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L’ immigrazione

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L’  immigrazione


Negli ultimi tempi la questione dell’immigrazione è divenuta di grande attualità. L’Italia, specialmente in questi giorni estivi, è terra di approdo di centinaia di gommoni e imbarcazioni di fortuna i cui passeggeri sperano di poter trovare una vita migliore.

Nelle vie delle nostre città e sulle spiagge d’estate è frequente da molti anni vedere immigrati che vendono merci di poco valore. Vengono chiamati in modo generico “marocchini”, “vu cumprà”, termini spregiativi che si riferiscono alla loro attività, alla difficoltà di pronunciare la nostra lingua, alla poca padronanza dell’italiano.

Ma in una visione più ampia, cosa vuol dire emigrare?

Significa abbandonare il proprio paese, le proprie origini e i propri affetti, per necessità o per scelta, per andare a stabilirsi in un’altra terra, il più delle volte poco conosciuta e dalla quale non si sa cosa aspettarsi. I motivi per cui avviene questo fenomeno sono molteplici, ma in fondo confluiscono in una causa comune: chi emigra desidera condurre una vita migliore di quella che trascorre nel paese d’origine.

L’emigrato desidera sottrarsi a guerre locali in attesa che la situazione si ristabilizzi oppure è mosso dalla volontà di sottrarsi a situazioni incerte sperando di poter trovare un lavoro remunerato e sicuro stabilendosi definitivamente all’estero o fino a quando non avranno risparmiato abbastanza per iniziare in patria attività che li mettano al sicuro da eventuali crisi.



In linea di massima l’emigrazione è il frutto di una condizione di sottosviluppo.

Gli immigrati vengono considerati spesso come elementi di indebolimento economico, sociale e culturale in quanto vogliono lavorare, ma la maggior parte dei paesi sviluppati ha problemi di disoccupazione, necessitano di alloggi di prima necessità, ma già ci sono problemi di “senzatetto”, hanno bisogno di assistenza sanitaria, ma questa è un servizio che già costa molto ai vari paesi.

Gli immigrati hanno inoltre usi e costumi differenti da quelli dei paesi in cui si insediano e ciò determina difficoltà ed intolleranze.

Dal punto di vista economico, è comunque da soffermarci sul fatto che la situazione è meno grave rispetto alle altre: essi non tolgono lavoro a nessuno perchè vengono impiegati in attività che i lavoratori del luogo rifiutano perchè poco qualificate o troppo spossanti. Quanto ai problemi inerenti le abitazioni, possiamo affermare che molto spesso è un pretesto che esaspera lo scontento.

Sicuramente più complesse e veritiere sono le difficoltà culturali, accresciute dalla diffidenza che la gente manifesta nei confronti dei “diversi”.

Una volta scoppiati gli scontri, verbali o fisici, tra italiani ed extracomunitari, è assolutamente inutile bollare di “razzisti” i nostri concittadini che si oppongono all’entrata di clandestini. Ognuno resta incuriosito dalle diversità fisica dell’altro e se vede per la prima volta un diverso, lo osserva principalmente sulle differenze somatiche e poi su quelle di comportamento. Purtroppo per i “poco tolleranti”, avere la pelle scura o i capelli crespi ha un’ incidenza totale rispetto al carattere, all’intelligenza e alle capacità della persona.

Molte volte leggiamo sui giornali casi di razzismo, pestaggi verso extracomunitari, altre li vediamo coinvolti in piccoli furti, nella malavita, nel contrabbando degli immigrati e ciò non fa che accrescere l’intolleranza che le persone covano nei confronti di questi.

E’ recente lo scalpore derivato dagli episodi di intolleranza della polizia statunitense.

Il razzismo e la brutalità della polizia sono una realtà costante negli USA, ma oggi stanno raggiungendo livelli mai conosciuti prima. Anche se non mancano le vittime bianche di questa violenza, i neri e la gente del Terzo Mondo sono il principale bersaglio: la polizia ha la licenza di uccidere per quanto riguarda le comunità Afro-americane, Latine e Asiatiche. Ogni anno centinaia di poliziotti sono accusati di abusi o di assassini gratuiti, ma solo pochi vengono messi sotto inchiesta per questi crimini e di questi solo una piccolissima percentuale vengono giudicati colpevoli. E in queste rare occasioni in cui un poliziotto viene giudicato colpevole di violenza è raro che il colpevole finisca in carcere e i mass-media passano sotto silenzio questo terrore poliziesco e dipingono i Neri e la gente del Terzo Mondo come criminali violenti trattando la violenza della polizia come un fatto normale e del tutto giustificato.

Per quanto riguarda l’Italia i casi di ordinaria amministrazione sono sicuramente più banali che negli Usa, infatti omicidi generati da razzismo si verificano non molto frequentemente, ma sono ugualmente presenti. Si è sentito parlare di studenti di un istituto tecnico-industriale che non accettano la comna marocchina, dell’impotenza dei loro docenti di imporsi con provvedimenti disciplinari e della difficoltà ancora maggiore a trasmettere una cultura della tolleranza. Oppure di un giovane immigrati pestato a sangue in una discoteca da un gruppo di nostri concittadini, forse gelosi del fatto che anche a queste persone è concesso di svagarsi magari dopo una settimana di faticoso lavoro.




In Italia, per quanto concerne le leggi sull’immigrazione, è stata varata una regolamentazione che ha disciplinato l’ingresso dei cittadini extracomunitari nel nostro paese, indicando anche le modalità per la regolarizzazione di quanti di essi erano già presenti in Italia.

I punti fondamentali di questa legge sono quelli che riguardano il permesso di soggiorno. Esso viene concesso solo a coloro che sono in grado di dimostrare di possedere beni personali o un’occupazione regolarmente retribuita. I minori e coloro che, privi di permesso di soggiorno, devono ricorrere all’assistenza sanitaria, sono tutelati da tale legge. Per contrastare il traffico dei clandestini è previsto anche l’arresto degli scafisti e il sequestro dei mezzi utilizzati per il traffico. Il regolamento darà anche il concreto via libera al finanziamento dei programmi di assistenza e integrazione sociale riservati agli stranieri non in regola e vittime di violenza nell’ambito dell’immigrazione clandestina.


Il rimedio per una pacifica convivenza è quello di integrare i gruppi di culture diverse nella nostra cultura. Qualcuno si domanda se ciò sia un traguardo possibile, infatti ci si interroga se si può sperare che costoro, anche se frequentano le nostre scuole, arrivino ad assimilare come loro storia, come loro modo di pensare quello che noi abbiamo tessuto nei millenni.

Sicuramente è difficile trovare una soluzione a questo problema, bisognerebbe partire da piccoli passi. Ad esempio si potrebbe far riflettere tutti i “contro-immigrazione”, attraverso camne di sensibilizzazione, sul fatto che voler combattere questo fenomeno piuttosto che risolverlo vuol dire andare contro la nostra stessa natura, vanificare gli sforzi di tutte quelle persone che hanno lasciato la propria casa e i propri cari in nome dell’amore che nutrivano nei loro confronti e addirittura rinnegare quella fetta di storia italiana che ha visto la nostra penisola trasformarsi in terra di emigranti: in fondo, se pensiamo a ciò, noi ed extracomunitari non siamo poi così diversi.

Risolvere e non opporsi all’immigrazione sarebbe il compito di ognuno di noi; possiamo prendere spunto dalle numerose comunità italiane presenti in tutto il mondo che si sono assolutamente integrate con gli abitanti originari.






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