacare l’infermiera e scappa. Il vizio del fumo è per imitare la ura paterna. Egli ha un rapporto di amore e odio con il padre: Zeno vuole imitarlo, ma anche indispettirlo. Infatti il padre avrebbe voluto per lui una vita borghese.


2 – LA MORTE DEL PADRE: il padre muore dopo aver alzato il braccio e Zeno interpreta questo movimento come uno schiaffo finale, quasi a rimproverarlo per la sua inefficienza. Fin dall’inizio però Zeno dice che non crede nella psicanalisi, ma in questo rapporto padre – lio molti critici hanno visto l’incarnazione del complesso di Edipo.

In molte ine è palesato un sentimento di amore – odio: Zeno si sente in colpa perché ha desiderato la morte del padre, non affinché non soffra più, ma perché cova del rancore nei suoi confronti. Infatti da morto non vuole più rivederlo perché ha paura e lo vede come una creatura che lo rimprovera.


3 – IL MATRIMONIO: il datore di lavoro di Zeno aveva 3 lie, i nomi delle quali iniziavano tutti per la lettera A. Zeno si innamora prima di Ada, la più bella, che sposa invece Guido. Questo matrimonio, le cui premesse erano ottime, si rivela un disastro: lei perde la sua bellezza e lui muore suicida per sbaglio.

Durante una seduta spiritica Zeno fa una dichiarazione a Augusta, la sorella più brutta, che accetta. Zeno non fa nulla per impedire questo matrimonio, fa sì che le cose vadano come devono andare.

Augusta è una donna a bassa identità sessuale: gli fa da mamma, non da moglie. Ada ha invece il fascino del proibito, e proprio per questo Zeno non si mette neanche in corsa per conquistarla.

Contrapposta a Augusta, c’è l’amante Carla, donna oggetto di uno sfogo fisico e passionale. Quando vive l’amore con Carla, Zeno lo vive anche un tradimento, tanto che addirittura si ammala (gli viene la sciatica), per cui torna dalla “mamma”. Ci sono 2 facce dell’amore che non si assommano in una ura sola.






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